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Archivio per Gilgamesh

Il demone Lilitu/Lilith: la duplice natura di creazione e distruzione, vita e morte. | Iridediluce


Un fondamentale posto di IrideDiLuce sul demone Lilith, in cui si affrontano con sintesi i temi fondamentali del suo culto, che è sostanzialmente un potere femminino indipendente e imprendibile, che può apparire insensato alla luce di ragionamenti prettamente razionali o patriarcali; un estratto:

La mitologia del demone Lilitu, in particolare la figura di Lilith, occupa un posto affascinante nella tradizione mesopotamica ed ebraica. Considerata la prima moglie di Adamo nella letteratura rabbinica, la narrazione di Lilith è profondamente intrecciata con i temi della ribellione, della libertà e degli aspetti oscuri del potere femminile. La sua storia, che trae origine dagli antichi racconti mesopotamici sugli spiriti Lilitu, trascende le culture per diventare un pilastro del significato e del simbolismo di Lilitu.
Descritta come pericolosa e seducente, Lilith è associata al seduzione degli uomini e al furto dei bambini. Il suo nome deriva da antiche parole accadiche che significano spiriti o demoni. Il significato di Lilith nella tradizione ebraica è stato ampiamente discusso, innescando dibattiti tra gli studiosi sul suo ruolo di figura di indipendenza e potere in contrapposizione alla sua raffigurazione come demone nella Bibbia ebraica e nella successiva letteratura rabbinica.

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Ninsun, dea mesopotamica, madre del leggendario eroe Gilgamesh | Iridediluce


Continua su IrideDiLuce la serie di post per evidenziare i culti mesopotomici appartenenti a un eone non ancora dimenticato, che già in epoca finepreistorica avevano assunto lo status di mito, venendo quindi rimodellati dalle popolazioni europee più colte in un modo patriarcale che ci trasciniamo ancora adesso; un estratto dedicato alla dea Ninsun:

Secondo la mitologia mesopotamica, Ninsun nacque dall’unione del dio del cielo Anu e della dea della terra Uras. La sua nascita le conferì qualità divine, rendendola una figura di spicco nel pantheon delle divinità mesopotamiche.
La discendenza divina di Ninsun la distingueva, attribuendole poteri e attributi unici. Incarnava la sacra connessione tra il cielo e la terra, simboleggiando l’armonia e l’equilibrio del cosmo. La sua esistenza rappresentava il ponte tra l’esistenza mortale e il regno del divino, elevando il suo status agli occhi degli antichi Mesopotamici.
In quanto madre di Gilgamesh, Ninsun ebbe un ruolo fondamentale nella sua vita. La sua influenza e la sua guida plasmarono il suo destino e determinarono il suo percorso eroico. Fu una sua sostenitrice, offrendogli consigli e supporto nelle sue imprese.
Le origini mitiche e la discendenza divina di Ninsun la resero una figura di riverenza e protezione materna. Era considerata una fonte di saggezza divina e una presenza protettiva, incarnando le qualità che gli antichi Mesopotamici associavano alla figura materna ideale.

Tavole sumere vs Bibbia: alla scoperta di antiche credenze e contrasti | Iridediluce


I paralleli. Sono quelli che in modo analitico mettono in risalto le differenze tra versioni, in senso lato, di verità che prese singolarmente sembrano fatti scolpiti nella roccia. O nelle tavolette di terracotta, come in questo caso; sul blog IrideDiLuce le versioni di stessi eventi emersi tra la Bibbia e il punto di vista sumero.

Il Pantheon degli Dei sumero

La civiltà sumera aveva un ricco pantheon di divinità che svolgevano ruoli significativi nella mitologia e nella vita quotidiana. Il sistema di credenze politeistiche dei Sumeri ruotava attorno a molteplici divinità, ognuna con i propri poteri e responsabilità divine.
Tra le divinità più importanti figuravano An, il dio dei cieli, Enlil, il dio dei venti e delle tempeste, e Inanna, la dea dell’amore e della guerra. Queste divinità erano adorate e venerate attraverso rituali, preghiere e offerte di sacrifici, profondamente radicati nella cultura sumera.

