Archivio per gennaio 25, 2025
25 gennaio 2025 alle 18:47 · Archiviato in Creatività, Experimental, InnerSpace, Notizie, Recensioni and tagged: BandCamp, Egil Kalman, Joachim Nordwall
[Letto su Neural]
In tempi di retromania insistita e di feticizzazione dell’offline è quasi conseguente che alcuni artisti elettronici siano interessati a strumenti vintage e a tecniche performative che niente hanno a che spartire con i moderni set-up improntati al digitale. Nel caso specifico di Egil Kalman e dell’Electric Music Box Buchla 200 da lui utilizzato è degno di nota che su questo strumento si sia sviluppato un vero e proprio culto di specialisti e appassionati, che della sintesi west coast hanno fatto quasi una religione, glorificandone i suoi sistemi di interfaccia e la sottostante filosofia costruttiva. Molta della fama del Buchla 200 deriva dal fatto che sia un sintetizzatore estremamente duttile e votato a una sperimentazione radicale. Tanto che una nuova serie del sistema è oggi di nuovo prodotta rispettando la visione futuribile del suo progettista, anche se – naturalmente – molto ricercati sono soprattutto i vecchi esemplari, quelli senza controlli MIDI, senza archiviazione della memoria patch e che non sono ibridati con moduli digitali. Strumenti che sono stati ideati proprio per un tipo di musica decisamente sperimentale e orientata alla produzione di suoni, più che di melodie e armonie. Egil Kalman ha registrato Forest of Tines dal vivo all’Elektronmusikstudion (EMS) di Stoccolma e nell’uscita che si deve all’ iDEAL Recordings, etichetta svedese fondata nel 1998 da Joachim Nordwall, nessuna sovraincisione e stratificazione in stile DAW è stata aggiunta. Il risultato sono venti brevi composizioni – solo un paio superano i cinque minuti – esotiche ed elegiache, ricche di suggestioni e riferimenti alla musica folk scandinava, però incastonate nelle forme d’un minimalismo elettroacustico certo di contemporanea fattura. L’approccio di Kalman è genuino e il suo sguardo al passato non indugia su elementi particolarmente nostalgici. Seppure l’interesse sembra riposto sull’andare a ripercorrere come il futuro dei suoni sia stato immaginato in passato, non vi è nessuna esasperazione in questo procedere ma semplicemente una sintonia filosofica ed estetica. Insomma, è un esercizio formale liberatorio quello di Kalman, che è capace d’innestare riferimenti di più epoche musicali, imitando certe fluttuazioni tonali e strutturali degli archi con tecniche avanzate di accordatura e sequencing. Un lavoro per alcuni aspetti anche delicato che riporta uno strumento così difficile e crudo a una sensibilità quasi acustica.
25 gennaio 2025 alle 16:24 · Archiviato in Empatia, InnerSpace, Oscurità, Reading and tagged: Misticismo, Mitologia
Gli aspetti delle tue litanie sembrano estensioni estemporanee del tuo modus operandi, invece esplodono soltanto la mitologia intrinseca della tua personale mistica.
