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La dea Erecura : svelare il potere e i misteri della divinità celtica nel regno della maestà infernale’ | Iridediluce


Su IrideDiLuce un post sulla dèa celtica Erecura, appartenente alla sfera infera; una figura che copre anche le tematiche della fertilità e che, com’è evidente, non lascia il dominio degli inferi al patriarcato di quello che sarà Ade; un estratto:

Le origini di Erecura rimangono avvolte nel mistero, con diverse leggende che offrono spunti sulla sua esistenza. Sebbene i dettagli specifici possano variare, alcuni elementi comuni suggeriscono che Erecura fosse inizialmente una veggente mortale e messaggera di Pharasma, la dea della morte. Secondo la leggenda, fu bandita nel regno infernale di Dis per aver rubato segreti divini alla sua divinità. A Dis, i poteri di Erecura si evolsero e presto divenne una fidata consigliera di Dispater, l’arcidiavolo che governava il girone infernale.
L’importanza di Erecura nella mitologia celtica è innegabile. In quanto divinità associata sia alla fertilità che agli inferi, incarna la dualità tra vita e morte. Nelle antiche credenze celtiche, era venerata per la sua capacità di navigare nel regno dei morti e comunicare messaggi dall’aldilà. Anche la preminenza di Erecura come dea della profezia e del consiglio giocò un ruolo fondamentale nella guida del pantheon celtico. Come regina di Dite nell’Inferno, presiede con autorità il regno oscuro e complesso. Il dominio di Erecura sugli inferi simboleggia il suo potere sulla vita, sulla morte e sui misteri che si celano oltre il regno mortale.

La scelta di Erecura di indossare un abito verde racchiude un simbolismo significativo nel suo mito. Il verde rappresenta la natura, la crescita e l’abbondanza. In quanto dea della fertilità, le vesti verdeggianti di Erecura simboleggiano il suo legame con i cicli della vita e il raccolto abbondante. Questa tonalità vibrante simboleggia anche la rinascita e il rinnovamento, riflettendo il ruolo di Erecura nel guidare le anime nel viaggio dell’aldilà.
Erecura possiede poteri divini tanto affascinanti quanto enigmatici. La sua connessione con gli inferi le garantisce l’accesso a una conoscenza profonda e a capacità profetiche. Possiede la chiave per svelare i misteri della vita, offrendo intuizioni sui regni del passato, del presente e del futuro. Si ritiene che coloro che cercano la guida di Erecura possano attingere alla sua saggezza, ricevendo profonde rivelazioni e prevedendo eventi futuri. I suoi poteri divini sono fonte di ispirazione e illuminazione per coloro che percorrono il cammino della scoperta spirituale.

La Dea celtica Artio : l’antica natura selvaggia e l’abbondanza | Iridediluce


Da IrideDiLuce ancora segnali dal mondo celtico, dove le divinità femminili mostrano da un lato la verità ancestrale del matriarcato, da un altro la profonda connessione col sostrato precedente, quello dello sciamanesimo: la dèa Artio e le sue connessioni con la natura e gli orsi.

