Bitcoin, il riciclaggio invisibile di mafie e terrorismo internazionale
di Roberto Galullo e Angelo Mincuzzi
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Saranno anche virtuali ma i danni all'economia e alla lotta al riciclaggio, alla criminalità organizzata e al terrorismo internazionale sono reali.
Nel 2014 il Gruppo d’azione finanziaria-Financial action task force
(Gafi-Fatf), l’organismo intergovernativo indipendente che sviluppa e promuove politiche finalizzate a proteggere il sistema finanziario globale contro il riciclaggio, finanziamento del terrorismo e della proliferazione delle armi, non ha usato mezze misure sui bitcoin.
«Le valute virtuali e i bitcoin in particolare sono l’ondata del futuro per i sistemi di pagamento – si legge nel report – e forniscono un nuovo e potente strumento per i criminali, terroristi, finanzieri ed evasori, consentendo loro di far circolare e conservare fondi illeciti, fuori dalla portata del diritto».
Lanciata nel 2009, il bitcoin è stata la prima moneta virtuale convertibile decentrata, vale a dire – come ha ricordato il generale Stefano Screpanti, capo del III reparto operazioni del comando generale della Gdf il 27 aprile 2016 davanti alla Commissione finanze della Camera – non emessa da una banca centrale o da un'autorità pubblica e la prima “cripto valuta”.
Anonimato completo
I bitcoin sono infatti unità di conto composte da stringhe uniche di numeri e lettere che costituiscono unità di moneta e hanno valore solo perché i singoli utenti sono disposti a pagare per loro. Gli indirizzi bitcoin, che dunque funzionano come conti correnti, non hanno nomi o altra identificazione del cliente e il sistema non ha server o un servizio centralizzato. E, come ha ricordato ancora il generale Screpanti nell'audizione del 27 aprile 2016, «gli operatori che offrono questo servizio non figurano tra i destinatari della normativa antiriciclaggio non essendo quindi tenuti all'osservanza degli obblighi di adeguata verifica della clientela, registrazione dei dati e segnalazioni di operazioni sospette».
Lo stesso concetto, appena pochi giorni prima (il 19 aprile 2016) e nello stesso consesso, era stato espresso da Claudio Clemente, direttore dell'Unità di informazione finanziaria (Uif) della Banca d'Italia.
Operatori e utenti sono, in poche parole, totalmente anonimi e gli investigatori e gli inquirenti non hanno un “bersaglio” da colpire.
I bitcoin sono negoziati in digitale tra gli utenti e possono essere scambiati (acquistati o incassati) in dollari, euro e altre monete correnti o virtuali.
Chiunque può scaricare il software da un sito web per inviare, ricevere e memorizzare bitcoin e monitorare le transazioni. Gli utenti possono anche ottenere indirizzi di bitcoin, che funzionano come conti correnti, in un servizio di portafoglio online.
Fatf Gafi ha calcolato che entro il 2140 saranno registrati 21 milioni di bitcoin (ma ogni unità può essere suddivisa in piccole parti) e già ad aprile 2014 aveva calcolato più di 12,5 milioni di bitcoin, per un controvalore di oltre 5,5 miliardi di dollari.


