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Archivio per Etruschi

La Lupercalia, l’eredità sciamanica nell’Antica Roma | LinkedIn


Su Linkedin un dotto articolo di Alessio Brugnoli sui Lupercalia, festa della Roma arcaica che si fonde con la celtica Imbolc e coi riti della Candelora cristiana e, infine, del Carnevale. Un estratto:

Tra le più famose feste della Roma Arcaica vi è la Lupercalia, che si celebrava a metà febbraio, che Valerio Massimo descriveva in questo modo:

Infatti la festa sacra dei Lupercali ebbe inizio per opera di Romolo e Remo, quando, esultanti per il permesso avuto dal loro avo Numitore, re degli Albani, di edificare una città nel luogo in cui erano nati, sotto il colle Palatino, già reso sacro dall’arcade Evandro, fecero per esortazione del loro maestro Faustolo un sacrificio e, uccisi dei capri, si lasciarono andare, resi allegri dal banchetto e dal vino bevuto in abbondanza. Allora, divisosi in due gruppi, cinti delle pelli delle vittime immolate, andarono stuzzicando per gioco quanti incontravano. Il ricordo di questo giocoso rincorrersi intorno si ripete da allora ogni anno.

Festa sulla cui natura si discute da secoli, visto che persino gli antichi, a cominciare da Varrone, avevano le idee confuse. Ma cosa sappiamo di preciso sull’argomento ? Per prima cosa, abbiamo chiaro il luogo da cui partivano le celebrazioni, ossia dal Lupercale, posto

“a ridosso del lato del Palatino sulla strada che porta al circo”

come ci narra Dionigi di Alicarnasso, nel Cermalus, uno dei monti ricordato da Varrone nella lista di quelli costituenti il Septimontium, centro sul sito di Roma precedente la fondazione della città, di cui ho parlato qualche giorno fa. Sempre Dionigi di Alicarnasso descrive il luogo di culto come una grotta, circondata da un bosco sacro, all’interno della quale era una sorgente:

E per prima cosa costruirono un tempio a Pan Liceo – per gli Arcadi è il più antico e il più onorato degli dei – quando trovarono il posto adatto. Questo posto i Romani lo chiamano il Lupercale, ma noi potremmo chiamarlo Lykaion o Lycaeum. Ora, è vero, da quando il quartiere dell’area sacra si è unito alla città, è divenuto difficile comprendere l’antica natura del luogo.

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La tua nuova casa


Ti ho ritrovata, infine
nella tua nuova casa
nella notte più profonda
nell’angolo più remoto, nascosta, sola.

Eri nel freddo
nella terribile aura del buio
piangevi piano, forse ti sei persa
cercando la mia mano?

Eppure t’ho vista nei caruggi
fino all’Abbazia
ero con i tuoi passi
riesci a sentirmi?

Con dolore e sgomento
desideri la tua calda branda
qui, nel cuore del crudo novembre
nel lontano altrove, tu spettro di brume.

Una nota personale


Ogni Viaggio è un percorso interiore, una ricerca che a volte è consapevole, altre una sorpresa; quello di sabato per Genova voleva essere una festa per la serata dark ambient di Stefano e voleva essere ricordo, una intima evocazione di Pamelina, che è stata in me nel tragitto. Ma è nella notte più abissale, al ritorno, che ho toccato l’acme dell’emozione: sull’Aurelia non viaggiava nessuno, ero solo nel cuore delle tenebre e a un certo punto, a nord di Grosseto – nella zona delle colline metallifere – mi sono fermato un minuto, ho spento la macchina. Il buio solitario più profondo, sopra avevo miriadi di stelle, mi ha avvolto crudamente e senza lasciarmi fiato, violento come un assalto imprevisto; lì, in quel luogo etrusco remotissimo e spettrale come una paura dell’anima, ho percepito Pamelina: intorno non c’era nulla di umano o accogliente e lei era lì, sola, spersa nel suo Ade, nella sua nuova desolata casa. Un flusso di dispiaceri e rimpianti mi ha spaventato fino al mio più profondo intimo…
Non potevo non scriverle; in fondo, il viaggio lo avevo fatto per lei, per trovarla e, mio malgrado, per cominciare a lasciare andare quel che è stato.

La dea etrusca Catha: i segreti dell’antica Etruria | Iridediluce


Gli Etruschi, ancora una volta, sotto la lenta di IrideDiLuce: Catha, la strana dea polivalente.

