HyperHouse
NeXT Hyper ObscureArchivio per ottobre, 2025
C U
Muovimi lungo questo binario spiacevole dell’ennesimo collasso quantico; guardami nel profondo degli occhi, io guardo i tuoi…
Feel me
Segna questo modulo: ti apparterrà nelle nenie lontane e profonde dell’inverno che sta arrivando; sarai sempre qui, feel me…
Uno dei quasi infiniti possibili
Attendi lo spostamento lunare delle strane stanche mosse, fino alla definizione instaurata dal tuo dominio culturale, che non è l’unico possibile…
Virando
Linee di codice espanso che virano verso gli abissi di dispiacere profondissimo: è il suono catacombale che vira verso il lutto.
Morena, la dea della morte: alla scoperta dell’antica mitologia slava | Iridediluce
Su IrideDiLuce c’è la scheda di una dea slava, Morena, che indica la connessione con altri culti classici, come Ecate; un estratto:
Morena, dea della morte, figura di spicco nella mitologia slava, esercita una notevole influenza su antiche tradizioni e rituali. La sua rappresentazione come annunciatrice della fine dell’inverno e dell’inizio della primavera è segnata dall’annegamento simbolico della sua effigie.
Nel corso del tempo, Morena è stata associata ad altre divinità come Ecate e Cerere nella tradizione cristiana, evidenziando l’interconnessione di diverse mitologie. Le sue controparti in altre culture slave includono Vesna nella mitologia bielorussa, Lada in quella russa e Lel in quella ucraina, ognuna delle quali rappresenta l’arrivo della primavera e la fertilità della Terra.
Le origini di Morena affondano profondamente nell’antica mitologia indoeuropea, a dimostrazione della duratura influenza dello scambio culturale e delle credenze condivise. La sua presenza nella mitologia slava dimostra l’interconnessione delle culture antiche e la loro venerazione per i cicli della natura.
L’Impero Connettivo di Earthbound al Defrag di Roma: 8 novembre
Sabato 8 novembre presenterò il mio nuovo romanzo del ciclo dell’Impero Connettivo Earthbound, in prossima uscita per i tipi di D Editore; l’evento avverrà al Defrag di Roma, Via delle Isole Curzolane 75, alle 14.15. La presentazione è incastonata nel festival gotico Creature Oscure organizzato dal collettivo Crush e accanto a me ci sarà l’editore Emmanuele Pilia; modererà l’incontro Eleonora D’Agostino: ci vediamo lì? 🙂
Sorta di distopia
Liscio sulle rovine di un bistrattato sprofondo, e le eliche delle ideologie modificano continuamente la visione.
Runaway Totem feat. Andromaca “Metaphorm Tetraphirm” – SoWhat
Bella recensione su Sowhatmusica a “Metaphorm Tetraphirm” album dei Runaway Totem a cui hanno collaborato Andromaca, ovvero Antonella Suella e Stefano Bertoli, un disco complesso e ricco di definizioni siderali e tutt’altro che terrestri in cui è meraviglioso tuffarsi; un estratto della rece:
L’ultimo, bellissimo (doppio, immenso, monumentale) album di Runaway Totem, che nasce dalla collaborazione con il progetto Andromaca, ci proietta come oggetti interstellari in dimensioni altre, aliene. E Roberto Gottardi (autore di tutti i brani e degli arrangiamenti delle cover), Stefano Bertoli, Antonella Suella, un po’ alieni lo sono, e stanno perfettamente a loro agio in queste altezze siderali che spaziano tra il prog, il rock cosmico e l’elettronica, dalle atmosfere molto moderne nonostante gli evidenti richiami a realtà anni ’70 (Hawkwind, Kraftwerk, Magma). Cosa spinge una band contemporanea a fiondarsi musicalmente in mondi alieni, capaci di spalancare i cancelli delle percezioni, della coscienza, a esplorare l’ignoto, il non-umano? In un’epoca barbara, caotica, retrograda come quella in cui stiamo vivendo, creare universi nuovi, non limitati dalle regole fisiche e sociali terrestri, è una forma di rifugio. L’arte ci trova sempre un rifugio per le nostre inquietudini. Nella fattispecie, gli universi alieni del disco possono rappresentare il disorientamento, il sentirsi “estranei” in questa realtà storica, una critica alle derive della tecnologia, del consumismo, del controllo sociale. I riferimenti esoterici e mistici dei vari momenti dell’album offrono sentieri di verità diverse in questa ricerca filosofico-musicale: perché ci sentiamo un po’ tutti dei nomadi celesti, perché solo uno sguardo disincantato dentro la nostra anima può offrire una prospettiva altrettanto disincantata sul mondo che ci circonda.
Trovo interessante l’uso della voce soprano, un po’ sacerdotessa e un po’ strega, i cui vocalizzi si fondono perfettamente nel tessuto sonoro. La voce femminile come strumento puro è una scelta artistica di grande forza espressiva, nelle cui astrazioni il significato letterale viene rimosso per lasciare soltanto l’impatto emotivo. Antonella Suella, con i suoi timbri sovrannaturali, si inserisce nel paesaggio sonoro con eleganza senza mai scontrarsi con gli altri strumenti. In Heliocentric Energy duetta mirabilmente con il theremin. I suoni non verbali eseguiti con tecnica eterea, ma anche fortemente sperimentale, amplificano il senso di estraneità, spiritualità e vastità cosmica. È il suono di una entità ultraterrena, o una eco proveniente da un altro universo. In questo modo il carattere onirico, ipnotico, a tratti lisergico del lavoro si tinge di magia.



