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NeXT Hyper ObscureArchivio per Giove
Ecate come prototipo di Lucifero – 𝐀𝐗𝐈𝐒 ֎ 𝐌𝐔𝐍𝐃𝐈
Su AxisMundi un interessante excursus sulla figura di Lucifero, vista attraverso le ère, l’antropologia di Robert Graves e la filosofia e, ovviamente, l’esoterismo e il culto degli dèi, in primis le figure femminili di Demetra, Ecate, Persefone; c’è molto altro in questo articolo, vi invito a leggerlo attentamente per valutare la potenze delle riscritture religiose che hanno un po’ cambiato il corso dei significati arcaici.
Noi oggi siamo talmente abituati a considerare il Lucifero della tradizione ebraico-cristiana come una figura prometeica al punto da aver smesso da tempo di indagare se questo sia l’unico modo possibile di concepirlo. Un’eredità, questa, che trova indubbiamente le sue radici nel Paradise Lost di Milton (1608-1674), il quale ci presenta Lucifero come un ribelle, un “anti-Dio” – come lo definì Kerényi nel secolo scorso – che sfida l’ordinamento precostituito e si rifiuta di sottomettersi a esso. Quando pensiamo al Titano Prometeo, infatti, la prima cosa che ci viene in mente è la sua sfida all’ordinamento olimpico di Zeus, un atto che da una parte segna la ribellione nei confronti delle leggi olimpiche e dall’altra lega indissolubilmente Prometeo all’umanità.
Ma chi era, esattamente, Prometeo? Kerényi (1897-1973) nel suo saggio Prometeo: il mitologema greco dell’esistenza umana ce lo introduce come una figura che ricorda “per analogia e per contrasto […] la concezione cristiana del Redentore”, in quanto da una parte il Titano sembra fare propria la causa degli uomini come nessun altro dio greco, e dall’altra si pone in netta opposizione al padre degli dèi venendo sottoposto per questa ragione a una atroce punizione. È a questa dicotomia che si rifà anche Goethe (1749-1832), che nella sua lirica Prometheus, tratteggia il Titano con modi più biblici-miltoniani che autenticamente greci: il Prometeo goethiano è infatti strettamente ancorato alla dicotomia biblica di mediazione miltoniana, e condensa nella sua personalità quei caratteri tipici del Satana/Prometeo romantico che si riducono a un “immortale prototipo dell’uomo quale il Ribelle simile agli dèi”. Un simile Prometeo non ha dunque nulla a che vedere con il Prometeo classico, che la tradizione greca ci informa essere figlio di Iapetos e della figlia di Okeanos Climene secondo Esiodo, di Iapetos e Chthon o Themis secondo Eschilo, e di Urano e una dea madre non meglio specificata secondo numerose altre tradizioni, con probabile riferimento a Gaia.
Sconvolgere abissi
La scelta cade su te e sulle tue ridefinizioni fittizie, sul tuo recarti oltre le parole e i concetti per arguire cose che non potresti mai cavare da un uragano frattale, fino a sconvolgerti l’abisso psichico che sei.
Il re degli dèi
Lo osservi per pochi minuti e capisci perché è il re degli dèi, con quella sua luce irradiata che sovrasta ogni altra, soprattutto quando non c’è la Luna…
Il suono di Giove
Raschio il momento estatico del suono che rincorre la profondità siderale di un pozzo gravitazionale gioviano.
Nasa’s Juno probe captures dramatic first close-up images of Jupiter | Science | The Guardian
La bellezza esotica di questo delirio alieno mi ammalia e disturba, come se i vecchi film di SF degli anni ’50 e ’60 prendessero improvvisamente vita e mi avvolgessero… Dal Guardian, signore e signori ecco a voi il Polo Nord di Giove.
Che cos’è quella nuova e gigante macchia fredda su Giove? – OggiScienza
Il senso esotico della SpaceOpera e della vertigine da spazio profondo in quest’articolo su OggiScienza. Eccolo in buon parte e così, non vi vedete persi sul pianeta gassoso a cercare di sopravvivere mentre un barlume di comprensione sulle dinamiche del Gigante si fa luce in voi, prima dell’apocalisse?
