HyperHouse
NeXT Hyper ObscureArchivio per gennaio 30, 2023
Continuum inesplorati
La tua coscienza si rapprende in movimenti da compressione, armoniche psichiche rilasciate nell’espansione successiva attraverso continuum inesplorati.
Genio inumano
Colonizzati da eteree implementazioni logiche, non riusciamo più a trovare il filo creativo della psiche espansa, quella resa sublime dal genio inumano.
Sonde frattali
Nei confronti delle tue idiosincrasie, scopri che non c’è alcun interesse nel farle perseguire da altri e così, ramingo, scandagli le tue profondità emozionali con una sonda frattale.
Pink Floyd, Empire Pool di Wembley, Novembre 1974.
Un log molto dettagliato, quasi letterario, di uno dei momenti cruciali della storia dei Floyd, utile soprattutto a capire le dinamiche interno della band e di cosa li spingeva a creare, quali ideologie preferissero. Un estratto:
(Liberamente tratto da “In The Pink” di Nick Sedgwick. Nick, un amico di Waters, seguì i Floyd in tour nel 1974 e 1975, registrando gran parte delle loro conversazioni per un libro che venne poi bloccato dal gruppo, solo per essere pubblicato postumo nel 2017 per volere di Roger).
Nelle ore precedenti lo spettacolo, nel backstage, David Gilmour legge distrattamente “Melody Maker”, che contiene un’intervista rilasciata da Rick Wright a Edimburgo, non autorizzata dagli altri. Con Rick assente, Roger Waters inizia a commentare, “Che bella idea ha avuto”, riferendosi a un passaggio in cui Rick dice che il gruppo ha un sistema di lavoro che prevede sei mesi di lavoro e sei di pausa, “è scritto in un modo che lo fa sembrare un suo suggerimento”. Poi ancora “Almeno non è così male come l’ultima che aveva rilasciato, dopo che Dark Side era appena uscito, quando disse che i testi non sono importanti”.
David continua a leggere, ridendo leggermente, Roger continua “mi piace anche il punto dove Rick da l’impressione di chiudersi lontano nel suo studio tutto il tempo mentre noi giochiamo a golf, navighiamo, e vaghiamo in campagna.” ” Ne hai parlato con lui?” chiede Nick Sedgwick, “stai scherzando?” “non voglio creare casini”, risponde Roger.
“Nèfolm e dintorni”, l’ultimo sigillo
Ho chiuso proprio ieri l’editing di un mio racconto, il decimo e ultimo della serie “Nèfolm e dintorni”, le cui prime due puntate Perama e Argyroprateia sono già state edite nella collana di Delos Digital L’orlo dell’Impero, impreziosite dalle copertine di Ksenja Laginja.
Ma cos’è Nèfolm? È la capitale dell’Impero Connettivo, una babele di postumani governati dall’imperatore nephilim Totka_II e dal postumano Sillax; questa metropoli è speculare a Costantinopoli, i quartieri hanno gli stessi nomi e le stesse caratteristiche della Roma sul Bosforo, a sua volta clonata dalla Roma sul Tevere.
Descrivere la visione frammentata e frattalizzata che ho della capitale connettiva è stata un’operazione febbrile, intensa, condensata in un anno e mezzo di lavoro che mi ha coinvolto emotivamente e cerebralmente senza sosta, fino a farmi invischiare nei meandri scivolosi della Mitologia e di ciò che è a essa collegato, fino a rendermi affilato nell’editing intrecciato a spunti e visioni personali, tanto da impacchettare una massa critica di eventi e superare le dimensioni scritte di un normale romanzo.
In questi mesi usciranno tutte le puntate del ciclo, di questa Capitale dello Stato imperante sullo spazio e sul tempo che vive di energia psichica e di illusioni dimensionali; ne sono felice e anche lieto, concludere la serie è stato quanto di più bello e faticoso ricordassi in questi decenni di scrittura, e non vi blandisco se affermo di esserne enormemente soddisfatto.
Appuntamento con Nèfolm, quindi, in quest’illusorio spaziotempo dove ogni sensorialità va vagliata con attenzione.

