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NeXT Hyper ObscureArchivio per giugno 29, 2024
Strani giorni: Michel Foucault
“Forse, un giorno, non sapremo più esattamente che cosa ha potuto essere la follia. La sua figura si sarà racchiusa su se stessa non permettendo più di decifrare le tracce che avrà lasciato. Queste stesse tracce non appariranno, a uno sguardo ignorante, se non come semplici macchie nere? Tutt’al più faranno parte di configurazioni che a noi ora sarebbe impossibile disegnare, ma che in futuro saranno le indispensabili griglie attraverso le quali render leggibili, noi e la nostra cultura, a noi stessi. Artaud apparterrà alla base del nostro linguaggio, e non alla sua rottura; le nevrosi, alle forme costitutive (e non alle deviazioni) della nostra società. Tutto quel che noi oggi proviamo relativamente alla modalità del limite, o della estraneità, o del non sopportabile, avrà raggiunto la serenità del positivo. E quel che per noi designa attualmente questo Esterno rischia veramente un giorno di designare noi, proprio noi.”
Michel Foucault, come lo ricorda Ettore Fobo a quarant’anni dalla morte.
▶︎ Absolute Nothingness | Les Anges Morts | onasander
Le meraviglie siderali, inquietanti, di OnaSander.
Alda Teodorani: Tra Horror e Noir, il Cuore Oscuro della Letteratura Italiana | HorrorMagazine
Su HorrorMagazine una bella intervista di Cesare Buttaboni ad Alda Teodorani, in gran spolvero; uno stralcio:
1. Puoi raccontarci del tuo esordio letterario con il racconto “Non hai capito” e del tuo percorso nel Gruppo 13 insieme a Carlo Lucarelli, Loriano Macchiavelli e Marcello Fois?
La collaborazione con Nero italiano con la pubblicazione di Non hai capito è nata casualmente: avevo inviato i miei racconti alla casa editrice ACME di Francesco Coniglio che tra l’altro pubblicava una rivista di fumetti, Splatter. Fu una delle prime volte che qualcuno dimostrò di apprezzare i miei racconti e da un paio di essi ricavammo sceneggiature per la rivista. Vivevo piuttosto male quei miei primi tentativi, irti di ostacoli, e la ACME divenne per me una fonte di consapevolezza sulle mie qualità. Proprio grazie a questa casa editrice seppi che si stava realizzando un’antologia di racconti noir, inviai il mio che fu subito accettato.
Con la pubblicazione di quel racconto, conobbi altri scrittori. Già conoscevo Carlo Lucarelli, che fu uno dei primi a dimostrare apprezzamento, e peraltro gli procurai il contatto che gli diede modo di pubblicare anche lui nell’antologia Mondadori. Avevo questa idea che si potesse creare una sorta di factory di scrittori (erano gli anni in cui la Transeuropa di Massimo Canalini era molto attiva in quel senso, anche con le antologie curate da Tondelli). Andammo insieme da Loriano Macchiavelli, eravamo entrambi all’inizio, Fois era già amico di Carlo, grazie ai successivi incontri pubblicai racconti su quotidiani, poi conobbi Luigi Bernardi, l’editore del mio primo libro, Giù, nel delirio.2. Giù, nel delirio, ambientato a Roma, sembra riflettere un’atmosfera urbana degradata. Qual è stata l’ispirazione dietro questo lavoro e come è stata la transizione dalla tua terra d’origine a Roma?
Ho sempre amato l’horror, fin da bambina, e lo amo tuttora. Proprio grazie alla collaborazione con la casa editrice di Francesco Coniglio mi capitò spesso di recarmi a Roma, e di stringere amicizie. Questo mi diede modo di conoscere una parte di essa ben diversa dalla città turistica che avevo visitato in un paio di occasioni: la stazione, i senzatetto, il vortice di tante culture diverse, la gente che si picchia per strada, la decadenza di certi luoghi, fecero poi parte di Giù, nel delirio, ma c’erano anche molti aspetti umani e geografici della mia Romagna. La mia terra ce l’ho nel sangue, e sempre ne farò parte, ma all’inizio degli anni Novanta ero lacerata tra le mie radici e la voglia di andarmene, non tanto per un senso di avventura, quanto perché la nebbia e il freddo che caratterizzano la mia regione uniti all’insofferenza per legami che volevo spezzare e all’insoddisfazione di non poter scrivere, la fatica di un lavoro che mi stava prosciugando fisicamente e moralmente, gettandomi in una grave depressione, mi fecero decidere di svanire, da un giorno all’altro. Nessuno, nemmeno i miei amici più cari, sapeva dov’ero.
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