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NeXT Hyper ObscureArchivio per John Carpenter
Murcof – Twin Color (vol. I) | Neural
[Letto su Neural]
Quasi due decenni ci separano da Cosmos, ultima opera integrale di Fernando Corona, alias Murcof, virtuoso del minimalismo melodico che ha saputo reinterpretare il linguaggio ambient conferendogli una dimensione più contemplativa e cinematografica rispetto ai seminali interpreti del genere. Twin Color si distingue per la sua genesi autonoma, frutto di un’ispirazione personale non vincolata a commissioni esterne – peculiarità notevole per un artista che negli anni più recenti ha orientato la propria ricerca verso creazioni legate a installazioni, performance coreutiche e arti visive. Ma la vera eccellenza di quest’opera risiede altrove: nel ritorno a un’essenzialità compositiva primigenia, arricchita però da nuove suggestioni che conferiscono al progetto una distintiva profondità espressiva. Corona amalgama la rigorosa architettonica delle sue composizioni ambientali – dove sequenze di archi e pianoforti si dissolvono in echi spaziali infiniti – con tensioni post-industriali e strutture ritmiche frammentate che richiamano le partiture di Vangelis per Blade Runner o le atmosfere inquietanti di John Carpenter. Le linee melodiche, avvolte in un velo di nostalgia analogica, esplorano territori inediti, come se uno strumento antico s’incontrasse con le imperfezioni digitali di un’intelligenza artificiale difettosa, generando una singolare intersezione tra memorie remote e proiezioni futuristiche. Questo cortocircuito temporale diventa metafora di un presente sospeso, dove ogni nota sembra interrogarsi sul destino dell’umanità in simbiosi con la tecnologia. La sinergia con Simon Geilfus trascende la mera collaborazione visuale: le sue elaborazioni algoritmiche di paesaggi naturali hanno contribuito a definire la stessa struttura sonora dell’album, instaurando un dialogo simbiotico tra dimensione acustica e rappresentazione visiva. Twin Color si configura così come un’opera che sollecita l’ascoltatore ad abbandonare ogni passività percettiva, conducendolo in un dedalo di sensazioni dove i confini tra naturale e artificiale si dissolvono. Con questa pubblicazione, Murcof riafferma la propria posizione di innovatore, dimostrando come un’opera musicale possa essere simultaneamente entità autonoma e organismo in evoluzione, capace di manifestarsi con eguale intensità sia nelle performance dal vivo che nell’ascolto domestico. Il futuro, sembra suggerirci l’artista messicano, non è che una reinterpretazione del passato attraverso codici rinnovati – ed è proprio in questa tensione dialettica che la sua musica trova oggi la sua più eloquente espressione, trasformando ogni frequenza in un ponte tra ciò che è stato e ciò che potrebbe ancora risuonare.
Uncle Acid: quei finti film di suoni | PostHuman
Su PostHuman una bella ricerca di Mario Gazzola sugli album musicali che potrebbero essere benissimo catalogati come colonne sonore di film inesistenti; vi lascio ad alcune note di Mario:
Film e musica hanno sempre convissuto anche nella mente diabolica del (vero) regista John Carpenter, notoriamente autore anche delle proprie minimali e iconiche soundtrack al synth per capolavori di genere come Distretto 13, Halloween, 1997: Fuga da New York etc. Ora che ahinoi il maestro sembra aver appeso al chiodo la mdp, Carpenter è da poco giunto al volume IV del ciclo di Lost Themes, album di brani musicali realizzati col figlio Cody e Danel Davies, che potrebbero benissimo funzionare appaiati a nuove pellicole del 76enne riluttante regista, le quali però… al momento non esistono affatto!
Ora non ci resta che attendere di sentire nuovi sviluppi del concept album letterario The Entity di Steve Sylvester coi suoi Death SS, attualmente in gestazione e volto a collegare idealmente i romanzi Confessioni di un peccatore eletto di James Hogg, Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde di Stevenson e la sua rilettura e sviluppo postmoderni a firma del vostro umile sottoscritto.
