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Ecco il nuovo numero di Hypnos | Fantascienza.com
Su Fantascienza.com la segnalazione del nuovo numero della rivista Hypnos, arrivata al numero 16, espressione della casa editrice weird più conosciuta in Italia; che cosa c’è dentro?
Torna Hypnos con un nuovo numero tutto a colori e tantissimi contenuti sia di narrativa che di saggistica. Dall’autore de il dottor Jekyll e Mr. Hyde, Robert Louis Stevenson, ecco il racconto Janet la storta, un vero gioiello della letteratura tout court; forse poco noto ma sicuramente sorprendente è il racconto fantastico filosofico Il mago della pioggia, da uno dei giganti della letteratura, Hermann Hesse. Per i classici completa il volume un racconto inedito in Italia di Karl Hans Strobl, Il polo nord, mentre a portare il vessillo della narrativa contemporanea sono Lukha B. Kremo con il bizzarro La luminosa e opaca storia di Damiano Mortisani, puro idealista, e Francesca Palano con il toccante Alla festa dei pensieri leggeri.
Letteratura, storia e folklore sono invece l’oggetto d’esplorazione dei preziosi contributi saggistici di Cristiano Demicheli, Simona Cremonini, Alessandro Fambrini e Franco Pezzini.
Elia Gonella vince il Premio Urania 2024 | Fantascienza.com
Su Fantascienza.com la segnalazione del vincitore del Premio Urania 2024: Elia Gonella, con un testo che promette molto; un estratto:
È Elia Gonella l’autore del romanzo vincitore del Premio Urania 2024, Occhi dal cielo. Così ha deciso la giuria, composta da Antonio Benvenuti, Francesca Cavallero, Franci Conforti, Giovanni De Matteo, Mauro Gaffo, Franco Ricciardiello e Carmine Treanni e presieduta dal direttore di Urania Franco Forte.
Gonella è nato ad Arzignano (VI) nel 1987 e vive a Milano. È autore noto nel settore della fantascienza e del weird, con all’attivo due brevi romanzi, I tormenti della carne (Zona 42) e Alla corte del Re Cremisi (Las Vegas), un’antologia, Tenebre (Las Vegas) e diversi racconti per Hypnos e La Nuova Carne.Il romanzo Occhi dal cielo uscirà a ottobre su Urania e includerà in appendice il racconto vincitore del Premio Urania Short, La sfera degli dei di Giuliano Olivotto. Altri romanzi finalisti sono: La misura di tutte le cose di Davide Camparsi, Il fattore evolutivo di Nicola Catellani e Valentino Pioppi, Ombre di sogni di stelle di Antonella Mecenero, Amerikabomber – L’11 settembre di Hitler di Pierfrancesco Prosperi.
Idoli | FantasyMagazine
Su FantasyMagazine la segnalazione della nuova uscita per Hypnos: Idoli, di Giulia Massini, romanzo crossover tra weird e innerspace; la quarta:
Il sentire comune e i più semplici accadimenti quotidiani sembrano non lasciarci dubbi sul fatto che sentimenti come gioia e dolore, rabbia e compassione, amore e odio, intuizione del bene e del male, esistano solo per noi come qualità specifiche degli esseri umani. Lo sa bene il narratore, che per tutta la vita si è gettato anima e corpo nel suo lavoro di psicoterapeuta, cercando con la tecnica dell’ipnosi di alleviare e guarire le malattie e le ansie che gravano sull’anima dei suoi pazienti. Ma cosa, o chi, è un’anima? E se desidera, cosa vuole?
Nelle pagine sorprendenti e conturbanti di questo romanzo il lettore si troverà a domandarselo più volte insieme al narratore, dopo che il fatale incontro con un anziano signore africano li condurrà entrambi a misurarsi con una spiritualità e una cura dell’anima ben più antiche e potenti di quelle che siamo comunemente disposti ad accettare.
Idoli è il nuovo romanzo di Giulia Massini, una storia intensa, che affonda le radici nel weird classico, esplorando le più recondite paure dell’animo umano.
