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mercoledì 18 maggio 2016

RIP my Nexus 5, you will be missed

Mi è morto il telefono.
Così, a caso.
Ieri si spegneva senza nessuna ragione (no, non avevo scaricato nuove e strane app nè avevo fatto aggiornamenti), e ad un certo punto si è spento e non ne ha più voluto sapere di riaccendersi.

Siccome il telefono è stato acquistato dal Google Store (l'unico modo per avere quel telefono, in verità), tra l'altro da mio fratello che me l'aveva regalato al compleanno, ho dovuto intanto capire a chi dovevo rivolgermi per la garanzia.
Da quanto ho capito, ne risponde direttamente Google oppure anche LG ma pare che la procedura sia più macchinosa ed in ogni caso non mi è ben chiaro se ci siano dei punti di assistenza in cui poter andare fisicamente o se in entrambi i casi si fa tutto online.

Ho contattato l'assistenza Google tramite questa pagina, dove ho trovato una guida per la risoluzione del problema (ben fatta, per carità, ma quando il problema è hardware non è che ci sia molto da fare), e successivamente ti porta ad una pagina dove inserire il tuo numero di telefono per essere ricontattato da "un esperto di hardware" - giuro che c'era scritto così.

Ci credete se vi dico che mi hanno richiamata in 20 secondi netti? Mi hanno fatto le domande di rito (è caduto? è stato immerso nel liquido? cose così) e poi mi hanno spiegato che l'avrebbero sostituito con un altro telefono 'refurbished' [stessa cosa che fa la Apple, btw], mi hanno chiesto i dati di spedizione per il telefono e spiegato la procedura per la restituzione del mio vecchio Nexus defunto.
Le cose che mi hanno colpita sono due:
1- mi allungano la garanzia di altri due anni
2- ho due settimane di tempo dall'arrivo del telefono nuovo per riconsegnare il mio vecchio, in modo tale da verificare che sia tutto a posto
3- (sì, ok, erano tre le cose in realtà xD) tutto questo è, ovviamente, gratuito

Avevo pure pensato di cambiare telefono, inizialmente; mi sarei comprata un OnePlusX, ma non mi andava di spendere 300+€ quando avevo ancora un telefono in garanzia.
Mi scoccia che, dopo neanche due anni, il telefono si sia sminchiato completamente senza motivo... ma l'assistenza è stata così precisa e puntuale che ci passerò tranquillamente sopra.

L'unica nota triste di tutto questo è che grazie alle mie paranoie sulla privacy avevo disattivato la sincronizzazione con il Drive, quindi non ho modo di recuperare i dati salvati sul telefono (le foto, nella fattispecie).

martedì 15 settembre 2015

Le magiche avventure di Windows 10 ed i driver maledetti

Quest'estate è uscito Windows 10, no?
Mi sono detta 'aspetto un po' per vedere se salta fuori qualche problema, e poi faccio l'aggiornamento'.
Ma siccome sono una persona che non è capace di aspettare, il 16 agosto, tipo due ore prima di mettermi in macchina verso Ravenna, ho aggiornato il sistema operativo.
Ci ho messo pure poco, e l'installazione è andata liscia. Non ho dovuto riscaricare programmi nè ho perso dei dati.
L'esperienza, però, dovrebbe avermi insegnato che le cose non possono andarmi così liscie. Mai.
Povera sciocca!

Di ritorno dalle vacanze, mi accorgo che giocando avevo dei micro-stutter (degli scattini) ed in generale c'era qualcosa di poco fluido, con notevoli cali di fps che non dipendevano dalla linea.
Per farla breve: Windows aveva disabilitato la scheda grafica (una Nvidia GeForce 750M - è un laptop) e stava usando quella integrata (una Intel del cazzo). Eh, chiaro che laggavo!

Scarico i driver aggiornati dal sito della Nvidia.
Pulisco completamente quelli già presenti sul sistema, sia mai che sia successo qualche pasticcio con l'aggiornamento del SO, ed installo quelli nuovi.
Riavvio.
Scheda Nvidia ancora disabilitata.
Fuck.

Pulisco nuovamente i driver appena installati, scarico anche DDU per essere sicura, blocco gli aggiornamenti automatici di Windows (che mi davano in sospeso proprio degli aggiornamenti ai driver Nvidia) e cancello quelli che era già riuscito ad installare.
Riavvio.
Riscarico i driver dal sito Nvidia (stavolta invece di prendere quelli più recenti, prendo una versione precedente), li installo.
Riavvio.
Scheda Nvidia ancora disabilitata.
Comincio seriamente ad incazzarmi.

Rifaccio tutto da capo e, invece di installare i driver di Windows 10, prendo quelli di Windows 8.1 sperando che magari il problema sia proprio dei driver nuovi forse non ancora testati a dovere.
Riavvio.
Scheda Nvidia ancora disabilitata.
Ho avuto seriamente l'impulso di lanciare il pc dalla finestra e correre a comprarne uno nuovo.

Ho passato una settimana a disinstallare e reinstallare la qualunque, con in mezzo serate di raid che non vi dico come giocavo (vedevo la roba con mezzo secondo di ritardo, che sembra una cazzata ma provate ad evitare una palla di fuoco che vi arriva addosso con una finestra di tempo molto stretta ed un ritardo di sincrono di mezzo secondo, poi mi dite se non vi sale il crimine).
Alla fine mi sono arresa.
Ho fatto rollback a Windows 8.1.
E dire che la mia mamma mi aveva avvertita che prima di cambiare SO è meglio aspettare almeno il primo service pack.

Dico 'bè, ora installo gli ultimi driver disponibili per windows 8.1 e saluti e baci'.
Ah-ah, ti piacerebbe!
Al riavvio, scheda Nvidia ancora disabilitata.
Questo computer si sta prendendo gioco di me, ma non cederò. Nella lotta tra uomo e macchina, avrò la meglio!

Ho provato a scaricare i driver risalenti a gennaio 2015.
Riavvio.
Scheda Nvidia disabilitata.
Dovete-morire-male.

Alla fine, per scrupolo, controllo la firma digitale dei driver e mi accorgo che neanche quelli risalenti a gennaio avevano un'autentica da parte di Nvidia. Windows dimmerda ha un sistema di rollback dei driver che non sono certificati, e così... e così tutti i driver che provavo ad installare se li metteva bellamente nel culo, tra l'altro restituendo un banale "error code 43". Tua mamma puttana.

