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Archivio per Iside

Iside, approfondimento storico-mitologico | Iridediluce


Su IrideDiLuce un lungo post che esplora il culto di Iside, uno dei fondamenti cultuali dell’antichità remota e meno dell’umanità; un estratto, che mette in luce quanto in seguito la religione cristiana abbia attinto a piene mani dall’antica figura egizia:

Iside è un’antica dea egizia che divenne la più popolare e duratura di tutte le divinità egizie. Il suo nome deriva dall’egiziano Eset , (“il seggio”) che si riferiva alla sua stabilità e anche al trono d’ Egitto poiché era considerata la madre di ogni faraone a causa dell’associazione del re con Horus , figlio di Iside. Il suo nome è stato anche interpretato come Regina del Trono e il suo copricapo originale era il trono vuoto del marito assassinato Osiride. I suoi simboli sono lo scorpione (che la teneva al sicuro quando era nascosta), l’aquilone (una specie di falco la cui forma assunse riportando in vita suo marito), il trono vuoto e il sistro, un sonaglio, uno strumento musicale a percussione usato per la prima volta dagli antichi egizi, comunemente usato nelle pratiche musicali dell’antica Grecia e spesso rappresentato nelle arti visive come la scultura e la ceramica.
Viene regolarmente ritratta come la madre, la moglie e la protettrice altruista, generosa, che antepone gli interessi e il benessere degli altri ai propri. Era anche conosciuta come Weret-Kekau (“la Grande Magia”) per il suo potere e Mut-Netjer , “Madre degli Dei”, ma era conosciuta con molti nomi a seconda del ruolo che stava ricoprendo in quel momento. Come la dea che portava l’inondazione annuale del Nilo che fertilizzava la terra era Sati, per esempio, e come la dea che creava e preservava la vita era Ankhet, e così via. Col tempo, divenne così popolare che tutti gli dei furono considerati semplici aspetti di Iside ed era l’unica divinità egizia adorata da tutti nel paese. Lei, suo marito e suo figlio sostituirono la triade tebana di Amon, Mut e Khons, che era stata la trinità di dei più popolare in Egitto. Osiride, Iside e Horus sono indicati come la Triade di Abydos. Il suo culto iniziò nel delta del Nilo e il suo santuario più importante era lì presso il santuario di Behbeit El-Hagar, ma il culto di Iside alla fine si diffuse in tutte le parti dell’Egitto.

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Demetra e Persefone: la Iside greca | Iridediluce


Dal blog di IrideDiLuce un illuminante post sul mito di Demetra, la madre di Persephone, che è sorprendentemente legata ad altri culti simili o di derivazione patriarcale, che portano ovviamente ai Misteri Eleusini ma anche a concetti espressi dal primo cristianesimo, prima che divenisse controllo politico. Un estratto (vi invito a leggere attentamente tutto il post, ovviamente):

Metro in greco è “madre”. De è il delta, o triangolo, un segno femminile-femminile noto come “la lettera della vulva” nell’alfabeto sacro greco, come in India era Yoni Yantra, o yantra della vulva. Lettere corrispondenti: il sanscrito “dwr”, il duir celtico “, l’ebraico” daleth “- significava la Porta della nascita, della morte o del paradiso sessuale. Così, Demetra era ciò che l’Asia chiamava “la Porta dei Misteriosi Femi-nove … la radice da cui scaturivano il Cielo e la Terra”. A Micene, uno dei primi centri di culto di Demetra, le tombe “a tholos” con le loro porte triangolari, brevi passaggi vaginali e cupole tonde, rappresentavano il grembo della Dea da cui poteva aver luogo la rinascita. Le porte generalmente erano sacre per le donne. In Sumeria erano dipinti di rosso, a rappresentare la “sangue della vita” femminile. In Egitto, le porte erano macchiate di sangue reale per le cerimonie religiose, un’abitudine copiata dagli ebrei per i loro riti di Pasqua.
Il triangolo-porta-yoni simboleggiava la trinità di Demetra. Come tutte le più antiche forme della Dea asiatica, lei appariva come Vergine, Madre e Vecchia Saggia, o Creatrice, Custode, Distruttrice, come Kali-Cunti che era la medesima madre-matrigna. La forma vergine di Demetra era Kore, la fanciulla, a volte la chiamata “figlia”, come nel mito classico del rapimento di Kore, figura nella quale si dividevano i due aspetti della Dea in due individualità separate. La forma della madre di Demetra aveva molti nomi e titoli, come Despoena, “la padrona”; Daeira, “la dea”; l’orzo-madre; la Saggia di Terra e Mare; o Plutonia, “Abbondanza”. Questa parola fu trasferita al dio della morte maschile che portò la fanciulla nell’utero della terra durante la stagione buia quando i campi giacevano a maggese. Ma questo fu un mito tardo e alterato. L’originale Plutone era femmina e le sue “ricchezze” venivano riversate sul mondo dal suo seno.

