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“SQUARING THE CIRCLE”: THE STORY OF HIPGNOSIS – IL TRAILER | PINK FLOYD ITALIA
Su PinkFloydItalia un post per segnalare un singolare documentario, riguardante la storia di HiGnosis, lo studio grafico responsabile di molte cover dei Floyd ma non solo: Squaring the Circle: The Story of Hipgnosis, 101 minuti diretti da Anton Corbijn.
I tre membri superstiti dei Pink Floyd hanno rilasciato nuove interviste, il che è quanto di più vicino a Roger Waters e David Gilmour ci sia mai stato negli ultimi anni. Nel corso del film, c’è più affetto personale per la brillante immaginazione di Thorgerson che per l’apparente maleducazione e la bruschezza di tutta la sua vita. È quindi buffo e significativo che il più grande difensore del carattere e della personalità di Thorgerson sia Waters, un uomo la cui irascibilità ha fatto storcere il naso a un po’ di persone nel corso degli anni. Ma Thorgerson ha fatto l’unica cosa che Waters non poteva perdonare, ovvero prendersi il merito dell’idea del maiale che vola alto sopra una zona industriale, cosa che il cantautore dei Floyd sostiene con enfasi essere sua, ponendo così fine a un’amicizia splendidamente irritabile.
Il film non è altro che una testimonianza dei budget assurdamente elevati delle case discografiche negli anni ’70, che non potevano essere spesi tutti in nastri analogici. “Squaring the Circle” è molto divertente quando si addentra nelle copertine degli album, che magari riconoscete ma a cui non avete mai pensato per più di tre secondi. Come la copertina di “Wings Greatest”: Sapevate che Paul McCartney ha fatto portare in elicottero una statua da lui acquistata sulla cima di una montagna per le riprese? Il risultato: qualcosa che all’occhio moderno sembrerebbe essere stato realizzato in PhotoShop in 10 minuti. Poi c’è il servizio per una copertina di 10cc che prevedeva di trovare una pecora e un lettino da psichiatra e di metterli uno sopra l’altro… nelle acque basse di un lago. Powell rimane sconcertato per aver fatto tutto quel lavoro e poi l’immagine è stata perversamente ridotta da Thorgerson quasi alle dimensioni di un francobollo sul modello finito. Naturalmente, l’effetto dell’uomo in fiamme sulla copertina di “Wish You Were Here” è stato realizzato da un vero uomo in fiamme; anche oggi, quando non è possibile ingaggiare uno stuntman, l’idea di avere tutti gli effetti catturati con la macchina fotografica conferisce un intrigo continuo che nessuna copertina generata al computer potrà mai avere.
L’aspetto un po’ ironico è che il lavoro di progettazione di Corbijn è poco debitore nei confronti di Hipgnosis. Guardando le fresche interviste di “Squaring the Circle”, sembra di vedere una versione live-action di una delle sue iconiche immagini di band, in uno splendido e austero bianco e nero che è praticamente l’opposto della colorata giocosità di Hipgnosis, che di solito evitava del tutto le immagini di band (o, nel caso del debutto di Peter Gabriel, trovava modi interessanti per renderle irriconoscibili). Ancora più ironia: quando l’era di Hipgnosis viene ritratta come se stesse per finire, il principale sospettato dell’omicidio è MTV e i suoi spumeggianti artisti synth-pop dei primi anni ’80 – illustrati sullo schermo dai Depeche Mode, che molti aficionados del pop riconosceranno come la band a cui Corbijn è stato maggiormente associato nel corso dei decenni.

