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NeXT Hyper ObscureArchivio per gennaio 15, 2025
Carmilla on line | We are not robots – Tecnoluddismo 1/2
Su CarmillaOnLine la recensione, a cura di Gioacchino Toni, a Tecnoluddismo. Perché odi il tuo lavoro, di Gavin Mueller. Estratti:
In Breaking Thing at Work: The Luddites Are Right About Why You Hate Your Job (Verso, 2021), tradotto da Valerio Cianci, l’ottimismo tecnologico, sostiene Mueller, lungi dall’essere prerogativa di cinici miliardari come Jeff Bezos ed Elon Musk, lo si ritrova anche in ambienti di sinistra, ove «i cosiddetti accelerazionisti prevedono un comunismo di lusso pienamente automatizzato sulla scia delle più selvagge fantasie degli imprenditori della Silicon Valley» in continuità con una tradizione marxista poco propensa a criticare la tecnologia anche quando questa viene applicata in ambito lavorativo in maniera alienante.
Convinti della neutralità della tecnologia, molti marxisti hanno guardato quasi esclusivamente a chi disponesse del controllo su di essa (i lavoratori o il capitale), in alcuni casi giungendo persino a guardarla di buon occhio anche quando sottoposta al controllo del capitale in quanto «mezzo in grado di creare le condizioni per una trasformazione radicale proprio sotto al naso del datore di lavoro»; insomma, in vista del fine ultimo socialista, occorrerebbe saper accettare l’avanzamento tecnologico anche quando nel “breve” periodo – e poco importa se coincide con la vita lavorativa di intere generazioni – dovesse comportare conseguenze negative per gli stessi lavoratori (e l’ambiente in cui vivono).Per quanto marxista, Mueller si pone nei confronti della tecnologia in maniera decisamente diversa rispetto ai tecnoentusiasti marxisti, mettendo in risalto le ricadute negative della massiccia applicazione delle tecnologie in ambito produttivo sui lavoratori, la propensione all’accentramento di ricchezza, dunque di potere, a vantaggio degli sfruttatori e la riduzione dell’autonomia dei lavoratori e della loro capacità di organizzarsi per tutelare i propri interessi. Se si è interessati al destino di queste persone e se si è mossi da principi egualitari, afferma Mueller, occorrerebbe essere «critici nei confronti della tecnologia e quindi prendere in considerazione tutti i frangenti in cui le persone, soprattutto i lavoratori, vi si sono opposte».
Delos Digital presenta “Furto di identità” | HorrorMagazine
Su HorrorMagazine la segnalazione di “Furto di identità”, romanzo di Robert J. Sawyer edito da DelosDigital; la quarta:
Sotto la cupola della colonia marziana di New Klondike, l’investigatore Alexander Lomax lotta per rimanere a galla in un mondo dove la morte ha perso significato. Quando la misteriosa e affascinante Cassandra Wilkins entra nel suo ufficio, la sua richiesta sembra semplice: ritrovare il marito scomparso. Ma nulla su Marte è come appare, e Lomax presto scopre che dietro la facciata perfetta dei “trasferiti”, esseri umani che hanno abbandonato i corpi biologici per nuove identità artificiali, si nascondono oscuri segreti. L’indagine lo porta a confrontarsi con una città disperata, dove cacciatori di fossili alieni e tecnologia avanzata convivono in un fragile equilibrio. Ma quando le prove iniziano a indicare che qualcuno sta manipolando le menti trasferite, Lomax dovrà chiedersi se sia davvero possibile uccidere qualcuno che ha già rinunciato alla vita.
Un noir fantascientifico avvincente, che esplora il confine tra identità e coscienza, portando il lettore a chiedersi fino a che punto siamo davvero padroni della nostra mente… e del nostro destino.
Il paradosso del Nonno non esiste? | Fantascienza.com
Su Fantascienza.com un’estensione molto tecnica (matematica e scientifica) di Emanuele Manco sul paradosso del Nonno, che segnalavo proprio due giorni fa qui e che mette in dubbio l’assioma che se cancelliamo il nostro passato, quello che ci ha generato, noi non esistiamo. Un estratto:
Immaginiamo una navicella che viaggia su quello che chiama “curva temporale chiusa” (pensate a un giro in giostra cosmico), in un Universo assialmente simmetrico. La curva è scelta in modo che il generatore di evoluzione nel tempo proprio sia il momento angolare. Secondo l’articolo succederebbero cose davvero bizzarre all’interno:
1. Per il teorema di Wigner, i livelli di energia interni all’astronave subirebbero una discretizzazione spontanea. L’energia all’interno della navicella diventerebbe “quantizzata” – come se l’Universo stesso imponesse un limite superiore e inferiore all’energia! Ovvero tutti gli strumenti a bordo funzionerebbero solo a una percentuale fissa della loro potenza, come una lampadina che può essere solo al 25%, 50%, 75% o 100%, niente vie di mezzo. Una volta fissata la percentuale, rimane quella.
2. La parte sconcertante è che la separazione dei livelli risulta essere finemente sintonizzata in modo che, quando la navicella completa il giro sulla curva, andata e ritorno, TUTTO torna esattamente come prima. Tutti i sistemi torneranno al loro stato iniziale. Come se l’Universo fosse un contabile ossessivo-compulsivo che deve far quadrare perfettamente i conti!Una prima conseguenza tragicomica: i ricordi dell’equipaggio verrebbero completamente cancellati al termine del viaggio. Immaginate il dialogo tra Doc e Marty che torna nel 1985 in questo caso:
– Marty, come è andato il viaggio nel tempo?
– Quale viaggio nel tempo?E c’è di più! L’entropia è costretta a tornare al punto di partenza, da un ciclo di Poincaré. Pensando al disordine che si accumula naturalmente in una camera da letto di un adolescente, è come se l’Universo fosse una mamma particolarmente severa che lo obbliga a riordinare la stanza esattamente come l’ha trovata! La diminuzione di entropia sarebbe in accordo con l’ipotesi di termalizzazione degli autostati.
Questo implicherebbe, in soldoni, che i paradossi del viaggio nel tempo non potrebbero esistere. Quello che in molti romanzi si risolve con un postulato di conservazione del tempo, con le invarianti, con trucchi insomma che servono a evitare che la narrazione si complichi, la Natura lo avrebbe risolto con una sorta un sistema di “backup automatico” incorporato.A questo punto, potremmo essere stati in decine, centinaia di loop temporali e, a differenza dei protagonisti delle storie che abbiamo amato, non ce ne ricordiamo nessuno!
La trasformazione
Graniglie da discriminare, lungo le direttive di un’idea che si trasforma in ologramma.
“Nel Giardino Di Ecate”, 19 gennaio a Roma @Fondazione Opera Lucifero – second seal
Domenica 19 gennaio alle 21.00, presso la Cappella Orsini in Via di Grotta Pinta 21, Roma, il collettivo Asphodelics presenterà Nel giardino di Ecate, performance connettivista multimediale che, dopo la data genovese di quest’autunno, vivrà nella fantasmagorica cornice della Cappella Orsini a cura della Fondazione Opera Lucifero; con me ci saranno Annamaria Giannini, Antonella Suella, Ksenja Laginja, Stefano Bertoli – qui l’evento FB: ci vediamo lì (ingresso 15€)?

