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Archivio per Lilith

Il sogno del palazzo scarlatto | HorrorMagazine


Nuova uscita per i tipi DelosDigital, collana weird InnsMouth: “Il sogno del palazzo scarlatto”, di Antonio Pavone; eccone la quarta (da HorrorMagazine):

New Mexico, 1947. Wyatt Moser, un ranger logorato dalla guerra e da una malattia incurabile, crede di aver visto tutto. Finché un relitto metallico nel deserto non sconvolge la sua realtà. Tra i detriti, corpi esili simili a libellule umane e simboli indecifrabili lo trascinano in un mistero che l’esercito vuole seppellire.
Ma è l’incontro con Lei a cambiare tutto: Lilith, una creatura di bellezza letale, che mescola il profumo del gelsomino al sapore del sangue. Mentre Roswell brucia di voci su dischi volanti e il governo insabbia la verità, Wyatt scopre che il vero pericolo non viene dalle stelle, ma da un patto antico.

Un patto che lega il suo destino a un’entità assetata di vita, in una corsa contro il tempo prima che il deserto, i suoi incubi e un nome sussurrato nelle ombre… lo divorino per sempre.

Dominae nocturnae


Sul blog LaMisuraDelleCose un post dedicato alle lamie, antropologico e mitologico; un estratto:

Mormo, Gello, Carco, Empusa. Sono figure terrificanti appartenenti al genere delle Lamie, spesso evocate assieme ad altre entità femminili oscure quali Gorgo, Acco, Alfitò e Mormolice nei racconti con cui le nutrici spaventavano i bambini. Ma prima di entrare a far parte del folklore, e assumere contorni sempre più mostruosi e ripugnanti, la loro origine va ricercata lontano nel tempo, nel mito delle donne serpente e nella demonologia semitica.
Lamia era, almeno in origine, un nome proprio. Di lei si dice fosse figlia di Poseidone (θυγατέρα τῆς Ποσειδῶνος), la prima donna a cantare gli oracoli, e che la prima Sibilla giunta a Delfi dall’Elicona, dove era stata allevata dalle Muse, fosse sua figlia (Plutarco, De Pythiae oraculis, 9). Ed è sempre Plutarco a dirci che, secondo il mito (ἐν τῷ μύθῳ), quando è a casa, prima di andare a dormire, la Lamia è cieca, poiché ripone gli occhi dentro un vaso, per poi rimetterseli quando esce (De curiositate, 2). Nelle favole e nelle leggende, la figura di Lamia si confonde con altre entità femminili oscure. E così, alcuni ricordano che la madre di Scilla, spaventoso mostro marino, era la notturna Ecate (νυκτιπόλος Ἑκάτη, Apollonio RodioArgonautiche, IV, 829-830): “La malefica Scilla Ausonia che la notturna Ecate, detta anche Crateide, partorì a Forco”.

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Il demone Lilitu/Lilith: la duplice natura di creazione e distruzione, vita e morte. | Iridediluce


Un fondamentale posto di IrideDiLuce sul demone Lilith, in cui si affrontano con sintesi i temi fondamentali del suo culto, che è sostanzialmente un potere femminino indipendente e imprendibile, che può apparire insensato alla luce di ragionamenti prettamente razionali o patriarcali; un estratto:

La mitologia del demone Lilitu, in particolare la figura di Lilith, occupa un posto affascinante nella tradizione mesopotamica ed ebraica. Considerata la prima moglie di Adamo nella letteratura rabbinica, la narrazione di Lilith è profondamente intrecciata con i temi della ribellione, della libertà e degli aspetti oscuri del potere femminile. La sua storia, che trae origine dagli antichi racconti mesopotamici sugli spiriti Lilitu, trascende le culture per diventare un pilastro del significato e del simbolismo di Lilitu.
Descritta come pericolosa e seducente, Lilith è associata al seduzione degli uomini e al furto dei bambini. Il suo nome deriva da antiche parole accadiche che significano spiriti o demoni. Il significato di Lilith nella tradizione ebraica è stato ampiamente discusso, innescando dibattiti tra gli studiosi sul suo ruolo di figura di indipendenza e potere in contrapposizione alla sua raffigurazione come demone nella Bibbia ebraica e nella successiva letteratura rabbinica.

