Visualizzazione post con etichetta amici e sabo pipes iwally dave. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta amici e sabo pipes iwally dave. Mostra tutti i post

venerdì 19 luglio 2019

Custodire camicie

"pronto?"
"ehi bastardaaaa"
"mio dio sei tu, ma quanto te..."
"amicaaa non indovinerai mai!!!"
"... ok dimmi"
"TOP! TOP! TOP!"
"ok, però dimmi"
"FIGATAAAAA"
"dimmi"
"Trantor, stasera rientro da un anno di lavoro in #paeselontanissimo e ho deciso di venire al #tuopaesino!!!!"
"stasera nel senso di fra 35 minuti?"
"siii sto arrivando!!!"
"no ma dimmelo più tardi, comu-"
"SINCRONICITA' JUNGHIANA"
"cazzo e sono anche libera, non ho parole"
"no vabbè GOOOD VIBES!!!!"
"ma sai che ho ancora la tua camicia che all'ultimo concerto avevi dimenticato dentro la custodia del mio pianoforte elettronico?"
"BEH, AMICA."
":)"
"AMICAAA!"
":)"
"NON CI CREDO, LA CAMICIA!!!!"
"ma sì, sai che ti avevo scri..."
"AMICA"
":) ok, allora a do..."
"GOOD VIBES!!! GOOD VIBES!!!"


Lui è ancora (è sempre) quello delle camicie.

È quello delle camicie mimetiche a pixel, quello che parte per l'India da solo senza guida, quello che 25 secondi prima di entrare in concerto col mio #altrocoro gli si rompe la patta dei pantaloni e io e 24 coristi ci troviamo costretti ad assistere alla febbrile costruzione di una maryshelleyana sutura della patta realizzata mediante n. 13 spille da balia recuperate dal fondo della mia borsetta.

Lui è #pianistapugliese2, non lo vedevo da 3 anni.
Ogni tanto messaggi audio deliranti, fiumi di chat come se ci fossimo visti ieri, poi niente, deve tornare in cucina e per mesi non ci scriviamo.
Fa il cuoco ad alto livello, sceglie le vacanze in base alla possibilità di salire su pescherecci, pescare molluschi giganti a mani nude e mangiarli vivi con un coltello, ed è l'unico pugliese nato sulla costa a cui non manca il mare.

Lo raggiungo alla festa dell'Unità del #miopaesino, dove ha deciso di andare per salutare più gente possibile dei vecchi tempi.
Lui è appena rientrato da un ristorante stellato in cui ha lavorato e fra un numero non elevatissimo di ore riparte per Dubai, altro ristorante, altro paese, altro anno, altra storia, altre camicie.

Ci riabbracciamo e, come al solito, in realtà non è mai partito: vive ancora nell'appartamento in affitto con i muri rosa confetto, ogni lunedì sera viene alle prove del coro, andiamo a comprare insieme le macchine fotografiche e mangiamo zangole di sushi parlando male di #fraubluecher.

È accompagnato da un amico sveglio e riccio, un sommelier molto più giovane di noi, lombardo, che viene da un posto che non esiste (Lodi) e che per brevità chiameremo #bambi.
Parliamo, ridiamo, #bambi beve mirto; è tutto uguale, come una volta.

Ad un certo punto si evince che sono arrivati al #paesino completamente a caso, senza auto; loro ridono come pazzi, ma allo stato in cui siamo, molto dopo mezzanotte, qualcuno li deve pur portare a #cittàcolfiume, dove dormiranno a casa di un'amica, un'altra che custodisce camicie.

Saliamo in macchina e molto dignitosamente scelgono di non commentare lo stato in cui versa la mia auto, piena fino all'orlo dei più disparati oggetti e arredi fra cui una cassetta per le offerte, un sacchetto sfrigolante di lucine da leggio, 2 leggii di ghisa, un treppiedi, scarpe, ombrelli, un trolley di partiture doppie, un manifesto e tantissimi scontrini.

In auto #pianistapugliese2 ama ricordarmi la sua teoria preferita, cioè che dopo 2 anni di relazione con una donna "basta, ancora?! Che cazzo!", in pratica gli si spegne il cuore e via con una nuova - possibilmente con lo stesso nome della precedente, è molto abile -, per cui come al solito segue animata disquisizione su questa cosa di stare insieme ad una persona oltre i 24 mesi, una faccenda che proprio #pianistapugliese2 non computa (#bambi invece, parzialmente inglobato dagli ombrelli, è d'accordo con me).

Ma poi siamo già lì, a casa dell'amica. È tardi, io devo tornare.
Lui e #bambi si descrivono sognanti a vicenda la colazione di domani, che andranno a fare nel migliore bar di #cittàcolfiume.

"in Emilia il cibo si condivide, mica come da noi, là, a Lodi"
"beh, infatti Lodi non esis..."
"lasciaci pure qui, andiamo a piedi ora. Grazie, amica."
"ok. Non dimenticare la camicia."
"WOAAAHHHHH GOOD VIBES!!! Non ci posso credere, hai tenuto la mia camicia tutto questo tempoooaaaahahhhhh"
"mettila a Dubai"
"FIGATA PAZZESCA!!"
"lol"
"ok."
"cia..."
"cià"
"cià."


(Se qualcuno di voi passa da Dubai e ha voglia di spendere moltissimi soldi nel ristorante di un hotel a ottanta stelle mangiando i piatti di #pianistapugliese2, che probabilmente è l'unica cosa che conviene seriamente fare a Dubai, passo il nome del ristorante)

giovedì 14 luglio 2016

24 gamberoni alla griglia alla fermata del

"pronto?"
"ehi."
"pianistapugliese2?"
"ehi."
"ehi. Sai quella cosa"
"tipo andare a mangiare il sushi ora?"
"aspetta. Quella cosa che volevo prendere"
"ah sì. L'hai presa?"
"no."
"che aspetti?"
"è che..."
"che cazzo aspetti?"
"è che..."
"cosa minchia di cosa aspetti"
"sì ma costa un sa..."
"da morta non ti serve"
"..."
"da morta non la usi. Allora andiamo a mangiare il sushi?"
"non lo so, sono incerta"
"sul sushi?!"
"ma no cazzo su quella cosa"
"ah porca puttana mi spaventavi. Passami a prendere alle 20."
"se vai avanti così mi ritrovo una larva di anisakis al posto di un pianista"
"quindi?"
"le larve di anisakis non suonano"
"tu passami a prendere alle 20."
"ok"
"e compra quella cosa"
"ok."
"cià."
"cià."
clic.

Lui, ricordiamo, è #pianistapugliese2, lo sapete, l'unico pianista del quadrante alfa che ad un concerto dedicato ai caduti di #guerra viene a suonare con una camicia mimetica a pixel.

Lui è un amico, un bravo cuoco, oltre che un ottimo pianista.
Precisissimo, puntuale, duro con se stesso, umorale, sornione, pazzo.
A me i pazzi piacciono, nonostante questa cosa delle camicie a pixel.

Mi racconta che dopo 2 anni di qualsivoglia relazione amorosa "gli si spegne il cuore" chiunque ella sia, mi chiede quali siano le mie paure più profonde con la stessa naturalezza con cui conosce a memoria il menu del #sushiwok di #cittàcolfiume, mi versa il vino, litighiamo su qualcosa a caso, poi di norma si scopre che non ci eravamo capiti, poi litighiamo ancora, ridiamo, dimentichiamo tutto, litighiamo, poi quando io sono al caffè ordina 24 gamberoni alla griglia e 5 vassoi di nigiri amaebi.
Nel senso che li ha ordinati per me, senza ritenere fondamentale mettermi al corrente della faccenda.

Tipo i gatti, quando ti portano un cadavere.

Gli voglio molto bene, a parte questa storia della camicia coi pixel militari che francamente a 6 mesi di distanza ancora mi lascia perplessa in modo violento.

Non litighiamo in fondo poi così tanto, credo che passiamo molto più tempo a ridere.

Poi di solito litighiamo su chi è più turista e chi più viaggiatore, nel senso che lui prende in giro me perché secondo lui non sono abbastanza viaggiatrice ("come puoi viaggiare se prenoti l'hotel e cose del cazzo così, per viaggiare davvero devi buttarti a Calcutta da sola senza prenotare un cazzo da sola con uno zaino da sola e poi tipo andare avanti così girando a caso").
Io ribatto "almeno una guida dell'India l'hai comprata, cazzo?" e lui "... guida?" [elettroencefalogramma piatto].
[elettroencefalogramma mio, ovviamente, morta sul nigiri con il cervello in frantic].
10 secondi dopo emerge che non ha idea di cosa sia e dove si trovi Istanbul.
Non rimane che litigare.

Comunque sì, attualmente lui è in India da solo a Calcutta con uno zaino in giro senza una guida.
Esatto. Ok.

Una sera, tornando da una di queste cene approfitta della presenza in auto di #cuginaLurkerLucy per dirmi ex abrupto, en passant, de visu ma a latere che a settembre andrà via davvero, per sempre.*

"..."
"..."
"..."
"..."
"..."
"..."
"..."

