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Archivio per novembre 1, 2025

Pamelina


Ti tenevo tra le braccia, mentre passavi il limite. E adesso ogni suono rimbomba vuoto, sordo, solo.

Earthbound – Saga dell’Impero Connettivo, Vol. 1 – D Editore


Sullo shop di D Editore è disponibile in anteprima il mio nuovo romanzo breve, inquadrato nel ciclo dell’Impero Connettivo e primo di una lunga serie di letture particolari della saga: Earthbound, acquistabile al prezzo di 15.90€. La quarta (questa la pagina HH dedicata alle pubblicazioni di D Editore):

L’Impero Connettivo domina lo spazio e il tempo, ma dove (o quando?) ha avuto origine la sua egemonia trascendente? Dove e quando si è creato l’Earthbound, un momento storico preciso ma al contempo avvolto attorno a noi nell’eterno continuum?

Un capo tribù nell’Italia preistorica, una coppia di ricercatori che sperimentano nuove tecnologie in una Istanbul futuristica, il signore di Nèfolm, la capitale connettiva che giace nella valle dimensionale sospesa tra presente, passato e possibili futuri: questi sono i protagonisti di Earthbound, volume che riavvia una delle saghe fantascientifiche italiane più longeve e apprezzate, quella dell’Impero Connettivo.

Dalla potenza di un’intuizione che interseca più piani spaziotemporali, scaturisce un impulso generativo che è magico, tecnologico e trascendentale insieme. Sandro Battisti, padre nobile del Connettivismo e maestro della fantascienza speculativa, ci offre un’esperienza letteraria capace di farci superare i confini tra spazio e tempo e si slancia verso nuove altezze cognitive.

Luca Perciballi – Sacred Habits | Neural


[Letto su Neural]

Se per generare dei suoni puri in un progetto musicale è principalmente solo uno strumento ad essere utilizzato, spingendolo ai limiti delle oggettive possibilità tecniche – in questo caso una chitarra elettrica che viene accompagnata da una sparuta elettronica e labili percussioni – viene istintivo pensare che il tutto sia stato confezionato anche pensando ad esibizioni dal vivo, ambito che è conseguente ad una ricerca così specifica, personale e tendenziosa. Perciballi lo ricordiamo come uno dei musicisti di Didone, album di Alessandro Bosetti risalente al 2021, ma nel suo background lo sperimentatore ha attraversato più generi e approcci: dal jazz si è poi dedicato all’improvvisazione creativa e al sound design, ha scritto musica per piccoli e grandi ensemble, per il cinema, il teatro e la danza, sviluppando a fondo una pratica compositiva che parte proprio da una radicata attitudine performativa. Comporre ed esibirsi dal vivo – insomma – danno vita ad un connubio inestricabile che corrisponde esattamente alla propria realtà musicale. L’effetto di questa duplice azione produce sonorità che sono ben metabolizzate e si propagano per mezzo d’infiniti rimandi e memorie. Quello che s’imprime è un coacervo di poliritmie e rumori, dispiegati in passaggi energici e virtuosi che vanno da un’amplificazione completamente elettrica al suono acustico, facendo un uso sapiente anche di appositi altoparlanti preparati e foot percussion. È un suono assai grezzo e straniante a essere modulato, molto viscerale e diretto ai sensi, seppure in alcuni passaggi anche sottile. Del resto la perizia strumentale di Perciballi è indiscutibilmente articolata e immaginifica: poco importa se questo sia da considerarsi ancora all’interno della caratteristica tradizione dello strumento. Ogni nuovo metodo aggiunge qualcosa a una tecnica musicale e come sempre sottolineava Gustav Mahler “la tradizione non è conservare le ceneri ma passare sul fuoco”. In questo caso il fuoco è sfuggire a un’idea della chitarra elettrica legata ai generi che l’hanno resa celebre nel corso degli ultimi (quasi) cento anni: una storia relativamente recente e che fa i conti con il passato a partire da una concezione della musica già in gran parte “popular”. Meglio allora affidarsi a suggestioni che vengono da altre discipline artistiche, dal teatro e dalla poesia, dal mondo del fantastico o intimamente connesse a una sfera decisamente spirituale. Ispirazione che suonando in solo prende anche le forme di una sorta di cantiere aperto sul proprio linguaggio espressivo. L’uscita si deve alla Kohlhaas Records, etichetta italiana gestita brillantemente da Marco Segabinazzi.