Il monoteismo nella Bibbia

A differenza del pantheon sumero, la Bibbia presenta un sistema di credenze monoteistiche, incentrato su un’unica divinità onnipotente. Il monoteismo ebraico, così come descritto nella Bibbia, ruota attorno al culto di Yahweh, un Dio onnipotente che ha creato il mondo e ne governa gli affari. Il concetto di monoteismo nella Bibbia la distingue dalle credenze e dalle pratiche politeistiche di antiche civiltà come i Sumeri. La Bibbia sottolinea il rapporto esclusivo tra Dio e l’umanità, delineando principi morali ed etici per una vita retta. Leggi il seguito di questo post »

Nell’epica di Gilgamesh, essere umani significa abbandonare lo stato animale | L’INDISCRETO


Su L’Indiscreto la segnalazione della scoperta di un ulteriore frammento mesopotamico dell’epopea di Gilgamesh, il primo libro fantastico della storia umana, redatto un po’ di millenni nella Mezzaluna Fertile. Un estratto dall’articolo, che sembra dare dignità all’uomo che si sente realizzato attraverso la trascendenza dell’amore, delle esperienze umane, della pienezza spirituale di sé:

L’ultima scoperta è un piccolo frammento trascurato nell’archivio del museo della Cornell University di New York, identificato da Alexandra Kleinerman e Alhena Gadotti e pubblicato da Andrew George nel 2018. All’inizio il frammento non sembra un granché: sedici linee spezzate, la maggior parte delle quali già note. Ma lavorando sul testo, George notò qualcosa di strano. La tavoletta sembrava conservare parti sia della versione Babilonese Antica che della versione Babilonese standard, ma in una sequenza che non si adattava alla struttura della storia come era stata compresa fino ad allora.

Il frammento proviene dalla scena in cui Shamhat seduce Enkidu e fa sesso con lui per una settimana. Prima del 2018, gli studiosi credevano che la scena esistesse sia in una versione Babilonese Antica che in una versione Babilonese standard, che dava resoconti leggermente diversi dello stesso episodio: Shamhat seduce Enkidu, fanno sesso per una settimana e Shamhat invita Enkidu a Uruk. Le due scene non sono identiche, ma le differenze potrebbero essere spiegate come il risultato dei cambiamenti dovuti alla traduzione dal Babilonese Antico al Babilonese standard. Tuttavia, il nuovo frammento sfida questa interpretazione. Un lato della tavoletta si sovrappone alla versione standard, l’altro alla versione in babilonese antico. In breve, le due scene non possono essere versioni diverse dello stesso episodio: la storia comprendeva due episodi molto simili, uno dopo l’altro.

Secondo George, sia la versione in Babilonese Antico che quella in babilonese standard funzionavano così: Shamhat seduce Enkidu, fanno sesso per una settimana, e Shamhat invita Enkidu a venire a Uruk. I due parlano poi di Gilgamesh e dei suoi sogni profetici. Poi fanno sesso per un’altra settimana, e Shamhat invita di nuovo Enkidu a Uruk. Leggi il seguito di questo post »

Ascoltate l’epopea di Gilgamesh in lingua (quasi) originale


Su FantasyMagazine bel post per l’Epopea di Gilgamesh, il famoso poema epico sumero che ora assurge a nuova vita perché reso e parlato in lingua quasi originale:

Gilgamesh, il grande re, viene considerato troppo orgoglioso e arrogante dagli dèi (l’antico, mai perdonato, peccato di  ὕβρις), che decidono così di dargli una lezione inviando il selvaggio Enkidu a umiliarlo. Però Enkidu e Gilgamesh, dopo un feroce scontro da cui entrambi escono imbattuti, diventano amici e intraprendono insieme una serie di avventure. Quando Enkidu muore, a causa della maledizione della dea Ishtar, Gilgamesh cade nello sconforto e, rendendosi conto della propria mortalità, mette in discussione il senso della vita e il valore della realizzazione umana di fronte alla fine definitiva che tutti attende. Gettando via ogni vanità e orgoglio, si mette in viaggio per trovare il modo di sconfiggere la morte: affronta uomini-scorpione, incontra l’ultimo superstite del Diluvio Universale e attraversa il Mare della Morte, fino a trovare la famosa “pianta della giovinezza” che consente la vita eterna. Ma durante il ritorno, un serpente mangia la pianta per mutare la propria pelle. Sconfitto, l’eroe torna a Uruk e chiede agli dèi di rivedere l’amico un’ultima volta. Enkidu gli appare come ombra, avvertendolo dell’infinito grigiore del regno dei morti (quest’ultima parte è considerata un’aggiunta successiva).

quindi, sì, nudo e crudele

Niente apostrofi, nessuna morale, solo montaggio.

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