Artio condivide legami con la dea greca Artemide e la dea romana Diana. Similmente ad Artio, entrambe sono associate agli orsi. Questa associazione sottolinea il significato transculturale degli orsi nell’archetipo del divino femminile.
L’intreccio di queste dee in culture diverse simboleggia le loro caratteristiche comuni e la venerazione per il mondo selvaggio e naturale. La sua associazione con l’orso simboleggia il suo ruolo nella salvaguardia dell’equilibrio e dell’armonia dell’ecosistema. Come divinità dell’abbondanza e della trasformazione, Artio garantisce il benessere e la salvaguardia di creature grandi e piccole. È considerata una fonte di saggezza e guida per coloro.
Nella mitologia celtica, l’influenza di Artio si estende oltre il regno terreno. È strettamente legata ai corpi celesti e ai modelli astrali. Le costellazioni dell’Orsa Maggiore e dell’Orsa Minore hanno un significato particolare nella sua tradizione. Il legame di Artio con queste formazioni stellari sottolinea il suo ruolo di guida celeste e sottolinea la sua associazione con i misteri dell’universo. Il profondo legame di Artio con la natura la avvicina allo sciamanesimo, dove i regni spirituali si intrecciano con il mondo fisico. Gli sciamani e coloro che praticano tradizioni sciamaniche cercano la guida e l’assistenza di Artio nei loro percorsi spirituali. Inoltre, si ritiene che Artio abbia una stretta relazione con gli animali spirituali. Questi animali fungono da guide e alleati, aiutando gli individui nella loro ricerca di auto-scoperta, trasformazione e illuminazione spirituale.
Esplorando il ruolo di Artio nella mitologia e nella cosmologia celtica , emerge il suo profondo legame con il mondo naturale e il regno spirituale. In qualità di protettore, guida e simbolo di trasformazione, Artio continua a ispirare riverenza e timore reverenziale in coloro che cercano saggezza e armonia dentro di sé e nel cosmo più ampio.

Dea Cathubodua: il potere e l’influenza della divinità celtica della guerra | Iridediluce


Pensavate che una dèa della guerra fosse un’eccezione? Nel mondo celtico c’è anche un’altra dèa guerriera, prima che il patricarcato prendesse il sopravvento proveniente dalle parti dell’Anatolia, va menzionata anche Cathubodua, come ci dice IrideDiLuce; un estratto:

Il ruolo di Cathubodua come divinità guerriera è evidente nella sua stretta associazione con la battaglia e la guerra. È spesso invocata dai guerrieri che cercano la sua benedizione e la sua guida sul campo di battaglia, e si ritiene che conceda intuizioni strategiche e protegga i suoi devoti dai pericoli. Le leggende descrivono Cathubodua come una presenza feroce e formidabile, che ispira coraggio e ferocia in coloro che combattono sotto la sua influenza. La sua associazione con la guerra riflette i valori e gli ideali del popolo celtico, evidenziando l’importanza attribuita al coraggio e alla forza in combattimento.
Queste dee, note collettivamente come le dee del corvo, ricoprono ruoli simili nella mitologia celtica , simboleggiando gli aspetti terrificanti della guerra e incarnando il potere e l’autorità delle divinità femminili. La loro interconnessione rafforza l’importanza del ruolo di Cathubodua nel pantheon e sottolinea la sua influenza come formidabile dea della guerra.

Dea Damona: esplorare il potere e l’influenza della divinità celtica della guarigione | Iridediluce


Nella mitologia celtica, Damona collegava l’umanità alle forze divine che governavano il mondo naturale. Come protettrice degli animali, ne garantiva la fertilità e la protezione. La sua associazione con le acque sacre simboleggiava il ringiovanimento, dimostrando il suo ruolo nel promuovere la guarigione fisica e spirituale tra i suoi fedeli.
Il nome “Damona” racchiude un profondo simbolismo nella cultura celtica. Derivato dalla parola celtica che significa “mucca divina”, il nome di Damona rappresenta il suo legame con l’abbondanza, la fertilità e la prosperità. Questa associazione divina con le mucche si allinea alla credenza che il bestiame fosse una fonte di ricchezza e sostentamento nelle antiche società agricole.

Questo passo, estratto dal post di IrideDiLuce dedicato alla dèa celtica Damona, mi ha fatto pensare alle teorie – mi sembra anche ben suffragate da evidenze scientifiche – che individuano in un periodo geologico lontano ma non troppo il collegamento via terra dell’Inghilterra con l’Europa, che avrebbe permesso migrazioni senza impedimenti veri dall’Oriente – quindi anche dall’India – di popolazioni, con le loro culture: non vi sembra che il culto della mucca, professato dagli adepti di Damona e proprio dell’India, abbia anche senso nella perfida Albione? Se così fosse, le radici delle culture così lontane sembrerebbero davvero le stesse, e solo un’evoluzione tra genti lontane giustifica il distanziamento dai valori comuni che, invece, sono fondanti.

