Archivio per Clonazioni
3 gennaio 2026 alle 15:18 · Archiviato in Oscurità, Tersicore and tagged: Clonazioni, Darkwave, They die, Video
Un po’ di sana darkwave figlia di cloni di cloni di cloni dei cloni degli originali, tanto per cominciare il nuovo anno così com’era finito.
6 giugno 2022 alle 19:15 · Archiviato in Cognizioni, Cyberpunk, Experimental, Letteratura, SF, Sociale, Sperimentazioni, Tecnologia and tagged: Clonazioni, Delos, Distopia, Doppio, Franco Piccinini, Frankenstein, Kazuo Ishiguro, Mary Shelley, Ridefinizioni alternative, Robert Louis Stevenson
Su Delos235 un’approfondita riflessione di Franco Piccinini sul doppio, sull’automa, sul clone, e di come la letteratura di genere abbia affrontato questa tematica; vi lascio a un passo esplicativo:
I metodi con cui la fantascienza produce questi Doppelgänger sono svariati: androidi perfettamente uguali a un essere umano, duplicati virtuali nella memoria di un computer, paradossi temporali per cui un individuo incontra più volte se stesso, scivolamenti attraverso universi paralleli, trasmettitori di materia oppure apparecchi che trasformano direttamente l’energia in materia. Per ognuno di questi metodi, possiamo scegliere tra moltissime opere di valore. Se però parliamo di clonazione, dal punto di vista scientifico la maggior parte delle opere che ho letto si mostra imprecisa e superficiale: magari sono affascinanti sotto l’aspetto speculativo e dello studio psicologico dei personaggi, ma ha ben poco a che fare con la clonazione vera e propria. Succede anche quando gli autori sono scrittori di grandi qualità. Kate Wilhelm, per esempio, ha scritto un romanzo d’esordio assieme a T. L. Thomas dal titolo The Clone (1965), noto da noi come Dalle fogne di Chicago. Ora, la combinazione di batteri e sostanze chimiche che si rimescola nelle fognature e poi ne emerge, producendo un gigantesco, impressionante “blob” capace di assorbire gli esseri viventi che incontra, è tutto fuorché un clone. Clonazione, in biologia, indica la creazione asessuata, naturale o artificiale, di un secondo organismo vivente o anche di una singola cellula che ha tutte le caratteristiche genetiche del primo. Per estensione, oggi è chiamata così anche la copia genetica di un individuo (chiamato “matrice originale”). La domanda principale infatti è: se possiamo duplicare mediante clonazione un animale, oppure un uomo, che cosa ce ne facciamo? La risposta più concreta e più facile da realizzare è la seguente: pezzi di ricambio. Provate a pensarci: per ogni essere umano si potrebbero ottenere una o più copie in grado di fornire organi e tessuti intatti, da sostituire al bisogno. Badate che questa non è più fantascienza: qualcuno ci sta concretamente pensando. In fondo, le tecniche di trapianto ci sono già da tempo e sono abbastanza semplici. Il vero problema è la reazione di rigetto, ma con un clone questo non avverrebbe, come hanno provato i trapianti fra gemelli identici; purtroppo però questi cloni sono pur sempre esseri viventi, magari dotati di coscienza. Che ce ne facciamo dopo che li abbiamo “smontati”? Segnalo in quest’ottica Ricambi (Spares, 1994) di M. Marshall Smith e I segreti dello scorpione (The house of the Scorpion, 2002) di Nancy Farmer, entrambi raccontati dal punto di vista del clone, che non ci sta a fare da fornitore di pezzi di ricambio. Le spaventose implicazioni morali di una simile operazione ci riportano ovviamente al peccato di hybris del dottor Frankenstein di Mary Shelley o del dottor Jekyll di Stevenson. Forse è questo che ha spinto Kazuo Ishiguro, scrittore scozzese ma di origine giapponese, recentemente insignito del premio Nobel per la letteratura, ad occuparsene nel suo romanzo Non lasciarmi (Never let me go, 2005). Sono protagonisti due ragazzini, che vengono educati nel più perfetto dei college inglesi come se fossero destinati a far parte della futura classe dirigente britannica: solo nelle ultime pagine scoprono qual è il vero destino loro riservato. Fornire ricambi, per l’appunto.
13 aprile 2013 alle 19:38 · Archiviato in Connettivismo, Cybergoth, Cyberpunk, Experimental, Kipple, Postumanismo, Sperimentazioni, Tecnologia and tagged: Application Programming Interface, Clonazioni, Ridefinizioni alternative, Roberto Bommarito
[Letto su KippleBlog]
Clonazione. Un tema di cui la fantascienza, per ovvie ragioni, si è sempre interessata. È l’aspetto etico sopratutto a destare interesse. Cosa accadrebbe se consentissimo alla scienza di clonare gli esseri umani?
Aldous Huxley affrontò la questione, in modo egregio e profondo, nel suo capolavoro
Il mondo nuovo, dove la clonazione umana diventa strumento di specializzazione trasformando le classi sociali in
classi sociobiologiche, ovvero differenziate anche dalla costituzione fisica e non solo da quella culturale.
Di recente, lo scrittore britannico di origini nipponiche
Kazuo Ishiguro ha affrontato il tema con il suo romanzo distopico Non lasciarmi, giudicato dalla celeberrima rivista Time miglior romanzo del 2005
. Cinque anni dopo, nel 2010, il romanzo è stato portato sullo schermo da
Mark Romanek. La fantascienza ha infatti affrontato il tema anche in ambito cinematografico e televisivo.
Orphan Black è la nuova serie televisiva trasmessa da BBC America che tratta proprio questo delicato argomento.
Il ritmo serrato, una narrazione coerente, l’ottima fotografia e la presenza della bella protagonista Sarah (Tatiana Maslany) rendono questa nuova serie tv di fantascienza degna di attenzione.
Le opinioni riguardo alla clonazione sono tante e divergenti. I parametri etici sono delicatissimi. Ma se non altro possiamo affidarci alla fantascienza per sbirciare le tante alternative, belle e brutte, che le nuove tecnologie ci offrono, per giungere a una nostra opinione individuale.