Nel pantheon etrusco , il rapporto di Catha con le divinità solari è evidente. Usil, il dio solare etrusco, e Catha sono strettamente legati, con Usil occasionalmente rappresentato accanto a Catha su uno specchio. Questa connessione suggerisce un legame familiare, forse un rapporto padre-figlia. Sebbene venga menzionata anche la relazione di Catha con Helios , è importante notare che Usil è ampiamente considerato il dio solare principale nella religione etrusca.
Nella mitologia etrusca, Catha assume un ruolo cruciale nell’alba e nel sorgere del sole. È strettamente legata al concetto di nuovi inizi, simboleggiando il passaggio dall’oscurità alla luce. Il significato del ruolo di Catha nell’annunciare l’alba sottolinea la sua importanza come portatrice di speranza e rinnovamento nella cosmologia etrusca. Ulteriori prove della presenza di Catha sono rinvenute nel ritrovamento di antefijos nel Santuario di Pyrgi. Questi ornamenti architettonici raffigurano divinità cosmiche, tra cui una figura femminile che si ritiene essere Catha.
Questa scoperta rafforza il suo ruolo di dea celeste, probabilmente legata al mare e al parto, e sottolinea la sua importanza nelle pratiche religiose etrusche. In conclusione, l’esistenza di Catha non è evidente solo nei resoconti scritti e nella mitologia, ma anche attraverso la sua rappresentazione in varie forme di arte e archeologia etrusca.
Il Liber Linteus mette in luce la sua importanza tra le divinità, mentre il Fegato di Piacenza e le antefijos del Santuario di Pyrgi forniscono una prova visiva tangibile della sua presenza e del suo ruolo simbolico nella spiritualità e nella cosmologia etrusca.

Dea etrusca Vanth: i misteri degli inferi | Iridediluce


Su IrideDiLuce è il turno della dea infera etrusca Vanth: chi era (o chi è)?

Vanth, dea etrusca, ricopre un ruolo significativo nella mitologia etrusca, in particolare associata al regno dei morti e agli inferi. Rappresentata come una figura femminile alata, Vanth è spesso raffigurata accanto a Carun, il guardiano etrusco degli inferi. Come possibile psicopompo, Vanth guida le anime dei defunti verso l’aldilà. Il suo abbigliamento distintivo e i suoi simboli, come la torcia e la chiave, trasmettono la sua natura attiva e protettiva.
Vanth funge da guida spirituale, conducendo le anime dei defunti verso la loro destinazione finale nell’aldilà. Naviga tra gli oscuri e insidiosi sentieri degli inferi, assicurandosi che le anime raggiungano il luogo designato con facilità e sicurezza. La sua presenza simboleggia il passaggio dal regno dei vivi a quello dei morti.
La torcia impugnata da Vanth funge da fonte di luce, sia letterale che metaforica, nel regno dell’oscurità. Illumina il cammino, permettendo alle anime di trovare la propria strada. La chiave che porta con sé rappresenta la sua capacità di aprire le porte degli inferi, garantendo l’accesso all’aldilà.
Questi potenti simboli sottolineano la tutela e l’autorità di Vanth sul percorso di transizione del defunto.

L’intersezione di + | Racconti della Controra


[Racconti della ControraRebecca Lena: leggere attentamente, e trascendere…]

D’ora in poi userò il segno + come marcatore spaziotemporale.
+ non parla di addizioni, ma di intersezioni.
+ è il sogno, fra i più antichi. È incontro fra orizzonte e vertigine, fra il tellurico e la trascendenza.
L’interazione dei due piani genera un nodo di consapevolezza.
“Io esisto!” grida quel punto centrale di +. Non a caso l’uomo vi combacia, con la sua testa – nel punto esatto in cui l’io percepisce di esistere – da quando ha deciso di assumere una posizione eretta per corrispondere la sua verticalità. Egli non striscia più, scivola sul piano orizzontale, rimanendo perpendicolare. Egli vive, dunque, intersecando.
C’era un tempo in cui gli etruschi piantavano armi nella roccia per fissare un momento del tempo, come indicatori temporali, per forgiare l’attimo nel metallo.
Dunque + è anche una spada incastrata nella roccia.
E se inseriamo + in ロ otteniamo un incastro decisivo: l’antichità si veste attraverso l’ideogramma 古 (Gǔ).

C’è anche un momento in cui il segmento verticale di + tenta di prevalere su quello orizzontale. È il momento storico in cui, per qualche motivo, ✝ si sostituisce a +. Come a dire che il cielo vale più della terra, o che l’irraggiungibile sia più attraente del raggiungibile, polarizzando l’astrazione nell’utopia del bene. Per fortuna è solo un momento transitorio e + torna a essere presto un equilibrio fra gravità opposte.
+ è penetrazione.
+ è sotto il mio ombelico.
C’è anche un momento in cui + è portato a ruotare su se stesso, per il piacere, divenendo momentaneamente ×, che non sbarra affatto il passaggio, piuttosto invita ad entrare, indicando un punto in cui scavare…

Scavi a piazza Venezia, ritrovato un tesoretto del ‘400 – Notizie – Ansa.it


In tempi antichi, al limite del Neolitico, a Roma si seppellivano bambini morti per non fare oltrepassare agli spiriti dei defunti le porte della città (rito etrusco); nel 1.400 dC gli alti prelati cattolici avevano sostituito i bambini col denaro: non stupiamoci se oggi il soldo ha assunto il valore supremo che ha, e sappiamo pure di chi è la colpa… Da Ansa.it.