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Il demone Labartu: alla scoperta del demone femminile mesopotamico e dei suoi poteri oscuri | Iridediluce


…e i demoni? Nella ampissima carrellata che il blog IrideDiLuce fa ogni giorno delle divinità soprattutto – ma non solo – mesopotamiche, finora mancavano i demoni; ed eccoli, con l’esplorazione di Labartu, Liltu, Lilith, famigerati esseri d’ombra che incarnano il concetto delle lamie. Un estratto:

Il demone Labartu è una figura misteriosa e intrigante della mitologia mesopotamica. Noto come il demone femminile della febbre, Labartu è spesso associato a Lilitu e Lilith. È raffigurato con serpenti in mano, noto per i suoi attacchi a bambini, madri e infermiere.
I poteri oscuri di Labartu sono descritti in dettaglio nei testi antichi, evidenziando le misure protettive adottate contro di lei. Le origini di Labartu affondano nell’antica mitologia mesopotamica, dove emergeva come un’entità potente e malevola. Scopriamo le antiche credenze e i racconti che circondano la creazione di Labartu e il suo significato nel pantheon delle divinità mesopotamiche. Labartu possiede caratteristiche uniche che la distinguono come una forza minacciosa. Scopriamo le descrizioni e le raffigurazioni del suo aspetto mostruoso, inclusi i capelli arruffati e le zanne affilate. Attraverso testi e manufatti antichi, analizziamo come artisti e scrittori hanno rappresentato questo temibile demone nelle loro opere. Il legame di Labartu con altri influenti demoni femminili, come Lilitu e Lilith, è un argomento di grande interesse.

Labartu, il demone femmina mesopotamico, è noto per le sue azioni sinistre che prendono di mira bambini, madri e infermiere. Leggende e storie descrivono le sue malefatte, causando paura e devastazione nelle comunità. La manifestazione di Labartu come demone della febbre intensifica la sua influenza distruttiva, affliggendo gli individui vulnerabili con malattie e sofferenze. Fortunatamente, nel corso del tempo sono state sviluppate misure di protezione contro Labartu, che offrono un certo conforto e una difesa contro le sue intenzioni malevole.
Antichi racconti narrano la natura spietata di Labartu, che si accanisce contro vittime innocenti. Narrano episodi dei suoi attacchi ai bambini, strappandoli alle loro famiglie e lasciando dietro di sé devastazione. Le madri, sopraffatte dal dolore, cercano vendetta contro il demone che ha rubato i loro preziosi piccoli. Questi racconti servono come monito sulle intenzioni maligne di Labartu, esortando le comunità a rimanere vigili.
La manifestazione di Labartu come demone della febbre amplifica la sua capacità di infliggere danni. La febbre diventa la sua arma preferita, causando sofferenza fisica ed emotiva tra le sue vittime. La presenza di Labartu accresce la vulnerabilità di neonati, madri e tutori, ricordando alla società la sua malvagità nei primi giorni di vita di un bambino. La presa febbrile del demone evoca un senso di urgenza nel proteggere e schermare coloro che sono a rischio dalla sua insidiosa influenza.

OGNI ANIMA È UNA STELLA — 1) Gustav Meyrink – Axis ✵ Mundi


Su AxisMundi un post astrologico sullo scrittore esoterico Gustav Meyrink. Un corposo estratto:

Già con la superficiale vista del segno e ascendente (Sole-Capricorno, Ascendente-Gemelli) si può dire che si tratta di un individuo concentrato nell’usare il suo intelletto per realizzare i suoi obiettivi, un sapere autorizzato e finalizzato, qui la curiosità è responsabile.
Il Sole congiunto a Mercurio e Marte porta l’io a proiettarsi nel pensiero e nell’azione. Troviamo quindi una amplificazione delle caratteristiche mercuriali già forti attraverso l’ascendente e quelle marziali attraverso l’esaltazione di Marte nel Capricorno. Inoltre questo aspetto porta forza e sicurezza nella formulazione del pensiero e delle idee, l’io riesce a trovare immediato corpo di azione attraverso la parola (☿) e attraverso il gesto, l’azione che simbolicamente appartiene alla guerra ma che per analogia riguarda tutto ciò che si immette, proietta attivamente attraverso l’energia fallica. Tale proprietà è interessante da notare nel tema in quanto si riferisce a uno scrittore: la penna sul vergine foglio, il dito sull’accondiscendente tasto — sono tutti simboli fallici che connettono la scrittura a Marte.

