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Pink Floyd: arriva in Italia “Pigs Might Fly – La vera storia” | OndaRock
Su OndaRock la segnalazione dell’uscita editoriale di sempre, per quanto riguarda i Floyd: “Pigs Might Fly – La vera storia”, del giornalista inglese Mark Blake; rappresenta l’ultima e più aggiornata versione dell’opera considerata dalla stampa internazionale la biografia definitiva della band inglese. Un passaggio:
I dettagli fanno la differenza in “Pigs Might Fly”. Dal curioso arresto in Francia nel 1965 di Barrett e Gilmour per busking, alla leggenda del presunto intervento di Barrett in “Sgt. Pepper’s” dei Beatles, fino all’ospitalità concessa dalla rockstar Alice Cooper durante il primo tour negli Stati Uniti o alle “lezioni” di Southern Comfort impartite da Janis Joplin a Waters e Mason. Jeff Beck, invece, si rifiutò di sostituire Syd Barrett, mentre David Gilmour si improvvisò fonico per Jimi Hendrix all’Isola di Wight.
Tra esperienze psichedeliche ed eccentriche sperimentazioni, la band ha sempre portato nei dischi e nei concerti uno sforzo artistico e una ricerca tecnologica senza precedenti: dalle tecniche di registrazione pionieristiche all’uso dei synth, dalla mescolanza di generi musicali agli effetti luminosi e alle scenografie colossali dei live, tutte caratteristiche che riflettono la personalità dei singoli membri.
Nel libro emergono prospettive diverse, spesso scaturite da fallimenti umani e professionali, ma altrettanto spesso terreno fertile per la nascita di indiscussi capolavori musicali. Una lunga storia musicale costellata da sperimentazioni sonore, grafiche e fotografiche all’avanguardia, testi intrisi di filosofia e introspezione, che hanno fatto dei Pink Floyd uno spartiacque per la loro epoca.
The Beatles – Now and Then (Official Complete Version)
Un brano che strugge l’anima in questo novembre così denso e doloroso, e sì, è un capolavoro beatlesiano, è fuor di dubbio, ve n’era necessità.
L’album bianco dei Twenty Four Hours | PostHuman
Notevole recensione e post di Mario Gazzola, temperato sul connettivismo musicale che ha senso quanto quello letterario. Una fusione di stili e mode, ma tutti coerentemente legati da sperimentazioni su vari livelli, non ultimo il Pop, per protendere in ultima analisi verso il Mainstream, ormai abbondantemente contaminato dalle sperimentazioni.
Leggete a fondo quello che Mario ha scovato tra le note e le pieghe del tempo che passa: Twenty Four Hours, Close – Lamb – White – Walls.
Il gruppo omaggia quindi gli ospiti Tuxedomoon con la cover di What Use (da Half Mute dell’81), eseguita ben due volte: la prima sul cd 1, più elettronica e fedele alle atmosfere originali degli sperimentatori di San Francisco, la seconda in chiusura del cd 2, una versione definita nei credit “acoustic” che in realtà significa più decisamente rock, accelerata e sostenuta da un possente drumming quasi-metal del Lippe Marco. Ma l’omaggio acquista ulteriore valenza simbolica, essendo la prima delle due versioni mixata in medley con l’altra cover dell’album, cioè la floydiana Embryo (inedito del ’69 disponibile su raccolte e sul recente cofanetto The Early Years 1965–1972), a saldare così quel ponte fra i due mondi sonori su cui si diceva il progetto Twenty Four Hours si protende.
Che poi si amplia anche a comprendere l’influenza beatlesiana nell’hard rock melodico di The Tale Of The Holy Frog, spiritoso titolo molto “prog” che invece impiega un riff alla A Ticket To Ride (la cui grinta risulta un po’ diluita dalla raffinata vocalità di Elena, che tira più verso atmosfere liriche alla Sophya Baccini). Mentre quella dei Genesis è palpabile nella lunga suite Supper’s Rotten, “solo” 15’ contro i 23’ della Supper’s Ready di Gabriel & co. (non da The Lamb ma da Foxtrot), cui i Twenty Four Hours scippano anche il riff minimalista di chitarra acustica tra il primo e il secondo movimento, che nella loro moderna suite “marcia” (in cinque movimenti, con lunghe parti strumentali) ci fa l’occhiolino dal synth del leader, il quale si produce anche in qualche espressionismo vocale alla Peter Gabriel dell’epoca.
ROCK CRIMINAL #24: TERRY KNIGHT | VERDE RIVISTA
Su VerdeRivista un bel racconto di Sergio Lacavalla, che esplora le paranoie mitopoietiche legate spesso alla morte di artisti o stelle del pop mondiale; in questo particolare scorcio, si specula gustosamente sulla nota presunta morte di Paul McCartney, che sarebbe avvenuta nel ’69. Da leggere tutto d’un fiato…