Carmilla on line | Weird & straniamento: le flâneries stilistiche di Arthur Machen (Victoriana 55)
Su CarmillaOnLine una nota critica molto dettagliata di Franco Pezzini sulla produzione di Arthur Machen, in particolare ai contenuti di Un frammento di vita – Il popolo bianco, raccolta uscita per Hypnos qualche anno fa; un estratto:
Tra i connotati che rendono così difficile considerare il weird un genere congruo alle tassonomie commerciali – a differenza di fantascienza, fantasy, horror… –, si è considerata la gestione paradossale della coordinata tempo (cfr. qui); ma merita qui esaminare almeno un altro aspetto. Con riguardo a uno degli autori più comunemente considerati weird, il grandissimo Arthur Machen: un raffinato simbolista, un animo genuinamente mistico e un potente visionario, che non è scorretto – ma solo limitante – ascrivere alla grande storia del fantastico. La sua produzione conosce varie stagioni, dunque è difficile pretendere di compattarla in un’unica formula: ma si può esaminarne una parte nota al pubblico italiano appunto con l’etichetta weird. Accantoniamo per ora i notissimi Il gran dio Pan (1894) e I tre impostori (1895), splendide prove ad alto tasso di “nero”, e soffermiamoci sulla stagione immediatamente a cavallo tra i due secoli.
Per farlo, prendiamo in mano un volume uscito anni fa un po’ silenziosamente per i tipi Hypnos con sempre ottima traduzione di Elena Furlan, e in realtà di straordinario interesse per la scelta di materiale proposto. Le due opere principali abbinate, il romanzo breve Un frammento di vita (versione 1906) e il notissimo racconto Il popolo bianco (1904) sono infatti accompagnati da due appendici, il mutato capitolo IV di Un frammento di vita (come nell’originale versione 1904) e il brevissimo Un doppio ritorno (1890) che ai due testi più lunghi prelude idealmente.Indubbiamente il mistico Machen crede profondamente in quel che scrive in tema di santità e di male, e sarebbe difficile ritrovare tanta fede nella maggior parte degli odierni narratori di weird (Lovecraft stesso ne riprenderà gli stilemi in chiave nostalgica/sentimentale, di suggestione dei simboli e di ammirazione per un’antimodernità che gli pare simile alla sua – pur restando parecchio lontana). Ma la distanza è anche nel coraggio e nella libertà formale. A dispetto del suo tradizionalismo, sul piano formale Machen osa battere vie nuove: lo straniamento di questi finali che sovvertono tutta la narrazione precedente con uno spiazzamento del lettore offrono al suo weird un senso autentico, vorrei lire letterale, di spiazzamento. In un’epoca che cita il weird a proposito e a sproposito, che tende a ricalcare compulsivamente l’usato sicuro – proponendo insipidi lovecraftismi, tolkienismi eccetera – senza riflettere sulla carica di novità che i modelli avevano al loro tempo, meditare sulle strutture della narrazione inventate dai maestri del genere strano pare quanto mai prezioso.
Il flauto di Lisa Tuttle | Fantascienza.com
Su Fantascienza.com la segnalazione di Il flauto d’osso, raccolta di racconti di Lisa Tuttle uscita per Hypnos, presente allo scorso StraniMondi come ospite d’onore. La quarta:
Il flauto d’osso presenta dodici storie di amore e morte, che ripercorrono la carriera dell’autrice, dal racconto che dà il titolo alla raccolta, Il flauto d’osso, una storia dai contorni fantascientifici vincitrice del premio Nebula nel 1982, attraverso storie horror quali Pezzetti vari o Le mani di Mr Elphinstone, sino alle atmosfere più weird di Una casa in cielo e al romanzo breve La sposa del drago, nella sua ultima versione del 2023. “Potrei definire la mia opera strange fiction. Inizio da un punto nella realtà, nel mondo in cui viviamo. Poi compio una svolta e qualcosa inizia a cambiare, e un che di ignoto, di sovrannaturale, di fantastico s’intromette.” “Lisa Tuttle ha scritto nel corso degli anni storie straordinarie, agghiaccianti e potenti, romanzi inquietanti, con una naturalezza tale da sembrare una cosa scontata. Questo sarebbe un errore tanto grave quanto non leggere le sue storie.” Neil Gaiman
Carmilla on line | Volpi danzanti
Su CarmillaOnLine la recensione di Franco Pezzini a L’anno delle volpi. Un armanàcco da Val Lemûria, di Cristiano Demicheli, edito da Hypnos. Ci andrò a breve, in quelle zone, che ho già amato profondamente e ora so perché.
