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Archivio per Cartagine

Tanit: la dea del Cielo di Cartagine e Ibiza | Iridediluce


La dea Tanit, antica divinità di Cartagine e Ibiza, ha un significato immenso nella storia. Come divinità principale di Cartagine, Tanit era adorata insieme al suo consorte, Baal Hammon, e venerata come la dea celeste della guerra, della maternità e della fertilità.
Conosciuta come la dea cartaginese, il suo culto si estese in tutto il Mediterraneo occidentale, lasciando il segno in regioni come la Sicilia, il Nord Africa e la Penisola Iberica. Associata alla dea fenicia Astarte, l’influenza di Tanit si estese in lungo e in largo, simboleggiata dalla forma trapezoidale o triangolare, spesso interpretata come una donna che alza le mani, rappresentazione del simbolo della dea Tanit, e dalla sua raffigurazione come una figura a cavallo o con la testa di leone.

Così l’incipit di un nuovo post di IrideDiLuce che allarga la retrospettiva sulle divinità del passato umano, spaziando dalla preistoria a fasi storiche ben più documentate ma appartenenti, comunque, al periodo precristiano. Vi lascio ad altri stralci dell’articolo:

Tanit emerse come una divinità di spicco, incarnando vari aspetti come la guerra, la fertilità e la maternità, con legami con il mare e la luna crescente, che ne arricchirono ulteriormente il simbolismo. Il culto di Tanit acquisì slancio a Cartagine, dove divenne venerata come divinità principale, condividendo pratiche di culto con il suo consorte, Baal Hammon, e affermandosi come figura di rilievo nella religione punica.
La combinazione unica di credenze fenicie e indigene cartaginesi contribuì a conferire a Tanit le sue caratteristiche distintive, tra cui la sua associazione con le palme, gli animali e la luna crescente, che simboleggiavano i suoi poteri divini totali.
Man mano che il suo culto si estendeva oltre i confini di Cartagine, l’influenza di Tanit si espanse, raggiungendo altre regioni del Mediterraneo, tra cui l’isola di Ibiza. I Fenici ebbero un ruolo significativo nella diffusione del culto di Tanit in diversi territori, lasciando un segno indelebile nelle pratiche religiose e contribuendo a diffondere il simbolo di Tanit in tutto il mondo antico.
Attraverso la rappresentazione di Tanit come dea celeste della guerra e simbolo di fertilità, la sua influenza crebbe, catturando i cuori dei fedeli e dei seguaci di varie culture e civiltà.

Cover reveal della riedizione ampliata di Punico


Questa è la nuova cover di Punico, il romanzo uscito in ebook per DelosDigital e seguito del Premio Urania 2014 L’Impero restaurato; la copertina è opera, come sempre, di Ksenja Laginja. Rimanete connessi per l’annuncio di questa riedizione ampliata, edita sempre da DelosDigital.

Processo per magia | LaMisuraDelleCose


Su LaMisuraDelleCose una retrospettiva su Apuleio e il suo mondo magico; vi lascio all’incipit:

Romanziere, poeta, avvocato, medico, scienziato, oratore, maestro, filosofo, conferenziere, saggista… per di più bello, elegante, mondano: Apuleio ha 33 anni ed è all’apice della gloria quando subisce un processo in seguito all’accusa di aver esercitato pratiche di magia sulla ricchissima Pudentilla allo scopo di carpirle la dote, e poi anche indicato come il probabile avvelenatore del figliastro Ponziano (dicunt Apuleio Madaurensi magiae crimine reo).

Il processo per magia contro Apuleio di Madaura (oggi Mdaurusc’, Algeria), giovane e brillante uomo di lettere e di scienze originario dell’Africa latina, autore delle Metamorfosi (meglio conosciute con il titolo L’asino d’oro), si è celebrato a Sàbrata (Libia) nel 158 d.C.
Da tutte le parti sono accorsi amici, nemici, famigliari e curiosi, poiché il nome dell’accusato era molto noto, e il foro era gremito. A presiedere il dibattito c’era il proconsole di Roma e giudice supremo, Claudio Massimo, durante gli ultimi anni di regno di Antonino Pio.
Filosofo e conferenziere itinerante, retore “curioso di magia” alimentato dal clima della nuova sofistica, Apuleio ha dimostrato sempre vivo interesse per la sfera mistico-magica e attenzione ai problemi religiosi, approfondendo la conoscenza di molti culti fino all’iniziazione nei rispettivi misteri. Il suo curriculum di formazione, come ricorda egli stesso, è molto ampio e parte dagli studi di grammatica e retorica a Cartagine fino al perfezionamento ad Atene, dove si dedica allo studio della geometria, della musica, della poesia, della dialettica e soprattutto della filosofia universale (universa philosophia), nella cornice concettuale del platonismo. Fu naturalmente anche a Roma, dove risiedette per vario tempo ed esercitò l’avvocatura.

