HyperHouse

NeXT Hyper Obscure

Archivio per Jeff Bezos

“Mi irrita quando Dave canta Wish You Were Here”: Roger Waters e la guerra che non finisce mai – Flaming Cow


Su FlamingCow un’interessante (e quando mai non lo è) intervista a Roger Waters, dove attacca sì il suo vecchio compagno floydiano Gilmour, ma perché con la sua indolenza è parte di tutto il sistema di controllo economico mondiale, lo accusa di non capire il senso delle canzoni che lui ha scritto decenni fa; un estratto:

C’è una frase, nell’intervista che Roger Waters ha rilasciato ieri al Fatto Quotidiano, che ti colpisce come un pugno nello stomaco. Anzi no, più come una di quelle verità scomode che preferiresti non sentire durante una cena tra amici, perché sai già che rovinerà l’atmosfera. Eccola: quando sente David Gilmour cantare Wish You Were Here, Roger si irrita. Non perché Dave la canti male – sarebbe ridicolo anche solo pensarlo. Si irrita perché, sostiene Waters, Gilmour non ha mai capito di cosa parlassero davvero le sue canzoni.
Cinquant’anni. Sono passati cinquant’anni da quando quel brano è uscito, e Waters sta ancora lì a rivendicare la paternità intellettuale di quelle parole, a difendere il vero significato contro chi, secondo lui, l’ha trasformato in qualcosa d’altro. È straziante, se ci pensi. Ma è anche tremendamente coerente con tutto quello che Roger Waters è sempre stato.
Perché l’intervista al Fatto non è la solita chiacchierata nostalgica con un vecchio rockstar. Waters non è lì per vendere un vinile rimasterizzato o raccontare aneddoti divertenti sugli Abbey Road Studios. No, Roger è lì per fare quello che fa da una vita: disturbare. Provocare. Costringerti a guardare cose che preferiresti ignorare. E stavolta lo fa con una lucidità che fa quasi paura, applicando le sue vecchie liriche al disastro geopolitico del 2026 come se fossero state scritte ieri mattina.

Leggi il seguito di questo post »

Roger Waters riscrive Comfortably Numb: «Alcune parole nuove e metà del testo in arabo» – Flaming Cow


Su FlamingCow – webzine dedicata ai Floyd – la notizia di Roger Waters che riscrive in parte, e metà in arabo, il testo di ConfortablyNumb. La news è scaturita da una recente intervista al quotidiano Il Manifesto:

L’intervista parte dall’attualità, dalla Global Sumud Flotilla diretta verso Gaza. Waters osserva con realismo che «gli israeliani le intercetteranno tutte», richiamando alla memoria il drammatico attacco del 2010 alla Mavi Marmara. Ma, allo stesso tempo, non esita a dichiarare: «Applaudo alla flotilla con tutto il cuore». Per lui il valore di queste azioni non risiede tanto nella riuscita pratica, quanto nel potere simbolico e mediatico, capace di scuotere la coscienza della “gente comune” e dare spazio a una «voce della ragione».

Da qui il discorso si allarga fino alle radici storiche del conflitto, che Waters individua nel colonialismo e nel capitalismo predatorio: «Lo hanno inventato gli europei, quando hanno scoperto come attraversare il mondo… alla ricerca di pezzi di terra da rubare e di indigeni da uccidere». Una pratica, secondo lui, mai superata e ancora alla base delle disuguaglianze globali. Waters definisce la guerra un «racket» che genera «enormi fortune» per pochi a discapito di molti, alimentando un sistema dove «rubare soldi ai poveri e darli ai ricchi» è la norma. Nomi come Palantir, Lockheed, Chevron ed Exxon diventano, nelle sue parole, simboli dell’«economia del genocidio», mentre le figure di Bezos, Musk e Zuckerberg incarnano il volto moderno di un capitalismo che produce «schiavitù salariale» e «guerra perpetua».

