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Archivio per settembre 30, 2023

476 d.C. Cosa è successo davvero? – TRIBUNUS


Su Tribunus una piccola inchiesta sul 476 d.C., su cosa avvenne effettivamente e sul significato politico degli atti e delle risposte ufficiali, che celavano dinamiche di potere che sembrano quelle odierne. Un estratto:

Nonostante nel corso degli anni siano usciti ormai innumerevoli studi sull’anno 476, questo famosissimo anno non solo della Storia romana, ma della Storia in genere, ancora oggi soffre di narrazioni ormai fossilizzate e stereotipate. Narrazioni che vanno dal crollo apocalittico, fino a quello della “caduta senza rumore”, espressione resa celebre dal grande storico italiano Arnaldo Momigliano.

Ora, tuttavia entrambe queste narrazioni, prese così come sono, non tengono spesso in conto delle contingenze storiche, delle dinamiche tra i protagonisti e degli eventi che davvero accadono in questo anno così importante della Storia romana. Proviamo quindi a tracciare precisamente cosa succede per davvero negli anni tra il 476 e il 480, e cerchiamo di capire cosa abbia davvero significato, anche per i contemporanei, l’anno 476 d.C.
Una necessaria premessa: per capire appieno le dinamiche degli avvenimenti di cui parleremo in questo articolo, è necessario aver ben presente la differenza tra impero, inteso come Stato, e imperium, e di conseguenza il fatto che era possibile dividere il potere imperiale senza separare lo Stato. C’erano più imperatori colleghi, che si spartivano l’imperium, ma l’impero era uno e uno solo.

Per prima cosa, stabiliamo subito cosa non succede nel 476: non viene deposto l’ultimo imperatore romano in Occidente. Infatti, il giovane Romolo Augusto, che viene messo sul trono imperiale dal padre Flavio Oreste, è a tutti gli effetti un usurpatore – mai riconosciuto dall’imperatore in Oriente dell’epoca, ovvero Zenone.
L’ultimo a detenere, almeno nel nome, l’imperium sull’Occidente è infatti Giulio Nepote, che aveva avuto la benedizione di Zenone e del suo predecessore, Leone II, per diventare imperatore in Occidente.
Giulio Nepote arriva nel 474 in Italia con un esercito, per deporre il precedente imperatore “fantoccio”, Glicerio, messo sul trono dal magister militum et patricius germanico di turno (Gundobado, nipote del celebre Ricimero).

Presentazione di “Tolkien: La Luce e l’Ombra” @Festival del Fantastico | KippleBlog


[Letto su KippleBlog]

A Roma, il 7 ottobre alle 19.00, presso il Defrag di via Isole Curzolane 75, si terrà la presentazione di Tolkien: La Luce e l’Ombra, saggio a cura di Giovanni Agnoloni ed edito da Kipple Officina Libraria. La presentazione avverrà nell’ambito del Festival Hobbits, Elves & other Folks, evento a cura del collettivo di arte visiva Crush; interverranno l’editore di Kipple Lukha B. Kremo con l’editor Sandro Battisti, il cantautore Federico Mokata. Coordinerà Eleonora D’Agostino.

Ci vediamo lì?

La quarta: Dieci saggisti internazionali, con la curatela di Giovanni Agnoloni, s’interrogano sui tempi più importanti e memetici della poetica tolkeniana ed estrapolano gli aspetti più significativi del Professore di Oxford, di solito trascurati dall’esegesi mondiale. Luce e Ombra come temi di fondo dell’opera, il che non significa ’assoluti’, ma manifestazioni del reale. In altre parole, Luce e Ombra sono termini di riferimento del ricco e complesso materiale emotivo sollecitato dalla lettura delle opere di Tolkien. Dove l’una (l’Ombra) si ricollega alla Paura, l’altra (la Luce) è un riflesso di quel divino che è fonte di ispirazione dell’intera opera del Professore di Oxford, pur non pesando mai (né dichiarandosi mai esplicitamente) sulla sua produzione letteraria.

Projet Ophite – Lusarn


Quando le domande divengono risposte liquide.

Processi di creazione


Ti confondi attraverso le derive delle parole, ma sai che le limacciose estensioni delle idee diverranno presto empatie profonde.

Yannis Kyriakides – Amiandos | Neural


[Letto su Neural]

Che l’asbesto fosse usato dagli antichi romani per avvolgere i cadaveri prima di cremarli, allo scopo di ottenere delle ceneri dall’aspetto più sottile e biancastro, forse non è cosa di dominio pubblico. Quello che è invece notorio è come milioni di persone abbiano sofferto e siano morte a causa dei tumori causati dall’inalazione delle sottili fibre della roccia, estratta e poi utilizzata per scopi industriali. L’amianto, purtroppo, continua a essere oggetto di profitto in molte parti del mondo, seppure in gran numero le miniere siano state dichiarate nocive e assolutamente non più in grado di rimanere operanti. Fra le miniere di asbesto messe in sicurezza e in parte diventate un sito museale quella di Amiandos, nei monti Troodos a Cipro, luogo di nascita del padre di Yannis Kyriakides, è una delle più interessanti e ha ispirato per uno specifico progetto il sound artista, che nei sette pezzi di questo album si riferisce direttamente ad alcuni filoni della storia di quel luogo. Come spesso nei lavori del maestro cipriota, oramai residente in Olanda dagli anni novanta, le citazioni letterarie si sovrappongono ai ricordi personali e ai suoni. È il caso del primo pezzo, “Side of the Mountain”, che fa menzione esplicita di un testo di Lawrence Durrell dal suo libro Bitter Lemons. C’è un paragrafo, in particolare, in cui Durrell ricorda di aver visitato la miniera, che gli apparve come un luogo dall’atmosfera soprannaturale e con una natura “violentata”. Sensazioni che sono rese perfettamente grazie ai trattamenti vocali alquanto sintetici e alla rarefazione dei suoni, che sono millimetricamente risucchiati come in un vortice di virtuale energia. Più nostalgico e intriso di passaggi cameristici è il successivo “Thin Dust”, esemplificativo di quella che è la cifra stilistica di Kyriakides, della sua capacità nel fondere musica classica ed elettronica, tradizione elettroacustica e sonorità glitch. “Cottonstone” vanta invece un approccio estremamente futuribile, più aggressivo e noisy, mentre con “A Ghost of Spring” si ritorna nel novero di elaborazioni più scarne e concettuali, realizzate con frammenti di registrazioni d’archivio e trattamenti ambientali. Anche in “Empire within an Empire” fanno capolino registrazioni d’epoca e nel successivo “Enaerios” addirittura brevi parti di musiche greche commerciali anni cinquanta. L’ultimo brano, “A Secret Lake/ A Million Voices”, allude infine allo stato attuale della miniera, alle valenze guaritrici della natura e ai possibili segreti che ogni luogo così particolare può racchiudere.

quindi, sì, nudo e crudele

Niente apostrofi, nessuna morale, solo montaggio.

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