Dea Agrona: i misteri e il potere della divinità gallese della guerra e del massacro | Iridediluce


E se il dio della guerra, che tutti sappiamo essere maschile, virile, patriarcale, fosse invece una donna? Ce ne parla IrideDiLuce, riguardo la dèa gallese Agrona; un estratto:

Comprendere le origini di Agrona è un’impresa affascinante. Sebbene le prove concrete siano scarse, la sua presenza nel folklore e nella mitologia gallese è innegabile. Esplorando antichi racconti e leggende, sveleremo le storie che hanno plasmato la comprensione di questa enigmatica dea. Dal suo potenziale legame con il fiume al suo ruolo nella cultura gallese, la mitologia di Agrona offre uno sguardo su un passato ricco e vibrante.
Il fiume Aeron, che scorre attraverso il Cardiganshire, occupa un posto speciale nel culto di Agrona. Speculazioni e riferimenti storici suggeriscono che il fiume sia intrinsecamente legato alla dea. Esaminando il significato di questa associazione, scopriamo il potenziale simbolismo che si cela dietro questo legame e le sue implicazioni nel culto e nella venerazione di Agrona, spesso paragonata alla dea irlandese Morrigan, entrambe incarnazioni di aspetti della guerra e del conflitto.
Un simbolo importante associato ad Agrona è la lancia, che rappresenta la sua associazione con la guerra e la battaglia. I seguaci possono scegliere di esporre una lancia come simbolo sacro nei loro luoghi di culto, a ricordo della sua forza e protezione. Inoltre, i devoti possono offrire vari tipi di offerte per onorare Agrona e ottenere il suo favore. Queste offerte possono variare da semplici a elaborate, a seconda delle risorse e delle preferenze personali.

Arianrhod, dea celtica: esplorare il potere della stella celtica e della divinità della reincarnazione | Iridediluce


Arianrhod rappresenta il divino femminile e il suo culto offre l’opportunità di esplorare e abbracciare il potere della femminilità nella pratica spirituale. Attraverso le sue storie e le sue associazioni, ci invita ad approfondire la nostra comprensione del divino femminile.

Da IrideDiLuce un altro sguardo sui culti celtici e sul contorni mitologici che nutrono l’esistenza stessa di quegli dèi, ed è un bellissimo respirare estetiche e movimenti, come essere in un mondo fatato.

Rhiannon: la potente dea gallese dell’amore, della bellezza e dell’aldilà | Iridediluce


La sua storia, radicata nel folklore gallese, collega il regno mortale con l’Altromondo, noto come Annwn. Questa dimensione mistica è un regno di paradiso, eterna giovinezza e magia, dove dimorano dei, fate e spiriti. Annwn è spesso percepita come il regno dei morti, ma è anche una terra di pace e abbondanza, che rappresenta le forze nascoste dell’universo. Accessibile attraverso tumuli, laghi e spazi sacri, Annwn interagisce occasionalmente con il mondo umano durante i periodi chiave dell’anno, come Samhain. Rhiannon, con i suoi legami con Annwn, incarna la sovranità e il potere ultraterreno che collega questi due regni. Nella tradizione celtica, regine come Rhiannon erano spesso considerate l’incarnazione della terra stessa, e il loro benessere era direttamente collegato alla prosperità del regno. Per apprezzare veramente Rhiannon, dobbiamo tornare alle sue origini nel Mabinogion , una delle più antiche raccolte di fiabe gallesi, e comprendere il suo ruolo di regina delle fate trasformata in dea che cammina tra i mondi.