Esporsi in modo così radicale ha però un prezzo personale altissimo. Waters lo riconosce apertamente: sostiene Palestine Action, i cui militanti «sono stati considerati un’organizzazione terroristica per aver imbrattato di vernice rossa gli uffici della Elbit Systems», consapevole che una dichiarazione del genere potrebbe costargli «14 anni di carcere». Ricorda poi la cancellazione del suo spettacolo The Wall alla Sphere di Las Vegas, attribuendola senza esitazioni alla «lobby israeliana». Non mancano infine gli scontri con i colleghi, come quello con Nick Cave, che lo definì «vergognoso e codardo» per le sue posizioni, o quello con Dionne Warwick, cui chiese: «È ciò che migliaia di palestinesi stanno vivendo e tu vuoi andare a cantare per le persone che stanno facendo tutto questo?».

Carmilla on line | Fantascienza capitalista


Su CarmillaOnLine la recensione a Ciencia ficción capitalista. Cómo los multimillonarios nos salvarán del fin del mundo, raccolta di racconti di Michel Nieva che analizza, in sostanza, il rapporto tra capitalismo e fantascienza. Un corposo estratto:

In Ciencia ficción capitalista, lo scrittore argentino Michel Nieva legge lo stato presente del capitale attraverso la lente del rapporto fra fantascienza e capitalismo. È una scelta di metodo che appare al passo coi tempi. Oggi le pratiche imprenditoriali, i rapporti con i dipendenti, gli stili di vita e le dichiarazioni pubbliche dei capitalisti di punta, per semplificare al massimo l’élite che controlla le aziende della Silicon Valley, parlano di una fase nuova nella storia del capitale. Stiamo attraversando una di quelle turbolenze di solito spiegate col fatto che là fuori sta avvenendo un cambio di paradigma. Tratto decisivo di questo passaggio è l’individualismo assoluto del capitalista, che è appunto assolto da qualsiasi vincolo, nei confronti della comunità dei propri simili, che possa limitarne le scelte in materia di impresa, investimenti e vita. “È proprio quando opero in regime di totale irresponsabilità”, dice il plurimiliardario tipico del XXI secolo, “che faccio l’interesse dell’umanità (del quale, sia chiaro, non mi importa nulla). Se accettassi di limitarmi, soprattutto concettualmente, pensando cioè che esista un interesse sociale in linea di principio superiore al mio, non farei affatto un favore alla mia specie, tutt’altro. Agendo in questo modo priverei infatti gli umani dell’infinita capacità di innovazione che possiede un individuo come me quand’è dedito, con successo, al proprio arricchimento. Tale abilità innovativa si traduce in una ricaduta, nei termini di maggior invenzione e produzione, di cui beneficiano tutti, anche se ovviamente, e giustamente, in misura infinitamente minore della mia”.
Si potrebbe sostenere che è sempre stato così da quando esiste il capitalismo. Ma la novità del nostro tempo è che la rivendicazione da parte del capitalista della propria totale libertà in nome della sacralità del proprio egoismo si accompagna all’esplicito abbandono della democrazia. Quando Peter Thiel, il padrone di PayPal, dichiara, nel 2009, di non credere più che libertà e democrazia siano compatibili, compie una mossa decisiva1. È una svolta in grado di cambiare quel particolare rapporto fra capitale e Stato che sin dalla Grande Depressione degli anni Trenta e dalla sconfitta del nazi-fascismo nel 1945 caratterizza la vita sociale in Europa occidentale e Nord America. Qui non avrebbe torto chi dicesse che anche a Gianni Agnelli, tanto per citare un capitalista di un certo nome, della democrazia non importava assolutamente nulla. Però non lo diceva, anzi non lo poteva dire. Che non è un punto da poco. Come è misura dell’abisso in cui siamo caduti il fatto che oggi Thiel lo possa dire.