Mi si stringe il cuore, nel senso vero. La solita ruga verticale che ho fra le sopracciglia si aggrava.
Questa volta non c'è nessuno che me la massaggi, faccio da sola.

"fottuto bastardo, quando pensavi di dirmelo?"
"lo sapevi che sarei partito prima o poi"
"l'anno scorso eri rimasto"
"quest'anno vado via davvero"
"in realtà lo sapevo, solo che..."
"lo so."
"comunque fai bene. Farei come te se potessi o lo volessi abbastanza. Ma non ti lascerò andar via senza guida del Touring"
"...tu provaci."

Litighiamo un po' per la storia della guida, poi improvvisamente riconosce tutto entusiasta una canzone melensa di Shakira che passa per radio.
A tutt'oggi non so dire quale delle due cose mi perplima di più.

Poi inizia ad elencare una immensa lista delle cose da fare prima di partire.
Una di queste è mangiare da #migliorristorantedelmondo, e tenete a mente questo particolare per il futuro, vi prego.

Come al solito i saluti sono veloci, abbiamo tutti e due modi spicci.
Gli dico che prima di uscire ho comprato #quellacosa, giusto perché da morta non mi serve, gli occhi gli si illuminano e mi fa il sorriso che solo un pazzo sincero potrebbe fare.

(gasdotto amico sincero, verrebbe quasi da dire).

Immaginiamocelo ora a Calcutta, un pianista jazz pazzo con camicia mimetica a pixel che attacca discorso con tutti a caso e mi manda deliranti messaggi vocali.

Però no, senza guida.

bonus.



________________
* per motivi di runtime error dell'universo si sconsiglia di prestare fiducia a qualsivoglia locuzione di #pianistapugliese2 che termini con la parola "sempre"

mercoledì 13 maggio 2015

Mi piace molto la parola Commonweaaaaaahh (Quelli Che Al Ristorante Non Parlano)

"pronto?"
"ehi."
"#collegaV!"
"Trantor!"
"sei in Italia?"
"sì. Ci vediamo?
"ok. Il 3?"
"il 3."
"nel tuo mantovano?"
"sì ti prego, sono stufo di pudding e cazzi vari"
"conosco un bel posto, Saltini a Pomponesco"
"è una trattoria tipica, voglio sperare"
"cazzo più tipico di così credo ci sia solo mangiare te"
"allora sia"
"non litigherai con l'oste, voglio sperare"
"ma cazzo! Per chi cazzo mi hai preso"
"per te."
"ma cazzo. Cazzo! No, ok? Cazzo, wtf"
"mm. A venerdì darling"
"ok dear"
"ok."
"cazzo non ci sarà folla? Odio le folle"
"venerdì 3 aprile sera a Pomponesco, chi cazzo vuoi che ci sia?"
"hai ragione. tivibì."
"tivibì too."
"ok. Cià."
"cià."
"cià."


addì venerdì 3 aprile 2015, h 20.34

È una serata fredda. [Manine di Lucarelli]

Siamo in ritardo, come sempre, sia io che lui [chi è - la faccenda del mangiare cigni - pipe nei cimiteri (pipe, non pippe)].
Lui riesce comunque sempre ad essere di gran lunga più in ritardo di me, e infatti.

Arrivo di corsa a Pomponesco, il cui centro storico in condizioni normali è peraltro assolutamente innocuo e delizioso.

Ma c'è qualcosa che non va.

In un paese che alle 20.35 dovrebbe essere pieno come la testa di sallusti ci sono milioni di macchine, cartelli e transenne grazie alle quali parcheggio a circa un miglio nautico dal ristorante di traverso sull'argine addosso ad un pesce siluro (che comunque era già morto).

Mentre scendo dalla macchina una panda bianca arriva sgommando a velocità curvatura 8 e si infila davanti a me in un parcheggio a S tipo come la bionda del colpo italiano all'inizio del film, solo che invece della gnocca scende una suora che sembra un uomo e che mi guarda di traverso, sbatte la portiera senza chiuderla e corre trafelata verso il centro, una cosa proprio tipo questa.

"ma cosa cazzo" è l'unica cosa che la mia mente riesce a concepire, comunque cerco di raggiungere la piazza ed è lì che mi si presenta questa scena.

Siccome sono idiota non mi viene in mente proprio un cazzo di spiegazione se non tirare fuori la reflex e iniziare a fotografare legionari seminudi, fanciulle con rami di ulivo fra i capelli e gente che si finge papa, il tutto condito da suore che scorrazzano a caso.

Proprio nel momento in cui intuisco la verità #collegaV mi telefona perché ovviamente si è perso nella sua stessa provincia.

"dove sei"
"ma che ne so"
"ma non sei mantovano, porca puttana?"
"sbidigudasupercalifragilistiantani"
"ma che cazzo!"
"sì però antani, in che cazzo di posto mi hai portato"
"non agitarti e vieni verso Viadana, poi parcheggia appena puoi che qui sono in mezzo ai legionari romani seminudi"
"stacce"
"ok"

Dopo che Cristo è crocifisso, morto e risorto arriva e possiamo finalmente andare a mangiare.

Alle 21.07 ha già litigato con l'oste per via della composizione chimica del tortello di zucca.

Alle 21.08 chiede tutto sospettoso cos'è il luadel, causando un improvviso peggioramento nell'umore dell'oste e allargando di qualche metro la faglia di S. Andrea.

"ma allora come CAZZO è possibile che tu sia mantova..."
"lu-a-del, mai sentito, ma che cazzo!"
"prendilo e basta, è buonissimo"
"n..."
"tu prendilo e basta"
"..."


Dopo che mi ha regalato un volume sul canto fratto e io sono completamente brilla (le due cose non sono collegate), diamo fondo alla scorta di cazzate ("ancora non ti sei scopato un'inglese?" "eh cazzo no, ma un'australiana, sì" "vabbè è pur sempre Commonwealth" "infatti"), mentre una grigia coppia di cinquantenni con ogni probabilità industrialotti di provincia dal regime fiscale poco chiaro è dalle 21.03 che ascolta tutte le nostre conversazioni senza proferire parola guardando proprio verso di noi come loro stessi la domenica davanti a barbara d'urso, solo che metà delle parole che usiamo non le capiscono (yes I'm a snob!).

Non appena il nostro io prende mentalmente nota della cosa, cioè di queste due oloturie che ci fissano senza vergogna con i pop-corn in mano dalle 21.03, scatta l'ormai annoso dibattito psico-sociologico dal titolo "QUELLI CHE AL RISTORANTE NON PARLANO" (Qu-CARNoP), immediatamente seguito dal corollario obbligato "QUELLI CHE ASCOLTANO LE CONVERSAZIONI DI ALTRI PERCHE' HANNO UNA VITA VUOTA" (I'm a snob!), due nostri grandi classici, dovreste proprio venirci a vedere perché siamo bravissimi.

Quelli Che Non Stavano Parlando Fra Loro dal 2005 tossicchiano imbarazzati e fanno finta di chiedersi "come va" nel tentativo di fingersi come noi, poi tornano ad ascoltarci uguali a prima ma fissando lo stracotto d'asino.
V pontifica.
Io mi vergogno un po'.
V no.


Ci alziamo, solita scenetta ("pago io, darling" "no, io" "cara mi oppongo, è giusto che paghi l'uomo soprattutto se studia e lavora a Cambridge" "che scemo dai non sei obbliga..." "OK paga tu" "..."), pago, usciamo e giriamo.

Sono senza calze, sempre perché sono un'idiota, ma cerco lo stesso di fermarmi a fotografare cose.

Non facile, quando un dottorando di Cambridge ti salta continuamente davanti all'obiettivo mentre scatti urlando AAAAAAAAAAAAHH.

Niente più suore, niente più finti Pilati.
Parliamo per ore, poi entriamo in auto perché piove e parliamo per ore, poi lo accompagno alla macchina (24 metri) poi parliamo per ore.

Lo prendo in giro perché ha un nokia tipo così che ha comprato apposta #daqualcheparte per rimpiazzare il precedente del '92 con lo schermo rotto, i tasti completamente cancellati e 3 numeri che non andavano (un po' mi manca non ricevere più sms privi delle lettere L, T e A), lui offende il mio iPhone dicendo che siamo tutti e due collusi con Expo e venduti al consumismo imperante della peggior risma, poi bello come il sole cinguetta che vuole usarlo per guardarsi google maps controllare la posta rispondere a una tipa e tracciarsi la strada di casa con Waze.

"compratene uno tuo"
"forse potrei andare da Guastalla, eh, che ne dici?"
"prima lo disprezzavi, adesso ti fa comodo"
"ehi aspetta forse da Dosolo?"
"sei un incoerente schifoso"
"...antani..."
"peggio di un broker del cazzo che si mette la felpa del Che per andare a rimorchiare le sfattone"
"cazzo non vorrai mica avermi sulla coscienza se poi mi perdo!"
"dio santo"
"antani!"
"uff."

venerdì 8 maggio 2015

Adorabile tricinium pugliese

A volte ritornano, per fortuna.


