HyperHouse

NeXT Hyper Obscure

Archivio per agosto, 2025

C.S.I. – Blu


Così, scivola via l’estate di un denso sapore.

Back to past


Nel tugurio notturno, ogni ispessimento mentale si riversa nelle complessità matriarcali, una sorta di ritorno alle origini.

Brian Eno, Beatie Wolfe – Ringing Ocean (Visualizer)


Si aprono gli scenari incolti.

Nefasto


Nel finale di un sogno rovente, la compressione degli stati umorali genera calore accessorio nefasto.

Carmilla on line | Il machinima e il suo contesto


Su CarmillaOnLine la recensione di Gioacchino Toni a “Videoarte ludica. Videogioco, cinema, machinima, saggio di Matteo Bittanti uscito per Mimesis:

Nell’ambito di un progetto di ricerca portato avanti da Matteo Bittanti presso l’Università IULM teso a esplorare la relazione tra videogiochi e arti visive, complementare a Fotoludica. Fotografia e videogiochi tra arte e documentazione (Mimesis, 2025), che si concentra sulla fotografia nei/dei videogiochi come pratica artistica, documentaria e critica, il volume Videoarte ludica (2025) curato dall’autore, seguito dei precedenti Machinima! Teorie. Pratiche. Dialoghi (Unicopli, 2013) e Machinima. Dal videogioco alla videoarte (Mimesis, 2017), guarda al videogame come strumento spendibile nella realizzazione audiovisiva, performativa e cinematografica.

Quando si parla di machinima si fa riferimento a una pratica ibrida in cui si intrecciano videogame, cinema e videoarte che ha impattato in maniera importante tanto sull’universo artistico contemporaneo quanto su quello dell’intrattenimento, una pratica che ricorre a videogiochi e/o game engine capace di assumere forme documentarie, sperimentali, performative o narrative sia di tipo vernacolare che d’avanguardia.

This is the humanity


Periferie e centralità, monumenti e catafalchi, ideologie e/o idiozie: ogni estremo considerabile dello scibile immaginabile contiene idiosincrasie ammorbidite dall’utile, poi non esiste altro che il proprio ego che si confonde col proprio vantaggio.

Genocidio


Dimensioni attigue allo sconquasso relegano le parole meritorie a puri orpelli di un qualche improbabile gusto, cercando di redimere quello che non è possibile ammettere.

In equilibrio instabile


Capacità annesse alle comprensibilità di estensioni e connessioni mobili, come rimanere in bilico su cognizioni variabili eppure espanse, eppure immense.

L’editoria indipendente de “Il Grande Libro dei Kaiju” | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la segnalazione di Il Grande Libro dei Kaiju, antologia Aa. Vv. curata da Andrea Berneschi e Michele Borgogni per rendere in una qualche misura il fantastico un argomento pop; la quarta:

Dopo il successo di Hallucigenia, abbiamo deciso di fare le cose in grande, chiedendo a quindici autori italiani di evocare colossi che fanno tremare la terra. Il Grande Libro dei Kaiju raccoglie racconti che spaziano dall’epica urbana al dramma esistenziale, dalla fantascienza più visionaria all’horror primordiale. In queste pagine, le creature non sono solo mostri: sono specchi ingigantiti delle nostre paure, incarnazioni del caos, divinità dimenticate che risorgono tra cemento e oceani.

Quindici voci. Quindici creature. Un solo, inesorabile ruggito. Contiene racconti di Andrea Manenti, Maddalena Marcarini e Oliviero De Angelis, Michele Borgogni, Edoardo Maroncelli, Stefania Toniolo, Pietro Gandolfi, Andrea Berneschi, Francesco Corigliano, Stefano Cucinotta, Davide Staffiero, Samuele Fabbrizzi, Claudio De Agostini, Lukha B. Kremo, Alan Thomas Bassi, Alessandro Girola. Prefazione di Andrea Gibertoni.

Ernest Berk – Diversed Tapes | Neural


[Letto su Neural]

Ernest Berk è stato un artista poliedrico, fuggito dalla Germania nazista negli anni ’30 e stabilitosi a Londra, dove trascorse la maggior parte della sua carriera, capace di spaziare tra diverse discipline come la composizione musicale, la danza, la coreografia, la recitazione e il mimo. Tra il 1957 e il 1984, Berk ha realizzato oltre 228 opere elettroniche, molte delle quali pensate per accompagnare le sue coreografie di stampo espressionista. La musica composta da Berk in questo periodo colpisce particolarmente per l’accessibilità e l’affinità che melodie, ritmo e qualità degli intrecci infondono, similmente a molte tendenze dell’elettronica ultimissima. Brani come “Wings Over the Valley of Death” (1961) e “Kali Yuga” (1962) esplorano paesaggi sonori dronici simili a quelli della musica elettronica contemporanea, mentre “Vibram” (1973) richiama anche improvvisazioni di sintesi modulare. Pezzi come “Against 7/4” (1967) e “Janet Calls it Blue Ribbon” (1972) offrono gesti sonori sofisticati, vicini a molta musica acusmatica e alle sperimentazioni concretiste di Schaeffer ed Henry. Diversed Tapes, tuttavia, ricopre solo una parte dell’enorme corpus musicale di Berk, ed è sorprendente come un artista così carismatico e prolifico, sia stato per tanto tempo quasi dimenticato. Grazie all’impegno della Huddersfield Contemporary Records e al lavoro di rimasterizzazione che si deve a Richard Scott e Jos Smolders, artisti sonori a loro volta coinvolti dalla manipolazione audio e dalla tecnologia dei registratori a nastro, questa uscita è assolutamente meritevole di essere ascoltata anche oggi e non solo in quanto un’importante testimonianza della varietà di quelle seminali sperimentazioni. Berk collaborò con diversi artisti sperimentali come il pianista John Tilbury, il compositore Basil Kirchin, l’artista visivo John Latham e il regista David Gladwell: la sua musica elettronica si allineava perfettamente all’estetica modernista di queste importanti figure dell’avanguardia britannica, seppure fino agli anni settanta il pubblico inglese fosse davvero poco interessato ad un approccio alle arti d’impronta multidisciplinare. Anche l’uso della musica elettronica per la danza in definitiva restava marginale a quel tempo e in questo contesto Berk rappresentava una figura rivoluzionaria: le composizioni per le sue coreografie non solo sfidavano le convenzioni, ma ampliavano il confine tra suono e movimento. Diversed Tapes riesce così a restituire parte della vitalità e dell’inquietudine che animavano il suo lavoro, offrendo un percorso sonoro variegato, dove ogni traccia sembra svelare un aspetto differente di una sensibilità musicale complessa, mantenendo viva l’essenza delle sue idee pionieristiche e rendendo l’ascolto un’esperienza intensa e attuale.

quindi, sì, nudo e crudele

Niente apostrofi, nessuna morale, solo montaggio.

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