Leggi il seguito di questo post »

Carmilla on line | We are not robots – Tecnoluddismo 1/2


Su CarmillaOnLine la recensione, a cura di Gioacchino Toni, a Tecnoluddismo. Perché odi il tuo lavoro, di Gavin Mueller. Estratti:

In Breaking Thing at Work: The Luddites Are Right About Why You Hate Your Job (Verso, 2021), tradotto da Valerio Cianci, l’ottimismo tecnologico, sostiene Mueller, lungi dall’essere prerogativa di cinici miliardari come Jeff Bezos ed Elon Musk, lo si ritrova anche in ambienti di sinistra, ove «i cosiddetti accelerazionisti prevedono un comunismo di lusso pienamente automatizzato sulla scia delle più selvagge fantasie degli imprenditori della Silicon Valley» in continuità con una tradizione marxista poco propensa a criticare la tecnologia anche quando questa viene applicata in ambito lavorativo in maniera alienante.
Convinti della neutralità della tecnologia, molti marxisti hanno guardato quasi esclusivamente a chi disponesse del controllo su di essa (i lavoratori o il capitale), in alcuni casi giungendo persino a guardarla di buon occhio anche quando sottoposta al controllo del capitale in quanto «mezzo in grado di creare le condizioni per una trasformazione radicale proprio sotto al naso del datore di lavoro»; insomma, in vista del fine ultimo socialista, occorrerebbe saper accettare l’avanzamento tecnologico anche quando nel “breve” periodo – e poco importa se coincide con la vita lavorativa di intere generazioni – dovesse comportare conseguenze negative per gli stessi lavoratori (e l’ambiente in cui vivono).

Per quanto marxista, Mueller si pone nei confronti della tecnologia in maniera decisamente diversa rispetto ai tecnoentusiasti marxisti, mettendo in risalto le ricadute negative della massiccia applicazione delle tecnologie in ambito produttivo sui lavoratori, la propensione all’accentramento di ricchezza, dunque di potere, a vantaggio degli sfruttatori e la riduzione dell’autonomia dei lavoratori e della loro capacità di organizzarsi per tutelare i propri interessi. Se si è interessati al destino di queste persone e se si è mossi da principi egualitari, afferma Mueller, occorrerebbe essere «critici nei confronti della tecnologia e quindi prendere in considerazione tutti i frangenti in cui le persone, soprattutto i lavoratori, vi si sono opposte».

Carmilla on line | Sul cammino dell’errore e della infelicità. Fantascienza e distopia


Su CarmillaOnLine un lungo articolo di Marco Sommariva su cosa è la distopia, argomento mai troppo dibattuto perché, essa, ella, è diventata il nostro reale in cui siamo immersi fino all’anima prescindendo dai romanzi che ne vengono animati; un estratto:

La parola distopia esprime un’utopia al negativo; quindi, se l’utopia vuol descrivere un mondo desiderabile, ideale, perfetto e rasserenante, la distopia ne mette in scena uno indesiderabile, negativo, pessimo, terrificante. Sono diversi i romanzi di fantascienza che hanno immaginato storie basate su un futuro spaventoso, nel quale non vorremmo mai vivere. Fra i tanti meriti, questo genere di letteratura è stato capace di proiettare il timore che ci affligge sempre più spesso al pensiero del domani, dell’ignoto.

Oggi più che mai temiamo che sia il potere dei singoli – Mark Zuckerberg, Elon Musk, Jeff Bezos e compagnia cantante – a decidere il nostro destino e quello dei nostri cari, e non più il potere di chi ci governa, ma nel 1973 lo statunitense William Neal Harrison, nel racconto da cui è stata tratta la sceneggiatura del film Rollerball, era stato chiaro su questo punto: “Gli uomini più potenti del mondo sono i dirigenti. Presiedono le grandi multinazionali che stabiliscono i prezzi, i salari e l’economia generale e sappiamo tutti che sono persone corrotte, che dispongono di potere e denaro quasi illimitati […].”

