HyperHouse
NeXT Hyper ObscureArchivio per gennaio 31, 2026
Oltre il controllo
In definitiva, cosa rimane di un respiro anni e psiche, quando si dissolve in attimi e nulla mentre l’aria si rarefà e tu sei una spanna sopra al controllo?
Érick d’Orion & Martin Tétreault – Cisterciennes | Neural
[Letto su Neural]
Dall’incontro tra Érick d’Orion e Martin Tétreault prende forma una collaborazione che unisce due approcci distinti ma complementari, maturati nel corso di una lunga militanza in scene musicali certo poco convenzionali. D’Orion si è fatto conoscere negli anni ’90 grazie al programma radiofonico Napalm Jazz, punto di riferimento della scena sperimentale canadese. In seguito ha dato vita a una band free form e si è esibito regolarmente dal vivo, sia in solo sia insieme ad altri improvvisatori come Sam Shalabi, Ilpo Väisänen ed Evan Parker. Tétreault, invece, è un turntablist sperimentale attivo dal 1988 e figura chiave della scena musique actuelle di Montréal. Qui ha costruito una carriera costellata di collaborazioni con nomi di spicco come René Lussier, Diane Labrosse, Otomo Yoshihide e Philip Jeck. Lo stile di Tétreault ai giradischi è immediatamente riconoscibile: crudo e teneramente istrionico, capace di sbriciolare la materia sonora del vinile in una miriade di frammenti scintillanti, sempre attraversati da una vena ironica e imprevedibile. D’Orion, dal canto suo, adotta un approccio più tellurico, intriso delle derive più estreme del cosmic jazz e del noise rock. Alterna slanci di potenza bruta a momenti più rarefatti e meditativi, muovendosi su registri contrastanti con grande naturalezza. Insieme, i due superano la semplice somma delle parti, scegliendo una via che privilegia l’ascolto reciproco e la costruzione graduale di paesaggi sonori. Cisterciennes, registrato durante un ritiro in un’ex abbazia cistercense a Saint-Benoît-Labre, ne è testimonianza evidente: un lavoro che, pur conservando l’energia improvvisativa di fondo, si distingue per una compostezza e una misura inusuali. I riferimenti alla scansione di una giornata monastica si riflettono nell’architettura stessa del disco – dall’iniziale brano “Matines”, dal rumore sordo e insistente, fino al climax di “L’ascension de Labre” e alla lenta dissolvenza serale di “Vespera” – in un tracciato che bilancia con cura zone dense e spazi di respiro. Il risultato è un album che si inserisce idealmente nel solco tracciato da figure come Philip Jeck o James Leyland Kirby, più vicino a un ambient noise meditativo che alle sortite dadaiste o caotiche che spesso caratterizzavano i lavori precedenti del duo. Sotto questa superficie controllata, Tétreault intreccia il crepitio del vinile e D’Orion costruisce contrappunti elettronici misurati. Cisterciennes rappresenta un punto d’arrivo nella loro collaborazione, nonché il commiato di Tétreault dalla scena live, deciso a dedicarsi principalmente alle arti visive e alla composizione per danza e teatro.
I didn’t hide my eyes. I archived them and…
I/Another, don’t think, just move | Neural
[Letto su Neural]
Apparentemente a metà strada tra un gioco cinestetico e la rappresentazione cibernetica di una coreografia, I/Another, l’installazione interattiva ideata da Animaspace – la pratica artistica di Angelina Kozhevnikova, artista, designer e ricercatrice interdisciplinare – in realtà si pone una grande sfida: il dialogo universale. Dal soffitto di una stanza cala la struttura di una macchina composta da strisce fosforescenti stampate in 3D e cucite a mano tra di loro a comporre una sorta di rete a maglie molto larghe, libera nei movimenti, intorno ed attraverso la quale il pubblico è invitato a muoversi. A differenza della robotica antropomorfa o delle macchine dotate di emozioni artificiali, e in perfetta controtendenza con la corsa all’umanizzare le intelligenze artificiali, Another non cerca di imitare i movimenti umani per generare empatia nello spettatore. Il robot è bensì progettato per stimolare un rapporto del tutto fisico, basato non sull’illusione dell’intelligenza emotiva, ma su un processo istintivo dove l’uomo e la macchina si influenzano reciprocamente attraverso il movimento. Ispirandosi alla cibernetica di secondo ordine, I/Another, messo a punto grazie a una collaborazione multidisciplinare tra ingegneri e artisti, ripropone un concetto di interazione meno “intelligente” e più disponibile; in questo spazio performativo, infatti, il dialogo è un processo di costruzione, in cui la macchina non è uno strumento per controllare o da controllare, ma un partner con cui apprezzare l’imprevedibilità del presente. Una silenziosa critica all’efficienza contemporanea e un invito a lasciare spazio al proprio corpo, affinché esso si esprima e risponda, per una volta tanto, al posto della mente.
Dea Cathubodua: il potere e l’influenza della divinità celtica della guerra | Iridediluce
Pensavate che una dèa della guerra fosse un’eccezione? Nel mondo celtico c’è anche un’altra dèa guerriera, prima che il patricarcato prendesse il sopravvento proveniente dalle parti dell’Anatolia, va menzionata anche Cathubodua, come ci dice IrideDiLuce; un estratto:
Il ruolo di Cathubodua come divinità guerriera è evidente nella sua stretta associazione con la battaglia e la guerra. È spesso invocata dai guerrieri che cercano la sua benedizione e la sua guida sul campo di battaglia, e si ritiene che conceda intuizioni strategiche e protegga i suoi devoti dai pericoli. Le leggende descrivono Cathubodua come una presenza feroce e formidabile, che ispira coraggio e ferocia in coloro che combattono sotto la sua influenza. La sua associazione con la guerra riflette i valori e gli ideali del popolo celtico, evidenziando l’importanza attribuita al coraggio e alla forza in combattimento.
Queste dee, note collettivamente come le dee del corvo, ricoprono ruoli simili nella mitologia celtica , simboleggiando gli aspetti terrificanti della guerra e incarnando il potere e l’autorità delle divinità femminili. La loro interconnessione rafforza l’importanza del ruolo di Cathubodua nel pantheon e sottolinea la sua influenza come formidabile dea della guerra.


