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Archivio per Migranti

Il volto di Marte e le sue forme. Note su guerra asimmetrica e guerra simmetrica / 5 – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine le contraddizioni – che tali non solo, ma solo ipocrisie – di un sistema economico che schiaccia e cerca soltanto la via migliore per far fluire il business. Un corposo estratto:

Anni addietro, quando i migranti cominciavano a fare capolino in quantità considerevoli nei nostri mondi, a pochi veniva in mente che quelle figure “povere” e disposte ad accettare un lavoro a qualunque condizione prefigurassero, anche solo alla lontana, lo specchio di un destino possibile per una parte degli individui del vecchio Primo mondo. Erroneamente considerati “lavoratori marginali” appetibili solo per attività residuali e di poco conto, ben difficilmente facevano immaginare che quella condizione, attraverso un processo a cascata, avrebbe funzionato da apripista per cospicue quote del lavoro subordinato locale. La convinzione e allo stesso tempo l’illusione, frutto di una visione storica evoluzionista, che i rapporti di forza tra capitale e lavoro salariato, stabilizzatisi pur con gradazioni diverse nel cosiddetto Primo mondo, avessero raggiunto un equilibrio non più “storicizzabile” e pertanto non soggetto a nuova negoziazione, era un credo condiviso dai più. Le stesse retoriche sulle ricadute apportate dall’avvento del capitalismo globale apparivano, nel comune sentire, la semplice omologazione a modelli e “stili di vita” condizionati da mode e gusti sovranazionali. In altre parole, a un primo sguardo, la globalizzazione sembrava andare non molto oltre un’eccessiva presenza di hamburger e patatine fritte allo strutto sulle nostre tavole oltre a qualche cappellino da baseball di troppo. Nella peggiore delle ipotesi il massimo effetto nefasto che ci si potesse aspettare era l’andare incontro a una sorta di “imperialismo culturale”. Prospettiva che, a molti, più che criticabile si mostrava appetibile. Sia come sia, oltre all’hamburger e ai cappellini le ricadute che il capitalismo globale ci avrebbe riservato non sembravano molte di più. In tutto questo la figura del migrante c’entrava poco o nulla. Anzi, per molti versi, quella presenza “culturalmente” così diversa e in fondo pre – globale non faceva altro che rendere ancora più appetibile la globalizzazione. Era su di loro, infatti, che si sarebbero riversati i lavori e le mansioni tipiche della tarda modernità che, in qualche modo, continuavano a essere fastidiosamente presenti nei nostri mondi. Mentre le nostre società entravano nell’era cosiddetta del post – lavoro i suoi residui e cascami potevano essere tranquillamente appaltati alle popolazioni che, loro malgrado, continuavano a essere qualche passo indietro al “progresso”. Una visione fiabesca e idilliaca, repentinamente tramontata.

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I quattromila e gli ottocento, un nuovo romanzo breve di Greg Egan in Odissea Argento | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione di un nuovo romanzo breve per Greg Egan, I quattromila e gli ottocento, evento sempre massimo per la SF mondiale che, questa volta, ha anche implicazioni sociali dirette col nostro mondo e modo di vivere. La quarta:

Camille è chiusa nel suo bozzolo. Una bara metallica poco più grande del suo stesso corpo, ancorata a una roccia che viaggia nello spazio in direzione di Cerere. È il modo in cui i rappresentanti dell’organizzazione chiamata Giusta Parte hanno dovuto scegliere per fuggire dalla loro casa, da Vesta, dopo che le cose si sono messe al peggio. Qualcuno ce l’ha fatta. Altri sono ancora in viaggio, e i loro nemici sono decisi a impedirgli di arrivare in salvo. Gli abitanti di Cerere si vantano della loro democrazia e della loro libertà, ma sono davvero al riparo dal pericolo che anche da loro possa accadere ciò che è accaduto su Vesta?

