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Riot
Le pessime olosensorialità, quelle che affossano i tuoi sensi ingannandoli con la surrealtà, si mostrano taglienti e ciniche, come un rivolo di notte acida nel contempo di un vomito industriale.
BlackGoo a go-go






I files del dominio inumano espressi dalle IA, che tutto sanno e vedono. Via Mariano Equizzi.
PetrolGod
Da una ricerca di Mariano Equizzi e Paolo Bigazzi, il petrolio come fonte disturbante di ogni attività moderna. Su Neocities.
Carmilla on line | Fotografia e psichiatria
Su CarmillaOnLine una approfondita recensione non solo a un libro – La nuova alleanza tra fotografia e psichiatria. Da Basaglia a oggi, di Francesca Orsi – ma a un argomento che tocca molte corde, anche quelle implicite e non dichiarate: psichiatria documentata da fotografie. Vi lascio a stralci dell’articolo:
In chiusura degli anni Sessanta del secolo scorso vengono pubblicati due volumi destinati a rivelare, attraverso immagini fotografiche, l’universo rinchiuso entro le mura dei manicomi, prima che questi fossero smantellati dalla caparbia lotta di Franco Basaglia e da un turbolento contesto italiano che seppe infrangere la cappa conservatrice che gravava sul Paese sorprendentemente disponibile a sperimentare cambiamenti radicali. Si tratta del volume curato da Franco Basaglia e Franca Ongaro, Morire di classe. La condizione manicomiale fotografata da Carla Cerati e Gianni Berengo Gardin (Einaudi, 1969) e del libro di Luciano D’Alessandro, Gli esclusi. Fotoreportage da un’istituzione totale (Il Diaframma, 1969). Individuando in queste due pubblicazioni le fondamenta di una nuova iconografia della malattia mentale Francesca Orsi indaga il rapporto tra fotografia e psichiatria che si è sviluppato tra la fine degli anni Sessanta e oggi.
In linea con l’idea benjaminiana che individua nel frammento, nel suo interrompe la narrazione lineare della storia, un potenziale critico utile a svelare le contraddizioni della modernità aprendola a nuove e inedite prospettive, con La nuova alleanza tra fotografia e psichiatria Orsi ha inteso modellare «un nuovo atlante visivo della “follia” per accostamenti di tasselli che messi insieme creano significati inediti, tesi a definire un percorso alternativo verso un’iconografia destigmatizzante della malattia mentale e, contemporaneamente, a creare un senso collettivo di giustizia, di espressività artistica, di storia e di pensiero critico» (p. 228).
L’autrice sottolinea come le fotografie di Morire di classe abbiano avuto un ruolo importate non soltanto nel far conoscere le condizioni dei pazienti rinchiusi nei manicomi, ma anche nel rompere il sodalizio di estrazione positivista tra fotografia e psichiatria. Gli scatti di Carla Cerati e Gianni Berengo Gardin hanno istituito «un nuovo alfabeto visivo della salute mentale, che affonda le sue radici nelle finalità politiche di Morire di classe, nella sua intrinseca urgenza civile e sociale» (p. 15), un alfabeto che si è evoluto nel corso del tempo rapportandosi con i cambiamenti occorsi non solo in ambito psichiatrico, sociale e politico, ma anche a livello di comunicazione visiva. Nel ricostruire quelle nuove visioni su malattia mentale, devianza e alterità, Orsi si è avvalsa delle testimonianze dirette di chi le ha prodotte…
The Wall – Flaming Cow
Quarantasei anni fa – proprio oggi – usciva TheWall, l’ultimo concept_capolavoro dei Floyd, saldamente capitanati da Roger Waters – e si sente. FlamingCow ne fa una disamina particolareggiata, qui un estratto:
Pubblicato il 30 novembre 1979, The Wall non è un semplice album. È un’opera rock monumentale, un’epica immersione psicologica che rappresenta il culmine della visione concettuale di Roger Waters e, al tempo stesso, il canto del cigno della formazione classica della band. Nato da un’angoscia profondamente personale, l’album si è trasformato in un fenomeno culturale universale, un’esplorazione spietata dei traumi che costruiscono i muri tra gli individui e il mondo.
La nascita di The Wall affonda le radici nel clima di alienazione e gigantismo che caratterizzava il rock da stadio alla fine degli anni ’70. Il successo stratosferico raggiunto con The Dark Side Of The Moon, Wish You Were Here e Animals aveva trasformato i Pink Floyd in un’autentica macchina da stadi, proiettandoli in un vortice di eccessi e tour estenuanti che sfociarono in una vera crisi esistenziale. Paradossalmente, fu proprio questo trionfo a gettare i semi per il loro concept album più isolazionista e claustrofobico.
Il tour promozionale di Animals del 1977, battezzato “In the Flesh”, fu un’esperienza che esasperò il senso di alienazione di Roger Waters. Gli immensi stadi all’aperto crearono una distanza fisica e culturale tra la band e un pubblico percepito come sempre più irrispettoso e disattento, dedito a urla e fuochi d’artificio che soffocavano i momenti più pacati della musica. Il punto di rottura arrivò il 6 luglio 1977, durante l’ultima, disastrosa data allo Stadio Olimpico di Montreal. Esasperato da un fan chiassoso in prima fila, Waters perse il controllo e gli sputò addosso. Questo gesto, per quanto inglorioso, agì da catalizzatore. Scioccato dalla sua stessa reazione, Waters iniziò a concepire l’idea di erigere un muro fisico tra la band e il pubblico durante i concerti, un’idea che divenne la metafora centrale della sua opera successiva. Ma l’alienazione di Waters non era l’unica crepa. Quella stessa sera, David Gilmour, disgustato dalla pessima qualità del suono e della performance, si rifiutò di tornare sul palco per i bis, lasciando la band a improvvisare una jam blues. Il crollo era collettivo, l’intera impalcatura stava cedendo.
Nel 1978, mentre Gilmour, Wright e Mason si dedicavano a progetti solisti, Waters si immerse in una fase di scrittura febbrile. Quando la band si riunì nel luglio dello stesso anno, presentò loro due distinti progetti demo: uno intitolato Bricks in the Wall, incentrato sull’alienazione sperimentata in tour, e un altro concept più intimo che sarebbe poi diventato il suo album solista The Pros and Cons of Hitch-hiking. La scelta cadde sul primo, ma non fu unanime né entusiastica. Gilmour trovò la musica inizialmente debole e deprimente, mentre Wright era diffidente all’idea di lavorare ancora su un’ossessione di Waters. A spingere la band verso The Wall furono due fattori cruciali: la crisi creativa degli altri membri, che non avevano materiale nuovo da proporre, e una disastrosa situazione finanziaria che rendeva la pubblicazione di un nuovo album di successo una necessità vitale per la sopravvivenza.
Il vuoto dentro te
La stupefacente potenza occulta di quando vuoti psichici si aprono come abissi nel punto atomico di fronte a te, lì dove tutti cadono, lì dove l’energia e la Volontà siderale sale dagli orridi senza nome…