25 gennaio 2025 alle 11:47 · Archiviato in Cognizioni, Filosofia, Mood, Sociale and tagged: Brian Thomson, Giorgio Agamben, Guy Debord, Infection, Liberismo, Luigi Mangione, Paul Valéry, Theodore John Kaczynski, Tiqqun, Walter Benjamin

La vita di Luigi Mangione è una vita qualunque. Nato in Maryland, ha frequentato un liceo prestigioso e molto costoso, si è laureato all’Università della Pennsylvania. Programma, vende macchine online, ed è appassionato di tecnologie. Non ha un’identità di classe né un passato di lotta politica. Luigi Mangione non appartiene a insiemi o classi, in termini matematici o linguistici, ma li attraversa in un continuo divenire, espone la sua singolarità indifferente, in tutta la sua perturbante potenza. È un umano incompiuto, nel duplice senso di non finito, strabordante, non attualizzato, da una parte, e di senza compito, non attualizzabile, privo di teleologie e scopi: “L’incompiutezza è il modo d’essere di tutto ciò che si mantiene in contatto con la potenza, la forma d’esistenza di tutto ciò che è votato al divenire” (Tiqqun, Teoria del Bloom, p.36). E Mangione, proprio in quanto Bloom, incompiuto e incompibile, il 4 dicembre ha toccato la sua potenza, la sua possibilità anonima, e l’ha scagliata contro l’attualità della sovranità, cristallizzata nei panni di Brian Thomson, rappresentante eminente della sanità privata statunitense. Mangione ha scoperto una possibilità propria e intima, al di là e strabordante rispetto le attualizzazioni, dunque i perimetri, imposte dalle carriere, dalle istituzioni o dalle morali. Risuonano qui le parole di Valéry, “Tutto ciò che faccio e penso non è che uno specimen del mio possibile. L’uomo è più generale della sua vita e dei suoi atti. Egli è in certo modo previsto per un numero di eventualità maggiore rispetto a quelle che è effettivamente in grado di esperire. Monsieur Teste afferma: il mio possibile non mi abbandona mai” (Valéry, Monsieur Teste). Il suo possibile non lo ha abbandonato, e la sua potenzialità ha danzato nell’attualità della sua esistenza.Proprio per questo rappresenta la più grande minaccia per il potere occidentale, in quanto non può essere sostanzializzato né identificato e quindi demonizzato, non lo si può ricondurre né a un insieme problematico (disoccupato, marginalizzato, zingaro, lumpen, tossicodipendente), né a una classe economico-sociale di individui (aristocrazia, borghesia, proletariato). È il classico bravo ragazzo bianco, pronto per una scintillante carriera, come ce ne sono infiniti identici: “Le singolarità qualunque non possono formare una societas perché non dispongono di alcuna identità da far valere, di alcun legame di appartenenza da far riconoscere” (G. Agamben, La comunità che viene, p.68). Mangione non ha nessuna identità, è l’umano qualunque, il Bloom, espropriato di qualsiasi qualità o attributo possa fondare un Comune. È in-comunicabile, privo d’espressione, cesura non dialettizzabile né identificabile (non è il rappresentante di un contropotere in conflitto polare con un potere, non rappresenta una polarità che si scontra con la sua nemesi): “lo stato può riconoscere qualsiasi rivendicazione d’identità […]; ma che delle singolarità facciano comunità senza rivendicare un’identità, che degli uomini co-appartengano senza una rappresentabile condizione di appartenenza — ecco ciò che lo stato non può in nessun caso tollerare” (G. Agamben, La comunità che viene, p. 68).
Questo su L’Indiscreto, analizzando i fatti che hanno reso protagonista nello scorso dicembre Luigi Mangione, che ha ucciso Brian Thomson, reo di aver dilazionato fino a negare pagamenti legittimi delle polizze sanitarie, gettando nella disperazione e povertà intere famiglie favorendo, invece, assicurazioni e i suoi dirigenti.
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25 gennaio 2025 alle 08:17 · Archiviato in Creatività, Kipple, Lit, Segnalazioni and tagged: Avatar, Fumetti, Giovanni De Matteo, Ksenja Laginja, Lorenzo Davia, Lukha B. Kremo, Maico Morellini, Mariano Equizzi, Premio Italia, Produco, Pulphagus
PremioItalia
Votate opere e artisti giusti, e se proprio volete sporcarvi le mani con quel che faccio, eccovi un piccolo elenco su dove sono candidato; tenete presente che i titoli che menziono li trovate nell’elenco delle candidature spontanee 🙂
– Curatore (io e Lukha B. Kremo)
– Collana (non-aligned objects, L’orlo dell’Impero, Avatar)
– Rivista o sito web non pro (HyperHouse, KippleBlog)
– Racconto autore italiano su pubblicazione professionale (ne avete un po’ di miei da scegliere)
– Fumetto autore italiano (Pulphagus, uscito per HyperHouse)
Poi altri suggerimenti sparsi per artisti valenti 🙂
– Artista (Ksenja Laginja, Mariano Equizzi)
– Romanzo autore italiano (Giovanni De Matteo e Lukha B. Kremo)
– Romanzo autore italiano Fantasy (Lukha B. Kremo)
– Antologia (Lukha B. Kremo)
– Articolo su pubblicazione amatoriale (Giovanni De Matteo, Maico Morellini, Lorenzo Davia)
Che vi dico? Grazie, a prescindere, comunque, sempre. Anche se non votate o se non mi votate, vi amo lo stesso e in ogni caso 🙂