Così IrideDiLuce in un post dedicato alla dèa celtica Rhiannon, dove si esplora il mondo fatato, e l’Ade celtico; continua così:

L’influenza di Rhiannon si estende ben oltre la mitologia gallese. Le sue caratteristiche si allineano a quelle di altre regine delle fate e dee della sovranità nel folklore celtico e britannico, tra cui le irlandesi Macha e Áine, che rappresentano analogamente la regalità, la fertilità e la prosperità della terra. La sua storia risuona con dee come Epona, che protegge anche i guerrieri e la terra. Queste connessioni suggeriscono che il ruolo di Rhiannon nel mito non sia isolato, ma parte di un più ampio pantheon celtico di potenti divinità femminili legate alla terra e ai cicli della vita. Nelle moderne tradizioni pagane e di culto delle dee, la storia di Rhiannon continua a ispirare. È spesso invocata come dea della forza, della resistenza e della sovranità, soprattutto da coloro che cercano guida nei momenti difficili o di transizione. Il suo viaggio dall’Altromondo al regno mortale, le sue prove come madre e la sua finale redenzione la rendono un simbolo duraturo di resilienza e grazia. Ci ricorda che anche di fronte a un’ingiustizia schiacciante, la dignità e la perseveranza possono portare al trionfo.

Esaminando le caratteristiche di Rhiannon, troviamo somiglianze con dee greche come Afrodite, Artemide e Atena. Come Afrodite, Rhiannon incarna la fertilità e il fascino, pur possedendo una forte volontà e un’intelligenza simili ad Atena. Inoltre, la sua associazione con i cavalli richiama quella di Artemide , la dea greca della caccia e degli animali selvatici. Allo stesso modo, le narrazioni mitologiche di Rhiannon spesso rispecchiano quelle delle dee greche. Il suo matrimonio con Pwyll riflette il mito greco di Persefone e Ade, mettendo in risalto i temi dell’amore, delle dinamiche di potere e degli inferi.

Dea celtica Dôn : la mitologia e il potere della divinità madre celtica | Iridediluce


Su IrideDiLuce un esempio di come ovunque le leggende divengano prima o poi mito, con l’intrecciarsi di entità e nomi diversi e afferenti a immaginari ben definiti, prendendo a prestito la mitologia norrena e alcune figure divine comprese dalla mistica celtica; un estratto:

Addentrandoci nell’intricato arazzo della tradizione celtica, emergono parallelismi tra i Figli di Dôn e i Tuatha Dé Danann. Entrambi i gruppi incarnano forze potenti nelle rispettive mitologie, con misteriosi legami che alludono a origini o influenze comuni. I legami tra Dôn e i Tuatha Dé Danann, rappresentati da personaggi come Danu, amplificano ulteriormente l’intrigo che circonda il suo personaggio e il pantheon più ampio.
Esplorando la discendenza di Dôn, ci imbattiamo nella possibilità di una sua relazione con Beli, che si ritiene sia il padre di Arianrhod e potenzialmente l’altro discendente di Dôn. Questo legame ancestrale presenta un’intrigante rete di connessioni, suggerendo una dinamica familiare che si estende attraverso più generazioni e regni mitologici. Sorgono anche speculazioni sulla possibile identificazione di Dôn con Anna, intrecciando ancora una volta la sua storia con la discendenza divina di Beli e la loro famiglia allargata.

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I racconti della mistica trascendenza pagana.

Esce per la collana SpinOff “Che la terra ti sia lieve, Drusilla”, di Lukha B. Kremo | KippleBlog


[Letto su KippleBlog]

Esce oggi in digitale, per la collana SpinOff di Kipple Officina Libraria, il racconto lungo “Che la terra ti sia lieve, Drusilla” di Lukha B. Kremo.

Drusilla vive a Milano, è operatrice di Borsa. Ed è proprio lì che, insospettabili, s’infiltrano gli elementi dell’Impero Connettivo per colonizzare uno spaziotempo non dominato come vorrebbero e verso il quale potrebbero occultarsi; Drusilla, però, si sente destabilizzata da visioni di altre epoche milanesi, e scopre che non è facile reagire allo sconcerto.

