HyperHouse

NeXT Hyper Obscure

Archivio per Fotografia

Altre foto dalla presentazione di “EarthBound”, Roma, 8 novembre


…altri stralci della presentazione di EarthBound l’8 novembre al Defrag di Roma. Sono insieme a Emmanuele Pilia di D Editore ed Eleonora D’Agostino. Foto di Silvia Minguzzi.

Prime foto dal Defrag, Roma 8 novembre, presentazione con D Editore del mio “Earthbound”


Presentando Earthbound e l’Impero Connettivo. E con D Editore ed Emmanuele Pilia, moderati da Eleonora D’Agostino e fotografati da Silvia Minguzzi. Al Defrag, di Roma.

Light and shadow


Impressivi tatuaggi evanescenti come il tempo, e lo spazio.

Cover reveal di “Persefone dei Melograni”


Queste appena uscite sono le anteprime della stampa di “Persefone dei Melograni”, nuova pubblicazione per la freelabel HyperHouse che contiene miei testi già comparsi su questo blog e prossimo appuntamento performativo per gli Asphodelics – che hanno in previsione, per il prossimo anno, un altro fantastico e importante impegno!
Tornando a questo libello, la proposta artistica è completata dalle musiche sperimentali di Stefano Bertoli e dalle immersive fotografie di Silvia Minguzzi: KeepTalking!

Perilous Road


L’orizzonte è corrotto, ma parziale.

Carmilla on line | Fotografia e psichiatria


Su CarmillaOnLine una approfondita recensione non solo a un libro – La nuova alleanza tra fotografia e psichiatria. Da Basaglia a oggi, di Francesca Orsi – ma a un argomento che tocca molte corde, anche quelle implicite e non dichiarate: psichiatria documentata da fotografie. Vi lascio a stralci dell’articolo:

In chiusura degli anni Sessanta del secolo scorso vengono pubblicati due volumi destinati a rivelare, attraverso immagini fotografiche, l’universo rinchiuso entro le mura dei manicomi, prima che questi fossero smantellati dalla caparbia lotta di Franco Basaglia e da un turbolento contesto italiano che seppe infrangere la cappa conservatrice che gravava sul Paese sorprendentemente disponibile a sperimentare cambiamenti radicali. Si tratta del volume curato da Franco Basaglia e Franca Ongaro, Morire di classe. La condizione manicomiale fotografata da Carla Cerati e Gianni Berengo Gardin (Einaudi, 1969) e del libro di Luciano D’Alessandro, Gli esclusi. Fotoreportage da un’istituzione totale (Il Diaframma, 1969). Individuando in queste due pubblicazioni le fondamenta di una nuova iconografia della malattia mentale Francesca Orsi indaga il rapporto tra fotografia e psichiatria che si è sviluppato tra la fine degli anni Sessanta e oggi.
In linea con l’idea benjaminiana che individua nel frammento, nel suo interrompe la narrazione lineare della storia, un potenziale critico utile a svelare le contraddizioni della modernità aprendola a nuove e inedite prospettive, con La nuova alleanza tra fotografia e psichiatria Orsi ha inteso modellare «un nuovo atlante visivo della “follia” per accostamenti di tasselli che messi insieme creano significati inediti, tesi a definire un percorso alternativo verso un’iconografia destigmatizzante della malattia mentale e, contemporaneamente, a creare un senso collettivo di giustizia, di espressività artistica, di storia e di pensiero critico» (p. 228).
L’autrice sottolinea come le fotografie di Morire di classe abbiano avuto un ruolo importate non soltanto nel far conoscere le condizioni dei pazienti rinchiusi nei manicomi, ma anche nel rompere il sodalizio di estrazione positivista tra fotografia e psichiatria. Gli scatti di Carla Cerati e Gianni Berengo Gardin hanno istituito «un nuovo alfabeto visivo della salute mentale, che affonda le sue radici nelle finalità politiche di Morire di classe, nella sua intrinseca urgenza civile e sociale» (p. 15), un alfabeto che si è evoluto nel corso del tempo rapportandosi con i cambiamenti occorsi non solo in ambito psichiatrico, sociale e politico, ma anche a livello di comunicazione visiva. Nel ricostruire quelle nuove visioni su malattia mentale, devianza e alterità, Orsi si è avvalsa delle testimonianze dirette di chi le ha prodotte…