Oggi più che mai temiamo la tecnologia in generale, ma nel 1946 – anche in questo caso è per fare un esempio, e non lo ripeterò più – nel racconto Un logico chiamato Joe, un altro autore statunitense – Murray Leinster (pseudonimo di William Fitzgerald Jenkins) – ci aveva allertato: “Spegnere tutti i banchi di memoria? […] Ti è mai venuto in mente, amico, che questa memoria da anni tiene l’intera contabilità di ogni singola azienda? Che ha distribuito il novantaquattro per cento di tutte le trasmissioni televisive, ha dato tutte le informazioni meteorologiche, gli orari degli aerei, gli annunci di ogni vendita straordinaria, le offerte di lavoro e ogni altra notizia? Che ha garantito tutti i contatti tra persona e persona via cavo e ha registrato ogni conversazione d’affari e ogni contratto? Ascoltami bene, amico: i logici hanno cambiato la civiltà. I logici sono la civiltà! Se spegniamo i logici, torniamo a un tipo di civiltà che non sappiamo più come gestire!”

Geopolitica dell’intelligenza artificiale – L’INDISCRETO


Su L’Indiscreto tante nozioni e considerazioni che ruotano attorno al moderno concetto di Intelligenza Artificiale ma che coinvolgono, pure, dettami del liberomercato e del CapitalismoSorvegliante, versa spina infetta nel fianco di ognuno di noi. Brani dell’articolo:

La nostra narrazione quotidiana serve a costruire giornalmente una percezione di un sé continuo, e ci serve per rappresentare il mondo come un flusso di avvenimenti più o meno collegati da un fil rouge, salvandoci così dall’accettarlo per quello che invece è: una grandissima accozzaglia di eventi randomici, spesso totalmente scollegati l’uno dall’altro. In questa narrazione, siamo portati come esseri umani a vedere correlazioni forti sulla base di quello che il nostro cervello ci suggerisce essere logico. Ci aspettiamo che qualcosa vada in una certa maniera, e allora stiamo particolarmente attenti a tutti i dettagli che secondo noi ha senso che siano la causa di quel qualcosa che accade. Qualcuno fuma due pacchetti di sigarette al giorno, e quindi se muore di tumore a quarant’anni è perché i suoi polmoni sono un colabrodo. Se la spiegazione ci appaga, non abbiamo bisogno di collezionare altri dati. Abbiamo già visto precedentemente come le nostre percezioni siano spesso sbagliate, perché fortemente condizionate dai bias insiti nel nostro cervello e nelle nostre culture. Su questo tema, l’intelligenza artificiale ha un grosso vantaggio, che può essere anche un’arma a doppio taglio: non ha un cervello, appunto. Il suo cervello siamo noi – anzi, sono i dati che le diamo in pasto. Per questo, è in grado di creare collegamenti tra dati che per noi risulterebbero totalmente invisibili. Sono i cosiddetti “segnali deboli”. Esercitando l’intelligenza artificiale su un quantitativo enorme di dati, può venire fuori dunque che tutti i quarantenni morti in un certo intervallo di tempo avevano una particolare abitudine alimentare – mettiamo che tutti mangiassero pomodori verdi fritti – e che quindi è quello, molto più dei pacchetti di sigarette fumati, che determina una morte precoce. O ancora, magari quei morti quarantenni sono concentrati tutti in una particolare regione, dove il gioco dei venti porta ad avere una concentrazione di polveri sottili e inquinamento particolarmente elevati.
Si può dire dunque che l’intelligenza artificiale abbia una sua “creatività”, che non risiede tanto nel software in sé, quanto nei risultati anche molto inaspettati che può produrre.

(…)
In un convegno, una nota imprenditrice italiana che non avrebbe piacere a essere ricordata per questo aforisma, disse: «Quando arriva un’innovazione tecnologica, gli americani ci fanno un business, i cinesi la copiano, e gli europei la regolano».