Tolta la cittadinanza a Matteo Salvini | NAZIONE OSCURA CAOTICA


[Letto su NazioneOscura‘s blog]

La Nazione Oscura Caotica toglie la cittadinanza onoraria a Matteo Salvini. “Da oggi per noi Matteo Salvini sarà trattato come un immigrato, quindi gli verrà offerta una stanza in hotel a 5 stelle con libero accesso wi-fi prelevando i fondi da quelli per i terremotati”.

matteo salvini come la merda

Roger Waters: “Per fortuna Salvini se n’è andato, almeno per il momento”


Ieri è stato il giorno di Roger Waters alla 76° edizione della Mostra di Venezia, dove ha portato fuori concorso il documentario di Sean Evens girato durante il suo ultimo Us+Them tour; ieri era anche il suo 76esimo compleanno – auguri, Roger – ed è stata l’occasione di parlare un po’ di sé e della situazione politica, che tanto sta a cuore all’artista inglese. Ovviamente, non poteva mancare il suicidio politico di FelpaPig, del Capitone, che si è tagliato da solo il ramo su cui era seduto salvo chiedere subito, ma troppo tardi, elemosine politiche. Ecco il giudizio di Waters sull’accaduto e su altre considerazioni – da OndaMusicale:

“Devo confessare che non so molto bene quello che sta succedendo in Italia a livello politico, ma so che Salvini, per il momento, se n’è andato. Beh, meno male.”

“Anche se mi sto accorgendo di una recrudescenza fascista in tutta Europa, basti vedere in Inghilterra Boris Johnson, ma anche Polonia e Ungheria. Il potere mai come oggi controlla le nostre vite, c’è un disegno per distruggere questo nostro splendido e fragile pianeta: dobbiamo metterci insieme e resistere perché altrimenti non avremo nulla da lasciare alle prossime generazioni”.

Poi, altre cose sparse, assai significative.

Sull’emergenza dei migranti Roger Waters afferma: “È gente povera che ha fame e scappa da zone di guerra e pericolo, flottano verso un posto dove poter vivere un po’ meglio con le loro famiglie. Noi europei abbiamo un dovere nei loro confronti, per quel che ne sappiamo l’homo sapiens ha meno di 200000 anni, siamo tutti africani. Da lì veniamo e ci ritroviamo divisi da queste tecniche nazionalistiche. Capisco che in Italia è facile creare paura dell’altro dicendo che in centinaia di migliaia ci invaderanno, ruberanno il lavoro e le nostre donne, ma noi dovremmo poter andare al di là di questo non c’è futuro per questa mentalità. Sono persone che hanno perso il controllo della propria vita per colpa dei signori della guerra come è successo in Siria. Per questo vengono, non certo per rubare la nostra pizza”.

Altre segnalazioni su PinkFloydItalia e qui un estratto dalla conferenza stampa veneziana (da Repubblica). Qui sotto un significativo video dell’arrivo di Waters.

Le radici dello sradicamento – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine un articolo sui flussi migratori che hanno interessato l’Italia nel corso di questi ultimi decenni, o secoli. Un memorandum da tenere bene a mente, soprattutto quando ci sono intolleranze per i nuovi migranti; un estratto:

Paese di santi, poeti e navigatori, ma soprattutto di emigranti è stata e continua ad essere l’Italia. Eppure questo semplice ed elementare dato sembra sparire del tutto dalla coscienza “nazionale” ogniqualvolta, in tempi recenti, il discorso sfiora anche soltanto il tema dei migranti e delle migrazioni contemporanee.
E come se, al di là delle strumentalizzazioni leghiste e sovraniste, una parte consistente della popolazione italiana, a Nord come a Sud, volesse allontanare da sé lo spettro o il ricordo di un’età di miseria, difficoltà economiche, ricerca di una diversa fortuna oppure di un semplice lavoro che spinse tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, ma poi ancora nel secondo dopoguerra, milioni di Italiani ad emigrare in America, in Australia e nel resto d’Europa.
Spettro che ancora si aggira, evidentemente, nella coscienza profonda della nazione e che agita i sonni di coloro che con l’accensione di un mutuo bancario per l’acquisto di una casa in cui vivere oppure che attraverso i “facili” acquisti on line si illudono di aver raggiunto lo status di ‘benestanti’.
Pur sapendo di non esserlo davvero.

