Mi sembra che la storia abbia ampiamente dimostrato che una nazione che adotti un modello di organizzazione interna comunista, sia destinata al fallimento, dal momento che per funzionare abbisognerebbe di una popolazione con un’etica/onestà/senso civico mediamente molto elevato; similmente mi sembra che la storia stia ampiamente dimostrando che il modello opposto cioè quello del capitalismo selvaggio stia portando l’umanità al collasso, inteso sia in senso economico sia in senso ambientale. Faccio solo presente che, secondo le più accreditate previsioni, entro il 2030 il debito mondiale supererà il PIL globale, cosa che non succedeva dal 1948! E allora c’era una giustificazione molto solida e cioè la devastazione della seconda Guerra mondiale. D’altronde il divario tra il sempre più ristretto gruppo di super ricchi, sempre più ricchi, e il resto della popolazione, aumenta, parallelamente al dominio economico (e quindi di fatto anche politico, come sempre) e gli oligopolio. Dovrebbe essere superfluo infine ricordare che la devastazione ambientale comporta automaticamente matematicamente e inevitabilmente un enorme aumento della difficoltà di sopravvivere per l’uomo; i recenti aumenti di una serie di materie prime/prodotti agricoli sono un pallido anticipo di ciò che ci aspetterà se non cambiamo velocemente rotta.
Allora perché non convertirsi in tanti al modello di un “capitalismo collaborativo” in cui a fianco della presenza di operatori commerciali che vogliono legittimamente guadagnare, vi sono una serie di soggetti già presenti nello stesso identico mercato, e sottoposti alle stesse identiche regole e leggi, che però operano senza il fine del profitto, e che pertanto pongono in essere una concorrenza di prodotti/servizi della stessa qualità dei primi, ma con prezzi spesso sensibilmente più bassi, dal momento che appunto non c’è quella parte di ricarico che rappresenta il guadagno.
E come accennato sono alternative già presenti, già pienamente operative e soprattutto super collaudate da molti anni, quindi non si tratta affatto di un “salto nel buio” (qui una mia modesta sintesi).
Insomma se voi andate al mercato e fate un percorso diverso dal solito e trovate una bancarella di cui sinora non vi eravate accorti, che offre prodotti di qualità in linea con la media, ad un prezzo più basso, cosa fate? Non vi fidate? Ma davanti ci sono tanti compaesani che stanno acquistando e che vi confermano che “conviene!”…
Ora l’esempio del mercato è per semplificare il concetto, ma in primis io vi sottopongo queste considerazioni per quanto riguarda i prodotti/servizi bancari, quelli assicurativi, quelli energetici, e anche una mutua sanitaria. Questo poker di categorie movimenta ogni anno miliardi di euro, quindi i risparmi che se ne possono conseguire sono considerevoli.
Passare al “capitalismo collaborativo” avvantaggia chi compra, facendolo risparmiare, e avvantaggia tutti, perché “costringe” i “capitalisti selvaggi” a darsi una regolata perché la concorrenza dei “collaborativi” si fa sentire, e quindi i “selvaggi” non possono tirare troppo la corda.
Ma se risparmiare non vi interessa, dimenticate pure quanto avete appena letto.



