La citazione non è recentissima, ma lo stereotipo almeno parzialmente è ancora attuale. Già, perché se il senso innato del business è rimasto uno dei capisaldi di quel che rimane delle vestigia del “sogno americano”, e se gli europei non hanno perso un certo gusto per la regolamentazione, è invece da un pezzo che i cinesi si sono smarcati dalla loro fama di meri copycat, costituendo invece un vero e proprio polo di innovazione a sé stante.

Leggi il seguito di questo post »

Il problema con Elon Musk e con il lungotermismo – Quaderni d’Altri Tempi


Abbiamo un problema con Elon Musk. E no, non è esattamente quello che pensate. Non è semplicemente il problema che l’uomo oggi più ricco del mondo, titano della tecnologia, proprietario di un influente social network, è anche una persona piena di strane e pericolose idee sulla politica, l’umanità e il suo futuro; è piuttosto il problema di come quelle idee stiano infettando il discorso sul futuro al punto da rischiare di farlo deragliare fino a chiudere la porta a ogni possibilità di pensare il futuro.

Questo è l’incipit di un lungo post di Roberto Paura su QuaderniAltriTempi, dedicato proprio al controverso multimiliardario tecnofilo – parecchio, ma anche altro – di cui si analizza il pensiero e l’operatività. Un altro estratto, con le allarmanti considerazioni finali che potrete leggere nel resto dell’articolo:

Negli ultimi anni, questo mito si è fortemente incrinato. Durante la pandemia Musk, anziché impegnarsi negli sforzi di contenere il virus, ha iniziato a diffondere teorie complottiste contro i lockdown. Già prima era emerso il suo ambiguo sostegno alle politiche di Trump, e ben presto ha iniziato a emergere il discorso tipicamente alt-right contro i cosiddetti woke, dipinti come troppo impegnati a guardarsi l’ombelico pensando a quali pronomi usare per definire la loro identità di genere piuttosto che darsi da fare per cambiare il mondo. La guerra di Musk a Twitter, il suo social network preferito, reo di imporre il pensiero unico del politicamente corretto contro il cinismo muskiano, lo ha portato alla più tradizionale delle sparate di un arci-miliardario: se qualcosa non mi piace, la compro e la cambio.
È iniziata così a prendere forma la consapevolezza che a Elon Musk non sta tanto a cuore il futuro, quanto la sua visione del futuro, da imporre a tutti i costi. Prima attraverso i soldi, poi attraverso la tecnologia, quindi attraverso la grancassa dei social network; e magari, in un giorno non troppo lontano, attraverso la politica attiva. Una visione del futuro che Fabio Chiusi, nel suo L’uomo che vuole risolvere il futuro, ascrive correttamente alla categoria del “soluzionismo tecnologico” (Morozov, 2014):

“Solo mettere gli ingegneri e gli scienziati al comando, suggerisce questa scuola di pensiero applicata alla comprensione di Musk, ci darà una reale possibilità di risolvere il futuro, trattarlo cioè, da buoni soluzionisti, come un altro dei problemi umani riducibili a calcolo, probabilità e assiomi matematici”.

Leggi il seguito di questo post »

ROGER WATERS: “ESSERE DALLA PARTE DELLA PACE SIGNIFICA INCORAGGIARE LA DIPLOMAZIA” | PinkFloydItalia


Su PinkFloydItalia la segnalazione di una bella intervista a Roger Waters uscita sul numero 807 del magazine Francese l’Humanité Magazine; ne riposto ampi stralci, interessanti come sempre, perché Waters mette gli accenti giusti sul pericoloso momento che viviamo. Aggiungo solo che quest’uomo ha quasi ottant’anni, è ricco come creso, ma non si tira certo indietro nel menar fendenti al sistema dei banditi in cui cerchiamo tutti di non affogare, mentre siamo segnati a sangue come fossimo bestie da macello (e chi mi conosce sa quanto ami quei poveri esseri, prime vittime dello sfruttamento).

