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Archivio per gennaio 19, 2026

«Earthbound», recensione del romanzo di Sandro Battisti | MagmaMag


Su MagmaMag è uscita una bella recensione al mio romanzo EarthBound, edito da D Editore, con le valutazioni di Alberto Palmieri; molte info e apprezzamenti, e io non posso che ringraziare il recensore, di cui vi riporto qui sotto molte righe:

Con Earthbound riprende la saga dell’Impero Connettivo, storico punto di riferimento per gli appassionati italiani di fantascienza da più di vent’anni. Questo romanzo breve dà il via ad un ampio progetto editoriale, proposto nella collana Intermundia di D Editore. L’idea è quella di estendere l’universo narrativo di Sandro Battisti, promuovendolo su piattaforme e media differenti, come, ad esempio, giochi da tavolo.
Earthbound potrebbe essere classificato come un prequel; al contempo, però, potrebbe essere anche un sequel: nell’Impero infatti lo spazio e il tempo sono assenti e plasmati secondo la volontà del sovrano. Come afferma l’autore:

“Si configura benissimo come un prequel. Ma non lo è, e forse è un sequel dei tanti finali possibili dell’Impero, ma più propriamente è una delle tante linee di espansione che l’imperatore ha pianificato, famelico e inesauribile, per il suo illusorio tessuto spaziotemporale, tanto da voler annichilire l’entropia stessa”.

L’Impero è guidato da una divinità, di chiara connotazione sumera, il nephilim (nella tradizione biblica sono dei giganti, concepiti da dei e donne umane) Totka II. L’imperatore è fondamentalmente un demiurgo in grado di plasmare passato, presente e futuro. Seguendo una definizione dell’autore:

“Una sorta d’immortale dal punto di vista umano, che aveva colonizzato la Terra ai primordi della vita antropomorfa, ispirando la Classicità – non facendosi quindi ispirare dal mondo antico ma favorendolo, influenzandolo, rendendolo possibile”.

La valuta di questo Stato è l’informazione, ovviamente senza spaziotempo: possiamo considerarla input di determinati eventi, e allo stesso tempo output, inizio, fine o svolgimento in un continuum non cronologico.
Il corpus narrativo dell’Impero è composto da svariati racconti e altrettante opere. Una saga longeva e apprezzata dalla critica: nel 2015 il romanzo L’Impero restaurato vince il premio Urania, prestigioso premio letterario per la fantascienza italiana. Una domanda è però sempre rimasta in sospeso: com’è nato il dominio trascendente dell’Impero? Earthbound, il reboot della serie, ne racconta la genesi. Certo, ammettendo che qualcosa che esiste oltre lo spazio ed il tempo possa avere un’origine.

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Un famoso antenato | SherlockMagazine


Su SherlockMagazine un paradosso che coinvolge il canone di SherlockHolmes e quello di StarTrek, nella figura di Spock; eccolo:

I fan di Star Trek sanno che Spock ha più di un legame superficiale con Sherlock Holmes. Già in Star Trek VI: Rotta verso l’ignoto (1991), Spock dice all’equipaggio dell’Enterprise: «Un mio antenato sosteneva che, eliminato l’impossibile, qualunque cosa rimanga – per quanto improbabile – deve essere la verità». Da tempo si presume quindi che Spock fosse un parente di Sherlock Holmes. Tuttavia, in un episodio della nuova serie Strange New Worlds, viene confermato che è in realtà imparentato con il creatore di Holmes.
Nell’episodio 4 della terza stagione, Spock e La’An Noonien-Singh si ritrovano coinvolti in un mistero di omicidio. All’inizio dell’indagine, Spock dice a La’An: «Come avrebbe scritto il mio antenato Sir Arthur Conan Doyle: il gioco è iniziato». Questa rivelazione ha scosso le teorie secondo cui Holmes sarebbe una persona reale nell’universo di Star Trek. Tuttavia, il mistero si infittisce perché, in risposta a un post sull’episodio, uno spettatore ha osservato: «Non era il vero Spock a dirlo sull’olodeck. Era lo Spock olografico, il cui unico scopo era fuorviare La’An e impedirle di risolvere un mistero di omicidio molto “holmesiano”. Quindi non sono sicuro al 100% che sia canonico e non solo un divertente omaggio al genere dell’holonovel e ai precedenti riferimenti a Sherlock Holmes in altri film e serie di Star Trek.»

 

La Città di Acqua e Vetro | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la recensione a La Città di Acqua e Vetro, romanzo tra Fantasy e Steampunk di Linda Ghio, che suscita interesse ed è uscito per Oscar Mondadori; di cosa parliamo?