Sullo sfondo la “dolce vita” di un’età corrottissima, quella in cui la compagine dell’impero, dietro l’immagine rassicurante della pubblicistica di regime, è minacciata dalle popolazioni barbariche ai confini e percorsa al suo interno da forti contrasti. Il desiderio di cambiamento e riscatto, le frustrazioni sociali per i problemi irrisolti se non addirittura ignorati, tutta la sfera delle angosce e delle paure individuali e collettive sfocia nella tensione verso nuove esperienze religiose, nella ricerca di una religiosità “personale” che non trova più soddisfazione nelle istituzioni ufficiali. Ed ecco che, nella letteratura del I e II secolo, si possono incontrare sorprendenti intrusioni del mondo della magia e del sogno, dell’orrido e dell’angoscia, del misterioso e dell’ignoto (come ad esempio Una scena di necromanzia nella Pharsalia di Lucano).

Delenda Carthago – Franco Battiato


…le canzoni popolari dell’Impero Connettivo

Breve storia della Cartagine romana (I sec. a.C.-VII sec. d.C.) | Tribunus


Su Tribunus un lungo articolo che ripercorre la storia della Cartagine romana, interessante da leggere nel dettaglio perché molti particolari sono poco conosciuti; un estratto:

Dopo la sua distruzione al termine della Terza Guerra Punica nel 146 a.C., la città (definita “gloriosissima” in età romana) è rifondata da Augusto, nel 29 a.C., con il nome di 𝘊𝘰𝘭𝘰𝘯𝘪𝘢 𝘑𝘶𝘭𝘪𝘢 𝘊𝘢𝘳𝘵𝘩𝘢𝘨𝘰, e prende il posto di Utica come centro amministrativo della provincia d’Africa. Un precedente tentativo di rifondazione era stato fatto già nel 122 a.C. da Gaio Gracco, col nome di 𝘊𝘰𝘭𝘰𝘯𝘪𝘢 𝘑𝘶𝘯𝘰𝘯𝘪𝘢 𝘊𝘢𝘳𝘵𝘩𝘢𝘨𝘰, ma senza successo.
La struttura della nuova città si configura proprio in età augustea. Uno schema urbanistico di tipo classico, con impianto ortogonale e isolati rettangolari. Il cuore monumentale della città, la collina di 𝘉𝘺𝘳𝘴𝘢, ospita il Foro, una basilica e alcuni templi.
Col tempo, Cartagine assurge a uno dei centri più importanti dell’impero, con opere monumentali che sfidano quelle delle altre grandi città romane: il circo di Cartagine è il terzo più grande dell’impero, superato solo da quelli di Antiochia e Roma, mentre il suo anfiteatro è il più grande di tutta l’Africa romana.