"ehi pronto Trantor! Oggi [dopo una tournée negli Stati Uniti, ndr] torno dalle tue parti dopo 53 ore di treno, ci vediamo stasera?"
"ehi ma sei #pianistapugliese [chi è - cosa fa - la vicenda dei pantaloni]! Ti voglio bene cazzo, ma stasera non posso. Avevo detto a #pianistapugliese2 che andava bene vederci tutti e 3 domani alle 19 dato che tu a quell'ora eri lib..."
"ma no ma no #pianistapugliese2 è fuori, io domani alle 19 sto facendo il sound check in #altra regione con #grandissimacantantesoul e poi riparto per #lontanissimo #subito"
"cazzo, e quindi?"
"facile, vieni stasera."
"stasera dopo il lavoro ho prove dalle 20 alle 23 con il coro dei pazzi sparaventose in #altraprovincia e poi devo riportare #coristafigo a #cittàa30kmdacasamiaeritorno perché sai che #solo io chiamo sempre pianisti o coristi aggiunti che non guidano"
"sì lo so che fai così. Vabbè, quindi?"
"colazione domani mattina presto?"
"AHAHAHAHAHAHAH"
"no, seriamente."
"ah ok."
"ora?"
"7.30"
"PORCA PUTTANA"
"sì?"
"sì."
"ahahahaera un test"
"ti odio"
"tanto per me le 8.30 sono le 2.30, che problema c'è" 
"ti odio"
"a domani"
"ok"
"o..."
clic.


Ovviamente no, non ci siamo visti alle 8.30 del giorno dopo, siete pazzi?

Alle 00.18, mentre con la faccia di una cinquantenne denutrita sto riportando #coristafigo a #cittàa30km eccetera, arriva un messaggio contenente grafemi a caso ("siamo a scla vien .").

Allora li raggiungo a scuola di musica e li trovo nella mia vecchia aula di pianoforte, #pianistapugliese1 ad un pianoforte e #pianistapugliese2 all'altro, che improvvisano su qualsiasi cosa suonando così (#pianistapugliese1 sa suonare veramente sulle nocche, ndr) ridendo come spiritati ubriachi e con un lieve sentore di alcol nell'aria.

#pianistapugliese1 per l'occasione indossa un cappellino tipo Pluto con due misteriosi asciughini di pile rossi stile Lawrence d'Arabia infilati sotto, probabilmente per raggiungere questo risultato, non so, non ho capito, e racconta di quando a New York si è infilato a suonare in una messa battista e ha fatto ballare tutti con un gospel imparato per me e il mio coro (un giorno ritroveremo anche lui in video così, sapevatelo).

#pianistapugliese2 non ha cappellini ma ride come un matto accartocciato sul pianoforte e riesce misteriosamente lo stesso a improvvisare su Oh happy day, una scena imbarazzante, imbarazzante perché gli viene tutto ovviamente, e al contempo mi sgrida perché il sushi che ha preparato per me il giorno prima a pranzo l'ho tagliato col coltello sbagliato, cazzo, eppure lo sapevo che quello seghettato era sbagliato, eh, che ci vuoi fare cazzo, eh.

Il chitarrista Django in un angolo fa il sornione come sempre e continua a suonare come se fosse fra gente normale, mentre il coinquilino di #pianistapugliese2, Jigen, pugliese anche lui, vestito mezzo hipster e mezzo gabber nonché mio nuovo corista nell'Altro Coro, quello di paese, si gode tutta la scena e, chiaramente, non può fare altro che ridere.

Andiamo avanti così per troppo poco tempo, poi dobbiamo chiudere prima che scatti l'allarme della scuola.

Prima di lasciarci tutti orgogliosi mi fanno sentire un adorabile tricinium (google it!) che hanno registrato per me prima che arrivassi:

http://www.mediafire.com/listen/g6h1d3vqnm3dm1u/tricinium_blog.mp3

Poi abbraccio #pianistapugliese1, Jigen beve ad una fontana bagnandosi tutta la felpa e io torno a casa, con il cellulare pieno di 3 nuovi giga di video che un giorno convertirò e vi mostrerò e soprattutto senza più alcuna traccia di sonno.



Addendum oggi, ore 12.43

Nel frattempo, anche #pianistapugliese2 pare che voglia ripartire.

Io sto solo faticosamente cercando ignorare il fatto che tutti i miei più cari amici emigrino uno dopo l'altro nel Commonwealth.

Nel dubbio, per il momento mi cucino un uovo emiliano.

venerdì 2 agosto 2013

Cestini di #frutto in una società appena finita dove avere i baffi è di moda

"santo cielo, ma sai quanta gente non ha senso dell'umorismo?"
"lo so, è un disastro"
"un cazzo di disastro"
"proprio."
"ehi, #Mike. Tu invece sei ironico, il tuo stile mi piace"
"questa cosa mi crea problemi"
"non dovrebbe"
"vedi, a forza di essere ironico le persone non capiscono più quando dico sul serio"
"credo che il rischio risieda intrinsecamente nel modo in cui sei ironico"
"l'altro problema è che a volte offendo le persone solo perché dico sinceramente cose per cui non mi offenderei"
"tipo?"
"tipo c'era questa tizia, a 17 anni. Ci uscivo e le ho detto 'mi piacciono i tuoi baffi'."
"ma cosa..."
"era vero"
"..."
"aveva i baffi e lei mi piaceva talmente tanto che per me era come dirle 'di te amo tutto'"
"sì vabbé, ma capisco anche lei però"
"ma era vero"
"che tenero"
"mi piaceva"
"se fossimo in una società dove i baffi sulle donne vanno di moda la cosa non avrebbe urtato alcuna convenzione sociale"
"è che era vero"
"lo so. Bene, ora che abbiamo scoperto a sorpresa che lavoriamo nella stessa #città di X famosa per #frutto dimmi una cosa"
"dimmi, Trantor."
"con tua madre. Nel senso. Come fai a sopravvivere con questa cosa che in settembre a X ovunque è pieno di #frutto?"
"ovunque è #frutto, sì"
"io ne devo comprare chili"
"sì"
"casse."
"sì, sì"
"mia madre non mi fa entrare in casa se non ho in braccio almeno tre cestini di quella roba"
"lo so."
"come fai."
"io?"
"sì."
"è semplice, le dico che #frutto non viene da #città di #frutto"
"..."
"che i contadini di X ci fregano"
"..."
"e che la stagione è appena finita."
"ogni volta che torni a casa? Che la stagione è appena finita?"
"sì."
"sei un maestro."
"lo so."

mercoledì 3 luglio 2013

Maccartismo

"mamma, ci vediamo domani notte. Vado a Verona a sentire Paul McCartney"

Le brillano gli occhi, effettivamente.
Lei che mi aveva passato tutti gli album dei Beatles su n cassette con n tendente a infinito delle quali avevo subito consumato quella con su Octopus's garden.

"vai con i tuoi amici?"
"sì, Pipes, Sofy, Chiara, iWally"
"state attenti"
"certo."
"e salutami Paul!"
"sì, mamma, da lontano"
"certo. Però salutamelo."
"beh, farò come se."
"tu salutamelo."
"... mamma."
"eh beh!"
"..."
"…"
"…"
"…"
"io..."
"ah beh, ovviamente salutami anche i tuoi amici."
"certo, è chiaro."
"è chiaro."
"sì."
"comunque salutami Paul."


Insomma, nel giorno in cui #collegaV (vi ricordate di lui? Chi è - cosa fa - mi manca) era a Verona tutto il pomeriggio a fotografare neumi dell'ottavo secolo nel tentativo (già avvenuto) di riscrivere la storia della musica occidentale andando via con il treno alle 18, io alle 18 arrivavo a Verona in auto sotto la pioggia con un vestito troppo lungo, nessun impermeabile e nessuna maglietta dei Beatles per ascoltare un polistrumentista inglese magrissimo e ancora dopotutto molto scopabile.

Mentre mia madre mi scrive nuovamente affinché io tenga bene a mente la raccomandazione principale della giornata ("baci a Paul") scrivo a quel pistola di #collegaV.

(sms, non whatsapp. V ha ancora un nokia del 2002 in bianco e nero con il muso scrostato e lo cambierà solo perché ha visto che con WA può chattare con le tipe fino a tarda notte, voglio che si sappia).

"#V, ma eri a Verona?"
"sì. Dovevo fotografare dei neumi beneventani in un processionale manoscritto dell'Alto Medioevo di attribuzione geografica incerta ma io credo verosimilmente nonantolana per confrontare la forma del pes subbipuntis vergato dal secondo dei cinque copisti identificati e quella del podatus di ascendenza franca visibile nel manoscritto Modena alfa quattro venticinque, e vedere una tipa."
"io sono in fila per PMcC"
"piove."
"già."
"non serve che dica che nella MIA Mantova c'è il sole, OVVIAMENTE."
"fottiti"
"ahahaha."
"Here comes the sun"
"ah dai, bene. Sono contento! :)"
"... ma no. Cazzo, no. Here comes the sun cazzo, non è che c'è il sole, è una canzone"

Nessuna risposta

"una canzone dei Beatles cazzo!"