David Gilmour e Nick Mason si sono uniti ad altri musicisti per fare una canzone a sostegno dell’Ucraina. L’hai ascoltata?

L’ho ascoltata, sì. Non sono d’accordo con il loro approccio. C’è un incendio, la gente sta morendo ed è come versare olio sul fuoco. Tutto questo sventolare di bandiere blu e gialle non fa bene a nessuno. L’unica cosa importante per l’Ucraina in questo momento è fermare la guerra in corso. Fermarla attraverso la diplomazia e le trattative tra Zelensky e Putin, che per questo hanno bisogno di un piccolo aiuto da parte degli Stati Uniti e dei governi di Gran Bretagna, Francia, Germania, Europa e probabilmente anche dalla Cina. Quindi tutti possono dire “Va bene, va bene, proseguono i combattimenti. Questo è ciò che dobbiamo incoraggiare”. In Occidente non si sente altro che ‘questo tiranno malvagio Vladimir Putin’ e lui lo è. Ma l’Occidente non è un posto meraviglioso pieno di amore per la libertà e la democrazia. Gli Stati Uniti ignorano completamente i diritti umani, lo hanno dimostrato molte volte invadendo i paesi sovrani. E Zelensky non è il bravo ragazzo, il Robin Hood che viene rappresentato. Noi del movimento per la pace dobbiamo usare tutte le buone voci che abbiamo per incoraggiare la diplomazia, per incoraggiare i colloqui di pace.

Denunci la “distopia corporativa in cui tutti stiamo lottando per sopravvivere”. Parli del sistema capitalista?

Sì, naturalmente. È di questo che parlo. La scuola di Chicago e Milton Friedman hanno fatto del mercato senza regole la panacea di tutti i mali del mondo: bisogna lasciare che il mercato faccia il suo corso e tutto va bene. No. È un sistema corrotto e fallimentare che predica letteralmente il non preoccuparsi degli altri, combattere l’un l’altro fino alla morte come presunta condizione di progresso e ricchezza. E questo sistema mobilita strumenti di propaganda volti a controllare la narrazione per il mondo intero. Questa è una domanda centrale. Il ‘Washington Post’ è di proprietà di Jeff Bezos. Sai, lo stronzo che fa fare pipì agli automobilisti nelle bottiglie sul ciglio della strada perché non possono nemmeno fermarsi per una pausa durante la loro giornata lavorativa. Bezos, Zuckerberg, Gates, Buffett… sono considerati grandi uomini. Guardali… ho incontrato Elon Musk. Continuavo a guardarlo negli occhi per vedere che è pazzo.

Hai inventato un sound, in studio con i Pink Floyd, che continua a ispirare molti musicisti contemporanei. Molti di loro ti considerano il padrino della musica moderna.

È vero che agli albori dei Pink Floyd eravamo – e Syd Barrett in particolare – molto interessati alla sperimentazione, alle ripetizioni dell’eco ecc…, ma a quel tempo non c’erano i computer. E poi, piano piano, si è sviluppato il digitale. Qualcuno ha iniziato a scherzare con l’elettronica, inventando la prima ‘scatola’. Non ho idea di chi fosse, ma potrebbe essere successo perché si è visto che le valvole di un amplificatore reagivano male a un segnale troppo forte. E ottieni quel suono di chitarra distorto. Oh mio Dio, il feedback! Nessuno ha mai pensato di poter sostenere una nota di chitarra del genere. E poi improvvisamente qualcuno ha detto: “Oh, aspetta un minuto. Puoi cambiare il segnale! E se lo inserissimo in qualcosa che possiamo calpestare? Oh, mio Dio, è il pedale, wah! Oh mio Dio, puoi accordare tutte le corde premendo il piede di lato.” Questi sono piccoli passi tecnologici. Come li usiamo è un’altra questione. Sai, è quello che ho fatto in tutta la mia carriera perché amo farlo.