Però questa congiunzione si dispone su due fronti vicini, su diverse case: l’io e il pensiero (Sole-Mercurio) sperimentano la IX casa, dunque simbolicamente si può parlare di un interesse verso i temi filosofici: qui si trova il senso, il nucleo motrice, l’investitura divina nella vita. È una casa di idealismo che costringe i pianeti in essa, a affrontare e affermare da sé e da altri i propri processi espansivi, ideali, credenze che devono diventare tangibili anche attraverso prove e abbagli; è una casa che esalta, crea uno slancio per far funzionare correttamente gli archetipi personali interessati nella vita. L’operato letterario di G.M. è fonte di grandi suggestioni, è un voler ispirare, far insorgere all’interno del lettore la necessità di mantenere il fuoco acceso, “stare svegli” — è la casa del Sagittario: l’individuo attinge esperienza dal tempo funzionale alla sopravvivenza nei momenti più bui dell’anno, è un fuoco invernale, un fuoco che si sta per spegnere e si alimenta nel sostenere con la fede la rinascita del sole che avviene per l’appunto al termine del segno, ossia il 21 dicembre, giorno del solstizio — parole ispiratrici dunque e suggestioni radicali, esaltanti, per alcuni fin troppo ardite, destabilizzanti, suggestioni che in parte volutamente hanno saputo trasmettere una tensione, e una “provocante” paura: si tratta comunque di uno scrittore, se non orrorifico stricto sensu, fantastico e decadente — e a conferma di ciò rileviamo la congiunzione di tali pianeti con Lilith, che rende un individuo tagliente e “arpionante”, un individuo che non ha paura della propria “ombra” (in positivo), un’anima che sa ascoltare tutto ciò che non è “normale” e “conforme” per la società — questi sono i temi principali che portano Lilith o apogeo lunare sotto le vesti del mito sulla ribellione verso il patriarcato — e tipico di Lilith: fornire un magnetismo che può spaventare l’esterno, percepire l’individuo Lilith come un usurpatore, un tentatore o un essere da tenere lontano. Posso solo accennare ai casi giuridici a cui G.M. è stato sottoposto anche a causa delle sue idee e ai casi spirituali come le critiche che Rudolf Steiner rivolgeva alle sue “visioni” o alle tremolanti considerazioni di René Guenon nella lettera a Guido De Giorgio in cui si lamentava del contributo di Julius Evola nel pubblicare le opere di G.M., ritenuto dal tradizionalista francese un uomo sinistro e inquietante. Ma Lilith ha anche una forte correlazione con la magia e attraverso suoi transiti o posizioni di nascita può indurre il confronto con un’altra mente — è un apogeo ossia una luna occulta, non ha un corpo fisico, ma una dimensione spettrale — e uso questo punto per trattare dalla casa in cui giace Lilith e Marte, ossia la VIII: è la casa dell’inizio della morte, la dimora di Plutone, delle paludi ctonie procreative e della ricchezza minerale che emerge sedimentandosi sulle sponde. È una casa d’acqua legata al segno dello Scorpione, il suo ambiente è torbido e stagnante. Il veleno rende fertile questa terra: è infatti la casa delle “acque corrosive” e del mutamento (XIII arcano), connessa con il denaro e la sessualità, le vie occulte di conoscenza, con tutto ciò che prevede una “trasvalutazione”, uno scambio, una trasmutazione, un “solve”. La casa VIII è la conoscenza che cambia il conoscitore.

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Angular Empathy – Alla Dea Oscura


In poche estensioni del buio si rivelano lucenti psichici istanti.

La resurrezione di Nicolas Eymerich | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione del nuovo Urania, che ristampa l’ultimo romanzo della saga di Eymerich, inquisitore nato dalla penna di Valerio Evangelisti.

