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È lo scorrere
È l’andare del tempo che passa
È la vita e la morte
È l’amore del sempre e del mai
Nella gioia e nel dolore
È il senso del vuoto e del pieno
mancanza, possesso, distacco
È il venire degli anni.
È la mente.
É maya, la nebbia
come l’acqua che passa e che muore
come il seme…come il sole e la luna
quell’addio sussurato e la lacrima
l’aperta campagna ed un albero
son le anime grandi
che non sempre hanno il corpo dell’uomo
È la grande lezione della mia impermanenza
l’attenzione che aspetta sopita
che venga il momento del grande rinnovo
mancanza, ma niente paura
ogni giorno stupito io m’accorgo
davvero che nulla mi occorre
che nulla mi manca
che ho avuto soltanto fortuna
che non sono restato mai solo
eppure son gli anni in cui sembra
che tutto e che tutti
sian lì per mancare…
saluto l’amica, saluto il compagno di viaggio
saluto quel pezzo di strada
Figlio del mare e del sole
nato eritreo, etiope, libico,
Nato Italiano, greco,cipriota
Ed anche solo questo può bastare
Nato!
Yaeb Saba, Dono di Dio t’hanno chiamato
dono di pace…strada di fratellanza
stupidità d’uomo chi non ti conosce
tu sei nato per darci una lezione
sopra un barca dondolando all’onda
sopra una barca grondante di dolore
Forse ti chiameranno clandestino
nell’insulso inseguimento d’egoismo
forse diranno che tu non hai diritto
per questo raccontiamo la tua storia
per questo ti scriviamo una poesia
figlio del vento sei…mediterraneo
figlio della pace e di un’idea
che soluzione sia la mescolanza
che la speranza sia di vicinanza
nato di vento, sale, nato di sabbia e sole
simbolo della vita
oltre ogni stupidità
oltre ignoranza…
Figlio della migranza, seme e speranza
Lo abbiamo fatto ancora, lo rifacciamo sempre
senza vergogna, noi ci arrampicheremo sino al cielo
Per minacciare il sole, con nostra sciocca freccia
Noi proprio non ci riusciamo ad evitarla
questa stupidità…che ci consuma
noi ne facciamo mostra, esibizione
come se fosse un vanto. Ostentazione
Noi l’avvolgiamo attorno a farci manto
Cercammo l’energia dentro alle cose
dimenticando quel che sta di fuori
non ci guardammo intorno
noi non chiedemmo ausilio alla natura
noi sol pensammo, piegarla al nostro arbitrio.
Perchè noi siam padroni, siamo i Re
Finti sapienti! Nostra arroganza, nostra maledizione
Noi stabilimmo fosse l’unica verità, l’unica strada.
Come fossimo noi ad enunciarne il passo
Come se camminar la strada fosse tracciarla
Come se nostra scienza fosse regola,
L’unica Verità…senza nessun errore
Come se decisione e volontà e disegno fossero nostri.
Come fosse diritto d’avere d’ogni cosa a consumare
D’essere padroni e signori, d’essere il centro
come se questo formicaio che abbiamo messo in piedi
fosse il Tutto
Come dirti, d’affetto
conquistato…così
mano a mano
trasformando passione
in amore sincero
come dirti del senso…
della profonda fiducia
come poi raccontarti
di quell’ammirazione
di quel senso di stima
sono frasi già dette
complimenti già fatti
retorica in fondo
nel passare degli anni
io poi che le odio
parole già dette
io poi che ci sputo
su frasi già fatte
Io ti voglio narrare dell’anime
del loro incontrarsi
io ti voglio narrare del tempo
che passa e degli anni
che noi condividiamo
io ti voglio parlare di strade…
Non ti voglio annoiare
Voglio farti sognare
Quando anch’io morirò…sentirò, io lo so
la sua coda picchiare, contro l’ultima porta
sarà lì a salutarmi, starà lì…ad aspettarmi
il mio ultimo cane
Quanto amore, sversato, donato senza chiedere nulla
se d’amore gratutito si tratta
questo è quello d’un cane
quante cose ho imparato da lei
molto più d’un amico…
un compagno di strada
assoluta certezza in qualsiasi tempesta
era pronta alla morte ogni volta per restarmi vicino
perchè io!
Proprio io!