Morale della favola: ho dovuto scaricare i driver certificati dal sito della Asus, driver che risalgono ad aprile 2014. DUEMILAQUATTORDICI.
Vabbè.
Però funzionano quindi sticazzi.

Adoro non avere più 15 fps!


PS: posto questo resoconto nel caso in cui qualche altro povero sfigato si sia trovato nella mia stessa condizione disperata e non sappia più dove sbattere la testa. Amico mio, se sei capitato qui, hai tutta la mia solidarietà.

martedì 1 ottobre 2013

Albany (ovvero Taxi Driver 3, the revenge)

"Ma... perchè Albany?" [cit. di un americano qualsiasi sulla nostra decisione di visitare Albany]

La risposta a questa domanda è una sola: BOH.
Davvero, non lo sappiamo nemmeno noi.

Non che siano mancati i momenti di divertimento, ma avete presente lo stereotipo di paesino americano di periferia con la sua tavola calda e gli abitanti che sanno tutto di tutti?
Ecco, non è uno stereotipo. Anche se Albany è tipo la capitale dello stato di New York, ma fa niente, non fatevi domande che nemmeno noi abbiamo avuto il coraggio di porci.


Un assolato pomeriggio - per inciso, l'unico pomeriggio di sole di tutta la vacanza, che spreco! - arriviamo alla sperduta stazione ferroviaria di Albany, con il nostro bel treno proveniente da Boston (ve la racconto in un'altra puntata).
Non sapendo come altro spostarci, fermiamo un taxi per farci portare in albergo, che dista circa 3 miglia.
Una volta caricate le valigie e accomodate sui sedili dietro, ci dice che la tariffa è di 60$.
Cioè. 3 miglia = 60$?
L'abbiamo mandato a cagare per direttissima.

Chiamiamo un'altra compagnia di taxi che ci chiede 20$. Boh, lo trovo comunque eccessivo ma di meglio non c'è quindi ok. Tempo di attesa: 15 minuti.
Albany, mi stai già pesantemente sul culo.
Giunge infine il taxi, chiediamo se era effettivamente quello che avevamo chiamato e ci risponde di sì, quindi gli facciamo caricare le valigie e ci accomodiamo. Dopodichè il tassista decide che non siamo abbastanza carichi e si offre di trasportare anche un'altra ragazza che doveva andare da un'altra parte rispetto a noi.
La logica è morta, ma meglio non questionare chè qui non mi sembrano molto a posto.
Nell'esatto momento in cui appoggio le mie chiappe sul sedile del passeggero - perchè naturalmente non c'era posto su questo fottuto taxi - squilla il telefono
"Salve! Sono il vostro taxi, dove siete?"
Ermm.
Guardo il tassista seduto accanto a me che evidentemente non mi ha appena telefonato.
Guardo dietro e vedo un taxi della stessa compagnia. Fermo. Vuoto.
Ops.
Facciamo per scendere e questo pazzo prima ci chiude dentro, poi attacca una pezza di mezz'ora sul "Se volete scendere a me va bene [ne siamo sicuri? cazzo, ci hai chiuso dentro! io ti denuncio per sequestro di persona!] ma mi sono spaccato la schiena per caricare le vostre valigie quindi mi dovete 10$".
Ma morire no?

In tutto questo, l'altro taxi si accosta a noi e comincia a litigare con l'autista "You stole my clients!".
Si urlano.
Il nostro taxi parte, l'altro... inizia a pedinarci! Oh merda.
Credo ci sia una foto delle nostre pallide facce a testimonianza della situazione tragicomica in cui eravamo.
La ragazza che è con noi comincia a sclerare perchè era da mezz'ora che gli stava dando l'indirizzo ma non la cagava.
Eh, scusa se stanno solo cercando di ucciderci.
La situazione si calma ed il tassista cerca l'indirizzo sul navigatore, senza successo.
Dialoghi surreali
"Scusa, ma sai dov'è questo posto?"
"Ma wtf! No! Sei tu il tassista, mica io!"
"..."
"... Ok, ti leggo le indicazioni di google maps"
"Ok"
E si riparte.

L'ultima cosa degna di nota è l'arrivo a casa di questa ragazza: una cazzo di catapecchia nella periferia più periferia che manco le favelas.
Esce tutta la famiglia per il lieto evento (il taxi, mica il ritorno della figliola prodiga, che avete capito?), padre, madre, zia, zio, nonna, nonno, cuginetta, fratellino, sorella adolescente, altra nonna, altro nonno, uno con un non ben identificato grado di parentela - che ancora mi chiedo come ci stessero tutti in quel buco di casupola - e il padre chiede "Ma quelle tizie le conosci?" "Macchè, sono delle tipe con cui ho diviso il taxi".
Poi spariscono in casa in cerca di banconote da cambiare perchè il tassista maledetto non aveva nemmeno il resto, cazzo, e ritornano dopo 10 minuti.

Tutto finito?
Adesso possiamo andare al nostro fottuto albergo?

venerdì 7 giugno 2013

Nemici della tecnologia

Stavolta la cazzata l'ho fatta io.
Perchè sono imbecille, veramente imbecille.
Ma questo si sapeva già.

MFR è tornato l'altro giorno da Dallas dove si è svolta l'annuale conferenza mondiale del mondo legale, che altro non è che una scusa per organizzare party e cocktail tutte le sere e bere a spese di qualcun altro (ma loro ci tengono a sottolineare che si chiama "fare networking", vabè).
Come di consueto, mi chiama nella sua stanza per mostrarmi le foto del suo viaggio.
Perchè sono l'unica che gli dà retta, le altre non lo sopportano.

Poi mi segue nel mio ufficio per controllare alcuni documenti e mi dice "Ma lei non ce le ha delle foto del suo viaggio? Si possono vedere?".
Ed io, che sono furba, gli piazzo in mano il mio iPhone dicendogli "Ma certo! E' tutto qui, sono poche ma le guardi pure".

Ovviamente, sciocca ingenua, non mi ricordo di avere questa foto:


Volevo sotterrarmi.
Sono proprio imbecille.

martedì 26 marzo 2013

"Se tu fossi quello che deve andare ad Hong Kong...

... invece sei quello che paga il mutuo di una casa che non usa".
Già.