Shadowplay


Un gioco d’ombre alle mie spalle: esplode una sinistra emotiva percezione di vibrazioni striscianti, qui da secoli, aderenti alla mia figura…

“Isis in Paris”: note sul simbolismo ermetico della Cattedrale di Notre-Dame – A X I S ✵ m u n d i


Su AxisMundi un corposo articolo sulla Cattedrale di Notre Dame di Parigi. Una storia che comincia in epoca pagana, col tempio dedicato a Giove riconvertito in chiesa e poi cattedrale della fede cristiana a partire dal IV secolo d.C., arricchendosi via via di simboli che Fulcanelli, nel suo celebre tomo sulle cattedrali gotiche, ha indagato dal punto di vista alchemico ed esoterico. Un estratto della trattazione:

Victor Hugo definì Notre-Dame di Parigi, «un geroglifico completo, la sintesi più soddisfacente della scienza ermetica». Quest’opera divina più che umana, espressione dell’architettura gotica fu costruita per custodire i segreti cristiani che non possono essere compresi da tutti costituendo una vera e propria enciclopedia completa, depositaria di misteri e punto di congiunzione tra il mondo della manifestazione e quello della trascendenza.

La facciata occidentale, affiancata dalle torri campanarie gemelle mostra l’immagine della lettera H corrispondenti alla eta greca (Η, η), iniziale del dio solare Helios e all’ebraica hêt (ח) del nome di Elia. Il simbolo della luce è comune e allude al collegamento tra terra e cielo tralasciando appositamente la numerologia del 4 e dell’8 cui è riferito.
Il portale di centro della facciata occidentale, dopo numerosi restauri e ricostruzioni, è depauperato di gran parte dei simboli, ma sul pilastro centrale erano presenti le allegorie delle scienze medioevali, tra cui l’Alchimia, che si staglia frontale al sagrato su un posto d’onore. Raffigurata come una donna assisa in trono con la fronte rivolta verso il cielo, sfiora le nuvole e reca uno scettro nella mano sinistra (sovranità) e due libri nella destra, uno chiuso (esoterismo), l’altro aperto (essoterismo). Stringe tra le ginocchia una scala di nove gradini, scala philosophorum, simbolo ascensionale mistico che innalza l’uomo attraverso la trasformazione verso il Divino e la comprensione dell’arte.

Osservando la porta centrale, fuori delle strombature, emergono quattro bassorilievi; il sacrificio di Isacco da parte di Abramo, Giobbe sul letamaio, San Cristoforo che attraversa un torrente e infine un uomo su una torre, intento a scagliare frecce verso il Sole. Quest’ultima figura per molti è Nimrod, costruttore della Torre di Babele, che dopo aver combattuto l’umanità è raffigurato nell’atto di sfidare Dio. Per gli ermetisti queste figurazioni bibliche incarnano la ricerca della Pietra Filosofale, laddove Abramo è emblema dell’obbedienza, Giobbe del dolore, San Cristoforo della carità e Nimrod del desiderio di potenza, ostile avversario dei praticanti l’Arte.
Ai lati del portale, una serie di dodici bassorilievi mostrano, sotto forma di simboli racchiusi in medaglioni e sorretti da altrettanti personaggi, le fasi evolutive della Grande Opera alchemica. Nella fila superiore emerge il Corvo di colore nero che rappresenta la “Putrefazione” ovvero la fase di nigredo. Conclude la serie l’emblema del Pentagono, riferimento allegorico all’Athanor, e alla figurazione della Pietra Filosofale.

Il portale d’accesso principale, in posizione centrale, è detto “Portale del Giudizio Universale”, in riferimento al tema dei bassorilievi della parte superiore. Nell’architrave, in particolare si evidenzia la raffigurazione della resurrezione dei morti dalle tombe, annunciata alle due estremità da angeli che suonano la tromba. Nella fascia immediatamente sovrastante, San Michele Arcangelo e Satana collaborano amichevolmente alla pesa delle anime, che vengono suddivise tra beati a sinistra e dannati a destra mentre il diavolo ambiguamente cerca di spostare il peso della sua parte.

