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Spider Rose, il Love Death + Robots scritto da Bruce Sterling | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione di una riduzione NetFlix per uno dei cardini letterari di Bruce Sterling, un racconto forse non da tutti conosciuto ma che ha insite in sé le bellezze cyberpunk riviste in chiave spaceopera: Spider Rose, personaggio contenuto nella MatriceSpezzata cui è dedicato, appunto, un racconto lungo.

Harlan Ellison, James Ballard, Alastair Reynolds, Michael Swanwick, John Scalzi sono tra gli autori di fantascienza i cui racconti sono stati adattati in episodi dell’apprezzata serie Love Death + Robots, distribuita da Netflix. A questo club si è aggiunto con la quarta stagione anche Bruce Sterling, il famoso autore che negli anni Ottanta con William Gibson lanciò il movimento cyberpunk e che da molti anni vive in Italia e partecipa spesso alle attività del fandom della fantascienza italiano.
Spider Rose è un racconto pubblicato per la prima volta nel 1982 su “Fantasy & Science Fiction”, in Italia uscito per la prima volta nel volume Cyberpunk nelle Grandi Opere Nord nel 1994, e fa parte del breve ciclo di racconti che anticipa l’universo del romanzo La matrice spezzata. È ambientato su una stazione spaziale nella quale vive una donna sola piena di rancore, che si troverò ad avere a che fare con un compagno, come dire, decisamente “puccioso”.

Il futuro del cinema con le AI – L’INDISCRETO


Un articolo su L’Indiscreto che indaga l’attuale rapporto che il mondo del Cinema ha con le intelligenze artificiali, un momento che sembra fare da interludio a qualcosa di rivoluzionario – e non c’erano dubbi. Un estratto:

L’intelligenza artificiale sta diventando un elemento centrale nella produzione cinematografica, trasformando radicalmente il modo in cui vengono creati i film. Un esempio concreto di automazione nel cinema è l’utilizzo dei sistemi di automazione delle luci da parte di Disney durante la produzione del live-action “Beauty and the Beast” (2017), la cui automazione delle luci illustra perfettamente il concetto di Heidegger secondo cui la tecnica moderna trascina l’uomo verso una perfezione inarrestabile di movimento ed efficienza. Questi sistemi hanno garantito un’illuminazione perfetta in ogni scena, riducendo i tempi di setup e migliorando l’efficienza.

Immaginiamo ora un futuro in cui l’IA non è solo uno strumento di supporto, ma diventa un creatore autonomo di film. Questi ‘registi digitali’ potrebbero analizzare enormi quantità di dati per capire le preferenze del pubblico, creare sceneggiature originali e dirigere attori virtuali con una precisione impeccabile. Ogni decisione artistica, dalla scelta delle inquadrature al montaggio finale, potrebbe essere ottimizzata per massimizzare l’engagement e la soddisfazione degli spettatori. Le piattaforme di streaming come Netflix e Amazon Prime già utilizzano algoritmi di raccomandazione per suggerire contenuti agli utenti. Forse nel futuro, questi algoritmi diventeranno ancora più sofisticati, offrendo raccomandazioni altamente personalizzate che tengono conto delle abitudini di visione individuali, delle preferenze esplicite e implicite, e del contesto di visualizzazione (come l’ora del giorno o il dispositivo utilizzato). Questo livello di personalizzazione non solo aumenterà l’engagement del pubblico, offrendo loro contenuti che rispecchiano esattamente i loro gusti e il loro stile di vita, ma contribuirà anche alla visibilità dei contenuti indipendenti. Algoritmi più raffinati potranno infatti riconoscere l’interesse degli spettatori per tematiche o stili meno convenzionali, facilitando la scoperta di film e serie meno mainstream che altrimenti rischierebbero di rimanere nascosti tra produzioni più commerciali.
Se difatti l’IA può analizzare i dati demografici e comportamentali degli utenti per identificare i segmenti di pubblico più propensi a sostenere un progetto, questi segmenti possono essere targetizzati con messaggi di marketing personalizzati, aumentando le probabilità di conversione. Ad esempio, può inviare e-mail personalizzate che evidenziano gli aspetti del progetto più rilevanti per ogni destinatario, aumentando l’engagement e le donazioni. L’IA può ottimizzare gli annunci pubblicitari analizzando le performance in tempo reale e apportando modifiche automatiche per migliorare i risultati. Questo include la regolazione dei budget pubblicitari, la scelta delle parole chiave più efficaci e la selezione delle piattaforme pubblicitarie più appropriate.