Hai annunciato un tour per quest’estate. Che significato gli dai?

Il suo titolo è “Questo non è uno scherzo”. Vedi questa foto (mostra una foto di Syd Barrett, ndr)? Apparirà sullo schermo dopo l’ultimo verso di “Wish You Were Here”. È difficile per me affrontarlo. Stavamo andando a un incontro presso la sede della Capitol Records (a Los Angeles, ndr); per strada, Syd mi disse con un sorriso: “È bellissimo qui a Las Vegas, non è vero?” Era chiaro che stava impazzendo. Poi il suo viso si oscurò e sputò una sola parola: “Le persone” disse.
Quando perdi qualcuno che ami, serve a ricordare che “questo non è uno scherzo “. Siamo in un momento di grande disperazione. Siamo di fronte a un disastro assoluto. E “Non è uno scherzo.” Abbiamo l’assoluta responsabilità verso tutti i nostri fratelli e sorelle di impedire ai gangster che comandano di distruggere il mondo. È tutto.

Contro il capitalismo multiplanetario | Holonomikon


Diffondo volentieri queste corpose note di Giovanni De Matteo, cui aderisco perché percorro gli stessi suoi sentieri, terribilmente reali e ineccepibili. Leggete fino in fondo.

Uno spettro si aggira tra le visioni del futuro dell’umanità. A dire la verità, di spettri potremmo contarne diversi, ma se escludiamo le estrapolazioni in cui la civiltà umana si annienta in una catastrofe globale, il più ingombrante rimane senz’altro quello della futura scalata umana alla Nuova Frontiera.
Per noi vecchi arnesi cresciuti a pane e fantascienza, lo spazio è il convitato di pietra di ogni tentativo di proiezione dell’umanità nel futuro. Lo è anche a dispetto dell’evidenza di tutti gli ostacoli disseminati lungo il cammino verso le stelle, perché con ogni probabilità il mistero del cosmo è iscritto talmente a fondo nel nostro inconscio come specie da essere diventato un marchio a fuoco nel codice memetico del nostro immaginario. E lo è al punto da saltare fuori anche nelle visioni del futuro nominalmente concepite in antitesi con le spensierate avventure tecnologiche della prima fantascienza, quella ormai associata con la Golden Age: se da un lato la space opera non ha mai perso davvero vigore, attraversando le decadi sulla spinta di un motore inerziale che da Edmond Hamilton e Isaac Asimov è passato per la penna di Frank Herbert, Larry Niven, John Varley e C.J. Cherryh per arrivare fino a noi con Lois McMaster Bujold, Iain M. Banks, Vernor Vinge, e poi con Peter F. Hamilton, Alastair Reynolds e numerosi altri anche tra i frequentatori occasionali, è un dato di fatto che lo spazio è un ingrediente fondamentale nel world-building dello stesso cyberpunk (pensiamo alla Disneyland orbitale di Freeside o all’epilogo stesso di Neuromante, agli habitat spaziali della Matrice Spezzata o alle colonie extra-mondo di Blade Runner, tanto per citare i tre pilastri su cui l’immaginario del movimento degli Anni Ottanta ha preso forma), come lo erano stati la Luna, Marte e i satelliti dei giganti gassosi per Philip K. Dick e lo specchio delle contraddizioni terrestri allestito da Ursula K. Le Guin sui pianeti del suo Ecumene, o come lo sarebbero poi stati diversi sfondi del sistema solare per Kim Stanley Robinson, gli autori della cosiddetta fantascienza umanistica, Ian McDonald o gli aderenti alla Mundane SF.

