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NeXT Hyper ObscureArchivio per ottobre 29, 2022
𒍣
𒍣 – Il glifo sumero che imperversa in Perama, che significa vita.
Axis è un funzionario imperiale di stanza a Nèfolm, la sua casa è sita nel quartiere di Perama, il cui porto fluviale è animato da commerci di ogni tipo.
Eufrax, il superiore di Axis, esige da lui la redazione di un dispaccio assai importante per il riunito Impero Connettivo, il plenipotenziario Sillax pare stia spingendo molto per averlo. Ma Axis è ancora turbato dalla morte del padre e così le spire di un glifo sumero – il soggetto del dispaccio – sembrano avvolgerlo ovunque, facendo emergere in lui un senso di lutto in continua trasformazione.
Cos’è passato e cosa futuro, cos’è il reale che si vive a Perama?
Collana Orlo dell’Impero, Delos Digital, copertina di Ksenja Laginja, disponibile sul DelosStore e su tutti gli altri store online a 1,99€.
ROSEMARY’S BABY – NASTRO ROSSO A NEW YORK | IL FILO A PIOMBO DELLE SCIENZE
Sul blog di Marco Moretti una critica approfondita, con riferimenti di ogni tipo, al capolavoro di Roman Polański, Rosemary’s Baby.
È un lungo excursus che attraversa molti aspetti della pellicola e di ciò che gravita intorno alla storia espressa nel film, ma vi lascio alla trama, che sarà per voi straconosciuta, invitandovi poi alla lettura dell’intero post.
Trama:
Una coppia di giovani sposi in cerca di casa riesce a trovare un appartamento spazioso e conveniente in un palazzo gotico chiamato Bramford, i cui inquilini sono quasi tutti anziani. L’uomo si chiama Guy Woodhouse ed è un attore che ha appena iniziato la sua carriera. La moglie, Rosemary, è di estrazione plebea e rurale (il cognome da signorina rimane ignoto). I due non si lasciano sfuggire l’occasione, anche se apprendono dal loro amico Hutch che il condominio ha una fama oscura legata a omicidi, suicidi, stregonieria e rituali satanici; la precedente inquilina dell’appartamento è morta dopo essere caduta in coma. I vicini di casa, gli anziani coniugi Minnie e Roman Castevet, si dimostrano subito alquanto bizzarri e invadenti. Guy li ritiene simpatici e inizia a trascorrere le sue serate con loro, mentre Rosemary non li sopporta. La donna fa la conoscenza della giovane Terry, una ex tossicodipendente accolta dai Castevet nel loro appartamento. Ne riceve in dono un ciondolo di buon augurio, contenente una radice di tannis. Pochi giorni dopo, Terry si suicida lanciandosi nel vuoto. Guy ottiene una parte importante in uno spettacolo di Broadway perché l’attore che avrebbe dovuto interpretarla è diventato cieco all’improvviso, senza alcuna causa apparente. Al settimo cielo per il suo successo, Guy vuole festeggiare folleggiando con la moglie e le propone di generare un figlio. La sera la coppia cena a lume di candela, finendo con un dessert preparato dalla signora Castevet. Il dolciume è una mousse al cioccolato, chiamata “moscia” dalla carampana che l’ha donata. A detta di Rosemary, questa “moscia” avrebbe un sapore di gesso, ma il marito irritato la obbliga a ingurgitarla. Lei ne mangia un po’ e di nascosto getta via il resto, ma è troppo tardi. Perde i sensi e sprofonda in un incubo, in cui viene offerta a un essere abominevole dal marito e dai Castevet. Questo mostro, che ha occhi di vipera e pelle lebbrosa, la possiede carnalmente col suo enorme fallo e le inietta dentro lo sperma. Al risveglio, la mattina, Guy confessa a Rosemary di aver approfittato della situazione per penetrare nel suo canale procreativo e immettervi il genetico. Quindi il sogno aveva un fondamento nella realtà! Un mese dopo la donna risulta incinta. A comunicarglielo è il suo ginecologo, il dottor Hill. Non appena i Castevet vengono a sapere la notizia, fanno