Nessuna risposta.

Supero la cosa e mangiamo una pizza sotto la pioggia in fila in piedi tagliandola direttamente sul cartone sostenuto dall'amico iWally con delle posate di carta, poi entriamo in arena e, dopo che il nostro cancello di ingresso è stato chiuso esattamente nel momento in cui ci siamo arrivati davanti costringendoci ad aggiungerci ad un'altra fila per un altro cancello con della gente completamente fuori, ci sediamo.

La verità è che siamo circondati da fauna poco raccomandabile.

1) un rompicazzo fanatico di anni 50, bianco, veneto, con al seguito moglie e una macchina fotografica del menga che ammorba tutti con battute idiote per far sapere che ah, lui sì che se ne intende, so perfino di che anno è Abbey road, me cojoni!
2) un ottantenne in impermeabile marrone (l'impermeabile è degli anni '60) completamente immobile e con lo spirito di una lucertola imbottita di barbiturici esposta al sole invernale
3) una tizia che si è lamentata per tutto il concerto perché si è seduta sull'unico gradino dell'arena con buco e relativa pozzanghera
4) un bambino di 5 anni che conosce a memoria la discografia di Paul McCartney e che quasi subito si mette a discutere con iWally sull'usus scribendi degli Wings nei primi anni '80
5) sempre la solita tizia della pozzanghera che si è scocciata tantissimo quando Paul McCartney ha chiesto al pubblico di cantare Ob-La-Di Ob-La-Da al suo posto ("ma figurati se canto, seeh!").

Ma sopravviviamo anche a questo, anche perché il fatto che PMcC abbia cantato proprio quella sera per la prima volta live in Italia Lovely Rita ossia una delle mie canzoni preferite di quando ero piccola beh, lo considero un grande regalo.

Mi commuovo 5 o 6 volte, non ricordo. 

Saluto Paul da lontano, sotto l'effetto di una sindrome di Stendhal paragonabile solo a quella che mi obbligò a stare 45 minuti davanti ai cavalli di bronzo bizantini conservati nel Museo di S. Marco, prima che mi portassero via sotto minaccia.

Alle 00.23 il motivo degli inspiegabili 200 posti liberi delle ore 18 nel parcheggio interrato vicinissimo all'Arena diviene chiaro, visto che ne usciamo solo alle 01.23 abbruttiti, polemici e litigandoci un pacchetto di chipster.

Un'altra ora viene spesa in coda in circonvallazione o cosa diavolo era, quelle cazzo di luci rosse e gialle, boh.

La vita è bella, comunque; l'ho sempre detto che amici e musica la salvano, anche se iWally è ancora offesissimo perché non sono andata con lui a sentire Springsteen.

Ma insomma, si fa quel che si può.

sabato 11 maggio 2013

Il treno ha fischiato (niente di che, davvero)

Siccome quello #pugliese e quello #calabro non bastano questa è la storia di #pianistaRomano.


E' riccio come #pugliese, più basso di #calabro e meno compagnone. Non è bello.
Non l'ho mai visto senza camicia, ha gli occhi intelligenti, gli piace raccontare.

E' il terzo giovane pianista migliore al mondo, ha 26 anni e insegna in conservatorio in #grande isola; ha vissuto in Olanda, fa concerti in tutto il mondo e non sta matematicamente più di 5 giorni nello stesso posto.

Ogni volta che viaggia dimentica un capo di vestiario in un taxi, o nella mia auto.

Siccome ha perso un aereo, è dalle mie parti e vuole approfittare della mattinata per studiare su di un pianoforte mezza coda alle 22.34 del 30 aprile mi telefona, chiedendomi se posso aprirgli la scuola di musica il mattino dopo.

"certo, amico mio. A che ora arrivi a #mioPaesucolo?"
"9."
"...hh."
"scusa."
"tranquillo."
"ti rovino il Primo maggio"
"non importa, tranquillo. Alle 11 faccio comunque lezione"
"bel Primo maggio"
"già. A che ora vai via?"
"riparto alle 15.41 per Milano"
"ok, io e #cugina Lurker Lucy - che è ospite da me - prendiamo lo stesso treno e ci fermiamo a #città per un giro. Dove hai l'aereo?"
"boh."
"come boh?"
"o Linate o Malpensa, chi si ricorda"
"proprio uguale"
"no, ma tranquilla. Vedrò domani, ho tempo. Mi arrangio."
"..."

Insomma la mattina dopo arriva, il treno è in ritardo io sono in ritardo quindi lo rintraccio faticosamente al bar "Puccio" della via della stazione con la sua camicia a quadretti, un bombolone e 7 baffi di cioccolato sulle guance mentre è impegnato in amabile conversazione con accento romano con il coloratissimo gestore campano "Sabatino".

Lo lascio quindi al suo destino al mezza coda della scuola in vista di non so quale concerto importantissimo in Russia, corro a far lezione di solfeggio e alle 12 torno da #cugina Lurker Lucy, la quale nel frattempo ha potuto godere dei privilegi di una di quelle giornate in cui gli altri di solito riposano. Tipo dormire.


Ore 15.20, in macchina, io #romano e Lurker Lucy andiamo tutti in stazione

"sei riuscito a studiare bene?"
"sì benissimo, grazie Trantor"
"e quindi sei proprio pianista di lavoro?"
"sì, infatti"
"che bravo. Quindi avrai studiato solo quello"
"mah, ho anche una lauretta, ma robetta"
"ah dai! Complimenti, cavolo!"
"no, è robetta. Solo una triennale, niente di che."
"a me veramente risulta che tu sia laureato con la lode"
"sì, ma niente di che, davvero!"
"beh, e in cosa ti sei laureato?"
"fisica."
"..."


Ore 15.30, siamo sul binario

"ho fame. Vado a prendermi un trancio di pizza al bar qui nella via"
"..."
"il treno è ai 40, lo sai, vero?"
"sì sì, non preoccuparti. Torno subito."
"ok."
"ok."



Ore 15.34

np.

Ore 15.35

np.

Ore 15.36

np.

Ore 15.37

Il treno per la prima volta nella storia della repubblica viene annunciato in orario.

Ore 15.38

"ma dove cazzo è"
"ma cosa..."
"ma, e le sue valigie?!"
"se lo perde che facciamo?"
"ha un aereo a Milano Dio santo"
"se lo perde salta il concerto in Russia"
"non sa neanche se a Linate o Malpensa"
"il prossimo treno è tra un'ora"
"dove cazzo…"
"ma cazzo!"
"cazzo!"

e simili.


Alle 15.39 e 35 secondi un puntino riccio con un oscuro cartone bianco di dimensioni approssimate 40x40x7 cm in mano compare alla distanza di circa 700 metri in avvicinamento a velocità costante.

Alle 15.40 e 22 secondi, proprio mentre il treno ferma al binario, mentre Lurker Lucy sta ridendo di gusto e mentre io sono divorata dall'ansia #romano sudatissimo si butta sul binario, raccoglie al volo il trolley e salta sul predellino, contemporaneamente ringraziando perché gli sto tenendo il maglione e la borsa e commentando stupito "quello che non capisco è perché non ha fischiatooo!".


2 minuti e 4 settimane di vita in meno dopo, sul treno.

Lui apre il cartone con la pizza fumante con lo sguardo di Yoghi davanti a un cestino del pranzo dimenticato da un senatore democratico in una radura di Yellowstone, Lurker Lucy lo guarda sorniona e io non ho ancora deciso se sciogliermi i capelli.

"credevo che fischiasse, cazzo"
"?"
"..."
"facevo affidamento su quello, se avesse fischiato avrei saputo che stava entrando in stazione"
"mica sempre fischia, sai"
"ma poi scusa, anche se avesse fischiato entrando in stazione non avresti comunque avuto il tempo di prendere la pizza e fare 700 metri di corsa"
"era psicologico"
"ah."
"..."
"alle 15.30 vado al bar, alle 15.31 ordino, alle 15.32 Sabati' inizia a fare la pizza, alle 15.36 è pronta, alle 15.37 pago, alle 15.38 corro, alle 15.40 il treno fischia rassicurandomi mentre arrivo sul binario e saliamo tutti e 3 sul regionale come da programma"
"sei proprio un fisico" 
"lo so"
"non mi aspettavo ti facesse la pizza vera, però."
"e io che non fischiasse."

E' ancora il Primo maggio, dopotutto. Guardo fuori dal finestrino e stringo gli occhi per la luce.

"il treno ha fischiato, Pirandello"
[#romano sbocconcella la margherita con gusto ma più educatamente del previsto] "mmh?"
"Il treno ha fischiato, è una novella di Pirandello"
"ah."
"..."
"solo che lui non viaggiava mai"
"eh?"
"il protagonista. Stava sempre chiuso in casa o in ufficio, e non viaggiava mai"
"poi una sera sente il fischio del treno e cambia tutto"
"e poi esce?"
"no."
"..."
"il contrario di te"
"il contrario di me"
"il contrario di te."