Trovandomi davanti a questo romanzo, edito in realtà da un paio d’anni – tra l’altro con elegante cura grafica (di Ivo Torello), la copertina rossa con due volpi danzanti è bellissima – per i tipi di un editore specializzato in letteratura fantastica, non sapevo bene cosa aspettarmi: ma me n’erano giunti elogi da amici che stimo, e dunque meritava di essere avvicinato. Partiamo da una considerazione: si tratta di un libro costruito sulla base di un’idea brillante, ma che in altre mani si sarebbe convertito in un gentile omaggio da ottuagenari o madamine a un mondo passato, con un po’ di blanda, insipida ironia sulla fantasia dei piccoli centri di provincia e qualche venatura di tedio. Invece il risultato, grazie al piglio – autenticamente letterario, ed efficace sia per costruzione che per stile – di Demicheli, è ben diverso: la storia, condita di cultura genuina (che inventa, pázzia, affabula con una lievità incantevole) sa conciliare l’esilarante e il malinconico, il riflessivo e il malizioso con un equilibrio raro. E terminato L’anno, rimpiangiamo che non ne segua subito un altro.
E il fantastico? c’è, non si tema: non solo attraverso richiami fantasmagorici e giocosi a zoologia (il pappagufo, il chimello che è sempre cinque minuti avanti sull’osservatore, il gigantesco verme del racconto di sciô Manoælo, l’elusivo…) e botanica (l’antoninn-a propiziatrice di fecondità, lo spexülin dalle proprietà medicamentose, il fenóggio gràmmo forse identificabile con l’aneto…), affrontate dall’autore con piglio enciclopedico sornione alla Borges, ma nei richiami a un sovrannaturale diffuso, per quanto confinato in racconti, paure e chiacchiere. Di qui paradossi onirici, spettri, demoni come i Desconténti pagani, e poi doppi, inonbràj/umbratili e creature altre di tutto un folk horror – o orrore popolare, visto che l’ambientazione è italiana – surreale e onirico, ai margini degli eventi principali come per antica tradizione sono i mostri: figure spesso bizzarre come l’entità che possiede lo specchio del bagno, il lungo braccio grigio che infesterebbe la camera 4 dell’albergo o i fantasmi dei mugnai Caniggia, uno buono e uno cattivo, ma difficili da distinguere; o talora inquietanti come i negromanti Serpiero capaci di fare “il pellegrinaggio alla rovescia alla città chiamata Corazin” (cfr. qui) o le presenze emerse o perdute oltre le lugubri Porte Migre.
Carmilla on line | Weird & tempo: L’anno scorso a Helouan (Victoriana 52)
Su CarmillaOnLine un articolo di Franco Pezzini che analizza il weird di Algernon Blackwood, in particolare quello evocato da Discesa in Egitto, edito da Hypnos qualche anno fa, racconto che amo come quasi tutto quello che ho letto di Blackwood. Un notevole estratto:
Fin dall’epoca delle Weird (o meglio Weyward) Sisters del Macbeth con le loro profezie destinate ad autoavverarsi, il weird – da wierd, non a caso dall’inglese antico wyrd, “fato, destino”, cfr. norreno urðr, “fato, una delle tre Norne” – riflette il linguaggio congruo a un rapporto critico, “fantastico” con il tempo e tra tempi diversi. Un linguaggio dei paradossi – consequenziali, sì, ma spiazzanti – che ne originano a livello storico (l’uso dei tempi diversi sparigliati nei romanzi weird di Valerio Evangelisti è emblematico) e insieme il linguaggio dei paradossi di un fantastico interiore, con la risacca che conosciamo in noi. Non tanto o necessariamente il futuro, dunque, con tutta la sua santabarbara di attese e distopie come evocate nella fantascienza, ma il rimbalzare straniante, magari beffardo, di passato, presente e futuro nella provocatorietà dei nessi causali.
