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Archivio per gennaio 26, 2025

Itaca – Il ritorno | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la recensione di Emanuele Manco a Itaca – Il ritorno, film di Uberto Pasolini sul mito del ritorno di Ulisse nella sua Itaca; un estratto:

Un’Odissea senza mostri, senza mito, senza dei. Così descrive Uberto Pasolini il suo approccio al poema omerico, del quale ha distillato la parte finale.

Odisseo, un reduce traumatizzato che si è trasformato in un eroe riluttante a combattere, un’ultima volta, per liberare la sua terra. Un uomo che è il primo a non riconoscersi più, profondamente cambiato non solo dalla guerra, ma dal peregrinare successivo. In questa versione del poema senza dei, a tenerlo lontano da Itaca è stato qualcosa di diverso, una motivazione che è oggetto di scavo della vicenda.
Penelope è una donna che ha la tentazione di andare avanti, seppellendo il ricordo di un marito ritenuto da tutti morto. Vive assediata da numerosi pretendenti al trono, i principi Proci, mentre cova in lei la speranza che il marito che sia ancora vivo e torni alla terra natia. Speranza che la spinge a mille stratagemmi per temporeggiare, come l’espediente della tela intrecciata di giorno e disfatta la notte.
L’altra figura drammatica è loro figlio Telemaco, troppo piccolo quando vent’anni prima il padre partì per ricordarlo. Cerca di sopravvivere a questo assedio, rischiando ogni giorno la vita, in attesa di trovare un suo posto nel mondo, schiacciato dall’eredità paterna, dal ricordo mitizzato di quel grande guerriero di cui non si sente all’altezza.

Tre figure che, nonostante il legame che le ha unite, sono ora tre estranei che si devono riscoprire.

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Mantenersi


Perfezioni di una costrizione mentale, rimandi e anniversari, istanze e istanti dove fatichi a tenere la rotta; quando l’intero multiverso collassa addosso e dentro te, a quale via saldarsi, in quale rivolo concentrarsi, attraverso quale mistica alternativa e visioni da scrivere mantenersi lucidi?

Fatiche


Stracciati rivoltati trasformati, sconquassi, inondati, tormentati: esposti al flusso, fatica nel rialzarsi, nell’essere se stessi, nel contemplare le divinità.

Healing


Burning home.

È meglio bruciare che svanire: “The Madcap Laughs” di Syd Barrett


Su ImpattoSonoro una corposa recensione ai due dischi solisti di Syd Barrett e, di conseguenza, a ciò che succedeva nell’entourage dei Floyd in quella fine anni ’60 e inizio ’70; un estratto:

Siamo nel 1970, Roger Keith “Syd” Barrett è già uscito dall’ombra dei Pink Floyd da due anni, quando rilascia gli unici due album da solista da lui prodotti, per poi ritirarsi definitivamente dalle scene. Due album destinati a restare nella storia come strascico della coda di successi da lui appena persa. Due sperimentazioni che hanno letteralmente influenzato tutti quelli che in quegli anni erano sulla scena anche se appartenenti a generi musicali agli antipodi tra loro. La stessa musica dei Pink Floyd, band creata insieme ai tre ex amici inglesi esattamente cinque anni prima, è stata segnata dal suo abbandono, dal suo stato mentale e dai suoi due long play: “The Madcap Laughs” e “Barrett, pubblicati nello stesso anno.
“The Madcap Laughs”, il primissimo album solista di Syd Barrett, è generalmente considerato il miglior lavoro solista di Syd, anche se la critica è sempre stata divisa, in quanto nell’album “Barrett, risiede una delle sue tracce più apprezzate del suo pubblico e non solo: Baby Lemonade. Ciò nonostante, occorre fare una giusta precisazione. “The Madcap Laughs” è sicuramente il più istintivo, onesto e mentalmente psichedelico dei due, ed è proprio su questo che ci concentreremo. Qualunque fosse esattamente la motivazione della decadenza di Syd Barrett, infatti, è pienamente esibita dentro quest’opera. La maggior parte delle canzoni sono acustiche con strani testi e miscele di parole apparentemente senza senso, cosa che tracciano in maniera lampante ciò che stava succedendo proprio dentro la mente del mito “shine on you crazy diamond”.

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quindi, sì, nudo e crudele

Niente apostrofi, nessuna morale, solo montaggio.

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