HyperHouse
NeXT Hyper ObscureArchivio per André Breton
Nello specchio di Zos: Austin Osman Spare e il Surrealismo – Axis ✵ Mundi
Su AxisMundi un lungo articolo che indaga l’opera di Austin Osman Spare e le sue interazioni col Surrealismo, inteso anche come arte magica. Un estratto:
Tra l’aprile e il settembre 2022, la suggestiva cornice di Venezia, coi suoi decadenti e ombrosi languori, ha ospitato una mostra dal titolo assai significativo: ‘Surrealismo e magia – la modernità incantata’. Scorrendo la vasta esposizione, appare evidente come la fenomenologia delle radici magiche del surrealismo venga scorta nel fantasma di una reazione contro-culturale diretta contro gli allora imperanti positivismo e scientismo: ed è un dato di fatto che Parigi, culla del razionalismo ottocentesco, come Londra e Berlino negli stessi anni, abbia conosciuto tra ottocento e primi del novecento un poderoso revival magico ed esoterico che avrebbe influenzato (anche) la produzione artistica.
Nel 1924, nel (primo) Manifesto surrealista, in un capitoletto emblematicamente titolato ‘Segreti dell’arte magica surrealista’, André Breton sintetizzava efficacemente la metodologia magico-operativa del neonato movimento artistico, scrivendo:
Ritratto di Dora M. divorata dal Genio | PostHuman
Su PostHuman la recensione di uno spettacolo teatrale che vede come protagonista la figura di Dora Maar, musa ispiratrice di Picasso (o forse ben altro, come si evince dalla rappresentazione teatrale e soprattutto dalla storia di Dora).
Dora Maar (1907-97) pubblica le prime foto di moda e pubblicità nel 1930, poi abbraccia il gruppo dei surrealisti, aderisce al gruppo Contre-Attaque di Breton, Eluard, Bataille – di cui è amante per un periodo – collabora con Brassaï e Man Ray, s’infiamma d’ideali socialisti e deambula per le fangose periferie parigine ritraendo i poveri e i ciechi in quello che verrà definito ‘street surrealism‘. Questo è il periodo più spumeggiante della sua vita, è giovane e bella, è una musa di quelli che stanno inventando il futuro, viene ritratta da Cocteau…
E poi… poi, nel 1935, al caffè Les Deux-Magots di Saint-Germain-des-Prés incontra Picasso, il vertice dell’arte moderna. Lo colpisce con la propria bellezza e lo spagnolo fluente, inizia una nuova, turbinosa relazione che – come diremmo noi del fantastico – la fa volare in un’altra dimensione, ma – come Icaro – le brucia anche le ali per sempre. Il Genio è geloso, totalmente egocentrico e pure un po’ mostro: mette all’angolo le sue foto, la spinge a dipingere per avere un ruolo di pigmalione nei suoi confronti, la usa come modella per la donna con la lanterna di Guernica – la documentazione delle fasi creative dell’opus magnum di Pablo sarà il suo ultimo lavoro fotografico – ma al contempo la umilia trattandola come un cane (di lui dirà “Io non sono stata l’amante di Picasso. Lui era soltanto il mio padrone”); finché dopo nove anni la sputa via, sostituendola con la più giovane Françoise Gilot.
Lei, innamorata della vita nonostante tutto, gli sopravvive, pur passando attraverso un calvario di cliniche psichiatriche e di elettroshock – in scena genialmente evocati da un video con i chiodi animati al negativo di Man Ray proiettati su sipario di tulle con un effetto sonoro shock – nonché dalle cure di un altro nume come Lacan (psicanalista dello stesso Picasso). Però si ritira dal mondo, non fotografa più, né dipinge, non parla e non compare in pubblico. Una monaca di clausura, “l’incarnazione stessa del dolore”, come diceva di lei Picasso medesimo.