SINOSSI
Il racconto vive nello stesso spicchio dell’Impero Connettivo esplorato dal romanzo di Sandro Battisti, “Sit tibi terra levis”, ambientato a Roma, nel nostro cronotopo.
La tela illusoria dello spaziotempo illustrata da Lukha B. Kremo in questo racconto arretra ed espande il continuum postmoderno con insospettabile elasticità, scopre e ricopre della ricchezza imperiale ogni iato di ciò che siamo e rispecchia la Mitologia nei miti di creazione all’alba della cultura umana, nel ricorsivo mordere della postumanità, nella surreale presenza dei Nephilim. Milano appare alla protagonista Drusilla un susseguirsi di panorami, che oscillano tra l’urbana metropoli del nostro inizio secondo millennio e la capitale dell’Impero Romano tardoantico, fino a sconfinare nel periodo celtico e in quello medioevale del Barbarossa; lo sconcerto visionario della protagonista renderà la sua esistenza un’esperienza unica, inarrivabile, al limite del doloroso.

ESTRATTO
Drusilla si rende conto che sta per svenire, allora si distende, incurante di essere scorta da qualcuno, magari un poliziotto. Chiude gli occhi e comincia a respirare lentamente, in profondità. Sente la testa viaggiare come se fosse su una giostra, poi vede i colori cangianti che spezzano il nero sotto le palpebre.
Devo resistere, devo restare presente. Drusilla respira e mantiene la calma. È abituata: lo fa anche durante le cadute a picco del prezzo delle azioni. Comincia a pensare a quello che succederebbe se la trovassero svenuta in piazza Fontana, magari i colleghi, o chi le ha affidato l’intero patrimonio da investire. Perderebbe la loro fiducia?
Rimane immobile per un po’.
Un lasso di tempo che, a occhio e croce, potrebbe essere un quarto d’ora ma che, al momento in cui se lo chiede, non sa assolutamente valutare. Drusilla è distesa, e non ricorda nemmeno a cos’abbia pensato. Allora considera il fatto che se restasse sdraiata troppo a lungo a occhi chiusi, qualcuno potrebbe considerarla svenuta.
Così alza le palpebre. E si trova in un parco. Non è più in piazza Fontana.

— Eccone un’altra, guarda!
— E come lo sai? — risponde Glauco.
Decimo sta per rispondere, guarda l’immunes, poi scuote la testa. Non ha una risposta, o meglio, non ha una risposta esprimibile a parole.
— Vieni — dice semplicemente, attraversando il foro e avvicinandosi alla donna.
Lei non parla, è seduta sul piastrellato del foro, attorniata da una folla di venditori ambulanti.
— Tu! Come ti chiami? — le chiede Decimo.
La donna osserva i due con gli occhi sgranati, è vestita da orfanella, con stracci al posto degli abiti, ma l’età è indefinibile. Scuote la testa, come terrorizzata.
— Coraggio, donna. Il Principales ti ha fatto una domanda! — la incalza Glauco.
— Drusilla — dice lei, ritrovando la voce.
— Da dove vieni, Drusilla?
Lei si guarda intorno, come se fosse in mezzo a un’arena circondata da belve feroci.
— Mi… Milano… — balbetta.
Glauco e Decimo si guardano. La donna non ha usato il termine romano, Mediolanum.
— Una catalizzatrice — deduce Glauco. — Ci stava aspettando?
— Non è detto. Potrebbe essere entrata nelle trame imperiali connettive per caso, come la casa che si trovi proprio lungo il tragitto di un’autostrada…
— Do… dove siamo?
Decimo sorride. Poi allarga le braccia. — Foro di Mediolanum, capitale occidentale dell’Impero Romano. C’è qualcosa che non ti aspettavi? — chiede quasi cinico.
Drusilla crolla a terra, chiude gli occhi aspettando che quel sogno si sciolga. Ma quando riapre gli occhi, tremante, la realtà è ancora attorno a lei, concreta come il piastrellato del foro.
— Ma io, sto sognando? Sto vivendo…
— Non devi preoccuparti, Drusilla — la interrompe Decimo. — Una decisione imperiale può creare fratture nei continuum spaziotemporali passati o futuri. Tutto si sistemerà. Ora noi proseguiamo, ci aspetta ancora un lungo viaggio, fino a Roma…
La donna avanza, lievemente prostrata, e prende implorante la mano del Principales.
— Tornerò a casa?
— Non sei mai andata via da casa. La tua coscienza qui non è una forma stabile, non ti succederà nulla — le assicura Decimo ponendole la mano sul capo, a mo’ di benedizione.
— Andiamo, Glauco. Dobbiamo fare visita al più grande teatro della città.
Decimo guarda ancora la donna, le carezza i lunghi capelli biondi, constatandone una certa origine barbara. Le sorride, poi fa un cenno a Glauco e si allontana dalla lei. Drusilla ricade sulle ginocchia, quasi in lacrime.
Quando i due sono abbastanza lontani, Glauco chiede: — È vero quello che le hai detto?
Decimo allarga le braccia. — Chi lo sa? Certamente la coscienza è ancora al suo tempo. Bisogna vedere se le interferenze arriveranno a cambiarle la vita…
I due procedono attraversando il foro e dirigendosi verso Porta Vercellina, mente il caos dei venditori ambulanti attorno a loro è incessante.