La cosa (da un altro mondo) | Fantascienza.com
Su Fantascienza.com la segnalazione della riedizione di “La cosa”, esempio di orrore cosmico diverso da Lovecraft ma pur sempre alieno, più a contatto col nostro mondo ma non più di tanto; il romanzo è del ’38 ed è di John W. Campbell jr e pubblicato da DelosDigital, questa è la quarta:
Antartico, polo magnetico terrestre. Indagando su un’anomalia magnetica una spedizione scientifica scopre il relitto di un veicolo precipitato sulla Terra venti milioni di anni prima. Nei pressi del veicolo, congelata da eoni, viene reperito il corpo di un essere alieno dall’aspetto mostruoso. Gli scienziati sono incerti su come procedere, ma sono convinti che nessuna forma di vita superiore potrebbe sopravvivere dopo essere rimasto nel ghiaccio così a lungo. Una regola che però, scopriranno, sembra valere solo per le forma di vita terrestri.
Dal padre dell’età d’oro della fantascienza John W. Campbell, per la prima volta in ebook, un grandissimo classico della fantascienza dal quale sono stati tratti ben tre film, La cosa da un altro mondo di Christian Nyby (1951), La cosa di John Carpenter (1982) e La cosa di Matthijs van Heijningen Jr. (2011).
Jodorowsky’s Dune | FantasyMagazine
Su FantasyMagazine la recensione al Dune di Alejandro Jodorowsky, uscito in sale selezionate in questo scorcio finale dell’estate come antipasto alla versione di Denis Villeneuve. Un estratto:
Nell’ambito della fantascienza esiste un film che è entrato nell’immaginario degli appassionati di fantascienza, pur avendo il grande difetto di non essere mai stato realizzato: questo film è il Dune di Alejandro Jodorowsky. Quest’opera poteva essere la prima trasposizione cinematografica del romanzo di Frank Herbert uscito nel 1965, che fu invece portato al cinema, per la prima volta da David Lynch, nel 1984.
Dopo anni di racconti parziali, il regista cileno ha deciso finalmente di narrare tutta la storia di questo progetto.
Istrionico, ironico e geniale, Jodorowsky è la voce principale di questo documentario, supportato dalle numerose testimonianze dei collaboratori che furono allora coinvolti nella realizzazione del film. In questo documentario racconta tutte le sue idee, le persone coinvolte, i luoghi visitati, in oltre due anni. Grazie al suo carisma, oltre che al supporto economico di Seydoux, fece una vera propria campagna di acquisti scegliendo tra i migliori tecnici nel campo degli effetti speciali, i migliori artisti e i musicisti di allora. Il primo reclutato fu il fumettista Jean Giraud, che nel campo fantascientifico era ben noto con il nome di Moebius. Andò negli Stati Uniti a parlare con Douglas Trumbull, creatore degli effetti speciali di 2001 Odissea nello Spazio; salvo poi detestare il suo approccio troppo tecnico e ripiegare sul quasi esordiente (ma molto promettente) Dan O’Bannon, che era stato il responsabile degli effetti speciali di Dark Star, quel piccolo capolavoro che fu anche l’esordio cinematografico di John Carpenter. Si portò in Francia Chriss Foss, allora famoso copertinista britannico di libri di fantascienza, per realizzare i disegni delle navi spaziali.
Voleva Salvador Dalì nel ruolo dell’imperatore (è incredibile), che accettò per una cifra esorbitante. Dalì gli suggerì un artista svizzero allora misconosciuto per le scenografie degli Harkonnen: Hans Ruedi Giger. Per la colonna sonora reclutò i Pink Floyd; Mick Jagger doveva essere Feyd Rautha (curiosamente nel film di David Lynch fu scelta un’altra rockstar, Sting, per lo stesso ruolo). Paul Muad’Dib sarebbe stato interpretato da suo figlio.
