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Piccola recensione a “Le rivelazioni del viaggio”, di Giovanni Agnoloni
Ho avuto modo, nei giorni scorsi, di assistere alla presentazione romana di Giovanni Agnoloni per il suo Le rivelazioni del viaggio, agile libretto per i tipi Ediciclo in cui Giovanni fa diventare eloquente – in un modo del tutto connettivista, è stato infatti uno dei primi aderenti al Movimento – l’interazione tra filosofie, meccanismi quantici e percezioni surreali che arrivano da un indefinito oltre sincronico, fino a far diventare l’esperienza della nostra vita un qualcosa di completamente trascendente e vibrante, quasi sacro, sensazione che ovviamente non è uguale per tutti e che nemmeno tutti arrivano a sperimentare.
Giovanni è un fine pensatore, una delle poche persone che io conosca che riesca a coniugare il pensiero scientifico con quello umanistico, usando una via nuova e quantica (in quest’ottica, leggetevi i libri di Carlo Rovelli che, tra l’altro, Giovanni cita frequentemente) che lega i fenomeni sottili con quelli immanenti, rendendo raffinati gli snodi cognitivi e facendo così fluire le difficoltà semantiche in un percorso di raffinazione che sfiora – e più volte centra – la sensazione dell’epifania.