Oggi è uno di *quei* giorni.
Massì, dai.
Quei giorni in cui sono acida e ce l'ho con il mondo.
O meglio: penso che il mondo intero ce l'abbia con me, mi sento poco amata, cicciona ed ho solo voglia di mandare tutti a quel paese e mangiarmi un barattolo di nutella con un cucchiaio.
In altre parole ho il ciclo.

Questo vuol dire che ho il diritto ad incazzarmi con chiunque senza apparente motivo.
Cioè, il motivo c'è ma è solo nella mia testa.
O magari no.

Io e la mia amica A abbiamo una filosofia: quando una cosa è troppo bella, c'è sicuramente la fregatura sotto. E, per quanto bella e perfetta possa sembrare, prima o poi la fregatura arriva.
Sicuro come la morte.
Che poi, di tutte le sfighe che il karma poteva mandarmi, me n'è toccata una davvero ironica. Fa quasi ridere.
Poteva, che so, ricevere una promozione ed essere spedito in giro per il mondo; due mesi qui, tre lì, uno là, senza mai passare dal via. E così per qualche anno.
In quel caso, sad but true, avrei solo potuto dire "Grazie, arrivederci, ci risentiamo quando torni".
Come si suol dire: se son rose fioriranno (e qualcuno me lo disse, in tempi non sospetti, quando iniziai ad uscire con Coshuk pensando "ma no, è solo un vecchio amico").

Invece no.
La sfiga con me fa le cose per bene.
Eppure, mi sento talmente incapace di gestire la faccenda che non sono ancora pronta per scriverlo e ricevere commenti sulla situazione.

venerdì 1 febbraio 2013

I knew you were trouble the moment you walked in

A Natale il mio amico israeliano mi ha fatto gli auguri.
E non ci sarebbe da farcene un post se non fosse che... loro ovviamente non festeggiano il Natale.
Credo sia stato carino da parte sua ricordarsi della nostra festività e mandarmi persino gli auguri, no?

No, non ve l'avevo ancora raccontato.

Ci eravamo dati appuntamento (io, la mia amica A e questi due ragazzi) ad un famoso locale sulla spiaggia per bere una cosa dopo cena. Una Coronita che ho pagato un fottiliardo di euro e che, tra l'altro, mi fa pure cagare. E questa era l'idea geniale numero 1.
La numero 2 è stata: sediamoci lì sulla sabbia, che tanto non ho addosso un fichissimo vestito bianco che mi fa sembrare una strafiga, eh. L'ho già detto che il vestito è bianco? Sì? Ecco.
"I don't wanna be bitchy, but... well, indeed I do" è stato il mio esordio quando ho spiegato che sulla sabbia non mi sarei seduta neanche se mi avessero spezzato le gambe e messa a sedere prendendomi per i capelli.
Così abbiamo optato per delle sdraio.

L'idea geniale numero 3: facciamo una passeggiata sul bagnasciuga. Con i tacchi.
"Ooh, splendid!", 'na meraviglia proprio.
Così mi levo le scarpe e, abbracciandomele strette, saltello sul bagnasciuga mentre le onde avanzano sui miei piedi e si ritirano a moti alterni. Non faceva nemmeno 'sto gran caldo, se proprio dobbiamo dirla tutta.

Ad un certo punto la mia amica e Nir (il "suo" israeliano) spariscono.
Tipo che abbasso lo sguardo per controllare se mi sono macchiata il vestito, lo rialzo e...
"Where the fuck did they just vanish?"
"Dunno"
"Oh well, let's keep walking"

E così, camminando e parlando io e Itai siamo arrivati fino in fondo alla spiaggia.
Non sapendo che fare, ci siamo seduti su una sdraio a parlare di quello che facciamo nel nostro paese, di quanto le nostre culture ed abitudini siano diverse, dei nostri gruppi musicali preferiti, dei videogiochi che ci piacciono, dei progetti futuri.
Ed Itai aveva una logica ed una razionalità che io a 25 anni ancora non ho padroneggiato; commentava quel che gli raccontavo come farebbe un amico, e non una persona che hai appena conosciuto e che quindi tenta di compiacerti facendosi trovare d'accordo su ogni sillaba che ti esce dalla bocca.
Ha preteso l'elenco di tutti i gruppi che mi piacciono e in risposta mi diceva se piacevano anche a lui o no; poi gli ho chiesto dei gruppi israeliani, di cui promise di farmi ascoltare qualcosa se ci saremmo visti il giorno successivo.

Insomma, sto passando una serata piacevole. L'avevo anche convinto a pucciare i piedi nell'acqua insieme a me (togliendosi quindi scarpe e calzini ed arrotolandosi i pantaloni in maniera ridicola), quando mi porge la mia borsa "I think you got a text".
Avrei potuto non guardare, invece mi preoccupò il fatto che qualcuno mi avesse scritto considerato che tutti quanti sapevano che mi trovavo ad Ibiza.
"Nir? Wtf is he writing me for?"
"Maybe to tell us where to find them, just in case"
"..."
"..."
"Someone stole A's bag. We need to get back to them!"

Si alzò, mi prese sotto braccio ed iniziammo a correre sulla sabbia.

PS: L'idea geniale numero 4 è stata quando la mia amica ha deciso di mettere la sua borsetta dietro la schiena mentre era seduta in spiaggia con Nir. Se non è ingenuità questa, davvero non so cosa lo sia...

venerdì 16 novembre 2012

L'Alba dei Morti Dementi (remastered) pt.1

Era l'alba quando tornai a casa.
Faccia sconvolta, trucco sbavato, calze completamente fradice. Mettere delle decollete spuntate (con la calzamaglia, fatemi causa!) sotto la pioggia di fine ottobre non aiuta di certo.

Palestra. Due ore per prepararmi vestito e trucco. Indecisione sul fatto di fare tardi o meno, visto che il giorno dopo mi sarei alzata alle 8:00 e messa in viaggio. Conseguente "m'importa 'na sega".
Macchina. Soliti quindici minuti abbondanti in cerca di parcheggio. Scarpinata sotto la pioggia fino al locale. Coda. Coda. Coda.
Ombrelli in testa, gocce di pioggia sulla schiena, capelli bagnati, salti nelle pozzanghere, freddo, maniaci che fanno la mano morta, gente che fuma. Attesa. Tanta attesa.
Troppa attesa.
Scopriamo che era tutto sold out e mestamente ritorniamo alla macchina dopo due ore totalmente sprecate. Mal di testa. Tosse. Mal di gola. Stanchezza.