Sorridiamo come tre idioti seduti in un frutteto dello Utah.

Lui alle 15.46 è già a metà della margherita, sorride soddisfatto ma gli si sente cervello ronzare.

"insomma, io pensavo che fischiasse."

venerdì 3 maggio 2013

Riconoscere chi si è lavato i capelli e perché

"ma com'è, fra etero?"

#bassoG. mette giù il calice di lambrusco e si arrotola le maniche della camicia, io invece mi passo le dita fra i capelli lavati ieri e guardo in alto, verso i tigli.

"com'è provarci fra di noi, dici?"
"esatto"
"..."
"non saprei"

C'è vento. E' molto dopo mezzanotte, ma fuori ai tavolini si sta ancora bene.
La prova col coro mi ha svegliata, anche se sbadiglio.

#bassoG. sorseggia il lambrusco, #tenoreOne ci guarda divertito e aspetta una risposta.

"mm non lo so, dipende"
"a volte succede subito, a volte no"
"a volte si è prima amici, e allora è un casino"
"se si è amici è davvero un casino"
"a me ad esempio non è mai capitato di stare con persone conosciute lì per lì"
"davvero? A me sì"
"a me no, erano tutte mie amiche quelle che mi piacevano"
"un fottuto casino"
"un fottuto casino."
"ma tipo, se ce ne fosse una che ti piace"
"sì"
"cosa faresti?"
"mah, le manderei un messaggio esplorativo su facebook"
"fai bene a non perdere tempo, G"
"dici?"
"sì, abbiamo 30 anni, inutile cincischiare. Se una ti piace e ti sembra che ricambi diglielo, provaci. Se va male hai risparmiato tempo, se va bene hai guadagnato tempo"
"già, il tempo"
"il tempo"
"il tempo, già."
"già."

Due ubriachi urlano nel vicolo, il cameriere ha già rotto i maroni con le sue battute da hipster barbuto.

"il punto è capire i segnali"
"le donne di solito li mandano"
"sempre?"
"beh, se è interessata a te senz'altro. A esempio, quando uscite si vestirà bene"
"m."
"e si sarà lavata i capelli"
"ah!"
"senz'altro, te lo garantisco"
"e come faccio a capirlo?"
"come fai a capire cosa, scusa?"
"se si è lavata i capelli!"
"..."
"..."
"..."
"beh no cioè, certo che lo so, era una battuta, ahahah!"
"...ah"
"ahahah!"
"ahahah."
"ah-ah."
"..."
"..."
"..."
"no, seriamente. Come si fa?"
"G, mi spaventi."
"dimmelo."
"tipo sono fini, e profumano. Io, ad esempio, quando me li lavo li lascio asciugare legati e..."
"perché?"
"perché non sono capace di farmi la piega dietro. Insomma comunque sono bagnati e li lego, ok?"
"ok"
"ok. E poi?"

Mi guardano come due bambini incantati allo zoo di Berlino.

"quando sono con uno che mi piace li slego"
"..."
"..."

Un'ambulanza.
#bassoG. controlla i messaggi su facebook, io decido di lasciarmi crescere i capelli.

"a volte nessuno dei due ricorda chi ha iniziato a provarci"
"sì"
"succede quando ci si piace davvero, entrambi"
"sì, è così"
"allora viene tutto così facile, così veloce"
"succede e basta"
"io non riesco a fare i giochetti, mi piace essere franca"
"io subisco un po' il fascino delle fighe di legno, invece"
"io forse sbaglio, ma non ce la faccio a non essere sincera fin da subito"
"anche io probabilmente sbaglio"
"forse io ho sempre sbagliato"
"forse anche io ho sempre sbagliato."

#tenoreOne sorride beffardo come al solito, affogando una patatina nel ketchup.

"quindi è a cazzo, mi sembra di capire"
"alla cazzo, sì"
"lo sospettavo"
"effettivamente"
"alla cazzo?"
"alla cazzo"
"proprio a caso"
"alla cazzo"
"alla cazzo."

sabato 9 febbraio 2013

Trie palle #1

"uella!"
"uella, Trantor!"
"andiamo a giocare a biliardo stasera?"
"..."
"dài!"
"guarda che non gioco da quando ero al liceo"
"io faccio schifo pure, cosa credi"
"lo sai che lo adoro, maledetta"
"lo adoro anche io, ciò basta"
"ma dove andiamo?"
"conosco io un posto"
"uhm. Ci vedranno?"
"no, è una luunga fila di tavoli e noi ci mettiamo in fondo, confondendoci con le pareti"
"..."
"..."
"sei proprio sicura che non ci vedranno"
"certo"
"non voglio che mi vedano mentre rigo il panno verde"
"smettila. Con le regole siamo a posto?"
"sì sì, so tutto io. Stecca?"
"stecca. O snooker, ma è impossibile che abbiano i tavoli"
"allora stecca. E sia"
"e sia sì, per dio."
"yea."

Constatato che la sala contenente la luunga fila di biliardi, bowling, lasergame e altre amenità a cui non gioca mai nessuno esiste ancora da due anni a questa parte, entriamo.

Constatato che dietro il bancone la tizia che dà i tavoli è una slava con accento modenese, prendiamo un tavolo.

"vorremmo un tavolo all'italiano, per favore"
"italiano?"
"stecca"
"stecka?"
"..."
"..."
"non carambola."
"ah, ok. Trie palle."
"...sì. Tre palle."
"là in fuondo."
"..."

Prendo il vassoietto con le tre palle e i birilli con la faccia di un dalmata a cui hanno appena versato molto ciappi nella ciotola.

Constatato che il tavolo dell'italiano (quello con i 5 birilli e senza buche, per capirci, miei cari) consiste in un tavolo che nel '500 forse era da snooker ma con le buche strette, 8 bruciature di sigaretta sangue di un soldato di Agincourt dna di dodo e 14 strappi nel panno verde, torno dalla tizia slava.

"senta, ma noi volevamo giocare all'italiano. Ci serve il tavolo senza buche"
"sienza buche?"
"senza buche, sì"
"... beh, non c'è."
"questo lo vedo. Ma pensavo ce ne fosse un altro magari in un'altra sta..."
"no no, non c'è. Ah ma però c'era."
"ah che consolazione. E dov'è andato?"
"buttato via. Han fatto puosto a quella saletta là e l'han tolto"
"e nella saletta cosa c'è, mia adorabile urala donzella?"
"slot machines."
"AH."

Constatato che l'inserimento della saletta di slot machines ha comportato che tra il fianco sud del tavolo dell'italiano con buche strette e il muro ci siano tipo 50 centimetri, rendendo quindi impossibile giocare qualsiasi [quinto emendamento] palla se non tenendo la stecca inclinata a 45 gradi, e già io non vinco se non per caso figurarsi poi se devo giocare così, ci accontentiamo del DNA di dodo e cominciamo.

No, non ho vinto: ma ho vinto in Inghilterra a palla-8, 3-0, contro #collegaV. L'avrete.

Intanto guardatevi Mark Selby, tipo.

mercoledì 6 febbraio 2013

Fallo

"pronto?"
"ueila Trantor carissimaaaaaaaa"
"ciao Formigo!"
"ciao. Allora, come va con #lui?"
"benissimo, ci esco e mi diverto un sacco"
"oh bene. Usi una protezione, vero?"
"..."
"intendo, ce lo metti, vero?"
"..."
"..."
"..."
"..."
"m..."
"mi stai dicendo che non usi una protezione?! Che lo fai così?"
"guarda che sto attenta cazzo, mica ho 13 anni"
"tu sei pazza"
"boh, c'è il brivido della cosa"
"senti, devi usarlo. Non azzardarti a farlo ancora senza. E una volta che ne metti uno, non toglierlo cazzo, hai capito?, non toglierlo"
"ok"
"non toglierlo ho detto!"
"insomma va bene!"
"posso stare tranquillo?"
"ma sì"
"sì?"
"sì."
"ma sì?"
"ma sì"
"ma s..."
"che due maroni, Formigo"
"voglio che tu abbia capito, se succede qualcosa poi sono cazzi amari"
"lo so meglio di te"
"mm. Non è che fra tre mesi mi telefoni in lacrime"
"no-o"
"...ok. Meglio essere sicuri"
"certo"
"io, ad esempio, giro sempre con 2 o 3 di quelli"
"sì, Formigo"
"costano, ma è meglio prevenire"
"lo so, Formigo."
"allora fallo"
"d'accordo"
"promesso?"
"promesso."
"bene"
"bene."
"ciao"
"ciao."
"fallo"
"ciao."
clic.

A volte, quando si parla di filtri UV da avvitare per sicurezza sui nuovi obiettivi Nikkor con lente particolarmente esposta, Formigo sembra mia madre.




(scusate la latitanza, ma Deo gracias Anglia!)

domenica 20 gennaio 2013

Stalking cantata

Aperitivo con vecchio compagno di studi, #One.