LA QUARTA
A Milano, Drusilla conduce una frenetica esistenza moderna e legata alla Finanza, ma cosa si agita sotto di essa? L’Impero Connettivo tesse le sue trame anche nel cronotopo illusorio del nostro presente, e da lì tutta la Storia di un luogo esplode mostrando le energie e i drammi avvenuti senza requie. Quali segnali fissano il passato nel presente? Quali avvisaglie raccontano delle brane spaziotemporali che collassano nel presente? Quale finale illustrerà la mitologia che tutto ha già preordinato?

L’AUTORE
Lukha B. Kremo è autore di romanzi e racconti non solo di fantascienza. Ha vinto il Premio Urania 2015 con il romanzo Pulphagus® fango dei cieli (vincitore anche del Premio della critica Vegetti e del Premio Cassiopea), il Premio Robot 2018 con Invertito (pubblicato nell’omonima rivista e sulla rivista ungherese Galaktika) e cinque Premi Italia (nel 2023 grazie al racconto !#A9sRi@1%l€leSo0). Oltre al Premio Urania, ha pubblicato i romanzi Il Grande Tritacarne, Storie di Scintilla, Gli occhi dell’anti-Dio, Trans-Human Express, la trilogia degli Inframondi, Korchin e l’odio, il noir Quando cade un angelo, il pamphlet satirico Pop-politics (con Pee Gee Daniel), e il saggio autobiografico Chthulupunk. Ha pubblicato più di cento racconti, tra cui L’incanto di Bambola (pubblicato anche in Giappone e in Ungheria) e Il gatto di Schrödinger, che nel 2011 è stato 1° nella classifica generale degli eBook su Amazon.it. Nel 2014 i migliori racconti sono stati raccolti nell’antologia L’abisso di Coriolis. Ha fondato la Kipple Officina Libraria ed è condirettore della collana Avatar. Prende parte al movimento del Connettivismo nel 2005. A livello non professionale segue progetti di mail-art e della Nazione Oscura Caotica, la simulazione di una micronazione sovrana, e ha pubblicato diversi CD di musica elettronica con il nome di Krell. Dopo aver vissuto molti anni a Milano, si divide tra Livorno e Torriglia (provincia di Genova).

LA COLLANA
La collana SpinOff è dedicata alla diffusione delle storie ambientate nell’Impero Connettivo e che narra gli eventi di un impero postumano simile a quello Romano, dove lo Stato governa sullo spazio e sul tempo sotto il comando di un alieno Nephilim. La valuta monetaria in vigore è l’informazione.

Lukha B. Kremo, Che la terra ti sia lieve, Drusilla

Kipple Officina Libraria – Collana SpinOff
Formato ePub – Pag. 34 – 1.95€ – ISBN 978-88-32179-84-2

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