Internet sta bruciando – L’INDISCRETO


Su L’Indiscreto riflessioni sulla volatilità della memoria digitale; un estratto:

Un’analisi del Pew Research Center afferma che il 38% delle pagine web che esistevano nel 2013 non erano più disponibili a fine 2023. Il 54% delle pagine di Wikipedia, il 23% degli articoli di notizie e il 21% delle pagine governative statunitensi avevano almeno un hyperlink inutilizzabile. Studi precedenti di Jonathan Zittrain hanno mostrato che era rotto pure il 50% degli hyperlink citati nelle sentenze della corte suprema statunitense (dal 1996, cioè dal primo utilizzo di questa tecnologia). Già nel 2001, una ricerca della Princeton University aveva determinato che il 23% degli hyperlink negli articoli scientifici del 1999, e parte del campione, non funzionava più. La percentuale di hyperlink non più funzionanti aumentava andando indietro negli anni, fino ad arrivare al 53% per quelli presenti nella letteratura scientifica del 1994, come se il tempo corrodesse e consumasse progressivamente la rete web. È la “link rot”, la marcescenza del link. L’ipermarcescenza. A volte grandi quantità di contenuti vengono perduti tutti insieme. Può capitare per errore. Durante un cambio di server, quasi tutta la musica caricata dall’utenza dal 2003 al 2015 sul social network MySpace fu corrotta e diventò inaccessibile. Ma forse si preferì giustificare come un errore la decisione di non spendere il denaro e il tempo necessari a portarsi dietro tutti questi file. Può capitare per la fine (in questo caso certamente volontaria) di un servizio, come quando il social network Google+ chiuse ad aprile 2019. Un servizio può anche essere terminato dalle compagnie che gli forniscono a loro volta i servizi necessari per funzionare sul web, per esempio da chi lo ospita nei suoi server o dal registrar, chi gestisce i domini di primo livello (la parte dopo il punto in un indirizzo web). O può capitare che i contenuti scompaiono per un cambio delle condizioni d’uso del servizio. A dicembre 2018, il social network Tumblr decise di modificare il suo regolamento ed eliminare e vietare i contenuti pornografici, e una cosa simile è successa nel maggio 2023 a Imgur, piattaforma usata per condividere immagini.

Anche la nostra memoria individuale e familiare, non solo quella collettiva, rischia di scomparire. Oggi una parte rilevante di ciò che produciamo, come in molti casi le nostre foto, è archiviato “in cloud”, in server esterni che non possediamo e su cui non abbiamo alcun controllo. E, fatto forse ancora più importante, stiamo progressivamente delegando al cloud pure il nostro potere computazionale. Esistono oggi molti servizi, come GeForce NOW di Nvidia, per eseguire nel cloud i videogiochi: i nostri input (cosa premiamo sul gamepad, per esempio) vengono inviati attraverso internet a una lontana macchina, che risponde inviando i suoi output audiovisivi e aptici (la vibrazione del gamepad) al nostro dispositivo, magari direttamente alla nostra smart TV. Tra l’altro, “i videogiochi basati sul cloud sono nettamente la forma più energivora di videogiochi legati a internet (se li mettiamo a confronti con i videogiochi giocati online in modo tradizionale e con quelli solo scaricati da internet)”, spiega una ricerca del Lawrence Berkeley National Laboratory del dipartimento dell’energia degli Stati Uniti. Ci stiamo sempre più affidando a macchine che eseguono i programmi in remoto, indirizzandoci verso un futuro in cui tutto ciò che avremo in mano saranno “terminali stupidi” dipendenti dagli abbonamenti che riusciremo a pagare alle varie compagnie, che potranno quindi limitare e controllare ciò che produciamo. Qualsiasi sia la vostra opinione sulle intelligenze artificiali generative, i limiti che le compagnie impongono a ciò che è possibile generare usando i loro servizi online sono un chiaro anticipo delle conseguenze future di questo percorso.

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Futuri artificiali. Conversazione sull’AI con Ted Chiang e Matteo Bordone | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine il resoconto di un incontro svoltosi al TriesteSFFestival tra Ted Chiang e Matteo Bordone sul tema dell’intelligenza artificiale; mi sembra interessante questi passaggi, voi che ne dite?

Negli ultimi anni la fantascienza è diventata il racconto dei progressi futuri della tecnologia. Trump ed Elon Musk parlano della realizzazione di astronavi e quindi di esplorazione spaziale, mentre — se guardiamo alle AI — il racconto fantascientifico si fa esistenziale. Cosa pensi delle AI di oggi e del marketing che gira intorno a esse?

Credo sia importante fare una distinzione: che cos’è un’AI e cos’è la tecnologia delle AI. La gente pensa che quella di oggi sia l’intelligenza artificiale che si vede nei film, perché questo è ciò che vogliono le aziende che le producono. Il termine intelligenza artificiale è stato coniato negli anni ’50, ma sarebbe meglio utilizzare la definizione di elaborazione di dati — anche se, ovviamente, intelligenza artificiale suona meglio. Si tratta solo di una tecnica di vendita.

Il marketing di vendita è più forte della realtà, ma secondo lei è possibile uscirne?

Penso sia possibile attraverso l’educazione. Bisogna insegnare alle persone come funziona la tecnologia moderna, in modo che l’illusione sia svelata. Non credo che sia facile, perché le grandi aziende ci vendono una menzogna: invece di usare il termine statistica applicata, viene usato quello di intelligenza artificiale. Se si pensa in questi termini, l’approccio cambia.

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