Ecco spiegato, al di là di una comodità nomenclatoria di volta in volta meditata o modaiola per un linguaggio che pare fin troppo miscellaneo, il rapporto radicale del genere strano – come il weird è stato definito – con i vari filoni del fantastico, linguaggio moderno dell’identità (personali e collettive) e delle sue crisi di crescita o di orrida necrosi: a partire dalle crisi del nostro essere nel tempo, del nostro essere tempo. Qualcosa di emblematico nel testo che qui si presenta.Parlando di Algernon Blackwood (1869-1951), è uso citare Lovecraft, a proposito e a sproposito. HPL critica il collega inglese senza peli sulla lingua con il suo solito linguaggio acidulo, pure ammirandone genuinamente il genio e con lodi convinte. Mentre Blackwood gli rimprovera la mancanza di quello “spiritual terror” che rende convincente l’evocazione dei mondi sottili e dei loro abissi in quanto oggetto di serie convinzioni personali. In soldoni: Blackwood alle vertigini dell’occulto crede; Lovecraft no, anche se crede a ciò che esse rendono con linguaggio mitico, metaforico, letterario. I suoi richiami all’occulto costituiscono un geniale pulsante narrativo – congruo per assurdità visionaria – funzionale a evocare la vertiginosa piccolezza dell’uomo in un cosmo o piuttosto caos cieco e idiota, irriducibile ai corti orizzonti di un’antropologia ottimistica. Ovvio che i due non possano capirsi a fondo.
Comunque HPL inquadra così la raccolta blackwoodiana Incredible Adventures per Macmillan, 1914:
Il violino di ammonite | FantasyMagazine
Su FantasyMagazine la segnalazione di “Il violino di ammonite”, raccolta di racconti di Caitlín R. Kiernan pubblicata da Hypnos, con introduzione di Luca Tarenzi; questa è la quarta:
Il violino di ammonite è la prima raccolta dedicata a Caitlín R. Kiernan pubblicata in Italia. Quattordici racconti che esplorano i confini della realtà, tra suggestioni lovecraftiane e forze ataviche, in una sinfonia di emozioni tra l’indicibile e l’erotico, il grottesco e il sublime, la paura e la meraviglia. Introduzione di Luca Tarenzi.
Edizioni Hypnos presenta “Spettri di pietra” | HorrorMagazine
Su HorrorMagazine la segnalazione di “Spettri di pietra”, antologia di racconti di Francesco Corigliano in uscita per Hypnos; la quarta:
Fortunato è sicuramente il lettore di Spettri di pietra, perché pochi conoscono le storie di fantasmi e sanno raccontarle con passione e sapienza come sa fare Francesco Corigliano. In questi tredici racconti rivive e si rinnova felicemente una lunga tradizione letteraria, in storie che possono prendere il tono della fiaba nera senza tempo e senza luogo, oppure quello più sottile e vicino a tutti della cronaca di eventi quotidiani e comuni, innocui fino all’improvvisa, terrificante consapevolezza di quanto sia facile perdersi anche alla luce del sole e nei luoghi che meglio conosciamo. Perché gli spettri di Corigliano, siano essi ombre malevole di defunti o entità potenti e spietate, espressioni di forze soverchianti, con la loro presenza ci minacciano delle perdite più terribili che da sempre temiamo.
Bimbus | FantasyMagazine
Su FantasyMagazine la segnalazione di Bimbus, raccolta di racconti di Karl Hans Strobl in prossima uscita per Hypnos; la quarta:
Dopo il successo di Lemuria, tornano i racconti di Karl Hans Strobl con una raccolta di storie scelte tra il meglio della sua produzione fantastico-orrorifica. Bimbus presenta quindici racconti, pubblicati originariamente tra il 1901 e il 1920, tra castelli misteriosi (“L’automa di Horneck”), avventure nelle lande impenetrabili del Sud America (“Il manoscritto di Juan Serrano”), rappresentazioni teatrali oniriche e disturbanti (“Serata di ballo”), e omaggi ai grandi scrittori del fantastico (“I racconti di Hoffmann”), un viaggio nei meandri di uno dei maestri del perturbante del Ventesimo secolo.
Il volume è arricchito da un’introduzione di Alessandro Fambrini e una postfazione di Walter Catalano.