 

Alice nell’eterotopia del capitale – Carmilla on line


Immaginiamo una società in cui le persone sono assoggettate anima e corpo ai diktat del capitalismo digitale: lavoro, spettacolo, controllo del tempo libero, dipendenza da smartphone e da videogame. Immaginiamo che questa società sia il Giappone contemporaneo, per la precisione una metropoli come Tokio. Pensiamo allora alle sequenze iniziali del primo episodio della prima stagione della serie TV Alice in Borderland diretta da Shinsuke Sato, uscita nel 2020 e in onda su Netflix (nel dicembre del 2022 è uscita la seconda stagione): tre amici si danno appuntamento in una zona centrale della capitale giapponese ma, invece di parlare tra loro, se ne stanno incollati ai loro smartphone digitando in continuazione per interagire con giochi e chat, e percorrono le strade facendosi selfie e vivendo – sembra – unicamente nella dimensione virtuale offerta dai loro apparecchi (correndo anche il rischio di essere investiti). I personaggi fanno parte di quello che il filosofo sudcoreano Byung-Chul Han ha chiamato “sciame digitale”, cioè una moltitudine di individui che si trova ad agire in una comunità ma che non interagisce con essa, standosene invece isolata. Tutti e tre i personaggi appaiono inoltre schiacciati dalla macina del capitale: il protagonista, Arisu, è un ventiquattrenne disoccupato appassionato di videogiochi, appartenente a una famiglia benestante e continuamente vessato dal padre e dal fratello perché non vuole cercare lavoro; Karube è un barista precario innamorato della fidanzata del proprio capo; Chota, infine, è un tecnico informatico che deve mantenere economicamente sua madre.

Così Paolo Lago su CarmillaOnLine per descrivere l’ennesima iperbole liberista che ci condiziona la vita, fino a farla divenire sintetica, asservita unicamente al sistema inumano del capitale. Ci siamo dentro fino al collo… Alice in borderland.

The Sandman: sacrilegio o consacrazione? – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine un lungo articolo di Walter Catalano che, partendo dalla serie SandMan in onda su NetFlix, indaga a fondo l’opera omonima di Neil Gaiman, mettendone in evidenza i molteplici aspetti esoterici, pagani ed energetici dell’opera. Un estratto:

L’ispirazione mitografica di Gaiman procede da qui: i suoi protagonisti non sono supereoi ma “dei” di un pantheon caotico in cui convivono e coesistono tutte le mitologie di ogni tempo e di ogni luogo. Gli dèi di Gaiman non sono onnipotenti né immortali: esistono solo finché gli uomini credono in loro, quando la fede dei mortali nei loro confronti si affievolisce anche il dio decade, si spegne e infine muore. Spesso lo scrittore si compiace di accennare alla parabola discendente di una divinità decaduta che per sopravvivere deve adattarsi a fare lavori di bassa lega derivati dalla sua specialità divina (ad esempio un dio dell’Ade può ritrovarsi a fare sulla terra l’impresario di pompe funebri, una dea dell’amore la spogliarellista o la call-girl). L’idea deve forse qualcosa al romanzo di Jean Ray, Malpertuis (1943) e Gaiman la riprende in seguito anche nei suoi romanzi principali, American Gods (2001) e, con meno efficacia, Anansi Boys (2005).

Sandman non è però solo: appartiene ad una famiglia di sette dei, The Endless – gli Eterni, che, come i Neter dell’Antico Egitto, incarnano e sovrintendono ciascuno a un particolare aspetto dell’esistenza umana: nell’originale inglese il nome di ognuno di loro inizia per D. In ordine di anzianità: Destiny, Death, Dream, Destruction, Desire, Despair, Delirium. Ma gli Eterni non sono nomi bensì funzioni: sono quindi superiori agli stessi dei, perché incarnando e nutrendosi di sentimenti, atti e passioni comuni a tutti gli esseri senzienti e praticamente infiniti, esistono da prima che l’uomo potesse concepire l’idea stessa di divinità. Si delinea una precisa cosmogonia: Destino (Destiny), è nato appena prima che il primo essere vivente venisse al mondo, in quanto il destino di un individuo è già scritto prima che egli nasca; alla comparsa del primo essere vivente nasce anche Morte (Death). L’essere appena nato inizia a sognare, ed ecco Sogno (Dream), ma il sogno provoca cambiamento, per cui Distruzione (Destruction) di ciò che era prima, che si manifesta in Desiderio (Desire), e quindi Disperazione (Despair) per non poter avere la cosa voluta, ed infine Delirio (Delirium), che una volta era Delizia, o Piacere.