pressione su di lei affinché cambi ginecologo, consigliandole una loro conoscenza, il dottor Sapirstein (tra gli esseri umani la parola “consiglio” è un eufemismo per “pressione”). Rosemary si sente molto sollevata, ma presto si accorge di essere caduta in una trappola. È l’inizio di un incubo ad occhi aperti. Il dottor Sapirstein prescrive alla donna gravida alcune dubbie pozioni erboristiche, che le inducono sintomi molesti come perdita di peso, coliche intestinali e diarrea profusa. Il suo aspetto, spettrale e smagrito, preoccupa molto l’amico Hutch, che comincia ad indagare sulla storia del condominio Bramford. Tuttavia, prima di poter render noti i risultati ottenuti, Hutch sprofonda nel coma. Rosemary, temendo per la propria salute, cerca di ritornare dal suo precedente ginecologo, il dottor Hill, ma Guy le si oppone, temendo che il dottor Sapirstein possa offendersi. Dopo il litigio, i dolori della donna cessano all’improvviso. Tre mesi più tardi, una certa Grace Cardiff la contatta e la informa che Huth, suo amico, è morto, ma che prima del trapasso è tornato cosciente e la ha incaricata di darle un libro sulla stregoneria intitolato All them Witches, assieme a un messaggio criptico: “Il nome è un anagramma”. Così Rosemary arriva a comprendere la verità. Roman Castevet è un anagramma di Steven Marcato, nome del figlio di un famoso satanista, Adrian Marcato. Ora ne è certa: i Castevet e il dottor Sapirstein sono adoratori di Satana! Le loro intenzioni nei confronti del bambino che lei ha in grembo non possono essere buone. Per istinto, Rosemary cerca rifugio dal dottor Hill, che però si rivela egli stesso un appartenente alla setta satanica a cui non solo è affiliato il dottor Sapirstein, ma anche Guy. I due demonolatri raggiungono lo studio del dottor Hill. La gravida, giudicata isterica, viene sottoposta a sedazione. Quando si sveglia, le viene detto che ha avuto le doglie e che il bambino è nato morto. Non rassegnandosi alla morte del figlio, Rosemary trova un adito segreto che dalla sua camera da letto conduce nell’appartamento dei Castevet. Qui trova tutti, il marito, i Castevet, il dottor Sapirstein e altri membri della setta, intenti ad adorare il bambino, vivo e vegeto, che frigna in una culla drappeggiata di nero. Una croce rovesciata è appesa sopra di lui: egli è il Figlio di Satana!
Tobias Freund – Hall ov Fame | Neural
[Letto su Neural]
A marchio Concentric Records, questa nuova prova di Tobias Freund subito colpisce la nostra attenzione per la citazione felliniana di copertina, un Marcello Mastroianni in La Città delle Donne, opera cinematografica che a sua volta vantava manifesti e locandine con in bella mostra un disegno poco convenzionale ma estremamente attrattivo realizzato da un giovanissimo Andrea Pazienza. “Ho i film nella mia testa” dice il raffinato musicista tedesco e ciascuna delle otto tracce rappresenta una scena di un cortometraggio fittizio, a volte con un’atmosfera piuttosto chiusa, ovattata e densa di tensione, in altre occasioni agitando tessiture leggiadre, positive e oniriche, comunque con un forte taglio ambientale ma anche con innesti elettroacustici e trattamenti esotico-space a far capolino tra i solchi. Sono tre i cardini che fungono da costanti punti di riferimento: i pattern elettronici ed acustici d’impianto ripetitivo, le voci che provengono come da lontano e le field recording d’origine incerta e a volte di non facile identificazione. Anche un altro celebratissimo regista, Ingmar Bergman, oltre che il maestro riminese, sottolineava che “non c’è nessuna forma d’arte come il cinema per colpire la coscienza, scuotere le emozioni e raggiungere le stanze segrete dell’anima”. Forse è questo, semplicemente, lo scopo recondito