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Archivio per Elfi

Esperienze psichiche


Gli elfi che non conosci saltano all’improvviso nel tuo reale e si prendono empatia mentre ti regalano energia, disgregano i grani del reale e ne costruiscono uno nuovo, rendono il senso della bellezza un’esperienza psichica di catarsi.

Fantaxy | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la segnalazione di un romanzo Urban Fantasy, Fantaxy, scritto da Luisa Paglieri. Intrigante la quarta, che apre scenari che arrivano addirittura all’ultimo romanzo della saga Evangelisti-Eymerich.

Può un Elfo fare il taxista? Sì, se ci troviamo a To­rino: città magica per eccellenza.
Saliamo sul suo taxi e seguiamolo nei suoi vaga­bondaggi. Ci accompagnerà a conoscere luoghi e personaggi di un Piemonte incantato, tra folk­lore, storia e leggenda.
Il percorso si snoda tra la città di Torino e la valle di Susa, alla ricerca dei misteri di antichi popoli come i Goti e i Longobardi; e poi ancora tra il bas­so Piemonte e le valli alpine seguendo folletti come il Servàn e il Guenillon, le Masche e le Fate, gli Gnomi e i Nani delle caverne.
Cinque racconti di Urban Fantasy che l’Autrice costruisce come detective stories, dosando sa­pientemente ingredienti magici e quotidiani per condurre il lettore alla soluzione finale.

Il brigante, il galeotto e il cortigiano: Malory, Cervantes, Spenser e il fantasy europeo rinascimentale | L’indiscreto


Su L’indiscreto la quinta parte di un’inchiesta sul Fantasy europeo e rinascimentale. Qui, qui, qui e qui le altre puntate.

Un bambino si perde nei boschi e scopre la capanna di una strega, una giovane contadina si imbatte in una radura dove danzano gli elfi, un viaggiatore si addentra in lande remote e favolose… la quotidianità dei protagonisti delle fiabe non rispecchia solo il lettore, ma gli autori stessi. Sono anzitutto loro i Bilbo Baggings, gli Adso da Melk, gli Anonimi manzoniani che hanno potuto varcare il confine delle terre della magia, della bellezza e del pericolo, riportando frammenti ed echi d’una vastità che ci supera e ci attira. Persino il topos universale del mortale che trascorre un giorno tra gli Elfi per poi scoprire che nel suo paese sono trascorsi cento anni, esprime e incarna una verità artistica antica come Esiodo e le Muse, e moderna come Tonio Kroger.

Lo scrittore è un uomo come tutti, eppure segnato dalla diversità straziante di un dono dolceamaro, che gli permette di conversare con gli Dei ma spesso lo espone anche alle risate e alle incomprensioni. Vecchio dove gli altri sono giovani, bambino quando gli altri sono adulti. Talvolta invece una potenza immaginativa vertiginosa si annida in vita assolutamente ordinarie, e questo spiega perché ci si affanni tanto a scovare qualcosa di insolito e romantico nelle biografie di Shakespeare o Goethe. Ma non è sempre così. Alcuni creatori possono essere strani e originali come le creature della loro immaginazione. Talvolta gli autori potrebbero figurare con un cameo tra i loro stessi personaggi. Pensiamo a Dostoevkij, o Balzac. Ciò è vero anche nella storia della letteratura fantasy. Persino qui ci sono scrittori le cui esistenze sono avventurose e magiche come quelle che hanno raccontato, in curiosa affinità o altrettanto suggestivo contrasto con i regni della loro immaginazione, quasi fosse stato un elfo a scrivere Il Silmarillion o un guerriero  barbaro a raccontare Conan di Cimmeria. O magari il contrario.

Il mondo magico islandese, tentativi di disciplinamento – La misura delle cose


Su LaMisuraDelleCose un lungo articolo che indaga le origini del mondo magico e dei termini associati nati sull’isola islandese. In particolare, è evidente come il popolo fatato viene trattato in modo diverso soprattutto dopo le classificazioni che Carlo Linneo fece agli esseri viventi, catalogazioni che non potevano tener conto della natura appartenente all’immaginario degli esseri fatati (ma non per questo immaginari, se portiamo a escludere gli influssi settari del Positivismo).

Il sistema di classificazione scientifica applicato alla materia fluida della tradizione popolare non ha prodotto però i risultati sperati di sistematizzazione e ordine, a causa soprattutto della confusione attorno a certi termini che non vengono sempre usati con la stessa accezione e possono comprendere anche categorie diverse tra loro. Per esempio, nella letteratura medievale dei secoli XIII e XIV il termine “troll” sembra avere un significato molto ampio: può essere chiamato così, infatti, non solo il gigantesco orco abitatore delle montagne (significato che andrà consolidandosi appunto nel XIX secolo), ma anche una strega o un altro essere non umano o non corporeo. E proprio perché ormai tendiamo a leggere le categorie della tradizione medievale attraverso questa terminologia più recente, se ne è persa gran parte del significato originale, più esteso e indefinito.

Altro esempio di questa indeterminatezza dei vocaboli si trova in una raccolta di inni pubblicata nel 1589 dal vescovo luterano Guðbrandur Þorláksson, nel quale si esortava a «sradicare le rime sui troll e sugli antichi», volendo richiamare con questo, probabilmente, ad astenersi non solo dal tramandare favole sugli irsuti e brutali orchi, ma piuttosto da ogni forma di racconto popolare che avesse come protagonista qualsiasi specie di essere soprannaturale.

I troll non sono stati gli unici, nell’antico norreno, a subire questa “costrizione semantica” da un significato più ampio a uno via via più specifico. Anche gli elfi (álfar) hanno attraversato un processo linguistico simile: prima che nella collezione di Árnason, compaiono con il termine álfr in molte fonti medievali inclusa l’Edda poetica e in narrazioni dai contenuti più o meno leggendari come la Saga degli Islandesi e la Sturlunga saga, dove sembra ricoprire un significato più ampio rispetto a quello che assumerà in seguito. Gli álfar medievali erano in generale esseri soprannaturali senza distinzione di specie o razza, destinatari di un culto e di rango di poco inferiore agli Æsir veri e propri, inclusi i Vanir e altre tipologie di personaggi. A loro modo anche gli elfi contemporanei sono diversi da quelli della letteratura folklorica del Sette-Ottocento: gli elfi di Árnason per esempio sono descritti come simili agli umani anche nella statura, quasi dei loro “doppi”, mentre gli elfi del XXI secolo, complici anche certe fortunate trasposizioni letterarie e cinematografiche, tendono a essere immaginati più piccoli ed essenzialmente diversi per natura e qualità.

L’articolo è ben più vasto e articolato di quanto ho segnalato, a chi interessa ne consiglio caldamente la lettura, per indagare altri livelli cognitivi dell’argomento.

Elfico


Trovi i tormenti psichici come alienazioni dell’abisso, menomazioni eteree di un suono che proviene dalla terra degli elfi.

quindi, sì, nudo e crudele

Niente apostrofi, nessuna morale, solo montaggio.

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