I Romani e il culto di Iside


Su Tribunus una trattazione sul culto di Iside e sulla sua diffusione nel mondo antico – e infine, perché no, anche moderno. Un estratto:

Il culto di Iside venne assimilato dal mondo greco ed ellenistico dopo la conquista dell’Egitto da parte di Alessandro Magno, nel 332 a.C.
Ciò è ben dimostrato dalle innumerevoli nozioni teologiche, che i Greci ci hanno lasciato riguardo questa divinità, nonché dalle raffinate produzioni artistiche, come quelle visibili nel Serapeum (tempio di Iside e Serapide) ad Alessandria d’Egitto. In età ellenistica, la Iside venne assimilata a varie divinità del pantheon greco, diffondendosi poi in tutto il Mediterraneo, fino a Roma, dove il Senato tuttavia ne osteggiò il culto già a partire dal 59 a.C., ben prima della conquista dell’Egitto da parte di Augusto.

Dopo la riduzione dell’Egitto a provincia romana, tracce di culti isiaci si riscontrano anche nelle regioni estreme dell’Occidente romano (Gallia, Germania, Britannia).
Particolare rilevanza hanno i culti misterici legati a Iside, praticati soprattutto dalle donne. A Roma, nel 38 d.C., l’imperatore Caligola fece erigere un tempio alla dea – al contrario di Augusto, che tentò invece di abbattere le porte di un altro tempio isiaco a colpi d’ascia.

La particolarità di Iside sta nel fatto di incarnare in sé varie caratteristiche, che nella mentalità greco-romana ne permettevano anche l’associazione con altre divinità femminili già esistenti, in particolare Diana, Artemide, e Venere. Un’iscrizione, del resto, ricorda Iside come la “dea dai molti nomi” (myrionymos).

Iside ricordava la dea Diana/Artemide, come ben testimoniato da opere di pregio dell’arte greca e romana, come le rappresentazioni dell’“Artemide di Efeso” (uno degli esemplari più belli è conservato presso Villa Albani a Roma). La divinità è raffigurata con molti seni, avente in capo un faro e a volte una falce di Luna crescente, attorniata da vari animali tra cui gatti, capre, e leoni. In queste sculture si nota il sincretismo e l’utilizzo di più simboli associati sia all’una che all’altra dea.

Così Apuleio:

“Finalmente sfilarono le schiere degli iniziati ai sacri misteri, uomini e donne di ogni condizione e di tutte le età, sfolgoranti nelle loro vesti immacolate di candido lino, le donne coi capelli profumati e coperti da un velo trasparente, gli uomini con il cranio lustro, completamente rasato, a indicare che erano gli astri terreni di quella grande religione; inoltre dai sistri di bronzo, d’argento e perfino d’oro, traevano un acuto tintinnio.
Seguivano poi i ministri del culto, i sommi sacerdoti, nelle loro bianche, attillate tuniche di lino, strette alla vita e lunghe fino ai piedi, recanti gli augusti simboli della onnipotente divinità. Il primo di loro reggeva una lucerna che faceva una luce chiarissima, però non di quelle che usiamo noi, la sera, sulle nostre mense, ma a forma di barca, e tutta d’oro, dal cui largo foro si sprigionava una fiamma ben più grande.
Il secondo era vestito allo stesso modo ma reggeva con tutte e due le mani degli altarini, i cosiddetti ‘soccorsi’, a indicare la provvidenza soccorritrice della grande dea; il terzo portava un ramo di palma finemente lavorato in oro e il caduceo di Mercurio, il quarto mostrava il simbolo della giustizia: una mano sinistra aperta. Questa, infatti, lenta per natura, priva di particolari attitudini e di agilità, pareva più adatta della destra a raffigurare l’equità. Costui, inoltre, portava anche un vaso d’oro, rotondo come una mammella, dal quale libava latte, un quinto recava un setaccio d’oro colmo di rametti anch’essi d’oro e un altro un’anfora.”

Shaam Larein – Aurora


Che la cerimonia e Iside abbiano inizio.

Iside svelata


Rivelano i simboli alchemici di abissi temporali esterni. Rivelano l’Iside velata e poi svelata dall’enorme impressione psichica che hai poi dentro.

quindi, sì, nudo e crudele

Niente apostrofi, nessuna morale, solo montaggio.

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