Alla metà del II secolo vengono edificate le imponenti terme di Antonino, affacciate sul mare, e a partire dal IV secolo la città vede l’edificazione di numerose chiese. I complessi di edifici più importanti sono però quelli legati alla sua natura di città portuale: oltre a un faro, la Cartagine romana ha ben due porti collegati tra loro, uno esterno di forma rettangolare e uno interno, grandioso e circolare, che ospita un isolotto circondato da colonne – il cosiddetto “Isolotto dell’ammiragliato”.
Cartagine diventa presto uno dei centri pulsanti del commercio all’interno del mondo romano, da cui parte e giunge un volume di merci enorme. In particolare, diventa il principale centro di esportazione di derrate alimentari, in particolare grano e olio, dirette verso Roma.
La città è talmente importante che per due volte, tra III e IV secolo, è il trampolino di lancio di due usurpatori, però di breve durata: Gordiano I (il figlio del quale, Gordiano II, muore in battaglia proprio nei pressi di Cartagine) e Lucio Domizio Alessandro, sconfitto da Massenzio tra il 309 e 311.
Nonostante la posizione apparentemente defilata rispetto alle minacce del V secolo, l’imperatore Teodosio II nel 425 ordina la costruzione anche per Cartagine di una cinta muraria, che difendeva un’area di 321 ettari, con una popolazione stimata intorno almeno ai 100.000 abitanti (alcune stime dicono addirittura fino a 300.000). Ma le recenti mura non sono sufficienti a proteggere la capitale della provincia d’Africa dalle nuove minacce. Nel 439 i Vandali riescono a impossessarsi della città, che resterà il centro del loro nuovo regno per circa un secolo.
Nonostante ciò che riferiscono gli autori antichi, il dato archeologico non lascia percepire danni o distruzioni ingenti – pochi edifici recano segni distruttivi, e alcuni sono solamente abbandonati.
Proprio durante la fase vandalica, tra la fine del V e l’inizio del VI secolo, viene abbandonato il porto circolare, il complesso più importante e rappresentativo della città.

I Romani, con la campagna vandalica di Belisario, tornano in possesso della città nel 533, e danno avvio a una risistemazione e rivitalizzazione del centro urbano. Vengono aggiunte delle mura alla collina di 𝘉𝘺𝘳𝘴𝘢, dove ora è il palazzo del governatore, e vengono restaurati monumenti importanti come le terme di Antonino e il porto. Sono inoltre costruite numerose nuove chiese. Dagli anni ’80 del VI secolo, inoltre, Cartagine diventa sede di uno dei due esarcati.
Nel VII secolo, Cartagine rischia addirittura di diventare capitale dell’impero. Con Costantinopoli pressata dai Persiani e la guerra in una fase ben poco propizia, nel 618 Eraclio pensa di fare della natia Cartagine la capitale dell’impero, poiché più lontana dal pericolo – è solo l’intervento del patriarca di Costantinopoli a farlo desistere.

Somnium Hannibalis di Chiara Prezzavento – Club GHoST


Su ClubGHoST una mia recensione a Somnium Hannibalis, romanzo storico di Chiara Prezzavento su Annibale visto dopo la disfatta di Zama. Eccola qui:

Scrivere un romanzo storico presuppone un paio di forti capacità del narratore: rigoroso contesto storico (history), collegato a una storia (story) in grado di colpire profondamente il lettore. Ovvero:

  1. La verosimiglianza storica del romanzo – o del racconto – deve essere stringente; lo scrittore deve conoscere molto bene il periodo storico su cui intende innestare gli eventi romanzati, studiando a fondo ciò che accadde in quei luoghi nel momento preso in esame.
  2. L’autore deve saper tratteggiare bene i protagonisti, esistiti o meno, con tutte le verosimili suggestioni e condizionamenti culturali di quell’epoca.

Su questa base, il romanzo Somnium Hannibalis di Chiara Prezzavento soddisfa potentemente ogni presupposto. Parliamo della storia di Annibale, inserito nel contesto successivo alla sconfitta della Seconda Guerra Punica, quando era alla corte di Antioco III re di Siria.
La quarta:

Il luogo è Apamea, l’anno il 191 avanti Cristo.
Annibale Barca vive da esule alla corte seleucide, avvolto in un alone di leggenda, dubbio e amarezza.
Il Re di Siria, Antioco III il Grande, sconfitto in una sconsiderata campagna contro Roma, si rivolge proprio al vecchio generale che aveva predetto inascoltato il disastro, e per tutto un pomeriggio e una notte d’estate lo interroga impietosamente sui suoi sogni pericolosi, sulla vittoria e sulla sconfitta.
In cerca di ragioni per la sua disfatta, il Re troverà invece una storia fiammeggiante e tormentosa, senza respiro, colma di sangue, di battaglie, di sogni e di solitudine, una storia sulla guerra, il destino, la paura e il prezzo che si paga per la gloria.

