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NeXT Hyper ObscureArchivio per gennaio 18, 2026
La Dea Creiddylad: l’eterna Regina dell’Amore e dei Fiori di Maggio | Iridediluce
Ogni forma divina ha bisogno di punti di contatto col nostro mondo fisico, umano, siano essi piani operativi su cui l’energia surreale prende forme a noi intelligibili, siano anche infiorescenze, eventi, suoni, visioni, quant’altro, così da sostanziare l’incedere delle divinità; questo è il succo di un articolo di IrideDiLuce, da leggere tutto d’un fiato:
L’antica mitologia celtica raffigura la lotta perpetua tra luce e oscurità attraverso le figure mitologiche note come il Re della Quercia e il Re dell’Agrifoglio. Questi due archetipi simboleggiano il mutare delle stagioni e l’eterno ciclo della vita. Il Re Quercia rappresenta il potere della luce e della crescita, governando i mesi fertili dell’anno in cui la vita sboccia. La possente quercia, con la sua presenza imponente e i rami robusti, incarna forza e resistenza. È simbolo di vitalità e rigenerazione e rappresenta il trionfo della luce sulle tenebre. Dall’altro lato abbiamo il Re Agrifoglio, che regna durante i mesi più bui dell’anno, quando la natura si ritira in uno stato dormiente. L’agrifoglio, con le sue foglie sempreverdi e i bordi taglienti e spinosi, simboleggia protezione e resilienza. Rappresenta il potere dell’oscurità e il riposo necessario prima di un nuovo inizio.
Durante l’anno, il Re Quercia e il Re Agrifoglio si sfidano in un’eterna battaglia, alternandosi per dominare le stagioni. La loro lotta ciclica rispecchia il flusso e il riflusso della luce e dell’oscurità, ricordandoci l’equilibrio insito nel mondo naturale. In questa battaglia cosmica si erge la Regina di Maggio, rappresentata dall’elegante e sempreverde edera. Dea dei fiori e dell’amore, Creiddylad incarna il potere eterno della vita, del rinnovamento e della fertilità. L’edera, con le sue foglie verdi vivaci e la capacità di aggrapparsi e arrampicarsi, simboleggia la forza e la tenacia dell’amore.
Proprio come la Regina di Maggio regna durante il mese di maggio, quando la natura è in piena fioritura, l’edera rappresenta la vitalità e l’energia rigenerativa associate a questo periodo. Serve a ricordare la forza vivificante dell’amore e il ciclo continuo di crescita e abbondanza. Attraverso l’intreccio tra il Re Quercia, il Re Agrifoglio e la Regina di Maggio, si dispiega il mito della dea Creiddylad, rivelando l’eterna danza tra luce e oscurità, vita e morte, crescita e dormienza.
È una storia senza tempo che ci ricorda l’interconnessione di tutte le cose e l’equilibrio intrinseco necessario per l’armonia dell’esistenza.
Einstein, Gödel e il nonno immortale | Fantascienza.com
In ambito Delos272, un articolo di Antonino Fazio sui paradossi temporali, intrisi di fisica e matematica che a molti può apparire assurda, ma al momento è ciò che analiticamente descrive meglio il margine delle nostre esistenze, sia dal punto di visto fisico che metafisico, filosofico; un breve estratto:
Il tema dei viaggi temporali, si sa, è costellato di paradossi [1] il più famoso dei quali è il “paradosso del nonno”. In breve, se io tornassi indietro nel tempo e uccidessi mio nonno prima del suo incontro con mia nonna, uno dei miei due genitori non nascerebbe e non nascerei nemmeno io, perciò non potrei ucciderlo. La questione non interessa solo la fantascienza ma anche i fisici. In un precedente intervento [2] è stata discussa la soluzione di Lorenzo Gavassino [3] che riprende una tesi di Carlo Rovelli [4] sulle curve spazio-temporali chiuse di tipo tempo (più brevemente, curve temporali chiuse, o CTC) che permetterebbero a una linea di universo di incrociare se stessa.
L’idea del viaggio temporale sorge dalla tesi eternalista che lo spazio-tempo sia già tutto dato, perché viaggiare nel tempo richiede la coesistenza di passato, presente e futuro. Se l’universo c’è già tutto, la possibilità che il futuro influisca sul passato implica che la realtà si possa modificare. Ma se la realtà è già data, come si può cambiare?
Un modo per rendere coerente l’idea di un influsso dal futuro è di supporre che tale influsso sia già presente nel passato, come in Interstellar (Christopher Nolan, 2014) dove l’astronauta viaggia nel futuro per la dilatazione temporale esistente in prossimità di un buco nero, e poi viaggia all’indietro non su una curva temporale chiusa, ma lungo una dimensione extra (la quarta spaziale, o la quinta del continuum). Ciò evita l’obiezione basata sull’incremento entropico. Il ritorno del viaggiatore dal futuro non azzera il suo tempo relativo (tempo proprio) e non si creano paradossi, dato che lui non era più presente sulla Terra, e dato che non è rientrato prima della sua nascita.