"hai più sentito #lui?"
"quello che mi piaceva da morire e mi ha piantato con un discorso del cazzo dopo essersi scopato l'ex?"
"esatto"
"che stronzo. No"
"meglio così"
"cioè, sentito. Beh, in un certo senso."
"…?"
"l'altro giorno l'ho richiamato."
"non dove…"
"aspetta. Sai che odia i toni alti, no? Odia gli acuti, le frequenze alte, gli squilli telefonici"
"sì"
"come tu odi i rebbi della forchetta che strisciano sulla tovaglia"
"sì, sì. E allora?"
"beh. L'ho chiamato 27 volte, tipo"
"…"
"sapevo che era a casa"
"…"
"gli ho fatto 20, 30 squilli di 3, 4 secondi l'uno"
"…"
"sul telefono di casa"
"…"
"ho fatto così tutto il pomeriggio"
"…"
"mettevo giù prima che rispondesse, poi lasciavo passare 3 minuti e di nuovo squillo"
"…"
"lo odia!"
"…"
"lo so che non si dovrebbe fare, dopotutto non sono mica vendicativo."
"…"
"che diamine, io mi occupo di tradizione manoscritta nella cantata profana del secondo Seicento!"
"hai tutta la mia stima, per questo"
"per gli squilli?"
"per la cantata profana del secondo Seicento"
"mi rendo conto che non sia ortodosso, ma mi ha dato soddisfazione"
"la cantata profana del secondo Seicento?"
"anche."
"oh la cantata profana del secondo Seicento anche a me, sempre"
"mi rendo conto che non sia bello da fare, ma mi è piaciuto"
"già."
"ora sono a posto, mi sono vendicato, con #lui ho chiuso. Trovi sia stato infantile?"
"d'altra parte lui era uno stronzo."
"già."

mercoledì 16 gennaio 2013

The Mantova files (aka Tanti vestiti grigi)

Prima di Natale, come annunciato, sono andata a trovare #collegaV nella sua Mantova.

Lo sapete, a settembre è emigrato in un college di Cambridge e per tre anni rimarrà là.

Più che due amici che si ritrovano sembravamo due Woody Allen che giravano a braccetto sotto i portici parlando tipo così, come se lui sapesse chi è Woody Allen, ovviamente (cazzo, guarda solo i film di Mel Brooks e quelli di Harry Potter. Comunque).

Il nonsense non mi ha perforato l'esofago unicamente perché ormai sia io che lui ci siamo da tempo assuefatti, ma in un paio di momenti siamo stati a un passo dal metterci a parlare di delfini blu, cosa che comunque funziona sempre in molte situazioni, ricordatelo sempre!

Infine, credo sia rilevante il fatto che io non abbia scattato nemmeno una fotografia.
Ma non so, non c'era bisogno.
Terremo i ricordi della giornata per noi.

Oppure c'era una bruttissima luce.


ore 13.45, a pranzo in un'osteria tipica

"non posso non prendere i ravioli in brodo!"
"infatti non potresti, a dire il vero. Comunque chiuderò un occhio perché sei tu."
"che dia..."
"sarebbe un piatto da uomini. Un tempo prendevano la scodella, correggevano il brodo col lambrusco, si mettevano contro il muro e lo mangiavano così. Solo gli uomini, ovviamente."
"ma io sono un uomo. Per 2 o 3 versi, almeno"
"vero. Ok allora prendilo."
"poi me lo correggi tu col lambrusco"
"ma non eri quasi aste..."
"correggimelo col lambrusco ho detto!"
"non ti riconosco più"
"nemmeno io."
"di secondo?"
"scegli tu quello che vuoi"
"dividiamoci uno stracotto con polenta. Ah no cazzo, costa 10 euro!"
"e allora?"
"nonononono, non posso chiederti questo, nonononono, costa troppo cazzo, nonononono, sarebbe ingiusto da parte mia approfittare!, nonononono."
"lo sai che oggi offro i..."
"allora sì."
"..."
"..."
"io invece ti riconosco benissimo"
"lo so. Ma tu bevi."


ore 14.12

"dai raccontami ancora dei tuoi compagni di dottorato"
"potresti smettere di parlare con accento milanese?"
"ah ti dà fastidio?"
"questa t'è uscita mantovana"
"è imponderabile"
"cazzo scegline uno"
"cremonese?"
"non t'azzardare."
"è imponderabile"
"..."


ore 14.35

"ma veramente alle cene del college dovete vestirvi con il mantello tipo Harry Potter?"
"con la nostra meravigliosa e adorabile traditional gown, vorrai dire."
"puoi smettere di tirartela 5 secondi?"
"no."
"fammi bere il caffé almeno"
"te l'ho già detto che il mio college è il migliore d'Inghilte..."
"smettila. Ma quindi alle formal halls bisogna venire vestiti eleganti?"
"sure"
[occhi] "mi porti?"
"certo! Quando verrai, quindi, non dovrai fare altro che vestirti come ti vesti sempre tu :)"
"pciù. Ma quindi, nessuna indicazione particolare?"
"no."
"nessun riferimento?"
"no."
"niente niente niente? Tanto per orientarsi"
"no."
"ma tipo?"
"tipo cosa?"
"ci sarà bene"
"cosa."
"tipo come"
"tipo come cosa"
"tipo come qualche linea guida cazzo"
"ma tipo come qualche linea guida cosa, cazzo!"
"insomma ci sarà bene un'etichetta anche per gli ospiti!"
"ma cosa..."
"cazzo!"
"cosa!"
"cosa cazzo!"
"ma che ca..."
"insomma tipo la gonna corta non mi dirai che va bene, e già escludo mezzo armadio!"
"cazzo, tu vestiti normale"
"mi viene da piangere"
"passami il lambrusco."
"...uff."
"...uffff."
"..."
"..."
"..."
"...cioé, tipo. Ora che ci penso. Ecco, magari non colorata."
"scusa?!"
"non rossa"
"che diavolo..."
"non rosa shocking come fai tu! Non verde, non viola, non giallo canarino, non arancio blogger, non con quel maledetto qipao con fiori blu alberi di ciliegio e fenici d'oro, Dio santo!"
"e tu cosa cavolo aspettavi a dirmelo, maledetto #sifone"
"NON VENIRE VESTITA DI ROSSO"
"che paese del *"
"vieni con tanti vestiti grigi."
"che paese del *"
"color fumo di Londra, ce la puoi fare"
"che paese del *."
"sì."


ore 15.07, sotto i portici

"... ed è uno scandalo!, lo scorso capodanno ho visto dei ragazzini che buttavano dei petardi vicino la basilica romanica di san Lorenzo e blablablabla!, trovo inammissibile che la poliblablabl..."


ore 16.34, in caffetteria

"che fai il 31?"
"niente. Tu?"
"niente."
"potrei sempre passarlo con #tizia, ma riflettevo"
"cosa."
"non sono, fondamentalmente, del tutto sicuro che lo prenda in bo..."
"non è decisamente il tipo"
"allora anche tu hai avuto la stessa impressione...!"
"figurati se è una che [quinto emendamento]!"
"allora boh."
"quindi non farai niente"
"probabilmente no."
"..."
"..."
"dai, portami in quella chiesa."
"sì, entriamo in quella chiesa."


ore 16.52, entrando in san Lorenzo

"... ed è uno scandalo!, lo scorso capodanno ho visto dei ragazzini che buttavano dei petardi vicino la basilica romanica di san Lorenzo e blablablabla!, trovo inammissibile che la poliblablabl..."


ore 16.56, al custode di san Lorenzo

"... ed è uno scandalo!, lo scorso capodanno ho visto dei ragazzini che buttavano dei petardi vicino la basilica romanica di san Lorenzo e blablablabla!, trovo inammissibile che la poliblablabl..."


ore 17.04

"questa è la basilica di san #tizio?"
"brava. Vuoi entrare?"
"non è un po' tarda, per noi?"
"sì, infatti. Barocco. No, non entriamo."
"no no no no. Portami via"
"assolutamente"
"andiamo via!"
"presto"
"via!"
"ora"
"dammi la mano"
"non voltarti"
"scappa"
"corri!"


ore 17.34, con una conoscente incontrata per caso

"... ed è uno scandalo!, lo scorso capodanno ho visto dei ragazzini che buttavano dei petardi vicino la basilica romanica di san Lorenzo e blablablabla!, trovo inammissibile che la poliblablabl..."


ore 18.32

"anche a te capita di vedere le grate dei vecchi tombini in marmo ed essere assalito dalla folle certezza che il tuo iphone ci cadrà sicuramente?"
"io ultimamente ho la para del portafoglio, chiudendolo e mettendolo in tasca lo tengo strettissimo e lo giro solo in senso antiorario perché altrimenti so che uscirà la carta di credito"
"e finirà nel tombino"
"già."
"già."
"già."


ore 19.14

"e quindi lei blablabla e poi blablabla, ma io non mi sento convinto di blablab..."
"..."
"e dopo che le ho scritto allora lei blablabl..."
"..."
"... cazzo ma mi stai ascoltando o no?!"
"ma sì, ma sì"
"cazzo passano due cani al guinzaglio e ti distrai come un cocker davanti al ciappi"
"ho solo guardato un attimo i cani ma ti ascoltavo benissimo, le tue ultime parole sono state blablabl..."
"lascia stare quei f*ttuti cani!"
"ok dio santo!"
"dio santo"
"...uff."
"allora, dicevamo."
"dai, finisci."
"..."
"allora lei cosa?"
"..."
"tu le hai scritto e lei allora cosa."
"mm."
"cosa?"
"non mi ricordo."
"ehi ma quello non è un piccolo adorabile basso..."
"basta"
"ti vengo a trovare in febbraio"
"ok."
"ok."
"non ci vediamo più, quindi?"
"no."
"allora abbracciami."
"sì."
"..."
"..."
"ti voglio bene"
"sì, anche io"
"sì."
"..."
"ci vediamo presto"
"sì"
"e non vestirti di rosso."

martedì 8 gennaio 2013

Madeline Kahn e Mel Brooks (ho i capelli rossi, a Milano)

L'altro giorno, quasi per caso, sono passata da Milano.

