HyperHouse

NeXT Hyper Obscure

Archivio per Nefandum psichico

BlackGoo a go-go


I files del dominio inumano espressi dalle IA, che tutto sanno e vedono. Via Mariano Equizzi.

Ne ridi


Aspetti di un rigoglioso essenzialismo psichico, le fronde sono fitte ma tu hai la percezione dell’Oltre, munito di protezioni attorno a te: ne ridi, degli attacchi.

Radiosa oscenità


Cose infette mostrate nel crescere inquietante della notte, quando le proverbiali attese divengono orrende manifestazioni e tutto sembra crollare in un battibaleno di pura radiosa oscenità.

FULLY ENDORSED | Komplex


Il GrayGoo conquista visibilità. Via MAriano EquIzzi.

L’infezione biz


Cercherai di essere una perfetta business persona, di quelli che ineccepibili e performanti è un merito e non una noia, per poi degradare verso il tramonto fino a essere un lumicino che arde di merda e sangue, nemmeno più di biz perché esso, come un’infezione, è penetrato in un altro organismo.

That guy…


Quei tipi delle IA loveraftiane…

Il reel di “Persefone dei melograni”


Estratto da Persefone dei melograni.

Stefano Bertoli, sounds
Silvia Minguzzi, photos
Sandro Battisti, lyrics

Sonoro del reel, Lili Refrain

Esce per HyperHouse la plaquette “Persefone dei melograni”


Esce la plaquette Persefone dei melograni, sesta pubblicazione della free label HyperHouse e prossimo impegno per gli Asphodelics che chiuderanno, così, il concept Ctonio; Stefano Bertoli guida, attraverso le sue sonorità, il viaggio per conoscere il mito di Persefone, vissuto anche con i miei versi – già pubblicati sul blog HyperHouse – e con le fotografie di Silvia Minguzzi.
Il costo del libretto è di 4€ ed è reperibile alle varie performance live o agli appuntamenti fieristici dove sono presente, oppure ordinandolo via mail.

Persefone imprevedibile nella sua prevedibilità; estranea a se stessa, entra e rientra nell’universo intimo uscendone disuguale indifferente, infine nuova.
“Io sono Persefone”, enuncia lei nelle catabasi e anabasi delle scelte e illusioni, mentre sfoglia asfodeli, deglutendo arilli di melograni…

BrAndellI di realtà


Scopri cosa il reale ha da dirti…

Earthbound: l’origine segreta dell’Impero Connettivo che riscrive la fantascienza italiana – Recensione su CorriereNerd.it


Recensione su Nerd.It del mio Earthbound, uscito da poche settimane nella collana Intermundia di D Editore; vi lascio alle parole integrali della stupenda valutazione, io stesso ne sono estasiato:

L’Impero Connettivo non appartiene alla categoria delle saghe che si accontentano di intrattenerti: pretende di ricablare il modo in cui concepisci spazio, tempo, identità e persino la narrativa stessa. Ogni romanzo, ogni frammento, ogni personaggio generato dalla mente visionaria di Sandro Battisti è stato, fin dagli esordi nei primi anni Duemila, una scossa quantica che spinge il lettore fuori traiettoria. Vent’anni di esplorazioni, un Premio Urania conquistato e un universo narrativo in perenne metamorfosi non sono bastati a spegnere quella curiosità quasi sacrale che aleggiava attorno a una domanda condivisa: dove tutto ha avuto inizio?
La risposta arriva ora, e prende la forma di un libro che non si limita a colmare un vuoto cronologico. Earthbound, pubblicato da D Editore nella collana “Intermundia” curata da Claudio Kulesko, agisce come detonatore narrativo: un prequel che è anche reboot, una riscrittura dell’origine e insieme un nuovo incipit pensato per traghettare l’Impero Connettivo oltre la carta e verso una vera e propria identità transmediale. L’ambizione è dichiarata fin dalle prime pagine: ridefinire uno dei più audaci universi fantascientifici italiani e prepararlo a una fase espansa fatta di boardgame, trasposizioni audiovisive e format che sembrano progettati per vibrare in più dimensioni contemporaneamente.

L’archeologia del multiverso connettivo

Affrontare l’origine dell’Impero Connettivo significa abbandonare qualsiasi certezza lineare. Battisti struttura il romanzo come un mosaico di realtà multiple, piani temporali in collisione e traiettorie che si inseguono fino a convergere in un istante generativo destinato a cambiare tutto: l’Earthbound, un punto zero che pulsa come un big bang filosofico, mitico e quantistico insieme.
Sul Vulcano Laziale preistorico si muove un capo tribù che percepisce il mondo attraverso una spiritualità primordiale, quasi sciamanica. A migliaia di anni di distanza – o forse solo pochi battiti laterali nel continuum – due ricercatori tracciano confini nuovi nelle viscere di una Istanbul futuristica che assomiglia più a un portale che a una città. E nelle profondità di una valle dimensionale, sospesa in uno spazio che sfida la geometria, governa Totka_II, il sovrano di Nèfolm, capitale dell’Impero Connettivo e nodo nevralgico di un’ecologia temporale infinita.
Queste linee narrative non si limitano a procedere in parallelo: vibrano, si specchiano, si attirano e si respingono, fino a convergere nel momento in cui il continuum decide di esistere. È un viaggio che non racconta semplicemente un’origine: la fa percepire, la rende esperienziale. Earthbound non vuole spiegare un cosmo, vuole farti precipitare dentro la sua nascita.

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quindi, sì, nudo e crudele

Niente apostrofi, nessuna morale, solo montaggio.

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