Anno Domini 1374. Un’oscura congiura proietta la propria ombra sulla Cristianità.
Papa Gregorio XI incarica padre Nicolas Eymerich di indagare su un sospetto stregone: il consigliere di re Pietro IV d’Aragona, Francesc Roma, il quale farebbe uso di arti magiche per comparire in più luoghi allo stesso tempo e per lasciare dietro di sé una scia di fuoco, mistero e distruzione.

La spedizione porta Eymerich e padre Jacinto Corona a caccia di eretici dalla Provenza ad Avignone e fino alle gelidi pendici alpine del Piemonte, tra prodigi, misteriosi fenomeni celesti e strane apparizioni. Intanto, nel futuro prossimo, nel bel mezzo di un nuovo conflitto mondiale, l’ordine dei Gesuiti rapisce lo scienziato Marcus Frullifer e lo trascina in un osservatorio astronomico allo scopo di cercare di rivoluzionare il futuro dell’umanità. E nell’anno 3105, tra i frammenti del Vangelo della Luna, Lilith è alle prese con un misterioso Magister…

I cinque fondamenti di Lilith – nella stregoneria contemporanea – La misura delle cose


Sul blog LaMisuraDelleCose un approfondimento su Lilith e il suo spirito indomito, che proviene da chissà quale iato quantico e ha attraversato ogni era dell’umanità. Un piccolo estratto:

Emblema della ribellione e della liberazione sessuale soprattutto a partire dalla “riscoperta” femminista, il potere di Lilith non si esaurisce in questa interpretazione e non ha mai smesso si suscitare l’interesse della neostregoneria proprio per il suo eclettismo; in particolare vengono messe oggi in discussione proprio quelle “certezze” attorno a cui si è costruito il modello romantico di eroina fatale e maledetta, a partire dalla stessa appartenenza al genere femminile.

Lilith e gender

L’identità di genere di Lilith non è determinata. All’immagine della sensuale ed elegante femme fatale, sostengono i wiccan di tradizione alessandriana del Circle of Cerridwen in Gender and Transgender in Modern Paganism, si affianca infatti quella proteiforme di un essere indefinito e ombroso, scomposto e disordinato – come talvolta sono rappresentati ad esempio i suoi capelli. È per questo che, soprattutto negli ambienti della stregoneria dianica, da emblema della “sacralità” che risiede nel corpo femminile è andata a identificarsi anche come icona transgender, condividendo con questa “categoria” il principio della libertà senza compromessi, che preferisce l’esilio alla sottomissione.

Un fermento crescente, quello promosso dalle devote transgender, che vuole indagare le radici “ermafroditiche” della dea semitica e ne predilige una rappresentazione androgina (così vengono letti i simboli che reca tra le mani la Regina della Notte nella sua più nota raffigurazione mesopotamica, un cerchio e una verga), quasi un mutaforma che rompe la “circolarità” femminile del ciclo mestruale e della gravidanza e concede “il dono” della sterilità. Lilith incarna insomma la paura che ciascuna cultura plasma attorno al tema della sessualità e delle sue molteplici espressioni e al tempo stesso il suo superamento, e sopravvive nella misura in cui vengono riconosciute tutte le sue facce.

L’inafferrabile essenza

Ecco perché, sostiene la sacerdotessa Anya Kless nel testo citato, «il primo pericolo nell’onorare Lilith consiste nel cadere in una mentalità dualistica che si basa su una scontata lista di antitesi: vergine/prostituta, bene/male, uomo/donna, reale/immaginario, vittima/carnefice», categorie rigide e semplicistiche; si ripercorre allora la sua storia nella mitologia ebraica e se ne scoprono quei lati che difficilmente sono riconducibili al genere femminile tout court: genera molti figli (lilim) ma non ha latte, può provocare sterilità e aborti spontanei, la morte delle vergini e dei bambini in culla, e a lei ci si rivolge al tempo stesso per allontanarla e invocarla.

Sharp as a Knife


Visioni lilithiane nel profondo sensorio disincarnato.

Sisters Of The Moon


Le desinenze di Lilith si moltiplicano come le Trinità.

quindi, sì, nudo e crudele

Niente apostrofi, nessuna morale, solo montaggio.

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