HyperHouse
NeXT Hyper ObscureArchivio per gennaio 4, 2026
Serpeggiando
Quando serpeggi tra le fronde e il cielo, quando l’illusione si rivela attraverso dimensioni canoniche, quando il profondo affiora e tu ne sei parte.
Ph. Silvia Minguzzi
Carmilla on line | La coscienza di Gustav (appunti meyrinkiani) 15
Su CarmillaOnLine una delle innumerevoli puntate di Franco Pezzini dedicate alle molteplici incarnazioni del Fantastico, visto in ottica del perturbato, dell’esoterico, del weird e delle proiezioni delle millemila realtà possibili; stavolta è il turno di un romanzo che amo visceralmente: L’angelo della finestra d’Occidente, di Gustav Meyrink. Un estratto, che non rende comunque la complessità esoterica e interiore del romanzo, che va letto tutto.
Passeggiando lungo il ruscello John Dee si lascia prendere dall’insoddisfazione e rivede il suo passato in Inghilterra, dal carcere con Green alla corte di Elisabetta, e poi a quella imperiale nel centro Europa… la sua prima moglie era stata la sua pestifera avversaria Lady Ellinor (storicamente, in realtà, la prima fu Katherine Constable, cui ne seguì per un anno una seconda dal nome non tramandato): di Ellinor disertava il capezzale per recarsi a incontrare Elisabetta. Eppure tante maschere non erano che la crisalide per far nascere finalmente il vero John Dee, “colui che conquista la Groenlandia, e assalta il mondo intero, il giovinetto coronato!”: e all’improvviso tutto gli diventa chiaro al punto da doverne scrivere una sintesi.
Discendente (almeno secondo Meyrink & Noerr) di sovrani più antichi di quelli della “due Rose” d’Inghilterra, fatto educare per volontà paterna dai migliori maestri, giunto al baccalaureato a Cambridge, a ventiquattro anni Dee si trova orfano di entrambi i genitori, erede della fortuna e del titolo. Dopo una formazione all’estero (Lovanio, Utrecht, Leida, Parigi) ed essere divenuto allievo di Cornelius Gemma detto Frisius e di Gerardus Mercator, al rientro in Inghilterra assurto alla carica di professore di lingua greca al Trinity College di Cambridge e riconosciuto protofisico e protoastronomo in Inghilterra a solo ventiquattro anni, è un tantino scavezzacollo: per la messa in scena della Pace di Aristofane costruisce un gigantesco scarabeo che si solleva in aria come un drone, tra l’orrore di colleghi e spettatori che gridano alla magia nera… ma capisce di fronte alle loro reazioni furiose quanto a una burla possa seguire serissimo odio.
Allora abbandona l’Inghilterra e un buon posto e raggiunge Lovanio dove studia chimica, alchimia e si appronta un laboratorio. Frequentato dai duchi di Mantova e di Medina Coeli, si fa conoscere dall’imperatore Carlo V, prima scettico sulle sue capacità e poi pronto a ricompensarlo. Sfuggito a Parigi dal dilagare di un’epidemia, trova ascolto nel re Enrico XI, ma poi uno “spettrale suonatore di pibrochs scozzesi” (forse lo stesso sinistro pastore che aveva plagiato Bartlett Green) lo convince a tornare in Inghilterra dove finisce coinvolto nelle lotte di religione. Mirando a conquistare Elisabetta prende le parti dei protestanti. Sfuggito come sappiamo alla Torre trova ospitalità presso l’amico Robert Dudley conte di Leicester, che gli elogia l’audacia con cui la principessa Elisabetta si era adoperata per la sua libertà – ma John sa qualcosa di più, a proposito del filtro d’amore da lei bevuto. Passando poi oltre gli anni di Maria la sanguinaria – nei quali lui, nel suo ritiro forzato, prepara l’impresa di conquista della Groenlandia – riflette sulla convinzione d’essere destinato a un trono, sulle profezie ricevute: però forse si tratta di una corona non terrena… Morta la regina Maria, preparato nei dettagli il piano per la conquista della Groenlandia, affidato a Dee tramite Dudley il compito di redigere l’oroscopo per la nuova sovrana – finalmente Elisabetta – il Nostro crede giunto il momento di realizzare i sogni. E invece nulla: la regina, compiaciuta dell’appellativo e ormai titolo di “vergine”, prende a giocare con lui. Che a quel punto rifiuta di recarsi a farle compagnia a Windsor: “ciò che desideravo non era affatto passare la notte con una vergine invasata, bensì l’avvento della nostra gloriosa e regale comunione” – ed è Dudley ad approfittarne. Sdegnato, Dee parte per l’Ungheria, per sottoporre all’imperatore Massimiliano i piani di conquista del Nordamerica, ma poi, preso da rimorso, gli parla soltanto di astrologia e alchimia e alla fine ritorna in Inghilterra.
Dea norrena Hel, regina di Helheim e dea della morte | Iridediluce
Gli inferi – o l’inferno – per il concetto norreno di oltremondo; ovviamente, virato al femminile, non parliamo di Ade qui ma di Hel… Dal blog di IrideDiLuce.
La dea norrena Hel era la dea degli Inferi, uno dei luoghi in cui gli antichi norreni pensavano andassero i morti. Questo luogo era spesso chiamato Hel, come la sua regina, o, in alternativa, Helheim, che in realtà significava “il regno di Hel”. E Hel si trovava nelle fredde e senza vita terre del nord, sottoterra.
Non è chiaro quali regole venissero utilizzate, se ce n’erano, per decidere se un defunto dovesse andare a Hel o in un altro Aldilà. In ogni caso, sembra certo che recarsi da Hel non fosse né una forma di punizione né un premio. Anzi, la dea norrena della morte Hel era spesso descritta nei miti come un personaggio indifferente e severo.
Il suo regno non è sempre stato descritto in termini negativi: solitamente, alle persone che finivano lì veniva detto di continuare a vivere la loro vita normale, quella che avevano condotto prima di morire. Esistono anche rappresentazioni negative degli Inferi, che però sembrano essere state influenzate dal concetto cristiano dell’Inferno e non avere alcun collegamento con l’autentica mitologia norrena.
Strane consapevolezze
Tra gli scoppi di una detonante evidenza, nemmeno verità ma evidenza, tu puoi esternare dubbi e preferenze lasciandoti indietro la distanza percorsa, fino a renderti sottile come una strana consapevolezza.


