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Archivio per gennaio 29, 2026

Absorption


Le frammentazioni divengono quadro dell’insieme dopo l’entropia massima.

Forgotten World III


La visione distorta dall’alto, segna il terreno.

The Eye Before Origin


Lo sguardo che giustifica l’olografia.

Dea Damona: esplorare il potere e l’influenza della divinità celtica della guarigione | Iridediluce


Nella mitologia celtica, Damona collegava l’umanità alle forze divine che governavano il mondo naturale. Come protettrice degli animali, ne garantiva la fertilità e la protezione. La sua associazione con le acque sacre simboleggiava il ringiovanimento, dimostrando il suo ruolo nel promuovere la guarigione fisica e spirituale tra i suoi fedeli.
Il nome “Damona” racchiude un profondo simbolismo nella cultura celtica. Derivato dalla parola celtica che significa “mucca divina”, il nome di Damona rappresenta il suo legame con l’abbondanza, la fertilità e la prosperità. Questa associazione divina con le mucche si allinea alla credenza che il bestiame fosse una fonte di ricchezza e sostentamento nelle antiche società agricole.

Questo passo, estratto dal post di IrideDiLuce dedicato alla dèa celtica Damona, mi ha fatto pensare alle teorie – mi sembra anche ben suffragate da evidenze scientifiche – che individuano in un periodo geologico lontano ma non troppo il collegamento via terra dell’Inghilterra con l’Europa, che avrebbe permesso migrazioni senza impedimenti veri dall’Oriente – quindi anche dall’India – di popolazioni, con le loro culture: non vi sembra che il culto della mucca, professato dagli adepti di Damona e proprio dell’India, abbia anche senso nella perfida Albione? Se così fosse, le radici delle culture così lontane sembrerebbero davvero le stesse, e solo un’evoluzione tra genti lontane giustifica il distanziamento dai valori comuni che, invece, sono fondanti.

Thelma | ThrillerMagazine


SPOILER

Il film ci spiega come il controllo sia l’unica legge che il patriarcato (e una delle sue emissarie per eccellenza, la religione cristiana) conosce, di fronte al “mistero” del potere femminile – un potere incomprensibile e inaccettabile perché difficile da appropriare e spesso annichilente, come dimostra il potenziale istinto di rabbia omicida che si annida in Thelma. Questo perché, a differenza della cultura dominante, che soggioga ogni elemento e ogni persona riducendole a semplificazioni manicheiste, salvifiche o letali, positive o negative, l’energia vitale raramente si manifesta in maniera univoca. In alcune culture, i demoni non sono mai solo malevoli o solo benefici, ma possono invece cambiare la propria natura a seconda delle circostanze e delle necessità.

Quello che ho incollato qui sopra con inchiostro bianco è il significativo riassunto della recensione di Sacha Rosel a Thelma, film horror (dell’anima, soprattutto) di Joachim Trier; vi lascio a un altro estratto preso da ThrillerMagazine:

Il desiderio nelle sue strane manifestazioni è il tema centrale di Thelma.
In un continuo gioco chiaroscurale fra sogno e realtà, energie psichiche e architetture asettiche, la storia si concentra sulla figura della protagonista, Thelma appunto, studentessa di biologia presso un’università norvergese. La sua vita ci appare circoscritta a pochi luoghi, racchiusi dentro il perimetro rassicurante del campus: le aule dove assistere alle lezioni, la biblioteca dove studiare, la piscina dove nuotare, la camera dove dormire e farsi da mangiare. Isolata e senza amici, la ragazza sembra non essere avvezza alle regole poste alla base dell’interazione sociale. In una delle prime inquadrature del film, Thelma ci appare come una studentessa fra tante, confusa nello sciame di persone che si agitano nel campus: i campi lunghissimi, che già evidenziano lo status di formiche anonime di tutte le persone che gravitano dentro l’università, amplificano il senso di spaesamento della protagonista, che non sa bene come orientarsi in quello che è a tutti gli effetti il suo primo vero e proprio ingresso nel palcoscenico della vita.
In effetti, per Thelma l’unico sbocco verso il mondo esterno è dato dalle telefonate che fa o riceve dai genitori. Seppure fisicamente distanti perché rimasti nella casa di campagna, il padre Trond e la madre Unni sono una presenza costante nella vita di Thelma, pronti a rassicurarla, orientarla, non da ultimo controllarla. Costretta sulla sedia a rotelle, la madre va in apprensione non appena la ragazza si sottrae a qualche chiamata, come quando non può rispondere perché sta seguendo una lezione in facoltà. Il marito, di professione medico, le ha mostrato come poter seguire il calendario delle lezioni online, in modo da rintracciare Thelma in ogni momento. Com’è allora che la figlia non ha risposto? C’è stato un cambio improvviso di orario alla lezione, la ragazza spiega pazientemente. In fondo, è abituata a condividere tutto con loro, specialmente col padre. Proprio lui le ha insegnato fin da piccola a fidarsi della presenza genitoriale e Thelma lo considera il suo migliore amico, l’unica persona a cui riesce a dire tutto. E poi, è la prima volta che si ritrova a vivere per conto proprio, forse è normale che si preoccupino per lei e che seguano anche la sua pagina Facebook per sapere se si è fatta degli amici.

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