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Culture e pratiche di sorveglianza. Il nuovo ordine mediale delle piattaforme-mondo – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine un articolo di Gioacchino Toni che recensisce in modo ragionato Le piattaforme mondo. L’egemonia dei nuovi signori dei media, di Luca Balestrieri. Un estratto per capire ci cosa si parla:

Attorno alla metà degli anni Dieci del nuovo millennio è emersa con forza l’importanza che nell’odierna economia globale sta assumendo il cosiddetto Platform Capitalism – analizzato pionieristicamente da studiosi come Nick Srnicek1 –, cioè quella particolare forma di business ruotante attorno al modello delle piattaforme web rivelatosi il paradigma organizzativo emergente dell’industria e del mercato grazie alla sua abilità nello sfruttare pienamente le potenzialità della cosiddetta quarta rivoluzione industriale.

In generale, quando si parala di “piattaforma” si fa riferimento a «uno spazio per transizioni o interazioni digitali che crea valore attraverso l’effetto network, il quale si manifesta tramite la produzione di esternalità positive» (p. 14). Visto che la creazione di valore deriva soprattutto dalla conoscenza dei clienti e del mercato, diventa fondamentale la capacità di estrazione e di interpretazione dei dati comportamentali dei consumatori. Essendo la piattaforma a organizzare i flussi di informazione all’interno del network, la sua forza risiede proprio in questa sua capacità di connettere e ottimizzare gli scambi di informazioni tra gli elementi che coinvolge che prima erano invece disseminati lungo una filiera lineare. Si tratta pertanto di una forma organizzativa meglio capace di sfruttare le potenzialità offerte dall’intrecciarsi di intelligenza artificiale, cloud computing e connessioni ultraveloci e che, strada facendo, ha dato luogo a quelle che l’autore definisce come vere e proprie “piattaforme-mondo”:

“ecosistemi che organizzano in rete produzione e consumi, sviluppano e gestiscono la tecnologia con cui governano i mercati e tendono a espandersi attraverso il controllo dei dati. La piattaforma diventa mondo, tende a dilatare sena limiti i suoi servizi e le opportunità che offre. È la versione dell’one stop shop sviluppata, con il massimo di rigore e coerenza, per le prime dalle grandi piattaforme cinesi. Una sorta di paese dei balocchi nel quale il consumatore, idealmente, non deve cercare altrove per soddisfare digitalmente ogni suo bisogno (p. 19)”.

Si sta parlando di colossi statunitensi come Alphabet (gruppo Google), Amazon, Facebook, Apple e Microsoft e cinesi come Baidu, Alibaba e Tencent. A un livello inferiore in questa gerarchia di potenza si collocano invece piattaforme come Netflix e Spotify in quanto impegnate in un segmento di mercato limitato, audiovisivo la prima e musicale la seconda. Per dare un’idea della potenza di fuoco di cui dispongono tali colossi si pensi che nel 2021 tra le dieci imprese a maggior capitalizzazione mondiale figuravano ben sette piattaforme-mondo.
Per comprendere come le piattaforme si siano evolute da semplici sistemi informatici nell’infrastruttura chiave dell’economia globale in grado di erodere le sovranità nazionali, sfruttando la capacità di ottenere ed elaborare dati, lo studioso ritiene sia necessario partire dalle “guerre dello streaming” per il controllo dell’industria audiovisiva statunitense che si sono scatenate negli anni Dieci del nuovo millennio. A una prima fase in cui le piattaforme S-VOD (sevizi video-on-demand richiedenti un abbonamento per una visione senza limiti dei contenuti) sferrano il loro attacco alla televisione multicanale uscendone vincitrici, succede una seconda fase in cui queste piattaforme si scontrano tra di loro per il dominio del mercato in una competizione giocata sul volume di dati raccolti e sull’ampiezza dei servizi che tali dati permettono di proporre in maniera profilata ai consumatori.

Per oltre un trentennio, a partire dagli anni Novanta del Novecento, il sistema della tv via cavo statunitense ha regnato sul sistema mondiale dei media grazie soprattutto alla sua indubbia capacità creativa (che ha portato a fare della serialità la narrazione privilegiata della contemporaneità e del suo immaginario) e all’aver messo in piedi un efficace sistema produttivo e di aggregazione di media company capace di integrare il comparto hollywoodiano tanto a livello creativo che organizzativo. Ne corso degli  anni Dieci le piattaforme streaming hanno dunque saputo assimilare e prendere il controllo tanto della creatività seriale che della base produttiva sviluppata nel frattempo dal sistema della tv via cavo. A risultare vincente, scrive Balestrieri, non è dunque il prodotto in sé (la serialità), che le piattaforme hanno trovato già strutturato dalle cable tv, ma il rapporto con il consumatore, che nello specifico significa la fruizione on demand e la valorizzazione della libertà di scelta. Quando compare Netflix, ad esempio, la cosiddetta complex tv2– la tv della complessità narrativa – era già un dato di fatto così come, almeno parzialmente, le sue innovative modalità produttive. Si potrebbe dire che Netflix arriva quando HBO ha già cambiato la serialità.