Nel pomeriggio, quasi per caso, ci siamo trovati io, #collegaV - che quasi per caso anche lui quel giorno era a Milano, prima di ripartire per l'Inghilterra -, Mika Ela che no, non si può dire che fosse a Milano per caso e Valeren, il dittatore del mondo, il quale invece era a Milano per prendersi un vasetto di funghi.

(Il fatto che io fossi a Milano per caso si riferisce a trenitalia).

#collegaV è elegantissimo, come sempre: cravatta verde, giacca e cappello da A qualcuno piace caldo, cosa che Valeren si ostina a non capire ed a considerare f*ttutamente anziano.

Solo che Valeren tiene il giaccone sulla spalla e gira con una maglietta a mezze maniche.
In gennaio.
A Milano.

All'obiezione "veramente non sei nella posizione per commentare alcunché" risponde "fa un f*tutto caldo, qui.", poi "tu hai più capelli bianchi di me", "io almeno non sono nato nel '700 e non studio sgorbietti su papiro" e allora niente, basta, che vuoi farci, niente.

Prendiamo un caffè e salutiamo dunque #collegaV, il quale scappa ad un convegno di musicologia - fa sempre così, il martedì pomeriggio, da anni - e salutiamo anche Mika Ela, alla quale affido un prezioso sacchetto di pappardelle al tartufo perché ne abbia cura e lo faccia studiare all'università, un giorno.

Rimaniamo quindi in due, e allora Valeren, il dittatore del mondo, in maglietta estiva e giacca sulle spalle mi porta in giro per Milano.


Chiede educatamente se per caso volessi fare shopping, registra il mio cortese diniego se mi induci in tentazione ti ammazzo con un bastone con invisibile ma tangibile approvazione, e intanto il sole filtra fra gli alberi che occultano Villa Reale.

E' una bella giornata, non fa freddo; c'è una splendida luce per fotografare, le foglie e i miei capelli diventano rossi, i parchi sono pieni di pozzanghere e tutti conoscono S. Babila, ma nessuno vede S. Babila!

Mi soffio il naso e il piombo è nero per davvero, però vediamo un vecchio naviglio diventato giardino che conoscono solo i milanesi che si perdono. Oltre a Salvatores, ovviamente.

E a Valeren, che ci portava le ragazze.

Non mi sono ancora messa i guanti, è gennaio, fa freddo, e invece non fa freddo.
Luce.

Un puttanone su Toyota imbocca sgasando una rotonda contromano, poi si butta su corso Buenos Aires senza guardare.

Non fa freddo, la luce filtra anche fra i capelli di Valeren e lui mi racconta le vere storie dei palazzi di Milano, di un vetraio povero morto ricco e cocainomane grazie a questo, e dei quartieri di cemento intorno a Centrale; io fotografo e ascolto, felice.

Non ho ancora messo i guanti, ed è pieno di cani.

Valeren: "beh dai, #collegaV si veste come un bancario del Minnesota nel '600 ma l'ho trovato bene. Si vede che è felice. Evidentemente a Cambridge si sta bene"
"già."
"tu stai bene?"
"ma certo!"
"piantala. E' assolutamente, incontestabilmente e inequivocabilmente chiaro che ti manca da morire"
"si vede tanto?"
"se si vede tanto? Eh, ragazza mia."
"%£$&*h."
"lo so, lo so. E' così. Dopotutto, ti è venuta a mancare la tua spalla comica."


Sì, è vero che i mesi passano più veloci del previsto e che c'è Ryanair, e che sarebbe stato molto peggio se il dottorato #collegaV l'avesse vinto in Colombia, in Australia con quell'altro o nello Utah, senza centri storici.

Ma io sono Stanlio, e Ollio è appena emigrato nel Commonwealth.

sabato 22 dicembre 2012

La corrente del golfo è chiaramente sempre stata una bufala

"e senti, c'è freddo?"
"no, l'inverno è più mite"
"non dire cazzate!"
"ti giuro"
"non ci credo. Dite tutti così per spingerci a venire a trovarvi con il Parmigiano nella borsa"
"in effetti non c'è caldo"
"di' piuttosto che c'è un freddo fottuto"
"insomma, non c'è caldo."
"piantala con queste litoti del *!"
"[omissis]"
"e senti, piove?"
"...non tutti i minuti."
"per un attimo ho creduto dicessi giorni"
"..."
"..."
"no. Intendevo dire che non piove proprio tutti i minuti"
"oh figata, eh"
"che ci vuoi fare"
"figa?"
"tutte troppo piccole, o troppo grandi"
"nel senso che le fighe sono proprio troppo piccole, o troppo grandi."
"no."
"ti eri sbarbato"
"era per cuccare"
"non era per fingerti dottorando ggiovine appena uscito dalla specialistica?"
"esatto."
"e funziona?"
"no."
"ora hai di nuovo la barba"
"tiene caldo"
"mi piace di più"
"lo so."
"ma stai bene?
"mai stato meglio"
":)"
"e tu dormi?"
"no"
"ma stai bene"
"è un'affermazione?"
[guarda nel vuoto] "l'altro dottorando in musicologia oltre a me studia la musica dei videogiochi"
"stai scherzando"
"no"
"ma che cazzo...?!"
"dopo il concerto c'è il rinfresco?"
"sì."
"ti voglio bene."
"lo so."

#collegaV è rientrato per Natale dalle terre della regina in cui abiterà per i prossimi tre anni causa dottorato.

E' dunque rientrato ed è subito venuto a cantare fra i tenori del mio coro di sparaventose.

Ci siamo incontrati in circonvallazione e abbiamo iniziato a salutarci a 90 metri di distanza, dopodiché è stato come se non fosse mai andato via.

Domani lo vado a trovare a Mantova, se non torno vuol dire che il nonsense mi ha perforato l'esofago.

lunedì 26 novembre 2012

Sposare Woody Allen

"stasera facciamo la carne?"
"ok. Olio o burro?"
"tu cosa preferisci, Trantor?"
"scegli tu, è uguale per me"
"l'olio è più sano, ma il burro è più buono"
"scegli tu, siamo tutti e due ma..."
"..."
"..."
"..."
"..."
"entrambi."
"per non sbagliare."
"per non sbagliare."

Poi rimescola il sugo nell'altra pentola, l'assaggia e mi passa il cucchiaio di legno con la naturalezza di Tootsie (sotto probabilmente c'è Stephen Bishop, ma nessuno dei due fa finta di essere qualcun altro).

E' poi così rilassante scambiarsi continuamente il cellulare commentando le foto di avvenenti attori uomini, essendo entrambi interessati alla stessa metà del cielo, e farlo in pigiama senza alcun equivoco.

Non c'è bisogno di decidere chi lava i piatti e chi cucina, tutto viene molto naturale, senza nemmeno doverlo dire - anche se ho trovato molto difficile non fare polemica quando ha cercato di convincermi che il principe Harry sia fighissimo, quando è invece evidente che sembra un fax di topo gigio venuto male, tra l'altro inglese.

Vede che penso e ho il viso tirato, allora mi racconta di lui, di quando comprò il pianoforte da piccolo e di come fu il giorno più bello della sua vita e di tutte le sue storie, poi disquisiamo di etimologia russa, tentiamo di allestire una raccapricciante conversazione in tedesco (lui è alla lezione 25 su 100 di questo, io l'ho studiato per anni e ora non saprei più nemmeno ordinare una pizza) e infine ricominciamo a passarci foto di Kiefer Sutherland, il che probabilmente era ed è l'unica cosa saggia da fare.

Il fatto è che l'altro giorno ho finito di catalogare più di mille libri antichi nella biblioteca di #PaesucoloBoscoso, e anche se sono contenta e sollevata di non fare più 90 km per 2 per andarci 3 giorni a settimana un po' mi dispiace.

A volte dormivo nella casa in affitto di #collegaM, il piemontese, un maniaco dei dolci più magro di me che parla russo, suona Rachmaninov, ascolta i Metallica mentre cataloga e detesta Woody Allen, mentre io di dolce tollero solo sfogliatine e cioccolato fondente, suonavo Debussy, mentre catalogo ascolto i Lunasa e Woody Allen lo sposerei (e divorzierei per sentire le sue battute in tribunale).

