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Sherlock Holmes prima di Sherlock Holmes | SherlockMagazine


Su SherlockMagazine una segnalazione gustosa e curiosa: una raccolta di racconti di Conan Doyle pre canone sherlockiano che parla già, però, di Sherlock Holmes; i dettagli dell’opera disponibile su Amazon.

Nell’ultimo scorcio del 2025 è uscita a cura di Luigi Siviero una raccolta di racconti di Arthur Conan Doyle intitolata Sherlock Holmes prima di Sherlock Holmes, contenente sei storie che in alcuni casi hanno come protagonista l’investigatore di Baker Street e in altri sono in qualche modo collegate al suo mondo narrativo.
Come suggerisce il sottotitolo della raccolta – I racconti non canonici e la nascita del metodo – il libro non è dedicato alle sessanta storie classiche, ben note a tutti gli appassionati e pubblicate in una miriade di edizioni, bensì a racconti marginali e meno famosi. Così in ambito prettamente sherlockiano hanno trovato spazio nel libro La fiera di beneficenza per il campo da gioco e Come Watson imparò il trucco, marginali per quanto riguarda la diffusione e la lunghezza ma non certo dal punto di vista qualitativo, oltre a un Soggetto per una storia di Sherlock Holmes, vale a dire un abbozzo di racconto trovato fra le carte di Arthur Conan Doyle dopo la sua morte, mai trasformato in racconto rifinito durante la sua carriera.
Il racconto più lungo presente nel libro è La casa dello zio Jeremy, scritto da Doyle prima della creazione di Sherlock Holmes. Sebbene non abbia come protagonista il famoso investigatore, la storia è interessante dal punto di vista sherlockiano perché il personaggio principale e il suo metodo possono essere visti come un passo importante lungo la strada percorsa da Doyle per creare Sherlock Holmes. Invece le altre due storie che completano il libro – La storia dell’uomo con gli orologi e La storia del treno speciale scomparso – contengono dei brevissimi cammei di Holmes, perfettamente riconoscibile dai lettori benché non nominato esplicitamente da Doyle. Cammei a parte, i due racconti presentano dei misteri che sarebbero stati degni di essere utilizzati per delle storie che, se avessero avuto come protagonista principale Sherlock Holmes, sarebbero state annoverate sicuramente fra le migliori della serie.

Ogni racconto è preceduto da un’ampia nota introduttiva di Luigi Siviero, anche traduttore delle storie e curatore del volume.

Humans AI : Guerra, Roberto, Oleastri, Luca: Amazon.it: Libri


Una nuova pubblicazione per Roberto Guerra, Humans AI, in uscita per tipi di Edizioni Scudo di Luca Oleastri; di cosa si parla in quest’antologia che raccoglie un po’ l’opera di Roberto, sperimentatore legato alle intuizioni futuriste che, insieme ad altri anticipatori, hanno reso possibile il genere fantascientifico?

Roberto Guerra è uno scrittore italiano che ha una prospettiva di 2000 anni nel futuro, con un forte collegamento con il futurismo. Le sue opere esplorano la fantascienza, l’intelligenza artificiale e la tecnologia, combinando le idee futuriste con la narrativa moderna. La sua produzione letteraria spazia da romanzi e saggi a romanzi di fantascienza e romanzi di fantascienza, con una predilezione per l’esplorazione di scenari avveniristici e tecnologicamente avanzati.
In questa antologia troverete una visione del futuro molto particolare e innovativa, ove le conquiste tecnologiche si intrecciano ai cambiamenti e ai turbamenti sociali, in una danza in cui anche l’arte ha un ruolo di rilievo. Ma ritroverete anche l’entusiasmo per le conquiste dell’uomo che si respirava nei racconti di proto-fantascienza dei secoli scorsi.

Ignoranza Eroica presenta “Città Oscure” | HorrorMagazine


Le Città Oscure sono ovunque. Infiltrate come metastasi nel cuore stesso della civiltà. Sono fatte di stanze infinite, o martoriate da venti mortiferi. Sono piccoli borghi ribollenti, o si celano tra guglie gotiche e ponti di pietra, coperte dalla polvere di secoli in putrefazione.
Si nascondono sotto la patina del progresso, avvolte da neon e grattacieli. Sorgono all’incrocio delle vie commerciali, pullulano di mercanti, schiavi e mercenari. Sono fatte di carne e ossa, o sepolte, dimenticate sotto strati di storia, ma continuano a pulsare come una ferita che non si rimargina. Sono città costruite per difendere, ma hanno finito per imprigionare. Sono sorti quartieri, mercati, torri. E in ogni livello, in ogni vicolo cieco, il male ha trovato la sua tana. Ogni città ha il suo cuore nero. La sua maledizione. Ogni città è un labirinto di pietra, carne e memoria, dove i passi si perdono e i peccati si moltiplicano. E più alte sono le mura, più profonde sono le ombre .Questa antologia si prefissa di raccontare le città città dolenti, l’eterno dolore, la perduta gente.
Ogni racconto è un edificio. Ogni parola è una crepa. Ogni personaggio è un sussurro dietro l’angolo. Città Oscure non è solo un titolo. È una condanna. Una realtà che ci siamo cuciti addosso mattone dopo mattone, giuramento dopo giuramento, peccato dopo peccato. Non vi resta che camminare tra i vicoli di queste storie, con la consapevolezza che il male non è mai rimasto fuori. Il male è dentro. E noi gli abbiamo eretto le mura attorno.