Una gigantesca macchia fredda che si estende per 24 000 chilometri in lunghezza e 12 000 chilometri in larghezza è stata osservata in una parte dell’atmosfera di Giove, la sua termosfera. Se in quella regione le temperature sono generalmente comprese tra i 426 e gli oltre 726 gradi Celsius, la macchia è ben più fredda di circa 200 gradi. Il gruppo di scienziati guidati da Tom Stallard dell’Università di Leicester ha scoperto che si tratta di un gigantesco ciclone freddo, che cambia continuamente nella forma fino a sparire e poi ricomparire in tempi decisamente brevi, che vanno da pochi giorni a qualche settimana.
Che il pianeta gassoso e più grande del nostro Sistema Solare fosse interessato da un meteo piuttosto turbolento non è una novità, ma ora gli scienziati hanno annunciato di aver osservato oltre alla sua caratteristica Grande macchia rossa, la gigantesca tempesta che dura da almeno 300 anni, anche una Grande macchia fredda. La scoperta si deve alle immagini riprese dal Very Large Telescope, dell’Osservatorio Europeo Meridionale, che ha fornito la prima prova diretta della sua esistenza. I risultati dello studio condotto da Stallard e colleghi è stato pubblicato sulla rivista Geophysical Research Letters.
Gli scienziati osservano la macchia ormai da 15 anni e nel tempo il ciclone è scomparso alla vista dei telescopi salvo poi ricomparire, sempre con le stesse caratteristiche e nella stessa posizione. Un valzer che la macchia gigante, grande due volte il pianeta Terra, continua a danzare ormai da migliaia di anni e che potrebbe dipendere dai forti campi magnetici che interessano il pianeta, come spiega in un comunicato l’autore dello studio: “La Grande macchia fredda è molto più volatile rispetto alla Grande macchia rossa, tanto da cambiare completamente in forma e taglia in appena pochi giorni o settimane, ma è sempre riapparsa negli ultimi 15 anni. Questo ci suggerisce che si riforma di continuo e potrebbe essere antica come le aurore che l’hanno generata, quindi avere molte migliaia di anni”.
Secondo gli scienziati, a causare questa macchia a temperatura più bassa sarebbero gli effetti del campo magnetico del pianeta insieme alle massive e spettacolari aurore polari, che trasportano l’energia nell’atmosfera sotto forma di calore che scorre in tutto il pianeta. Proprio questi giganteschi flussi creano una regione raffreddata all’interno della termosfera, che separa l’ultimo strato atmosferico di Giove dal vuoto spaziale. Anche se non è stato possibile determinare i meccanismi che guidano questo fenomeno, i ricercatori ritengono che il raffreddamento produca vortici molto simili a quelli già osservati per la sua analoga Grande macchia rossa.
Gli astronomi si sono concentrati sullo studio delle emissioni spettrali degli ioni di idrogeno, che abbondano nell’atmosfera gioviana, mappandone le temperature e le densità delle diverse regioni usando lo strumento CRIRES del Very Large Telescope. I dati sono stati poi confrontati con quelli raccolti tra il 1995 e il 2000 dall’atmosfera dall’InfraRed Telescope Facility della NASA, che ha permesso di evidenziare la presenza di una regione più scura e quindi più fredda proprio nella termosfera.
La più grande sorpresa di questa scoperta, spiega l’autore, è che il sistema meteorologico di questa fascia dell’atmosfera di Giove è molto diverso da quello osservato e teorizzato per la Terra. Ci sono due differenze principali: la prima è che le aurore terrestri subiscono l’influenza fortissima del Sole, mentre le aurore di Giove sono dominate solo dai gas emessi dalla sua attività vulcanica e dalla sua luna Io. La seconda è che i flussi atmosferici generati dalle aurore terrestri possono distribuire velocemente calore attorno al pianeta, e quindi distribuirlo in modo omogeneo su tutta la parte più alta dell’atmosfera, mentre nel caso di Giove i flussi veloci intrappolano questa energia e calore nella zona più vicina ai poli.
Giove, tavolette babilonesi lo “inseguono” con la geometria – OggiScienza
Su OggiScienza un interessante e civettuolo articolo che mette la pulce nell’orecchio per quanto riguarda le capacità scientifiche dei nostri antichi progenitori, in questo caso i Babilonesi, che sapevano calcolare la posizione di Giove scrivendo quindi il procedimento sulle tavolette di terracotta. Questo tra il 350 e il 50 a.C.
Chissà da quanto tempo erano in grado di far ciò, mi verrebbe da pensare, visto che i loro progenitori, i Sumeri, sempre su terracotta pare avessero messo la presenza di Plutone, di Nibiru e di un sacco di altri eventi celesti. Qualcosa non torna…


