HyperHouse

NeXT Hyper Obscure

Archivio per Experimental

Il suo dominio


Gli occhi con cui guardi il continuum cambiano quando senti la connessione con l’Impero, che cambia il tuo ecoverso per abituarti all’idea del suo dominio.

EM


Le segrete sul disfacimento del reale, le connessioni che appaiono collassate su diversi punti incongruenti che poi divengono sabbia, sfarinata sotto le tue dita che pensavi concrete.

BlackGoo a go-go


I files del dominio inumano espressi dalle IA, che tutto sanno e vedono. Via Mariano Equizzi.

SPACE Music for Exploring Abandoned Planets


Di stazione in stazione, siderali di potenza interiore intrecciata coll’infinito.

Performance degli Asphodelics, sabato 14 febbraio a Genova: “Persefone dei Melograni”, Ex Abbazia di S. Bernardino, Genova, 14 febbraio


Persefone imprevedibile nella sua prevedibilità; estranea a se stessa, entra e rientra nell’universo intimo uscendone disuguale indifferente, infine nuova.
“Io sono Persefone”, enuncia lei nelle catabasi e anabasi delle scelte e illusioni, mentre sfoglia asfodeli, deglutendo arilli di melograni…

Sabato 14 febbraio alle 21.00 andrà in scena la prima della performance Persefone dei Melograni (sound di Stefano Bertoli, foto di Silvia Minguzzi, testo di Sandro Battisti); l’evento avverrà presso l’ex Abbazia di San Bernardino a Genova (Salita di san Bernardino, 15), nell’ambito della rassegna “Ancora Vivo II/I Anima e Psyche” curata da Realtà Acusmatica – qui l’evento FB – al termine di un lungo palinsesto che inizierà alle 16.00.

Ancora Vivo!
Anno I
Libro II
Capitolo I
Anima e Psyche
16:00 – 20:00
Letture Psichiche di
Claudio Pozzani
Livia Mondini
Ysmail
Milena Antonucci
Sandro Battisti
Droni Psichedelici di Team Hydra
Dr. Fungus
Ore 20:00
Presentazione del corto “Ode all’incerto”, di Camelia Mirescu
Reading di Lucianna Argentino
Musiche di Stefano Bertoli
Ore 21:00
“Persefone dei Melograni”, performance di Teatro Psycho-Dronico Sperimentale eseguita dagli Asphodelics:
Stefano Bertoli (Sounds)
Lukha B. Kremo (Accusatore del Principio)
Silvia Minguzzi (Immagini, Locandina)
Livia Mondini (Estenditrice del Principio)
Chløe Nøn (Persefone)
Silvia Ottobrini (Ecate & Performance)
Antonella Suella (Vocals & Demetra)
Team Hydra (Sounds)
IDDM – IceDry Dream Machine (Effetti)
Scritto e diretto da Sandro Battisti (Ade)

exclusive disjunctions#2; Whispering of the Wind (wish), listen to your disappearing voice | Neural


[Letto su Neural]

Ispirato alla fiaba popolare “Le orecchie del re sono orecchie d’asino”, l’esclusivo lavoro di Jun Hyoung San, disjunctions#2; Whispering of the Wind (wish), è un’installazione la cui struttura, composta da sedici antenne mobili, ricorda una foresta di bambù, ciascuna con un altoparlante fissato alla base. Le antenne ricevono segnali e poi oscillano, ricordando il suono del vento tra i bambù. Il pubblico è invitato a parlare in un microfono e la sua voce viene dispersa dal sistema, incoraggiandolo ad ascoltare ciò che lo circonda piuttosto che se stesso. L’artista ha progettato questo sistema per utilizzare l’interazione come pretesto per coltivare la contemplazione e il silenzio piuttosto che l’autoaffermazione.

Il limite come principio di creatività: “Al di là del difetto”, dialogo con Silvia Faieta – Roma Report


Su RomaReport la recensione alla Personale di Silvia Faieta, “1.1.2.3.5.8.13 – Al di là del difetto”, che si sta svolgendo in questi giorni a Roma, alla “Galleria291Est”; un estratto e poi l’intervista:

È una serie di opere scaturite dalla necessità di lavorare in una condizione di isolamento e precarietà, tra fornitori e negozi obbligatoriamente chiusi. “Abituata a una metodologia fondata sulla purezza del manufatto e sulla precisione formale – si legge nelle note della curatrice, Vania Caruso – l’artista sovverte la propria consuetudine tecnica e concettuale, assumendo l’imperfezione come principio generativo. Questo slittamento si configura al contempo come processo di trasformazione interiore e come rieducazione dello sguardo, in cui il limite diventa condizione di possibilità e il difetto matrice di nuove forme”.
La Mostra si sviluppa quindi secondo la sequenza di Fibonacci: un principio in grado di regolare tanto i processi di crescita naturale quanto l’equilibrio tra ordine e caos, trasformando l’imperfezione in un potenziale generativo inedito, una serie di opere scaturite dalla necessità di lavorare in una condizione di isolamento e precarietà, tra fornitori e negozi obbligatoriamente chiusi. “Abituata a una metodologia fondata sulla purezza del manufatto e sulla precisione formale – si legge nelle note della curatrice, Vania Caruso – l’artista sovverte la propria consuetudine tecnica e concettuale, assumendo l’imperfezione come principio generativo. Questo slittamento si configura al contempo come processo di trasformazione interiore e come rieducazione dello sguardo, in cui il limite diventa condizione di possibilità e il difetto matrice di nuove forme”.
La Mostra si sviluppa quindi secondo la sequenza di Fibonacci: un principio in grado di regolare tanto i processi di crescita naturale quanto l’equilibrio tra ordine e caos, trasformando l’imperfezione in un potenziale generativo inedito.

Tra matematica e ingegneria, l’artista riconosce nel numero un simbolo rivelatore, in quanto ogni cifra reca con sé una vibrazione specifica, una qualità energetica che si traduce in forma, ridefinendo il concetto di “difetto” come principio di discontinuità generativa. Le dodici sculture in mostra (dodici ambienti ideali, progettati in serie e identificati come “luoghi” in progressione) esprimono i valori numerologici che le strutturano, quasi microcosmi impostati sulla geometria, la visione artistica e la sublimazione metafisica. L’utilizzo esclusivo del bianco e nero si configura qui come “principio di ricomposizione degli opposti”: le dodici poesie originali e la sonorizzazione di Stefano Bertoli contribuiscono a rendere particolarmente efficace un ambiente multisensoriale.

Grandiosità


Le sterili istanze di un compendio che non ha possibilità di frattalizzarsi si propagano in un cortocircuito che sa di solipsismo, grandiosità del proprio ego senza alcun confronto quantico.

Caos ordine superiore


Nel difetto di una scissione momentanea dell’ego, la proliferazione delle parole segue schemi e stilemi non euclidei, e tutto sembra un caos senza capo né coda ma, dimenticano tutti, è proprio questo il senso del caos e dell’ordine superiore.

CYBERPUNK – 90IES : Mariano Equizzi : Free Download, Borrow, and Streaming : Internet Archive


Un imperdibile repository di opere filmiche di Mariano Equizzi, che contiene chicche cyberpunk & weird oltreché filosofiche, e tra queste Sign, che non conoscevo, che è un abisso di paranoia in cui precipitare e isolarsi, stordente da far tendere a non considerare più le realtà intorno che chiamano, invano…

quindi, sì, nudo e crudele

Niente apostrofi, nessuna morale, solo montaggio.

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