Leggi il seguito di questo post »

William Shatner ce l’ha fatta | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la notizia del viaggio spaziale – vero – del capitano Kirk, ovvero William Shatner, primo uomo a essere andato nello spazio nel Cinema e nel reale. Prendo dall’articolo:

Shatner ha descrivendo con una certa commozione (anche qualche lacrima) l’emozione che ha provato. Tutti dovrebbero provarlo ha detto, rivolgendosi a Bezos. È incredibile. Mi hai dato l’esperienza più profonda che abbia mai provato. Sono così pieno di emozione per ciò che è appena successo. Spero di non riprendermi mai da questa cosa. Spero di poter tenere in me quello che sto provando ora. Non voglio perderlo. Guardi in alto e vedi il blu del cielo, e un attimo dopo sei lanciato in alto e a un tratto c’è il nero, è come togliere una coperta, il blu del cielo e ti trovi nel nero, nel nero!, e guardi giù e c’è il blu, la madre Terra, e su c’è il nero, la morte? È quella la morte? non lo so… è davvero una grande emozione.

quindi, sì, nudo e crudele

Niente apostrofi, nessuna morale, solo montaggio.

blog 57

testi e fotografie dell'autore

Jam Writes

Where feelings meet metaphors and make questionable choices.

Hunza

Travel,Tourism, precious story "Now in hundreds of languages for you."

DestinodiLux

"Una persona che non ha mai fallito è una persona che non ha mai tentato"

Upside Down

Nadine Spaggiari Scrittura Creativa

maurizio landini

poesia e scrittura

Manuela Di Dalmazi Poetry

𝙇𝙖 𝙫𝙚𝙧𝙞𝙩𝙖̀ 𝙫𝙞 𝙧𝙚𝙣𝙙𝙚𝙧𝙖̀ 𝙡𝙞𝙗𝙚𝙧𝙞 (𝙂𝙫 8,32)

Tempera

Rivista moderna di argomenti trascorsi

Troglodita Tribe

Antispecismo e Liberazione Animale

Sogni e poesie di una donna qualunque

Questo è un piccolo angolo di poesie, canzoni, immagini, video che raccontano le nostre emozioni

Francesca Pratelli

...e la scrittura

METATRON - Rivista di Letteratura del Fuori

Rivista di Letteratura del Fuori

Re-Born Project ITALIA

Spirit & Mind Re-coding

©STORIE SELVATICHE

i racconti selvatici di elena delle selve

My Low Profile

Vôla bas e schîva i sas

Komplex

THE THEATER OF THE GAME23

Pomeriggi perduti

quasi un litblog di Michele Nigro

Architetture Minimali

Blog di Stefano Spataro

Myrela

Art, health, civilizations, photography, nature, books, recipes, etc.

A Cup Of History

Storia e Archeologia... nel tempo di un caffè!

Axa Lydia Vallotto

Un giorno dominerò la galassia. Nel frattempo scrivo.

LES FLEURS DU MAL BLOG

Benvenuti nell'Altrove

The Sage Page

Philosophy for today

Gabriele Romano

Personal Blog

Sobre Monstruos Reales y Humanos Invisibles

El rincón con mis relatos de ficción, humor y fantasía por Fer Alvarado

Gerarchia di un’Ombra

La Poesia è tutto ciò che ti muore dentro e che tu, non sai dove seppellire. ( Isabel De Santis)

A Journey to the Stars

Time to write a new Story

Rebus Sic Stantibus

Timeo Danaos et dona ferentes

chandrasekhar

Ovvero come superare l'ombra, la curva della luna, il limite delle stelle (again)

The daily addict

The daily life of an addict in recovery

Tiny Life

mostly photos

SUSANNE LEIST

Author of Paranormal Suspense

Racconti Ondivaghi

che alla fine parlano sempre d'Amore

The Nefilim

Fields Of The Nephilim

AppartenendoMI

Ero roba Tua

Creative T-shirt design Mart

An Online Design Making Site

Sanguinarie Principesse

E del viaggio nulla mi resta se non quella nostalgia. (N. Hikmet)

ADESSO-DOPO

SCIVOLO.

Progetta un sito come questo con WordPress.com
Comincia ora