Cerchiamo un altro posto aperto dove far serata?
No. Sì. No. Non so. Sì, dai. No. No. Vabbè. Eh però son già le due.
No, dai, me ne vado a casa chè ci metterò mezz'ora per levarmi il trucco dalla faccia.
E poi devo dormire.

Era l'alba quando tornai a casa, al buio per non svegliare nessuno.
Totale ore di sonno: 4. Sta diventendo il mio numero portafortuna.
Mi ero appena addormentata quando il suono della sveglia si insinuò nei miei incubi mattutini.
Cazzo, la sveglia.
Gesti meccanici, i soliti di sempre. Trucco per coprire le occhiaie (Trantor, ora sai il mio segreto!), afferro una borsa con le cose essenziali.
Dormono tutti.
Esco di casa in punta di piedi ed arrivo puntuale da Coshuk.

Peccato che lui, come al solito, sia in ritardo... 

mercoledì 26 settembre 2012

Di avvocati noiosi e cantanti di rockabilly

Questa sarebbe una situazione da cui ricavare la morale che "lo stalking paga".
E invece no.

Chi mi segue su Twitter è a conoscenza in tempo reale delle mie vicissitudini a sfondo sentimentale. In realtà sto raccogliendo materiale per scriverci un libro. Giuro!

A febbraio di quest'anno era venuto a lavorare alla SocietàMarchi&Brevetti un ragazzo giovane e carino, lo incrociavo ogni tanto in ascensore di ritorno dal pranzo e ci siamo scambiati due chiacchiere e qualche occhiatina. Io e la centralinista esultavamo all'idea che ci fosse finalmente qualcuno di guardabile in questo palazzo e under 50.

Vi risparmio il riassunto di come l'ho stalkerato su qualsiasi social network a cui sono iscritta e gli abbia abilmente estorto un appuntamento. Appuntamento che lui poi ha voluto anticipare di qualche giorno, ed io naturalmente mica potevo dire di no - anche se il giorno prima avevo fatto le 4, vabè!
Quindi usciamo, mi porta a Montevecchia tra l'altro nel posto dove sono stata la prima volta che sono uscita con "quello della macchina".
Oh, voi e l'originalità proprio zero.

Insomma, questo attacca a parlare del suo corso di yoga, della giurisprudenza, di quanto lo yoga gli abbia cambiato la vita, della sua band, del suo maestro di yoga, della mamma del suo amico, del caldo che fa a Brescia, del kundalini yoga, dell'hatha yoga e stocazzo dove ce lo mettiamo. Per dire che la cosa più interessante era la giurisprudenza.
Essendo un cantante (o così asserisce lui), provo a buttarla sulla musica. Parliamo di Elio, dello ska, mi mostra la scaletta del suo prossimo concerto, confrontiamo le nostre opinioni su Steve Vai e Yngwie Malmsteen. Insomma, ha riguadagnato qualche punto.

Vi risparmio anche il suo osceno tentativo di portare la serata ad un livello successivo, che ho goffamente dribblato perchè avevo il latte alle ginocchia, perchè esco con un altro e perchè fondamentalmente non era nemmeno tutto questo granchè.
Per tenerlo lontano da me ho avuto la malsana idea di chiedergli di cantarmi una canzone.
Cazzo.
Mi dici che sei un grande amante dei Rolling Stones, io ti dico che adoro i Beatles e tu cosa mi canti?
Cosa?
Una depressissima canzone francese. Credevo fosse Michel Legrand.
Che a me personalmente piace anche, però è appropriato per quando cerco il suicidio e non da cantare ad una tizia con cui esci la prima volta e che hai già cercato di fagocitare.
Comunque non era Michel Legrand.
Era un altro sfigatissimo cantautore francese di cui poi ha voluto insistentemente farmi sentire la versione originale sul suo iPhone.
Mooooolto affascinante. Già. Non è palpabile l'eccitazione che trasuda dalle mie parole?

Poi ho voluto andare a casa, che si era fatta una certa.
Da come mi ha guardata ho temuto di svegliarmi la mattina dopo in un fosso e senza un rene. Invece mi ha riaccompagnata alla macchina e mi ha salutata dicendo "Scrivimi quando arrivi a casa. Ah, e poi ci sentiamo per uscire domenica!".

Ecco.
No.
Ma proprio no.
Il tuo numero ce l'ho, casomai ti chiamo io.







lunedì 10 settembre 2012

Tutto apposto a Ferragosto

E così, come dicevo, sono riuscita a passarmi il Ferragosto al mare.
Non avete idea della tristezza che si provi a passare agosto a Milano. E' semplicemente orribile: negozi e locali chiusi, città semi-deserta, e ti senti l'unico cretino che sta andando a lavorare.
Bè, quelli di voi che sono del milanese ne sanno qualcosa, a dire il vero.

Siamo arrivate a Marina di Massa martedì verso le 16 e siamo andate direttamente in spiaggia. L'idea era di prendere un po' di sole e farci un bagno.
Seh, come no. Ci siamo addormentate pacificamente sulla spiaggia dopo tre minuti netti! Smetterla di fare tardi la sera potrebbe essere una buona idea. Comunque.

A Ferragosto in realtà speravo di fare serata alcolica danzante e un pranzo tranquillo, invece è stato praticamente il contrario.
Ci hanno portate a pranzo con vecchi che io non avevo mai visto e per fortuna abbiamo trovato una coppia molto simpatica sulla trentina che ci ha praticamente adottate. Vino a fiumi, buon cibo e ho perso il conto degli ammazzacaffè che mi hanno costretta a bere (sì, costretta!).
Sull'onda dell'allegria causata dal vino abbiamo passato il resto del pomeriggio - chè quando ci siamo alzati da tavola erano le 16 passate - in piscina a giocare a schiaccia sette.
Penso che nel mio delirio alcolico io fossi incredibilmente più brava del normale perchè non mi sono beccata pallonate in faccia nè mi hanno insultata per la mia mancanza di coordinazione mano-occhio.

Poi ci siamo cambiate e siamo uscite a fare un aperitivo con alcuni ragazzi che hanno casa lì e che la mia amica conosce da sempre. Insomma, nulla di eclatante.
Ho bevuto tre sbagliati.
Tre.
E poi secondo voi poteva mancare il giro di cocktail offerto dal proprietario del locale in cui eravamo state l'ultima volta?