Insomma Jodorowsky fu una particella elementare impazzita, che a metà degli anni ‘70 viaggiò negli Stati Uniti e per mezza Europa, per collegare il mondo artistico con quello cinematografico e quello della fantascienza. Come lui stesso dice aveva “un’ambizione smisurata” era conscio di poter fare l’opera più grande della sua vita. Con il produttore francese stimò che il budget necessario per il film doveva essere di almeno 15 milioni di dollari, che per allora era una cifra esagerata, ritornò quindi a Hollywood per cercare i soldi che gli mancavano. Per tale motivo preparò con Moebius un volume dettagliatissimo a supporto della sceneggiatura, in cui era disegnata ogni scena del film, una vera opera nell’opera.Nonostante tutto questo, Hollywood non diede mai fiducia a un regista così fuori dai suoi schemi.
Edizioni NPE presenta “John Carpenter – Il regista da un altro mondo” | HorrorMagazine
Su HorrorMagazine la segnalazione di John Carpenter – Il regista da un altro mondo, saggio di Edoardo Trevisani che ripercorre l’opera del maestro statunitense. Un estratto dall’articolo:
Nel panorama del cinema fantastico, John Carpenter è una vera e propria leggenda. I suoi film hanno segnato in maniera indelebile l’immaginario di generazioni di spettatori. Le sue opere solo superficialmente possono essere associate alla fantascienza o all’horror: in realtà sfruttano i meccanismi del genere per raccontarci i problemi e le contraddizioni della nostra società.
Carpenter è per carattere un regista fuori dal tempo, o in anticipo sui tempi: molti dei suoi film più rappresentativi al momento dell’uscita nelle sale non furono capiti dal pubblico, o furono addirittura rifiutati, per essere rivalutati solo in un secondo momento e diventare veri e propri classici. Lo stesso regista si scontrò a più riprese con le regole degli Studios, finendo per essere riconosciuto come autore prima in Europa che in patria.
Una vera e propria leggenda che avrebbe disseminato il cinema americano di una serie di titoli la cui fama sembra crescere, generazione dopo generazione, inarrestabile come le creature mutanti di uno Sci-fi degli anni Cinquanta. Le sue sono opere popolate da antieroi che conquistano fieri lo schermo e l’immaginario collettivo con il carisma dei grandi personaggi del cinema classico hollywoodiano mentre percorrono i paesaggi posti alla frontiera dei nostri incubi, accompagnati dalle note tenebrose di colonne sonore indelebili.Anche se da tempo si è ritirato dalle scene, John Carpenter resta ancora un punto di riferimento: lo spirito inquieto che anima il suo cinema non smette di parlarci e i suoi film sono ormai dei cult, con i quali spettatori e giovani registi sono chiamati a fare i conti.
In Search of Darkness: la clip con John Carpenter | HorrorMagazine
Su HorrorMagazine la segnalazione della prossima uscita – ottenibile finanziando il progetto – del documentario In search of darkness, dedicato all’opera di John Carpenter. Ecco i dettagli dell’operazione:
Tramite commenti critici interessanti e racconti da fonti interne dei dietro le quinte del periodo cinematografico hollywoodiano degli anni ’80, In Search of Darkness offrirà ai fan una prospettiva unica sul decennio che ha dato vita ad alcuni dei più grandi artisti, registi e franchise del genere horror che per hanno sempre cambiato il panorama del cinema moderno. Tracciando le principali uscite cinematografiche, i titoli oscuri e le gemme uscite straight-to-video, l’incredibile schiera di intervistati che sono stati assemblati per ISOD approfondirà una moltitudine di argomenti: dalle sfide creative e di budget che i creativi hanno dovuto affrontare nel corso del decennio fino ai costumi delle creature e gli effetti pratici che hanno rinvigorito l’industria degli effetti speciali di make-up durante l’epoca degli strabilianti stunt che hanno fatto credere a una generazione di fan l’impossibile.