Ora lavorerò a tempo pieno solo nella biblioteca dei pazzi di conservatorio, ma i funghi in vasetto di #PaesucoloBoscoso, M e l'adorabile capo-bibliotecaria che ha un blog di cucina, va dal parrucchiere per sé e non per gli altri ed è senz'altro più efficiente di Hal 9000 son già lì che mi mancano.

domenica 4 novembre 2012

Scenes from an italian restaurant #2. aka Delfini blu, the cap was on the table, logica formale, rezdore

Puntata #2 dei tentativi di festeggiamento/saluto a #collegaV, amico di vecchia data e collega di lavoro fino a poco tempo fa, il quale andrà in Inghilterra e ci starà per 3 anni.


Qui la puntata #1, in cui litighiamo cortesemente con un tragattino che vende manoscritti miniati senza saperli datare e la #3, in cui gozzovigliamo con i coristi, i camerieri ci odiano e l'impero colpisce ancora.


ore 20.30

Onde festeggiare ci rechiamo nella tranquilla #cittadina di D., ove consumeremo gnocco fritto, tigelle, salumi, lambrusco e lardo in conchetta ascoltandoci un concerto di musica tradizionale.

E' una specie di sagra, con tavoli alla buona, tipiche rezdore emiliane che servono ai tavoli, clima da festa dell'Unità.

Siamo io, #collegaV, l'altra #collegaT che lavora con me nella biblioteca dei pazzi di conservatorio, cugina Lurker Lucy, mrBlueSky e una sesta persona portata da V, l'inquietante Amphibius.


ore 21.07

Per un po' niente da segnalare, se non che mangiamo come scemi e, come spesso succede in questi casi, io e V iniziamo a litigarci la Nikon fotografandoci col macro le scarpe.

E' probabilmente per reazione a tutto questo che mrBlueSky prende il quadernino da cronista e si mette a fare ad Amphibius una serie interminabile di domande di lavoro, di fatto uscendo entrambi dall'universo conosciuto.


ore 21.56

"Amphibius"
"dimmi Trantor."
"mi passi l'acqua, per favore?"
"sai, di giovedì adoro trovare nelle bottiglie uno sciame di delfini blu"
"..."
"ce ne sono sempre così tanti"
"..."
"solo il giovedì, però"
"..."
"a volte escono allo stato brado, bisogna poi stare molto attenti a non calpestarli"
"io volevo semplicemente l'a..."
"solo che sono scivolosi, i delfini blu"
"..."
"maledettamente furbi"
"..."
"alcuni poi ti confondono con abili battute sarcastiche"
"..."
"non si fanno prendere"
"non sono scemi, vorrei che tu te ne rendessi conto."
"lo so, V me lo ripete costanteme..."
"ne ho visto uno l'altro giorno (mi passi l'acqua per favore?), faceva gpl prima di me e mi ha pure fatto i fari mentre usciva (l'acqua, grazie)"
"..."
"solo che io poi gli ho suonato cazzo, (l'acqua), lui è blu, mica può permettersi! (sì basta che la prendi in mano e me la passi, da bravo)"
"in effetti fanno così"
"se escono dalle bottiglie, sì (l'acqua.)"
"..."
"oddio guarda quello, è enorme!"
"..."
"lo vedi o non lo vedi?! Si acquatta dietro i pla..."
"...ti passo l'acqua."
"ecco, sì."
"..."


ore 22.34

Non è chiaro cosa abbia spinto la tipica rezdora emiliana in quel momento intenta nello sparecchiamento del tavolo a considerare il tappo della mia Nikon lì, da solo, un oggetto nemico.

Nell'ignoranza generale del fatto ella considerava dunque l'inutile orpello alla stregua delle bucce di salame scartate da #collegaV, dei vuoti di lambrusco seccati da #collegaV, e anche dei 354 mozziconi di sigaretta abbandonati morti da #collegaV, buttando quindi il tutto in un ridente pattume.

#collegaT, l'unica che sgomenta si è accorta della cosa, ritiene indispensabile lasciare passare 4 minuti e 22 secondi prima di agire.

La scena seguente vede 5 persone rovistare febbrilmente nel cesto del pattume passandosi l'un l'altra piatti sporchi di mostarda e avanzi sbocconcellati di tigelle grondanti lardo, 5 persone di cui una particolarmente scurrile e un'altra particolarmente sarcastica.

Amphibius finisce con calma di rollarsi la sigaretta, l'accende, assiste interessato alla scena come un biologo di Atlanta assiste il martedì all'accoppiamento delle amebe e considera molto più utile continuare ad analizzare la cosa sotto l'aspetto epistemologico.


ore 22.51

La rezdora sparecchiatrice, informata del tragico fatto, reagisce con gli occhi a palla e un irrefutabile "ma era sul tavolo!", affermazione che ha come conseguenza immediata lo scatenarsi di un acceso e insopportabile dibattito di logica formale, sempre fra la persona scurrile e la persona sarcastica.

L'unico modo per risolvere la questione senza insultare troppo spesso san tommaso ("santo cielo, che idiota") è recarsi sul retro della sagra e scaraventare tutto il pattume, che per la cronaca consisteva in un cesto più alto di me.

Comunque ritroviamo il tappo, puliamo, informiamo la rezdora del lieto fine e siamo costretti ad annotare nuovamente che sì, l'inutile tappo di un obiettivo Nikon che costa tipo 170 euro "dopotutto era sul tavolo".


ore 00.35

Dopo ore di ridicole obiezioni convinco #collegaV a non tornare a Mantova e a venire a cantare nel mio Altro Coro il mattino seguente, visto che saremmo dovuti andare a cantare ad un matrimonio ed ero sono sarò sempre in deficit di tenori.

Dopo che mezza #provincia si è soffocata dal ridere alla timida idiota proposta "uhm potrei comunque partire adesso per Mantova e domattina essere da te alle 9", io e cugina Lurker Lucy convinciamo V a dormire con noi due, da me, in mansarda.

Nel senso, ha accettato tutto questo solo perché gli ho promesso di pagarlo.

Lui comunque reagisce ammorbando tutti con una disquisizione sui sottoinsiemi tipografici della princeps di #raccolta fattizia di #grande interesse musicologico, battibeccando con me - nell'ordine - sul concetto di esemplare a stampa, sul concetto di editio princeps, sul concetto di raccolta, sul concetto di fattizia e sul concetto di concetto, e infine raccontando (di nuovo) la storia dei cigni.

(l'audio, che è già un classico della Naxos.)


ore 00.58

Ce ne andiamo, ma prima lo abbraccio, principalmente per impedirgli di raccontare di nuovo cosa potrà fare a Cambridge con quei fottutissimi cigni; facciamo finta di salutarci ma tanto lo sappiamo benissimo che ci vedremo martedì, per cui amen, lui porta a casa Amphibius e io torno alla macchina con gli altri.


ore 02.00

Dopo che V ha portato Amphibius in un night in #città, dopo che V non conosce affatto la viabilità di #città, dopo che V è riuscito in qualche modo a raggiungere casa mia dove nel frattempo io e cugina Lurker Lucy stiamo preparando i letti (i, plurale), dopo che V mi telefona da sotto casa annunciando che Amphibius è riuscito a dimenticare il suo cellulare in macchina, dopo che V torna in #città a 15 km da me alla ricerca del quartiere del night, del night e di Amphibius in mezzo alla folla del night, dopo che non ha trovato nessuna delle tre cose e io tento di guidarlo al telefono consultando contemporaneamente google maps e avendo dall'altro capo del filo uno che come massimo indizio dice "qui boh c'è un caseggiato giallo", dopo che V se ne fotte finalmente del cellulare di Amphibius e torna da me, dopo che è salito in casa togliendosi le scarpe e alle 02.45 i miei si sono svegliati completamente, dopo tutto questo

"Trantor, Lucy. Cazzo. Devo comprare le sigarette"
"tu sei scemo"
"fumare fa male!"
"no no, devo proprio"
"scemo, adesso?!"
"fumare fa male!"
"scendo e vado in paese a trovare un distributore"
"sei un * **"
"non fumare non fumare non fumareee"
"spero sia uno dei tuoi soliti scherzi del cazzo, io tra 6 ore devo dirigere il coro ad un matrimo..."
"devo!"
"ma è cancerogeno!"
"uhm, se non la fumo mi dai un bacio?"
"NO."
"piantatela. Cazzo vai a prendere queste cazzo di sigarette e fai presto"
"ok"

C'è bisogno che continui?

ore 03.05

"allora, le hai prese o no?"
"no."
"yeeeeeee!!!!"
"scusa?"
"sono lombardo"
"..."
"..."
"ho la tessera sanitaria lombarda"
"..."
"qui le puoi acquistare solo con la tessera sanitaria di un emilia..."
"ADESSO DORMIAMO"
"ok."
"ok."


La foto con i miei occhi la mattina dopo mentre alle 8.58 andavo a prendere #pianistaCalabro in stazione per andare al matrimonio è nel prossimo post.