Io sono la regina delle idee stupide, lo sapete. Specialmente quando non sono sobria.
Così arriviamo alla spiaggia di fronte a casa e inizio a togliermi scarpe e vestiti. La mia amica mi ha guardata sconvolta e si è rifiutata di seguirmi in acqua; uno dei ragazzi che era con noi ha colto la palla al balzo ed è entrato in acqua con me.
Oh, la biancheria intima ce l'avevamo addosso. Giuro!
Dopo cinque minuti che sono in acqua
Tizio: "Ahi! Mi sa che mi ha punto una medusa!"
Io: "Ah... Ecco cosa potrebbe essere il pizzico che sento sulla coscia da un po'. Oh cazzo"
Esco e mi trovo quattro lunghi segni rossi stampati sulla coscia. Ma che culo, vero?
Alla fine della serata, ormai alle 3, mi butto a letto ancora piena di salsedine. Fa nulla.
Il giorno dopo la sveglia era alle 9 per prendere il treno delle 11 e scapicollarsi in studio a coprire il pomeriggio. Non ve lo dico in che stato ero: la centralinista non mi ha detto nulla ma ho letto la pietà nei suoi occhi.

E' stato un Ferragosto alternativo.
Con il senno di poi sono qui a giurare e spergiurare che non berrò mai più in vita mia. Ma questo lo dico sempre, sono brava a non seguire i miei consigli.

lunedì 5 marzo 2012

Clienti con manie da deficienti #3

Da quando ho iniziato a scrivere questa "serie", sembra che i clienti si impegnino ancora di più per entrare nella Top Ten dei Dementi.

Questa però è sempre la società francese di abbigliamento invernale di cui parlavo nello scorso post. Hanno fatto doppietta.
Stamattina apprendo che, dall'alto della nostra magnanimità, abbiamo prestato il nostro attico (sì, abbiamo davvero un attico) per una riunione che deve fare il cliente per i fatti suoi. In sostanza, noi non centriamo niente, gli mettiamo semplicemente a disposizione uno spazio al chiuso con tavoli e sedie. Fine. Vorrei sottolineare il fatto che mettiamo a disposizione lo spazio, e non la bassa manovalanza. Ma vabè.

Ore 13.30, tiro fuori dal frigorifero il mio pranzo e mi faccio spazio sulla scrivania per mettermi a mangiare. Sì, sono una di quelle tristi persone che consuma il pranzo in ufficio davanti al pc, completamente da sola ma questo l'avevo già detto qui. Non dite niente, in quel lasso di tempo leggo i vostri blog e commento.
Sto per andare a timbrare la pausa che spunta C alla porta della mia stanza e mi chiede se c'è qualcuno disponibile per servire dei caffè verso le 14, chè arriva il suo cliente che ha preso in prestito la sala riunioni ma vorrebbe prima farsi un caffè con lei per salutarla. Tralasciando che un caffè potreste anche prendervelo al bar, scucire 1 € una volta ogni tanto non vi farà sicuramente andare sul lastrico, le faccio notare che a quell'ora siamo tutte in pausa ma - e qui altro errore mio, quando imparerò a stare zitta? - visto che sono proprio di fronte alla nostra sala riunioni, mi offro di portarglielo io. Tanto dal centralino quando c'è da far salire i clienti, la IURPA chiama me. Non importa che io sia in pausa, al telefono, al bagno o stia per morire: lei chiamerà sempre me.
Intanto prendo il mio lunch box e vado a scaldarmi il pranzo al microonde. Torno in ufficio, addento qualche patata al forno e alle 13.50 naturalmente suona il telefono. Salgono i clienti, li faccio accomodare e vado a chiamare C che, non avendo nessuna voglia di andare dal cliente mi chiede se ho visto il super-spacco-inguinale di Belen a Sanremo. Il mio unico commento è stato "Sì, che vacca!". Risate. Servo il caffè ai clienti, ed è proprio quando penso di poter tornare in santa pace alle mie patate al forno che mi richiamano all'ordine. C mi chiede di stamparle un atto di nomina da far firmare al cliente per il nuovo procedimento, "dato che è già qui". Eh sì, tutto molto bello, ma perchè proprio durante la mia pausa? Vabè, preparo il documento, lo stampo, glielo porto e finalmente finisco di pranzare (tanto ormai si era raffreddato tutto - inserisci random imprecazioni qui).

Dopo i vari ciccipuccimiciomiciobau con il cliente, ovviamente mi tocca accompagnarlo all'attico.
Due parole sull'attico: è un vero e proprio appartamento, in cui risiede FAJ quando viene qui a Milano ed è servito da un ascensore interno che si può usare solo se si è muniti di apposita chiave, motivo per il quale ogni volta bisogna accompagnare la gente.
L'avete capito, vero, che ho passato quel poco che ormai rimaneva della mia pausa pranzo - e oltre - a fare la spola dal piano terra all'attico per accompagnare gente. Ne portavo su uno e non facevo in tempo a scendere che ce n'era già un altro ad attendermi.

Era ovvio che la sòla me la beccassi io, non avevo proprio dubbio alcuno.

giovedì 1 marzo 2012

Ma scioperati questa fava!


Stamattina altro sciopero dei trasporti. Strano che non l'abbiano fatto di venerdì, di solito PER PURO CASO cadono sempre di venerdì.

Eh vabè, a Milano lo sciopero era previsto dalle 8:45 alle 12:45. Io solitamente prendo la metro alle 9:00, quindi ho pensato "Se la prendo verso le 8:00/8:10 non dovrei avere problemi". Ovviamente appena arrivata alla stazione mi sono dovuta fermare all'edicola a prendere l'abbonamento perchè è il 1° del mese (mi ero scordata completamente). Così, la metro delle 8:15 mi passa davanti ma vabè, tanto a quest'ora ce n'è uno ogni 2 minuti, no?
Sì, come no.
Dopo 20 minuti di attesa, durante i quali la banchina si è riempita più che un negozio durante i saldi, arriva la metro che riparte esattamente 5 minuti prima che inizi lo sciopero. Entra quindi in me la consapevolezza che da Loreto a Palestro mi toccherà farmela a piedi perchè sicuramente la rossa sarà già ferma. Ed ho appena dato 50€ di abbonamento a questi stronzi dell'ATM. Per non parlare poi di come ho viaggiato fino a Loreto. Credo che i deportati sui treni per Auschwitz stessero messi meglio, ed è tutto dire!
Avevo dietro una ragazza che voleva per forza attaccarsi ai sostegni - inutile, visto che eravamo talmente pressati uno contro l'altro che non c'era pericolo di cadere - e quindi mi sono trovata a fare mezzo viaggio con il suo braccio che mi schiacciava di lato la testa.
Ho visto scene apocalittiche di gente che prende le rincorse per saltare nei vagoni strabordanti, manco fossero le ultime scialuppe di salvataggio del Titanic.