The Sandman, il primo teaser della serie di Netflix dal fumetto di Neil Gaiman | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione di The sandman, la serie che su NetFlix indagherà l’immaginifico e terribile mondo creato da Neil Gaiman con i suoi fumetti; più in basso potrete vedere il teaser della serie. Ma cos’è Sandman?

The Sandman nasce come fumetto creato dall’autore Neil Gaiman (Good Omens) e pubblicato per settantacinque numeri dalla DC Comics dal gennaio 1989 al marzo 1996. Dopo sarebbe passato alla più adulta etichetta Vertigo e infine, in tempi recenti alla DC Black Label, ramo della DC dove trovano posto storie alternative alquanto cupe dei personaggi classici della casa editrice. Ma Gaiman abbandonò The Sandman nel 1996, in quanto riteneva che fosse meglio andarsene finché ancora amava i suoi personaggi. Cosa succede nell’arco narrativo originale? All’inizio della storia, il suddetto Sandman o Dream, il re dei sogni, veniva catturato tramite un rituale occulto e tenuto prigioniero per settanta anni. Quando finalmente riesce a fuggire si vendica dei suoi nemici e comincia a ricostruire il suo regno. Se all’inizio la storia era un horror cupo, durante il suo svolgimento diventava una elaborata storia fantasy, incorporando personaggi mitologici classici e moderni e trasformando Sandman in un eroe tragico.

Apparat – Goodbye – Dark (Netflix) Theme Song


Sui ritmi intensi dell’interiore traslato sullo psichico, trovi montagne e rivoli di efficacia onirica.

What Did Jack Do?: su Netflix arriva il corto di David Lynch | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la segnalazione di un nuovo cortometraggio a firma David Lynch che andrà presto su NetFlix. La sinossi:

Un detective interroga una scimmia sospettata di omicidio.

Questa la breve sinossi del nuovo cortometraggio di David Lynch, What Did Jack Do?. E probabilmente questo è tutto ciò che è necessario sapere sul nuovo progetto del visionario regista.

Il corto arriva a sorpresa nel giorno del compleanno di Lynch, il 20 gennaio, che ha voluto festeggiare i suoi 74 anni regalandoci un film di 17 minuti. Protagonista del corto è lo stesso Lynch, nel ruolo di un detective. Recita insieme a lui una scimmia, sospettata di aver commesso un efferato crimine. E la scimmia non può non parlare con un inquietante vocina.

Su è Netflix è in arrivo Paradox con Neil Young + Promise of the Real | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la segnalazione di Paradox, che verrà trasmesso su NetFlix e che vedrà la partecipazione di Neil Young come nume tutelare di storie western – che un po’ ricordano pure i FieldsOfTheNephilim – riviste in una chiava più weird, forse, non troppo calcata. I’m waiting

Un fantasioso poema raccontato a voce alta, una fiaba dallo spirito libero che parla di amore e di musica, Paradox rappresenta l’espressione personale, unica nel suo genere, di Daryl Hannah, scrittrice e regista del film. Nel futuro – o forse è il passato? – un gruppo di fuorilegge si nasconde sulla sommità delle montagne. “Man in the Black Hat” (Neil Young), “Particle Kid” (Micah Nelson) e “Jail Time” (Lukas Nelson) trascorrono il tempo alla ricerca di tesori, aspettando che la luna piena presti loro un po’ della sua magia, diffonda la musica e faccia volare gli spiriti. Arricchito dalla musica originale di Neil Young + Promise of the Real, Paradox trasmette tutta l’eredità di un performer iconico, che ha sempre infranto ogni regola.

Altered Carbon, il sexy teaser trailer della nuova serie TV Sci-Fi di Netflix | KippleBlog


[Letto su KippleBlog]

Altered Carbon è la nuova (e costosissima) serie TV Sci-Fi di Netflix di cui vi abbiamo già parlato di recente. Ora è comparso su Twitter il primo teaser trailer della serie TV nel quale Psychasec, la società tecnologica che permette alle persone di “saltare” da un corpo all’altro, promette un corpo sexy, irresistibile e affascinante a chiunque. Altered Carbon, che conterrà in tutto 10 episodi, debutterà in una data precisa non ancora specificata nel corso del 2018. Intanto vi proponiamo il primo teaser trailer.

quindi, sì, nudo e crudele

Niente apostrofi, nessuna morale, solo montaggio.

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