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Archivio per giugno 27, 2024

Carmilla on line | I fantasmi della guerra, della gelosia, dell’amore e della felicità


Su CarmillaOnLine la grandezza di un autore diviene manifesta arte letteraria: Sandro Moiso recensisce Georges Simenon, La porta, Adelphi:

Il romanzo di Georges Simenon appena pubblicato da Adelphi e apparso per la prima volta in Francia nel 1962, può essere considerato come una delle storie più disgraziate scritte da un autore che dello scontento, dell’insoddisfazione esistenziale e della delusione aveva fatto il suo vero e proprio marchio di fabbrica.
Nella storia amara e desolata del quarantaduenne Bernard Foy e della moglie Nelly tutti questi elementi si intrecciano all’interno di una vita miserabile, ben lontana da quegli ambienti borghesi e altolocati cui altri romanzi dello stesso autore hanno abituato i lettori. Un ambiente piccolo borghese, una storia tra un grande invalido di guerra e la giovane moglie che, pur provenendo da una famiglia sottoproletaria e infame, è riuscita a trovare un posto di lavoro sicuro presso una ditta parigina di passamanerie.

“« Quando saremo ricchi… ».
Per loro, come in genere per la gente di condizione modesta, la parola « ricco » non aveva lo stesso senso che ha nel dizionario. Voleva dire quando gli sarebbero rimasti un po’ di soldi dopo aver pagato l’affitto, il cibo, l’abbigliamento indispensabile, la bolletta del gas e della corrente elettrica.
« Quando saremo ricchi… »1.

Perché La porta è la storia di un uomo privo delle mani, sostituite da uncini meccanici dopo che le prime erano state amputate dall’esplosione di una mina durante il secondo conflitto mondiale, più vecchio di quattro anni di una donna ancora avvenente, giovanile e sensuale. Ed è anche la storia di una donna giovane che, nonostante la grave menomazione del marito, ha deciso di restargli accanto. Fingendo nei fatti una normalità e una soddisfazione impossibili. Ma in sé racchiude pure la storia dei mutilati di guerra e del lavoro, due temi mai così presenti come in questo caso nell’opera dello scrittore belga, che fa da sfondo all’infelicità della coppia, costituendone il vero e amarissimo background sociale. Una storia in cui, da un lato, Bernard confessa:

“«Volevo solo spiegarti qualcosa che cerco di spiegare a me stesso… Ci penso spesso… ».
« Alla tua gelosia? ».
« A te… A me… Ti amo e sono geloso… Non interrompermi… Quello che dico è la verità e non è bella come vorrei… Anche se non ti amassi, ma tu fossi mia moglie, sarei geloso e soffrirei… Lo capisci questo? ».
« Forse. Hai sofferto molto con me? ».
« Di tanto in tanto… Come viene, poi passa, e allora sono perfettamente felice… Vorrei dire follemente felice, perché ci sono giorni, quando ti vedo scendere dall’autobus, in cui mi metterei a urlare di gioia… Fin da quando avevo quattordici anni sognavo il matrimonio, una donna tutta mia, un piccolo mondo di cui sarei stato… ».
Esitò.
«Vedi che non è bello!… Un mondo di cui sarei stato il centro, di cui sarei stato il padrone… Non tanto per comandare… Per sentirmi il più forte… Pensavo a una donna che avrebbe avuto bisogno di me, che non avrebbe avuto nient’altro al mondo, che avrei dovuto proteggere e rendere felice…»”2.
In una delle più drammatiche e sintetiche riflessioni sul tema della gelosia maschile uscite dalla penna di uno scrittore e delle false premesse che l’accompagnano. Mentre dall’altro il tema della colpa e della menomazione fisica aggravano ancora di più lo stato di depressione e di morbosa gelosia in cui l’uomo si dibatte, senza alcuna speranza di poterne uscire.

“Preferiva che lei non si prendesse un amante, ma solo degli uomini il più possibile anonimi, e non le avrebbe lasciato vedere che soffriva. Non era meglio che esser morto, o averla persa del tutto?
Era lui, non lei, che era stato reclutato ed era saltato su una mina giocando a fare il boy-scout nella neve. Era lui che aveva ricevuto una medaglia, quando neppure sapeva che cosa fosse successo di preciso. Non c’era alcuna ragione perché lei ne patisse le conseguenze!
Per la verità, tutte queste cose non gliele aveva mai dette. Come adesso, erano pensieri che gli venivano a certe ore, in certi giorni, e che lui si affrettava ad allontanare.
Sempre a quell’epoca, gli era capitato di chiedersi se lei avesse aspettato il suo consenso per andare con dei soldati americani, o con chiunque altro3.

Joao – Small Death


Piccole morti in attesa, il suono è l’anima stessa.

Tempo quantico


La tua consapevolezza affonda nelle manifestazioni ctonie di cui sei espressione, riverberi frattali di ciò che sei appaiono corazze psichiche in cui il sentiero è chiaro, la Volontà è serena, il cadere deframmentato delle derive è solo questione di tempo quantico.

Occhi chiusi e vigili


Visione di un andamento dinamico dei rapporti: osservando la linea oscura estesa nel campo cieco delinei cosa chi come, ascolti verità farsi lampanti, scruti dal tuo punto sulla collina.

Confessare a te stesso


Quando confessi al tuo stesso kernel di essere sereno, qualsiasi cosa accada; quando non puoi andare oltre l’orizzonte degli eventi, perché ci sei già…

quindi, sì, nudo e crudele

Niente apostrofi, nessuna morale, solo montaggio.

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