Così la quarta dell’antologia “Ignoranza Eroica”, segnalata da HorrorMagazine, grimorio di fantasy oscura curato da Luca Mazza e Jack Sensolini; la trovate su in autopubblicazione su Amazon.

Le galassie interiori del cinema anni Settanta | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione di “Galassie interiori”, saggio autopubblicato di Roberto Azzara sul cinema di SF degli anni ’70; la quarta:

Dal lisergico viaggio della Discovery all’incubo industriale della Nostromo, tra il 1968 e il 1979 la fantascienza sugli schermi attraversa una stagione radicale, visionaria, a tratti inquietante. Prendono forma mondi distopici, inquietudini filosofiche, utopie infrante. È un’epoca in cui il genere si reinventa, si espande, si contamina, riflettendo le tensioni del presente e le ombre del futuro: i robot pensano, le città crollano, le identità si sfaldano, i corpi mutano.
Galassie interiori esplora questa rivoluzione attraverso una mappa tematica che attraversa oltre dieci anni di produzioni. Accanto ai grandi classici del cinema – 2001: odissea nello spazio, Solaris, Guerre stellari, Alien, Stalker – trovano spazio pellicole minori, opere italiane semidimenticate, cult animati, serie televisive e anime giapponesi: un affresco ampio e sorprendente dell’immaginario di un’epoca.
Un viaggio nei mondi del possibile e dell’impossibile, tra visioni del futuro e riflessi interiori. Perché la fantascienza di quegli anni non racconta solo spazio, astronavi, invasioni aliene o incubi urbani più o meno lontani: racconta soprattutto di noi.

 

Vendute le prime copie dell’Atlas of Micronations – NAZIONE OSCURA CAOTICA


[Letto su NazioneOscura‘s blog]

Dopo aver venduto alcune copie digitali, oggi 6 luglio è stata venduta la prima doppia copia (trattandosi di 2 volumi) al prezzo totale di 236 dollari (ovvero poco più di 200 euro), oltre la copia dell’autore dell’Atlas of Micronations. L’autore, nonché presidente della NOC, festeggia tale avvenimento, visto soprattutto l’onere pecuniario che rappresenta l’acquisto. Si ricorda che a causa delle politiche di Amazon le royalties per l’autore sono inferiori ai 50 dollari per coppia.

ATLAS OF MICRONATIONS, AUTONOMOUS STATES AND TERRITORIES (English version) – by Lukha B. Kremo @KippleBlog


[Letto su KippleBlog]

From self-declared empires to forgotten colonies and breakaway territories
the Atlas of Micronations is the ultimate guide to the planet’s strangest sovereign dreams.
2 volumes, 1000 full-color pages, 872 micronation profiles, 12,500+ entities.
Now available in English – worldwide shipping via Amazon.

Not all countries exist on the official maps — but they still claim to rule the world.
From the sea fort nation of Sealand to the Alpine micronation of Seborga, from the desert republic of Molossia to the online kingdom of Talossa and the libertarian experiment of Liberland, this full-color atlas explores over 870 entities that defy traditional definitions of statehood.
Inside you’ll find breakaway regions, self-declared kingdoms, utopian projects, de facto republics, and colonial remnants — all richly illustrated with maps, flags, stamps, passports, and original documentation.
A one-of-a-kind visual encyclopedia for collectors, scholars, and curious minds.

Kipple Officina Libraria on Amazon
Paper – 2 volumes Pag. 956 – 118,00 $ each – HERE / HERE – ISBN 979-82-87556-32-7 / 979-82-87552-38-1
PDF – HERE – Pag. 956 – 39,00 $ – ISBN 979-82-87556-32-7

THE AUTHOR

Lukha B. Kremo is a fiction author, active mainly in science-fiction and fantasy literature. He is an animator of new artistic and literary cultural and subcultural dynamics. He has published 14 novels and more than 100 short stories, including a manual of Quantum Tarot. In 2004 he founded the micronation Nazione Oscura Caotica.