Il pretesto del romanzo è quindi Annibale che racconta al Re la sua Campagna d’Italia, finita indegnamente dopo trionfi su trionfi, dopo epiche battaglie che ancora fanno storia. Barca cova il suo inesauribile risentimento per Roma e vuole coinvolgere il re siriaco nell’eterna pugna contro la Città Eterna, e per questo gli racconta fin nei minimi dettagli venti anni di Campagna svelando istanti, misteri, drammi, dubbi, esitazioni, esaltazioni, vittorie, passi falsi, grandi ingegni, tessendo una trama sottile talmente verosimile da farci apparire Annibale di fronte ai nostri occhi, mentre sbirciamo oltre il libro per ascoltarlo raccontare ogni evento avvenuto allora, quando Roma sembrava sull’orlo della sconfitta finale e il modo razionale di combattere dei Romani soccombeva al suo modo levantino di dare battaglia, creativo ed elevato alle potenze della sua mente che nemmeno Scipione l’Africano, pur alla fine vittorioso, seppe eguagliare.
Annibale sarà un vostro amico, al termine del libro, e il desiderio di ricominciare la lettura della Prezzavento vi sembrerà un ottimo modo per penetrare ancora più a fondo in quei tempi lontani per respirare ancora una volta l’atmosfera cruenta, antichissima e reintegrata di ogni entropia che il tempo le ha fatto perdere.

Lankenauta | Cartagine oltre il mito


Su Lankenauta una recensione a Cartagine oltre il mito: prima e dopo il 146 a.C., saggio storico e archeologico di Giovanni Di Stefano che indaga accuratamente i secoli di Storia in cui la città fenicia ha avuto rilievi d’importanza. Uno stralcio:

C’è una sorta di mitologia attorno alla città fenicia di Cartagine che nasce con la sua fondatrice, Elissa, in fuga da Tiro – siamo nel IX secolo a.C., chiamata Didone dalla popolazione della costa africana (dove infine la fuga termina) e continua con la costruzione della città nuova, Qrt Hdst secondo la toponomastica punica. I Fenici sono marinai-commercianti, alla perenne ricerca di oro e argento (così li descrivono Erodoto e Diodoro Siculo), seguaci di dèi sanguinari: ma forse qui il mito dei tophet – uno è visibile sull’isola di Mozia, di fronte a Marsala – cioè i cimiteri che conterrebbero i resti di infanti sacrificati – deve la sua origine più a una storiografia greca “partigiana”, e ai romanzi di Flaubert, che alla realtà storica.

Cartagine è la mitica città da cui muove Annibale, e nella quale si svolgono le guerre puniche, ma sarà anche la patria di Tertulliano, Agostino, Fulgenzio. Una “seconda Roma”, secondo lo stereotipo che continua a condizionare l’immaginario collettivo, come giustamente nota Massimo Cultraro nella prefazione. Un punto strategico, crocevia tra Occidente e Africa, luogo di scambi, di incontro tra culture, ma anche centro di interesse, nella scacchiera imperiale, per rafforzare l’autorità, o per giochi di forza (si veda la rivolta contro Massenzio).

Il periodo romano della Colonia Iulia Concordia Karthago dalla fase augustea a quella giulio-claudia è ben attestato innanzitutto da tre monumenti figurati: l’Ara Gentis Augustea, contemporanea alla romana Ara Pacis, rinvenuta alla Byrsa, anepigrafica ma riconducibile al liberto Publio Perelio Edulo, istoriata con i topoi  iconografici romani della fuga di Enea con Ascanio e Anchise, la dea Roma, Apollo e una scena di sacrificio; e due lastre d’altare provenienti dall’area situata tra le cisterne della Malga e l’anfiteatro, vicino all’ingresso principale della città: anche in queste lastre le raffigurazioni ripropongono iconografie romane, influenzate dalla committenza e dalla religiosità locale (culto di Demetra, richiami egizi al culto di Osiride, Marte Ultore, Venere e forse una solennizzazione del giovane Gaio Cesare, prematuramente scomparso, cui venne assegnata postuma la vittoria sui Parti). Sia l’ara che il tempio mostrano da un lato la continuità della nuova colonia da Roma, ma ostentano i risultati della pax augustea che assieme all’ubicazione dei  luoghi politici, religiosi e pubblici della città (foro, ingresso, anfiteatro, templi, terme), fanno di Cartagine davvero la “Roma africana”.

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