Arrivo a Loreto alla banchina per la rossa, nella speranza di beccare una metro (povera illusa), e parte l'annuncio "i treni in direzione Rho sono terminati", mentre per la famosa legge di Murphy era pieno di treni che andavano nella direzione opposta che a me NON serviva assolutamente a nulla. Ovvio.
La mia idea: mi incammino e appena trovo un taxi mi ci butto sopra e vado in ufficio. Sì, ok, credici.
Cammina che ti cammina, alla fine sono arrivata a Palestro senza trovare uno straccio di taxi, neanche sventolando banconote sono riuscita a richiamarne uno. Siccome ero depressa, mi sono fermata al bar a prendermi una briosche ed un caffè, tanto ormai tardi per tardi...
Un giorno dovrò capire come mai, anche svegliandomi più di un'ora prima, io riesca ad arrivare sempre e solo al solito orario. Mistero.


Ah, e comunque... grazie al cazzo, ATM!

venerdì 17 febbraio 2012

Venerdì 17, mica per niente

Il post di prima mi stava sulle palle e l'ho cancellato. Scusami, D, ho visto che avevi commentato ma pensa che la notifica del commento mi è arrivata quando avevo già cancellato il post. Vabbè.

Oggi è venerdì 17 e, come da prassi, mi sono successe tre sfighe. Diciamo che una me la sono attirata un po' io, ma del resto si sa che non sono contenta se non vado a cercarmele.
Stamattina, voglia di vestirmi ed uscire di casa sotto le scarpe, così mi dico "Massì, in puro spirito da casual friday oggi mi vesto con le prime cose che mi capitano". Arrivo in ufficio e mi dicono "Ah, FAJ ha una riunione qui alle 11:00 con un po' di gente, sta arrivando". Eh ovvio, non avevo dubbi. Così ho dovuto accogliere clienti e altri associati con gli UGGs ed un simpatico maglione della nonna, oh yeah. Tra l'altro nel team c'era una tizia che lavora per l'ufficio di Torino e mi hanno riferito che nel lontano 1995 ha partecipato a Miss Universo ed era tra le 10 finaliste. A tutt'oggi è una figona pazzesca, quindi immaginatevi solo per un momento il mio disagio quando l'ho vista entrare e mi sono resa conto di essere praticamente in pigiama. Ecco, sì.

Secondariamente, dopo aver timbrato la pausa pranzo stavo prendendo l'ascensore per tornare in ufficio ed ho incrociato il Maniaco N. 2, quello che continua a chiedermi di prendere un caffè con lui. Sapevo che, dopo il fugace incontro, mi avrebbe tampinata di nuovo e, complice la mia voglia di lavorare di oggi e l'urgenza di scappare dalla Lemure, alle 15.30 mi sono concessa un caffè con lui. Per fortuna la sala caffè non era deserta, almeno avevo dei testimoni. Sono resistita 15 minuti, poi ho detto che avevo lasciato in sospeso una questione e sono letteralmente scappata. Lui è rimasto con altri suoi colleghi, non so dirvi se sia stato preso di mira da battutine poco piacevoli sul suo status di 40enne sposato che provola con le 24enni. Vi farò sapere.

Infine mi sono sorbita lo sfogo di MFR, incazzato come un bimbominchia quando salta la connessione ad internet e deve giocare a WoW, perchè il nostro super-coglionazzo cliente tedesco sta trasferendo ad un altro studio le cause che avevamo in gestione noi. Vent'anni di lavoro, 25 cause vinte (2 perse, ma non si può avere tutto dalla vita) e quel deficiente capo del legal department ha deciso che cambia avvocato perchè "come scrive gli atti MFR non gli è mai piaciuto". Peccato che, se continuiamo a vincere, vuol dire che almeno ai Giudici piace quel che scrive, e tanto dovrebbe bastargli. No? Allora che vada dove gli pare, anche al diavolo se preferisce, ma almeno prima ci paghi i 200.000 € di arretrati che ha con lo studio. Tipo, eh.

Vi dirò, forse quest'ultima effettivamente non è una sfiga 

martedì 14 febbraio 2012

Abbordaggi assurdi

(visto che è S. Valentino e tutti parlano di quanto è bbbbello passarlo con il proprio fidanzato ciccipucci miao miao micio bau, io invece vi propongo un post sugli abbordaggi assurdi che avevo messo in programmazione tra un paio di giorni)

Credo che il duro mondo del lavoro mi abbia resa più "aspra", se vogliamo.
Ultimamente noto che sempre meno i dementi tentano approcci con me. Forse ho il "vaffanculo" stampato in faccia, allora nessuno osa avvicinarsi. Una volta, da allegra studentella, tutti i minchioni li attiravo io.

Recentemente, alla festa di Natale dello studio, un tizio che lavora nel mio stesso palazzo (ma è dipendente della società di marchi e brevetti) si è avvicinato e mi ha pregata di accettare che mi offrisse da bere. Già. Facile fare il gradasso quando sei ad una festa con open bar completamente spesato dall'azienda, vero? Avevo di fianco C che rideva come una matta e io che sottovoce le dicevo "Salvami ti prego!" perchè questo maniaco mi si era appiccicato come una cozza e non mi voleva lasciare in pace. Fosse stato carino, almeno... Invece chissà come mai io mi becco solo i cessi. La simpatica storiella ha poi fatto il giro dello studio, ma almeno MFR si è offerto di proteggermi. Sant'uomo!