Distopia Salvini | KippleBlog


Un racconto di PeeGeeDaniel comparve circa due anni fa su KippleBlog. Riproporlo ora sembra attualità, ed è questa la magia del Fantastico, della distopia, quando si parla di un mondo che non c’è e che invece, è proprio dietro le righe

Fa un caldo porco da quelle parti, in balia di quel sole cocente, quaranta e passa gradi centigradi e un tasso d’umidità nell’aria che pare di bere dalle narici, mica di respirare. Poi, ammassati tutti quanti là dentro, come tante bestie, sotto un tetto di lamiera che si arroventa già ai primi albori e trattiene il calore fino a notte fonda per irradiarlo durante l’intera giornata contro le teste madide di chi ci sta sotto.

Ci ristagna un fetore di ascelle rancide, misto ad aliti corrotti dall’eccessivo consumo di piatti a base di soffritti all’aglio e al puzzo di piedi mal lavati. Ma la cosa in assoluto peggiore, da questo punto di vista, sono le zaffate cariche di odore di urina che di tanto in tanto si levano dagli angoli dello stanzone (sfornito di cessi chimici), verso cui gli occupanti corrono ogni qual volta si vedano costretti a liberare la vescica.

Lui sta lì, piazzato in mezzo a due cristoni dai capelli biondo-rossicci, la pelle che neppure quel gran sole sempre incazzatissimo è riuscito ad abbronzare, ma ha reso paonazza e lucida come il budello di un wurstel cotto troppo a lungo che sia lì lì per scoppiare. Uno dev’essere un crucco, l’altro uno slavo. Borbottano, ogni tanto gli cade uno sguardo di sufficienza su di lui, messo tra loro come Cristo tra i ladroni. Lui zitto. Inghiotte a vuoto e guarda avanti, verso il fondo semibuio del locale. Ogni tanto si asciuga la fronte marcia di sudore con la manica della camicia ormai molle come una bustina da tè usata, resa quasi trasparente dall’abbondante traspirazione.[]

#VERSUS 6 on PRISMO | PEJA


Una interessantissima disamina della realtà sociale e politica europea, da mettere poi in relazione con le esigenze dell’Architettura, da parte di Emmanuele “Peja” Pilia. Uno stralcio.

C’è un tema che nelle ultime settimane domina la sfera mediatica in tutta la sua dimensione: l’immigrazione, la clandestinità, le rotte di uomini e donne costretti o convinti a lasciare il loro paese. Se provassimo a sintetizzare questi flussi in una metafora spaziale ci accorgeremmo che l’Europa si trova di fronte ad un assedio: da sud-ovest, su Ceuta e Melilla attraverso il Marocco, da sud, attraverso il Mediterraneo, da sud-ovest, attraverso le terre ormai amministrate dalla più ambiziosa organizzazione terroristica mai conosciuta. Ad aspettare questi uomini, fucili, intemperie, ma soprattutto mura, barriere, filo spinato. Questi sono i temi di cui ho parlato nel mio ultimo saggio su PRISMO, giovanissima rivista di cultura, più o meno pop. Il saggio in questione riprende e continua le principali questioni aperte con la serie VERSUS, ossia l’analisi e lo studio della radicale militarizzazione dello spazio urbano e dei rapporti tra violenza ed architettura che questa militarizzazione sta portando con sé.

quindi, sì, nudo e crudele

Niente apostrofi, nessuna morale, solo montaggio.

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