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NeXT Hyper ObscureArchivio per gennaio 12, 2025
“Nel Giardino Di Ecate”, 19 gennaio a Roma @Fondazione Opera Lucifero
Domenica 19 gennaio alle 21.00, presso la Cappella Orsini in Via di Grotta Pinta 21, Roma, il collettivo Asphodelics presenterà Nel giardino di Ecate, performance connettivista multimediale che, dopo la data genovese di quest’autunno, vivrà nella fantasmagorica cornice della Cappella Orsini a cura della Fondazione Opera Lucifero; con me ci saranno Annamaria Giannini, Antonella Suella, Ksenja Laginja, Stefano Bertoli – qui l’evento FB: ci vediamo lì (ingresso 15€)?
Crisma
Confermo il crisma della mia essenza e risolvo la noia dei mancati collassi quantici, quelli che sfuggono via, proprio quando comprendi di essere sul sentiero di forza: hanno il pregio, però, d’illuminarti la via con luci surreali.
Intervista a Diana Daniela Gallese
Su OfficinaMilena una bella intervista a Diana Daniela Gallese, autrice della cover del Giardino di Ecate; un estratto:
Ciao Diana, grazie per aver accettato l’intervista. Puoi presentarti e parlare un po’ di te?
C’era una volta una bambina che non riusciva a smettere di disegnare…!”, ecco direi che questo incipit mi descrive bene! Mi chiamo Diana, Didì è il mio nome d’arte, un diminutivo piccolo e sonoro che unisce il mio nome “decisamente troppo lungo per stare sul dorso di un libro”, come disse il mio professore di illustrazione durante l’ultimo anno alle Belle Arti.Il mio nome d’arte mi è stato donato una notte di molto tempo fa, da una conversazione a telefono con l’artista Albero Nemo, per cui nutro profonda stima. Didì risuona perfettamente con i miei due lati: la bambina e la Strega.
Mi definisco una bambina in un corpo di donna, che non ha mai smesso di disegnare e dipingere e soprattutto di emoziarsi delle piccole cose. Sono cresciuta tra gli odori di pagine di libri, tra poesie decadenti e fiabe nere, con le mani sempre piene di colori e grafite, pervasa dal desiderio continuo di voler donare un segno al suono delle parole che leggevo.
Sono nata in un piccolo paese in Abruzzo, ai piedi del Velino, monte sacro all’antico popolo Marso, e considero i boschi la mia vera casa, il luogo dove torno quando ho bisogno di parlare con me stessa. Per dar voce a sogni e aspirazioni, sono fuggita prima a Macerata, dove ho studiato l’arte dell’illustrazione e attualmente vivo a Roma, che nutre e stimola di continuo il mio fare artistico e la mia vita.
La mia arte è figlia della mia anima selvaggia e del mio legame con la natura. Mi lascio fluire ed ispirare dalle fasi lunari, dal suono del vento, dal contatto con la natura, dall’energia che rilascia un momento appena trascorso che assimilo per poi liberarlo su carta, con pennelli e colori.
La mia testa è da sempre un mosaico di immagini, nel loro continuo vortice, a cui sento il bisogno di donare una quiete, un corpo di carta e colore.Il tuo percorso inizia con lo studio di arteterapia, puoi spiegarci di cosa si tratta e soprattutto quant’è importante questo percorso?
Il mio percorso inizia con il disegno, diviene illustrazione e ora è divenuto anche Arte Terapia. E’ stata un’evoluzione, una ricerca interiore che parte dalla mia anima, e diviene poi dialogo con gli altri. L’Arte, diviene un mezzo di autoconoscenza e autoconsapevolezza, ed è assolutamente slegato dall’estetica, dai canoni di bellezza accademici e dalle regole pittoriche, ma diviene atto terapeutico, cura del dolore animico e mezzo di conoscenza gruppale. Ho sempre creduto nel potere dell’arte, la mia tavolozza mi ha guarita da così tante ferite, che ho sentito la necessità di sperimentare le arti terapie, per poter aiutare anche chi vorrà affidarsi a me. Il foglio di carta diviene il luogo dove confluire ogni dramma emozione o pensiero negativo, che poi viene trasformato insieme in un atto di auto-cura attraverso il dialogo e la condivisione finale. L’arte terapia è una forma di magia, più ti affidi a lei, più verranno fuori i tuoi poteri: la forza interiore, l’accettazione e la nascita di un nuovo Io.