Un altro simpatico idiota (tra l'altro pure sposato, quindi per me è doppiamente cretino) che mi ha vista sempre a quella famosa festa, mi tampina quasi tutti i giorni per chiedermi se vado a prendere un caffè con lui. Ed aggiunge sempre "però andiamo prima delle 16.30 o dopo perchè a quell'orario vanno i miei colleghi e, sai, non voglio farmi vedere altrimenti mi prendono in giro". Perchè sanno che sei sposato e ci stai spudoratamente provando con una che ha 20 anni meno di te, forse? Ovviamente non ho mai preso un caffè con il soggetto in questione.

Per non parlare di tutti i malati di mente che ho incontrato in treno che mi hanno attaccato pezze assurde per due ore di viaggio! Per fortuna è parecchio che non mi succede, sarà sempre per via di quella luce omicida nel mio sguardo che fa desistere anche i più cerebrolesi.

Comunque, per la vostra gioia, more to come!

martedì 31 gennaio 2012

Oggi ci scappa il morto


Una mattina di ordinaria follia.
Riceviamo una telefonata da MFR che, abitando a due passi dallo Studio (ovvero dall'altra parte della strada), viene a piedi e in risposta alla domanda "Come mai telefona se è qui sotto?" ci sentiamo dire "Oddioooooo correte subito, mandate qualcuno! Incidente, motorino! Aiutoooooo!". Click. Perplessa e un po' sconvolta, la sua fedele assistente scende in suo soccorso e, dopo aver constatato che era ancora vivo e vegeto, se n'è ritornata in ufficio. In sostanza è successo che, attraversando al semaforo, un tizio in scooter lo stava per mettere sotto. Non so bene quale sia la dinamica ma, stando a MFR, lui ha fatto un balzo indietro evitando il motorino e il tizio - evidentemente terrorizzato dall'idea di mettere sotto qualcuno - ha tentato un'inchiodata con il risultato che è ruzzato a terra.
Morale: l'illustre sconosciuto ha iniziato a dare la colpa a MFR accusandolo di essere passato con il rosso e che lui era caduto perchè l'aveva preso dentro. Sì, certo, se l'avesse davvero preso dentro probabilmente il mio capo sarebbe quantomeno al pronto soccorso ora. Invece neanche un graffio.
Ancora non capiamo il collegamento per cui, quando gli succede qualcosa, invece di chiamare sua moglie chiama le sue segretarie cercando assistenza.

Nel frattempo chiama anche FAJ, sul treno che porta a Firenze. Fortuna, per lui, che il treno debba far sosta anche a Milano e chiede dunque alla segretaria di andare a comprargli immediatamente un medicinale con il cortisone e correre a portarglielo al treno perchè stava avendo una reazione allergica e stava troppo male. Avendo dato precise indicazioni su farmaco e dosi, deduciamo che sia una cosa a lui nota, allora io dico: partire con tutte le tue medicine del caso era difficile, vero? Quindi corri in farmacia a supplicare il farmacista per avere il farmaco, dato che normalmente viene venduto su ricetta, e poi corri in stazione in attesa del capo (tra l'altro neanche lui sapeva se fermava in Garibaldi o Centrale e abbiamo perso 10 minuti a fare da detective sul sito di Trenitalia per capire quale fosse il treno).

Stiamo cambiando insegna. Ci faremo scrivere "Humanitas" sulla porta ora.

sabato 28 gennaio 2012

Ecco come ti supero la crisi

Come fa lo Studio ad essere ancora fervente e pieno di lavoro (ma soprattutto di soldi)? Semplice: sfruttamento coatto dei dipendenti.
Ieri sera sono uscita alle 19.15. Ero arrivata alle 9.20, ho fatto qualcosa come circa un'ora di straordinario ovviamente non retribuito. Perchè la politica aziendale è che gli straordinari devono essere autorizzati e fatti solo se c'è una vera necessità (lavori improvvisi ed urgenti da preparare), se io rimango indietro con il mio lavoro sono assolutamente cazzi miei. Non importa se mentre fai una cosa ti chiamano 27485905 volte anche per cazzate (tipo MFR che mi chiama per chiedermi se quella tale e-mail mi sembrava spam o no) -_-

All'alba delle 19.10 spengo finalmente il pc, prendo la borsa e passo davanti all'ufficio della Nemesi per riprendermi il cappotto dall'appendiabiti e lei mi bracca inesorabile, come sempre. Lei è quella del "mi serve subito, è urgente!" e poi una settimana dopo ti trovi il tuo lavoro ancora sulla sua scrivania perchè "sì in effetti poteva aspettare". Se fosse cliente dell'Orologiaio sarebbe di quelli che "mi-cambi-la-pila-SUBITO!".
Mi chiede una scansione al volo perchè deve assolutamente mandarla subito al cliente americano perchè deve chiedere il visto e gli serve la dichiarazione che attesti che ha appuntamento con tizio e caio per fare sarcazzocosa. Insomma, una faccenda che poteva anche rimandare a stamattina visto che tanto gliel'ha inviato adesso perchè aspettava l'ok di FAJ. Ma no, lei doveva farmi togliere il cappotto, accendere il computer, attendere 5 min che mi portasse il maledetto foglio e poi farmi correre da lei a prenderlo quando ho capito che non avrebbe mai alzato il culo per portarmelo e poi farmi scansionare questa minchiata e ho pure dovuto mandargliela via e-mail perchè era troppo difficile andarsela a pigliare nella pratica in cui l'ho salvato.

In tutto questo lei si trova il lavoro fatto con il suo terrorismo psicologico, ma a me l'ora di vita che ho regalato allo Studio chi me la dà indietro? Se poi aggiungiamo che la Lemure ha cazzeggiato tutto il giorno, direi che mi girano parecchio le palle!

Flash post #1


Come qualcuno ha letto su twitter, ieri pomeriggio e stamattina ho fatto la hostess per un convegno di IP organizzato da un'ente di cui lo Studio è socio.

Una. vera. rottura. di. maroni.
Mai più. Mai. Mai. Mai. Mai.

Adesso scappo perchè devo cercare di prendere una delle ultime metro, dato che oggi c'è sciopero dei mezzi. Sarà un viaggio della speranza. Poi vi racconterò del convegno merdoso (e di ciò che ho trovato in ufficio quando sono rientrata).

giovedì 12 gennaio 2012

Due certezze nella vita: la morte e stare male durante le feste

C'è da dire che io non mi ammalo spesso, e anche quando sto male sono una di quelle che si trascina al lavoro in stati pietosi perchè "ho da fare".