Surrealismo e Magia: perché l’occulto era fondamentale per i surrealisti | FinestreSullArte
Su FinestreSullArte la segnalazione di una bellissima mostra sulle interazioni tra magia e Surrealismo, che parte da Venezia, Collezione Peggy Guggenheim, dal 9 aprile al 26 settembre 2022 e prosegue per altre location europee: Surrealismo e Magia. La modernità incantata. Vi lascio alle note dell’articolo, assai esplicative:
“Perché il Surrealismo nutriva un forte interesse per la magia? Diversi i motivi, primo tra tutti la volontà di sottrarre l’immaginazione al controllo della ragione”.
Nel Manifesto surrealista del 1924, André Breton, il fondatore del surrealismo, sintetizzava la pratica formale del movimento sotto un capitolo dal titolo molto indicativo: Secrets de l’art magique surréaliste, ovvero “Segreti dell’arte magica surrealista”. Breton, poeta e critico d’arte, stabiliva indicazioni per gli scrittori surrealisti, ma il discorso si può estendere anche alle arti visive: “Fatti portare qualcosa da scrivere, dopo esserti sistemato in un luogo che sia il più favorevole possibile alla concentrazione della tua mente su se stessa. Mettiti nello stato più passivo o ricettivo che puoi. Ignora il tuo genio, i tuoi talenti e quelli di tutti gli altri. Di’ a te stesso che la letteratura è uno dei percorsi più tristi che portano a tutto. Scrivi velocemente senza un argomento preconcetto, abbastanza veloce da non trattenerti e non essere tentato di rileggerti. La prima frase verrà da sé, perché è vero che ogni secondo c’è una sentenza straniera che chiede solo di essere esteriorizzata […] Continua quanto vuoi. Affidati al carattere inesauribile del mormorio”. Breton definiva il surrealismo come un “automatismo psichico puro” attraverso il quale “si propone di esprimere, sia verbalmente, sia per iscritto, sia con altri mezzi, il reale funzionamento del pensiero. Dettato dal pensiero, nell’assenza di qualsiasi controllo esercitato dalla ragione, al di fuori di qualsiasi preoccupazione estetica e morale”. Si comprende, dunque, perché per Breton il surrealismo (e in particolare la pratica surrealista) avesse un carattere magico, e la presenza della magia e dell’alchimia, oltre a essere spesso presenti nell’arte dei surrealisti, rivestono un’importanza decisiva per il concetto stesso di “surrealismo”: da un lato, la magia contribuì a formare le idee alla base del movimento, dall’altro costituì un fondamentale repertorio e indirizzò anche alcuni sviluppi del surrealismo.
Il tema del rapporto tra surrealismo e magia è stato affrontato in maniera estesa per la prima volta in Europa nella mostra intitolata Surrealismo e Magia. La modernità incantata, a cura di Gražina Subelytė, e organizzata in collaborazione con il Museum Barberini di Potsdam (sede della seconda tappa della rassegna, dal 22 ottobre 2022 al 29 gennaio 2023). La nascita del surrealismo, come anticipato, viene formalizzata con il primo manifesto del 1924: all’epoca, la città di Parigi, luogo in cui il surrealismo nacque, stava vivendo (e questo almeno a partire dalla fine dell’Ottocento) un forte interesse per l’esoterismo e l’occulto (il momento storico è stato efficacemente documentato nel 2018 dalla mostra Arte e magia tenutasi a Rovigo) in risposta allo sviluppo dell’industrializzazione, del positivismo, del dominio della tecnica. Si trattava, per certi versi, di un’eredità che affondava le radici nel romanticismo e in quello che Francesco Parisi ha definito il “mito della protesta contro l’ordine sociale e il potere razionalistico-industriale”. Esoterismo come controcultura, dunque: e i surrealisti vengono individuati da Subelytė come gli ultimi eredi di questa tendenza “che propone”, scrive la studiosa, “una critica al materialismo sterile della modernità razionalizzante senza fare ricorso alla religione istituzionalizzata”.