Infrangimento


Nel fumoso atrio di una complessità inerme i segni della scienza si adattano alle dinamiche fisiche e non riescono a travalicare l’argine, è necessario uno sforzo surreale, va attuata una politica di infrangimento dei limiti per essere anche altrove.

Cover reveal del Premio Kipple 2025 | KippleBlog


[Letto su KippleBlog]

La pubblicazione del Premio Kipple 2025, contenente il romanzo di Federico Aboaf “Machiavelli a Venezia”, il racconto “Lo vuoi, vero?” di Paola Viezzi e il segnalato “Diritto al ritorno” di Guido Levi, è in dirittura di arrivo; mentre le copie cartacee sono in stampa e saranno disponibili a StraniMondi, la redazione Kipple inaugura un nuovo corso e mostra l’anteprima della copertina: la fotografia di Silvia Minguzzi è incastonata nella rinnovata veste grafica della collana Avatar.
Rimanete connessi, presto l’annuncio dell’uscita ufficiale del libro!

Carmilla on line | Il potenziale sovversivo della fotoludica


Su CarmillaOnLine la recensione a Fotoludica. Fotografia e videogiochi tra arte e documentazione, saggio di Matteo Bittanti, Marco De Mutiis edito da Mimesis; qui sotto estratti dalla valutazione di Gioacchino Toni:

Il volume curato da Matteo Bittanti e Marco De Mutiis raccoglie una serie di contributi di studiosi e teorici di arte, media e game, incentrati sulla fotoludica, vale a dire sulla fotografia in-game o fotografia videoludica, una pratica artistica e critica in cui si intrecciano l’estetica della fotografia tradizionale e il mondo dei videogame. I diversi contribuiti guardano alla capacità della fotoludica di ridefinire i confini della rappresentazione visiva e al ruolo attivo e critico che questa permette al gamer che vi ricorre sia come mezzo espressivo per generare immagini inedite, sia come strumento utile alla conservazione della memoria dei mutevoli mondi virtuali altrimenti destinati a scomparire.
La fotoludica viene dunque indagata nei suoi fondamenti teorici e tecnici, nelle sue potenzialità artistiche, creative, documentarie e archivistiche, oltre che negli aspetti politici e ideologici. Come sottolineano i curatori del volume, l’intento è quello di guardare alla fotoludica non solo dal punto di vista artistico, ma anche come a «un territorio in cui la documentazione del virtuale può trasformarsi in un atto sovversivo, sfidando le regole della realtà e riscrivendo il rapporto tra visibile e invisibile, tra ciò che è stato e ciò che è ancora da simulare» (p. 26).

Il volume curato chiude con un paio di contributi che invitano a guardare alla fotoludica come strumento utile a preservare e comprendere la storia del medium videoludico, altrimenti inesorabilmente destinata a perdersi: Joanna Zylinska riflette sulla percezione visiva nei mondi distopici post-apocalittici dei videogame guadando alla fotografia in-game come strumento utile a comprendere e interpretare il mondo virtuale; Henry Lowood, a partire dagli scatti di Ira Nowinski relativi agli spazi fisici delle sale giochi e alle comunità di gamer della Bay Area degli anni Ottanta, riflette sulle possibilità offerte dalla fotografia di realizzare un archivio della memoria videoludica.

Essenze istantanee


Quando immortali snapshot impensate cristallizzi istantanee di tue surrealtà, momenti torcenti mai sperimentati prima, o mai in quel modo: è lì che assumi il senso del tuo limite, dell’essenza atomizzata in quello iato spaziotempo.

quindi, sì, nudo e crudele

Niente apostrofi, nessuna morale, solo montaggio.

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