Ero molto importante per lei
oggi è corsa ed è andata
solo un poco più avanti
aspettandomi,
sempre attenta a girarsi per vedermi arrivare
per poi salutare contenta ogni nuovo ritorno
quando io morirò, finalmente accettando
sarà lei io lo so ed ancora
che correndomi incontro
e portandomi di nuovo un saluto
cercherà di calmarmi
come sempre ridendo di lei
mi dirà
“Sei tornato”
“Sei a casa”
Ci sono molte persone
che ne han proprio bisogno
s’inventano ogni giorno d’esser normali
ad ogni alba sanno alzare un muro
ad ogni sera erigere un contrafforte
sono persone che stanno in gruppi chiusi
riempion le piazze di giacche e di cravatte
escono alla Domenica ora di messa
costruttori di scalini, società di muratori
per loro la barriera è fatta arte
per loro il clan…il gruppo è una cultura
per loro l’orda…non è affatto vergogna
Normale e Bianco per lor fa razza e pregio
sempre cercando la bandiera e la fila
Ed hanno regole per controllar l’immagine
decidendo da soli come farne descrizione
si inventan parametri, fanno misurazioni
modulandone i diritti
stabilendone doveri
sono gli stessi dei campi di cotone
sono gli stessi dei campi di sterminio
loro di razza hanno persino i cani
Misuran l’anima partendo dall’aspetto
e l’uguaglianza in base ad un colore
san costruire prigioni e manicomi
son quelli della rupe
son gli spartani
Loro, la spada, loro con la croce
loro con i confini
Loro…i normali
Un ragazzo iniziò il primo passo
un uomo poi fece il secondo
un’eroe che imparò a contar sino a cento
Un microfono portò la sua voce nell’aria
un microfono e tanto coraggio
d’una radio ribelle
d’un ribelle alla radio
che spiegava la voce ed il cuore
in difesa di ogni diritto
E lasciò questo segno sul mondo
un ricordo ai fratelli, il suo sangue agli amici
La memoria che riempie la storia
che rindonda in ogni racconto
il ricordo del suo camminare
Camminare! E impare a contare
Voi perdeste signori del male
perdeste quel giorno sui binari del treno
voi perdeste la faccia, l’onore,
voi toglieste la maschera,
rivelandoci un volto mostruoso
voi spegneste il sorriso del mondo
era solo un ragazzo e sapeva contare
Or lo abbiamo imparato anche noi
la sua voce, il suo cuore
il colore stupendo di un’anima
signori del male non lo avete fermato
perchè non si può fare
perchè voi non potete, fermare un’idea
perchè voi non sapete contrastare un racconto
il racconto di un’uomo, un gigante bambino
un’eroe casuale, era uno di noi
impastato col cuore e col sangue
con sassi e colori, col mare e col vento
con il caldo e la lava.
Con il vino e l’ulivo
era uno di noi…ci ha inseganto a contare
L’Anima mi impedisce il rimandare
Nel dirvi tutto quel che c’è da dire
Ed il narrarlo è di per sé fortuna e grazia
forse follia
L’ultimo baluardo, s’è frantumato e s’è caduto
andato…
Via! Come l’acqua scorre
Diamoci dunque un sì
Basta la negazione, diamoci un’occasione
Ci ho perso il sonno io, dietro a quest’intuizione
Gli anni passati contro, nel negare
nell’impedire all’anima il fluire…eppure sapevamo
L’ abbiam scoperto noi questo pensiero
Ma lo impedimmo uguale
Ed ancor oggi
noi ci vietiamo coi nostri no, l’andare
Basta negare
Non ne possiamo più, noi abbiam già dato
da oggi noi impariamo ad assentire
Ed è importante, anche per darci grazia
che il nostro cuore soffre del negare
Inseguiamo l’amore,
perché le regole ed i libri
sono sicuramente d’uomini,
mentre dell’amore è la voce di Dio
Un sogno è intessuto di nulla
e per questo può volare
percorrendo il cielo, sino all’alba
arrendendosi
alla realtà del giorno sino a cadere
diventando terra
per poi riaprirsi al sole
con petali di nulla
Eterno! Il tentativo di raggiungere.
Senza lasciare nulla all’ intentato.
Volando nuovamente su ali di farfalla
intorno al comprendere
come falene
impazzite alla luce
arrampicandoci, sempre,
alla ricerca di Dio
roteando parole, come mantiglia
davanti agli occhi del potere
mentre il rosso avvampa,
nell’assurdo ricordo dello loro stessa paura
Ed è l’amore…amore mio
che nei tuoi occhi appare
restituendo al cuore il senso del colore
quante parole ascolto io
che riempiono di noia la mia esistenza
ripetitive frasi, in ripetitivi racconti
storie non nuove d’uomini invecchiati
D’un amico che parte
cosa vuoi raccontare
che vorresti inseguirlo?…
sino poi a ritrovarlo
alla fine del sogno
che puoi dir di quell’anima
che raccoglie al suo centro
tutto l’oro, i diamanti
e la luce del mondo
forse è dato al silenzio
il migliore commento
accompagnando
memorie a quel volto
nell’assurdo ricordo degli anni
dei gesti e delle volontà
riguardandolo, il viso
ricordandone a scampoli
il percorso e la vita
com’essa toccasse con trepide dita
i grani a un’assurda preghiera
Il testo di un mantra
che ricorre e accompagna
nel cuore e nel nostro respiro