La sinistra senza classe: la lunga resa della sinistra al mercato – L’INDISCRETO


Su L’Indiscreto un lungo articolo che tratteggia le caratteristiche salienti della cosiddetta Sinistra, quel movimento politico che ha abbracciato il Mercato e le sue leggi dimenticando la propria natura contraria, sostanzialmente, oppure critica, nei confronti del business. Un estratto:

Abbiamo visto che quella parte dell’attivismo che nasce nel Sistema e agisce a suo favore – l’attivismo aziendale, un ossimoro, una contraddizione in termini. Eppure oggi il brand activism e il consumer activism sono da moltissime persone considerati vere e proprie forme di advocacy per i diritti civili e le libertà individuali. Abbiamo visto anche l’altra faccia dell’attivismo, quella antisistema, che può anche assumere il volto del populismo di destra, quando quest’ultimo decide di attaccare quella parte del Sistema che identifica come progressista e democratica e che politicamente è orientata verso sinistra, una sinistra che è diventata fragile nel momento in cui, a partire dagli anni Novanta, ha abbracciato senza riserve il discorso neoliberista promosso dalla cosiddetta ‘Terza Via’ di Blair e Clinton. Così facendo, ha finito per rinnegare quei valori che storicamente ne facevano il baluardo della classe lavoratrice, una classe progressivamente eliminata dalla narrazione politica, in particolare dalla sinistra neoliberista. Un esempio emblematico di questo cambiamento è la famigerata frase “siamo tutti classe media” popolarizzata da Tony Blair negli anni Novanta: da quel momento la sinistra ha spostato il suo focus sulle cause di giustizia civile, concentrandosi principalmente sulla difesa delle minoranze, ma perdendo completamente di vista la questione di classe – considerata ormai superata nell’immaginario progressista neoliberista – e i diritti sociali come il diritto alla sanità e all’istruzione pubblica, alla pensione ma anche i servizi socioassistenziali, che sono stati privatizzati nell’ottica antiassistenzialista neoliberista.

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2025 si ricomincia | T.C.W. & L.W. Diary… by Marco Milani


Marco Milani è tornato. Le sue vicissitudini personali sono alle spalle, e cos’altro è questo se non vivere? Marco è tornato e per l’occasione mette sul mercato le ristampe riviste e aggiornate dei suoi quattro primi titoli; in ebook, su Amazon. Qui spiega cosa, come, dove:

Carmilla on line | We are not robots – Tecnoluddismo 2/2


Su CarmillaOnLine la seconda parte sul tecnoluddismo (qui la prima) a cura di Gioacchino Toni; vorrei segnalarvi questi stralci:

Il passaggio a strategie basate sulla raccolta di dati quantitativi e sull’analisi automatizzata rappresenta un cambiamento radicale nella cultura militare». A ribadire le analogie tra la logica militare e quella industriale è il fatto che entrambe faranno ricorso a metriche quantitative; non a caso, ricorda lo studioso, a guidare la riqualificazione militare fu chiamato il segretario della Difesa, Robert McNamara, che precedentemente aveva fatto ricorso all’analisi statistica nella ristrutturazione della Ford. «L’automazione della guerra, come l’automazione dell’industria, era uno strumento fondamentale per riaffermare il controllo sui soldati ribelli in Vietnam». Esattamente come avveniva nelle fabbriche, anche in Vietnam erano sempre più frequenti gli atti di insubordinazione e sabotaggio, tanto che si pensò di sostituire le resistenze della fanteria con il ricorso a bombardamenti aerei sempre più automatizzati così come nelle fabbriche si tentava di ovviare alle insorgenze operaie attraverso l’automazione della produzione.
Nel corso degli anni Settanta la posizione degli attivisti nei confronti del computer prende due diversi indirizzi; uno, minoritario, antitecnologico, e un secondo, decisamente maggioritario, propenso a vedere nel computer uno strumento che avrebbe potuto favorire, soprattutto a partire dalla commercializzazione delle apparecchiature, pratiche di liberazione personale su cui si sarebbe poi sviluppato l’internet-attivismo.

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Carmilla on line | We are not robots – Cambiamento tecnologico e conflittualità


Su CarmillaOnLine un lungo articolo di Gioacchino Toni che ridefinisce – in un modo che, devo essere onesto, non sempre mi convince – il concetto di luddismo; lo fa usando punti di vista di un’ideologia che predilige il controllo personale a discapito del controllo delle entità aziendali, ed è qui l’innovazione nel concetto stesso del luddismo. Un estratto:

«Dalla miniera a cielo aperto di Lützerath in Germania alla “Zone à defendre” di Notre Dame des Landes passando per la lotta no tav in Val di Susa, negli anni a noi più vicini la battaglia contro lo strapotere della tecno-industria non ha né la fabbrica come epicentro, né la classe operaia come protagonista. Spesso frutto dell’alleanza tra frazioni illuminate di piccoli proprietari agricoli e settori radicali del movimento ecologista, la “rabbia contro le macchine” non sembra più essere alimentata dal potere dispotico del capitale sul lavoro». Così l’editoriale del numero 65 della rivista “Zapruder” introduce il fascicolo dedicato alle resistenze al cambiamento tecnologico che hanno attraversato la storia a partire dalla Rivoluzione industriale focalizzandosi su alcuni casi di studio al fine di «alimentare una riflessione sull’oggi per provare a riorientare la tecnica verso un fine diametralmente opposto, quello del benessere sociale per tutte e tutti».

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