Gli «imperii insignia» – Studia Humanitatis – παιδεία


Su StudiaHumanitatis un lungo post che indaga una delle nature dell’imperium romano: le insegne. Un estratto:

Il concetto di potere, di imperium, è alla base della cultura politica romana fin dai suoi inizi. Già durante l’età monarchica, a quanto sembra, i reges si sforzarono di dare un volto all’autorità di cui erano investiti, articolandone i vari aspetti e spartendola fra diversi organi consultivi: ben diversa era, dunque, l’idea di regnum rispetto al modello delle grandi monarchie autocratiche orientali, in cui erano i funzionari della corte a esercitare i vari poteri come semplici emissari del re.
Con il regifugium, avvenuto, secondo la tradizione, nell’anno 509/8 a.C., ci fu a Roma una vera e propria rivoluzione: nacquero le magistrature annuali, in particolare il doppio consolato, e si rese necessario un grande sforzo per riorganizzare il potere e bilanciarlo fra le varie magistrature e le assemblee popolari, in modo che sussistesse un controllo reciproco permanente.

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Sguardi su Nèfolm


Visioni ipnagogiche su Nèfolm, quando le intersezioni dimensionali abbracciano le necessità surreali della Volontà.

Voci notturne a ponte Sublicio – A X I S ✵ m u n d i


Marco Maculotti su AxisMundi traccia le rotte esoteriche e non solo che Pupi Avati predispose, più di ventisei anni fa, col suo sceneggiato TV Voci Notturne, trasmesso in prima serata su Rai1 e di fatto, da allora mai più rimandato in onda così popolarmente.

Al centro della misteriosa vicenda vi è infatti il ricordo (che solo ricordo non è) di ancestrali riti sacrificali con vittime umane, officiati dai sacerdoti del culto dal ponte Sublicio, che fu il primo ponte sacro per i Romani, evidentemente continuatori di una tradizione più arcaica, di ecumene etrusca. Il ponte da cui il sacrificio veniva effettuato era stato edificato, secoli prima del dominio romano, in legno senza l’utilizzo dei chiodi (Sublicius significa proprio “che poggia su pali”): peculiarità da connettere forse alla credenza diffusa anticamente, ad es. anche nei paesi celtici, sull’effetto negativo del ferro sugli spiriti dimoranti nell’Altro Mondo.

Si trattava, dunque, di un rito antichissimo, espressione esteriore di un culto in parte acquatico officiato in epoca romana dal collegio sacerdotale degli Argei: ogni anno le vestali gettavano dal ponte alcuni manichini di vimini, come reminiscenza dei mai dimenticati (e, forse, mai realmente interrotti) sacrifici umani che venivano compiuti nel medesimo luogo in epoca preromana. La vittima veniva precedentemente cosparsa di unguenti e le si faceva ingurgitare una sostanza purificatrice, un estratto di silfio, per separarla dal mondo profano. Il suddetto background storico degli avvenimenti narrati nei cinque episodi che compongono Voci notturne ci viene riferito nel bel mezzo di un dialogo dell’episodio IV: viene pure riportata una testimonianza di Marco Terenzio Varrone, secondo cui le vittime designate (due per volta) venivano annegate nel Tevere, anticamente chiamato Albula.

Fin dai tempi della dominazione etrusca — si rivela in seguito — i costruttori del ponte (pontifex) avevano mantenuto il più stretto riserbo sul segreto iniziatico connesso ai sacrifici rituali, di cui essi erano e — lasciano intendere gli eventi narrati in Voci notturne — sono tuttora gli unici depositari. Da tale confraternita semisegreta derivò successivamente, come viene esplicitato nel IV episodio, quella dei Fratelli Muratori e dei Costruttori delle Cattedrali gotiche. Viene anche detto che i membri della setta, che tra di loro si chiamano alternativamente “custodi del passaggio”, “costruttori del passaggio” e “costruttori del ponte”, si ricordano le rispettive vite passate e si credono immortali, oltre a essere capaci di uccidere pur di mantenere gelosamente i proprî segreti.

Uno di questi sta proprio nell’utilizzo del silfio: proprio semi di silfio vengono rinvenuti nello stomaco di Giacomo Fiorenza, il ragazzo morto improvvisamente in apertura dell’episodio pilota del serial… peccato solo che la pianta del silfio sia estinta da almeno 1500 anni! Più avanti (ep. IV) viene ad ogni modo rivelato che il suo utilizzo provoca effetti stupefacenti: nella massa cerebrale del giovane Giacomo, infatti, continuano a registrarsi deboli segnali elettrici anche a mesi di distanza dalla sua dipartita.

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