Venezia è divisa in due: Venezia alta, dimora dell’aristocrazia, sfarzosa e impossibile da raggiungere per la gente comune, vive su un piano sopraelevato, libero dall’inquinamento e lo squallore che caratterizzano invece Venezia Bassa, dove vive la massa della “gente di Sotto”, costituente la gran maggioranza della popolazione di Venezia. Le condizioni di vita di Venezia Bassa sono tremende: i canali luridi, dall’acqua fangosa, una perenne nebbia, dovuta ai fumi delle fabbriche dove fin troppi operai sono rimasti mutilati e gli alloggi ricavati in ogni centimetro di spazio disponibile sono la quotidianità per la “gente di sotto”. Ma quando questa quotidianità viene spezzata da una serie di omicidi terrificanti, la già precaria situazione di Venezia Bassa sembra essere sull’orlo del baratro e la giovane Cornelia Furlan deve sobbarcarsi il peso della sicurezza cittadina per portare alla luce l’assassino, insieme a un aiutante inaspettato: il Signore di Notte Stefano Rosin.
La Città di Acqua e Vetro è il romanzo d’esordio di Linda Ghio che nelle sue pagine ci racconta di una Venezia spaccata, dipinta in una luce steampunk che ribolle di elementi mitologici e alchemici. Venezia Alta e Venezia Bassa sono come due mondi distinti, che raramente si mischiano: da una parte la ricchezza e l’aria pulita, dall’altra la povertà e l’acqua sporca.  È su questo palcoscenico che operano i protagonisti, Cornelia e Stefano, divisi tra la ricerca dell’efferato assassino che sta agendo nell’ombra delle strette calli di Venezia Bassa e le ricerche sul flogisto. Il flogisto è l’elemento alchemico che permea qualsiasi essere vivente e che il padre adottivo di Cornelia, il nano inventore Giuseppe, cerca di imbrigliare come propellente per delle protesi all’avanguardia; il problema è che il flogisto è estremamente sfuggevole, quasi impossibile da contenere e difficile da estrarre in quantità utili, rendendo le ricerche di Giuseppe estremamente complicate da portare avanti. Nonostante ciò, qualcuno che a quanto pare è riuscito laddove tutti gli altri hanno fallito c’è: lo strambo, e un po’ timido, professor Vàclav sembra aver avuto successo nell’animare la materia inanimata e, durante una conferenza sull’argomento, dimostra proprio di poter animare una mano meccanica tramite l’uso del flogisto, suscitando lo stupore dei presenti.
Questo sfuggevole elemento è uno dei punti chiave del romanzo, accompagnando il lettore per tutta l’indagine, mentre se ne scoprono le applicazioni e i limiti. Tra scienziati visionari e creature mitologiche provenienti dalla Grecia, il flogisto sembra essere onnipresente a Venezia, permeando visceralmente le storie dei suoi cittadini che, tuttavia, ne sono per lo più ignari. E forse, tra le verità nascoste tra gli invisibili rivoli di questo “elemento solforoso” potrebbe celarsi anche la pista giusta, ma la sfida per Cornelia e Stefano sarà proprio riconoscerla.
Tra metodi decisamente poco convenzionali, passaggi segreti e realtà sconosciute persino all’incredibile rete di spie del Consiglio e al temutissimo Fante de’ Cai, i due protagonisti si ritroveranno in un vortice di scoperte e vicoli ciechi, un groviglio di intrighi che li porteranno dai canali fangosi agli altissimi tetti di Venezia, finanche all’isola di Murano, la prigione dorata per i mastri vetrai, dove nessuno entra o esce senza l’esplicito permesso del Consiglio, nessuno che voglia passare per vie legali perlomeno. Ghio ci trasporta così in una Venezia sia familiare che aliena, in cui alchimia e scienza si fondono in una spirale strettissima e centrale all’intera vicenda, dove l’impossibile diventa dolorosamente possibile e dove le cose, e le persone, non sempre sono quel che sembrano. L’autrice riesce a immettere elementi mitologici di tradizioni lontane fra loro e amalgamarli in maniera del tutto naturale, presentandoci un racconto che scorre veloce e avvincente capitolo dopo capitolo.

Sherlock, Delos e Antonino Fazio | SherlockMagazine


Su SherlockMagazine la segnalazione di Sette personaggi iconici del canone sherlockiano, di Antonino Fazio, in uscita per DelosDigital; la quarta e poi, sull’articolo, una breve intervista all’autore:

I più simbolici personaggi che ruotano attorno a Holmes e Watson. L’universo narrativo di Sherlock Holmes è abitato da personaggi secondari che sono penetrati a fondo nell’immaginario dei lettori. Si tratta di figure che a volte sono presenti con una certa continuità, ma che in altri casi compaiono in una singola storia, e tuttavia hanno lasciato il segno. Per ciascuno di loro, si cerca qui di capire quali siano i motivi che li hanno resi particolarmente significativi. Questi personaggi, in numero di sette, vengono presentati in ordine alfabetico.

Anne Bloom – SHADOW HEART


Una piccola onda di darkwave effettata, cadenzata…

quindi, sì, nudo e crudele

Niente apostrofi, nessuna morale, solo montaggio.

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