di Tobias, sperimentatore sonoro che assomma capacità piuttosto difformi – mix engineer e maverick di studio, collaboratore di Atom™, veterano del Berghain – che lo consacrano specialista a 360° di quelle che sono le scene internazionali dell’electronic music, con un range d’influssi e stratificazioni che va dal post punk a Stockhausen. Quello di creare eventi psico-cinematografici, rimestando nella capacità dell’ascoltatore di emozionarsi, evocando tutta una gamma di sensazioni, come in un vero e proprio film mentale che scorre non solo nella nostra immaginazione ma che coinvolge anche tutti gli altri sensi, non è certo impresa di poco conto. Nelle produzioni di Tobias Freund è difficile cogliere un’ispirazione univoca e nonostante la qualità e la quantità dei progetti nei quali è stato protagonista o ha collaborato, dagli anni ottanta ad oggi, è esorbitante ed è bello oggi vederlo ancora in carreggiata e così propositivo, a suo agio implementando anche musicalità come questa, molto astratte, concettuali ed evocative. La musica in generale è però più di una semplice somma dei suoi pezzi materiali e questo disco va ascoltato tutto d’un fiato, lasciandosi guidare dall’esperienza e la passione che esprime.
Halloween 2022: “La notte di Valpurga” di Gustav Meyrink | HorrorMagazine
Approfittando dell’evento incipiente di Halloween alla notte di Valpurga, che cade il 30 aprile, Su HorrorMagazine c’è la recensione proprio a “La notte di Valpurga”, di Gustav Meyrink. Un assaggio:
Molte sono le chiavi di lettura, alcune prettamente politiche come il racconto, in forma mitica, della decadenza di un impero asburgico che segnava inesorabilmente la fine di un ciclo. Crollano valori. Crollano certezze, crollano imperi e gli uomini si trovano divisi tra un passato rassicurante e un futuro incerto con il presenta che traballa e si rannicchia su se stesso.
E il libro intero non profuma solo di esoterismo, cosi come ha ben descritto il nostro Evola nella prefazione di quest’edizione, ma profuma anche di decadente nostalgia, di quella malinconia che si sposa con l’orrore che vede macerie sparse lungo il cammino di un umanità che apparirà sempre più privata, sensorialmente, del senso di meraviglia, di grandezza e di potenza. Gli imperi di oggi non sono certo quelli di allora. Non hanno come coronamento le mitologia che li giustificavano. Oggi è l’utilitarismo la parola chiave. E ci priva di quella Sacralità del potere che in un certo senso consolava afflitti e magari spiegava i torti. E in fondo non è solo storia.
In Meyrink essa va a braccetto con il soprannaturale, considerato parte inestricabile non solo dell’arte letteraria ma della natura stessa. Sopra la natura, infatti, esistono forze che giocano con noi come se fossimo pedine di una grande scacchiera. È un ballo sfrenato in cui noi ripetiamo giri imparati a memoria e iscritti in quel DNA che è solo una registrazione di una voce altisonante che ci comanda.
E cosi in quella notte che sembra risorgere tra le ceneri di una tradizione antica, più antica dell’uomo stesso, capace di festeggiare si la primavera ma anche ci celebrare assieme alla rinascita la morte necessaria affinché il ciclo dell’esistenza si compia, qualcosa di magico e terrificante accade sempre.Luogo terribile è la terra, un buio eterno in cui le ombra, noi stessi, cercano insistentemente una luce, una luce vera, capace di donare a tutti la somma conoscenza. Che non è tecnologia, tecnica o sapiente, è soltanto la scintilla che ci restituisce il nostro vero volto. Non quello deformato dallo specchio di una realtà maschera insondabile che nasconde il mistero. Ma non solo. Valpurga, nella tradizione purifica tutto con il fuoco, con la cenere quindi, con la distruzione.