Il 23 dicembre sono stata con amici a mangiare cinese dopo un sacco che non ci andavo, abbiamo mangiato un sacco, ci siamo proprio abbottati. Ho passato tutta la notte con un mal di pancia assurdo e la mattina chiusa in bagno. Poi è passato tutto e dico, vabè, sarà per colpa del cibo cinese che non mangiavo da tempo.

A Capodanno ho mangiato come una a cui è rimasta una settimana di vita, mi sono abbuffata. Conseguentemente sono stata due ore in bagno con delle fitte di mal di pancia che mi hanno fatta quasi implorare di essere portata al pronto soccorso. Poi è passato tutto e dico, vabè, effettivamente ho esagerato.

Sabato sera sono uscita a cena per il compleanno di un "amico", ho mangiato una pizza quattro formaggi e una fetta di torta al cioccolato. La notte ho passato due ore in bagno con fitte di mal di pancia che, ancora una volta, mi hanno fatta quasi chiamare l'ambulanza. Anche adesso tutto sembra passato ma non posso più dire che, vabè, sarà stato che ho preso freddo / mangiato troppo / mangiato cose strane / etc. O no? Magari è qualche intolleranza alimentare, magari un virus intestinale strano, boh. Fatto sta che forse dovrei farmi vedere da un dottore (niente battute pliiis! xD).

In tutto questo...
- reazione di una collega quando gliel'ho raccontato "Sei incinta?!"
- reazione del mio fidanzato all'idea di farmi vedere dal dottore "Ma va, ma figurati, ma cosa vuoi che sia!"

Io non ho parole.

mercoledì 28 dicembre 2011

Ma quanto sono sfigata? No, non rispondete, è una domanda retorica...

Sì, lo so che per Natale non mi sono nemmeno degnata di fare gli auguri. Erano impliciti, suvvia! Avreste dovuto capirlo...
Il mio, come tutti gli anni, è stato un Natale casalingo, sono una di quelle persone a cui piace passarlo in famiglia a casa propria, abbottandosi di cibo come mai durante l'anno (infatti penso di aver preso un paio di kg, che spero di perdere velocemente andando in palestra). Eh vabè almeno durante le feste mi concedo questo lusso, tanto più che seguo i suggerimenti del libro che mi hanno regalato "Mangia, prega, ama". Sì vabè, tralasciamo che sto seguendo solo il primo suggerimento per ora xD

Oggi mi è successa una cosa che mi ha appena fatto guadagnare il Mongolino D'Oro. Sì, sono proprio fortunata, accidenti! E devo assolutamente condividerla con voi per rallegrarvi la giornata, almeno posso pensare che sia servito a qualcosa... Prima però devo fare delle doverose premesse, tanto per paracularmi alè!
Stamattina mi sono alzata alle 6.30, sono andata a fare il prelievo del sangue e, tanto per farvi capire, l'infermiera mi ha guardata in faccia e mi ha ordinato di sdraiarmi sulla barella; dopodichè ha usato l'ago per i bambini, mi ha lasciata sulla barella per 5 minuti dopo aver finito e mi ha raccomandato di alzarmi piano e di andare subito a mangiare qualcosa. Ecco no, non sono una persona sensibile, giusto un tantino. Per amore di cronaca aggiungo che alcune persone che erano in attesa mi hanno chiesto se ero svenuta. Direi che abbiamo completato il quadretto ><
Comunque, finito tutto mi faccio portare alla metro per la solita ora. Sto camminando sul binario verso i vagoni davanti (è più comodo quando scendo per cambiare metro) e parte il segnale della chiusura delle porte, così mi butto letteralmente nel vagone più vicino ma... la borsa mi rimane chiusa fuori! Io, da dentro, la tenevo per i manici ma tutto il resto era fuori a penzoloni! Ok, niente panico, adesso riapre le porte. Le aprono sempre quando ci sono cose incastrare. Sìsì, ora le apre. Dai dai che le apre. Ok forse no. Quindi inizio a cercare di forzare la porta (certo, la mia forza bruta è rinomata nella zona), provo a tirare la borsa, a battere sulle porte e infine mi guardo attorno disperata. Noto che la gente faceva di tutto per evitare il mio sguardo, evidentemente cercavano di trattenere le risate, ma non posso nemmeno biasimarli u_u
La metro parte, ed io sono sempre lì a tenere i manici della mia borsa a penzoloni fuori e una gentile signora cerca di farmi coraggio dicendomi "Dai, alla prossima fermata si aprono". No, naturalmente no perchè le prossime tre fermate hanno l'apertura giustamente dall'altra parte. Ti pareva che nella sfiga potessi essere fortunata!
E vabè sono lì che cerco di fare la simpatica, ridacchio e scambio battute con la signora (in realtà stavo morendo dentro, avevo una fottuta paura che si staccasse la borsa, che volasse via, che cadessero le cose... mioddio, stavo impazzendo!) e ad un certo punto sento un colpo forte venire da fuori. Naturalmente la borsa ha sbattuto contro uno stramaledetto palo che qualche genio ha fatto costruire lì in mezzo ai binari. Vagone silenzioso, si sente solo il mio urlo " Cazzooooooo!". Poi sorrido, sdrammatizzo. Ahah massì cosa vuoi che sia successo? E penso "Se alla prossima non si aprono queste porte, tiro il freno d'emergenza e me ne sbatto!".
Per fortuna si sono aperte. Mi siedo e do una rapida controllata al contenuto ma sembrava tutto a posto. Il cellulare funzionava ancora, le mie cose c'erano tutte, il lunch box era intatto e proseguo il mio viaggio tutta baldanzosa e contenta.

Non è finita, ovviamente. E te pareva. Non paga di aver fatto una figura di merda colossale in metro, perchè io sono abbastanza convinta che tra poco spunteranno i video su YouTube o foto compromettenti sul web (vabè, diventerò famosa xD), in ufficio tiro fuori il sacchettino con dentro yogurt e frutta e... era tutto impastato di una cosa marroncina e schifosa! Indovina: era lo yogurt che è esploso nell'urto! In tutto questo la fortuna è che almeno era in un sacchettino chiuso e non è andato in giro nulla, ma immaginatevi che cosa poteva sembrare questo yogurt spappolaticcio alla nocciola. Sì, esattamente u_u

La cosa che mi fa incazzare, alla fine, è che avevo proprio voglia di yogurt oggi! Maledizione! >_<