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Archivio per Orfeo

Orfeo, un viaggio nell’Ade di ritorno allo sperimentalismo delle origini | PostHuman


Su PostHuman una recensione di Mario Gazzola a Orfeo, film di Virgilio Villoresi che estrae dal Poema a Fumetti di Buzzati suggestioni che fatico a catalogare, ma che esercitano un enorme fascino su me, facendomi scoprire la mia natura a metà tra Ade (connessione che già conoscevo) e Orfeo (che ora capisco di aver sospettato da sempre); la materia è mitologica e complessa, assolutamente confermata nel suo scrivere i ruoli archetipici dell’umanità e sfugge a una mia comprensione più esaustiva, qualcosa che devo approfondire con furore creativo affinché possa compiere un ulteriore salto cognitivo e trascendentale. Grazie Mario

Primo lungometraggio di Virgilio Villoresi, disegni animati e stop motion per dar vita a una creatura filmica sperimentale, rara nel panorama attuale, che sa di origini del cinema. Il mito del viaggio nel regno dei morti di Orfeo ha lunga storia in letteratura, prima che al cinema: Ulisse nell’Odissea, poi Enea nell’Eneide, quindi Dante nella Commedia, in fondo un lungo viaggio nell’oltretomba cristiano a ritrovare l’angelicata Beatrice, la cui ispiratrice umana era appunto già defunta quando il Fiorentino iniziò il suo poema.

Orfeo, sciamano trace pre-omerico di una musica definita “psychagogica” (una psichedelia ante litteram?) in grado di commuovere anche Ade principe degli inferi a restituirgli l’amata Euridice, dà vita a un caleidoscopio di tecniche vintage orgogliosamente fuori dal tempo, che mescola attori umani in live action, disegni animati, stop motion e persino found footage (il regista ha montato nel film anche alcune scene di balletto della madre stessa) per un “lungo-corto” di soli 74 minuti, girato in pellicola 16 mm (con cinepresa Bolex). Caleidoscopio molto affascinante nel suo essere un oggetto cinefilo che mescola suggestioni da film muto (Metropolis), espressionista, onirismo surrealista e felliniano, art nouveau (notate la finestra cui s’affaccia Vergoni sotto a sinistra e la scenografia che circonda i due innamorati più sotto a destra) e ballerine classiche alla Suspiria (riprese “fantasmatiche” con riflessi su vetri alla Bava, ma molte anche le vetrate art nouveau nella scenografia) e da Moulin Rouge (vedi sotto a sinistra), fino a suggestioni dal citato Cocteau, come la finestra che si rivela superficie liquida (nel Sangue d’un poeta del 1932) a  Labirinto del Fauno di Del Toro e Sposa Cadavere di Burton. Oltre a suggestioni pittoriche da De Chirico e Balla.

Il regista Villoresi è tanto programmanticamente “passatista” nel suo approccio che trasforma l’Orfeo cantautore rock al Polypus del Buzzati “sessantottesco” in un pianista classico, innamorato di una ballerina parimenti classica in tutù, che ascolta e balla con lui un cha cha cha sull’immancabile disco in vinile prima di essere inghiottita dall'”aldilà” (ma sarà davvero esistita?).

Il tempo è un fanciullo che gioca. Storie orfiche nei frammenti di Eraclito


Da LaMisuraDelleCose stralci – i pochi rimasti – di Eraclito, che con la sua mistica provava a sintetizzare gli universi umani e superiori in un’ottica di valore, di crescita, di consapevolezze ed essenze:

Eraclito ritiene che gli uomini vedano il mondo sulla base di una visione personale, di uno stato d’animo o delle proprie condizioni di vita. La conoscenza di quello che ci circonda è pertanto relativa, limitata e quindi menzognera. Vediamo l’apparenza e non l’essenza delle cose, che risiede in una perpetua, discordante armonia (fr. 54).
Se “tutto è uno”, se tutte le cose partecipano della stessa intima essenza, non possono contrapporsi o escludersi a vicenda: distinto e indistinto, generato e non generato, uomo e dio, luce e tenebra, giorno e notte, bene e male, puro e impuro, verità e menzogna, tutto è il contrario di tutto in un mondo, sia fisico sia metafisico, dove gli opposti coesistono.
Dunque, sul piano umano, c’è la credenza nella resurrezione, passando attraverso la “prova del fuoco” catartica della morte, come sul piano cosmico il mondo viene periodicamente distrutto e purificato con il fuoco per rinascere ancora e all’infinito, un mondo fatto di dei che muoiono e uomini che diventano immortali, vivendo ciascuno reciprocamente l’esperienza dell’altro.

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Metztli: la dea azteca della luna – antica mitologia azteca | Iridediluce


Sul blog IrideDiLuce continua la carrellata sulle antichedivinità mondiali, molte rimaste nelle oscurità del ricordo e che spesso, invece, mostrano strati di significati arcaici che hanno fatto da base alle successive rielaborazioni mitologiche; come nel caso dell’atzeca Metztli, una via di mezzo tra la nostra Ecate e Ade, ma direi anche Orfeo:

Metztli, la dea azteca della luna, riveste un’importanza significativa nella mitologia azteca. Conosciuta come sorella del dio del sole Tonatiuh, governa insieme l’equilibrio tra giorno e notte, incarnando la dualità della vita.
Metztli rappresenta la fertilità e si ritiene che abbia il potere di garantire raccolti abbondanti e bambini sani. Inoltre, è legata al misticismo e alla magia, con l’influenza della luna legata alla stregoneria e agli incantesimi.

Uno degli aspetti più importanti della mitologia di Metztli è il suo stretto legame con Tonatiuh , il dio azteco del sole. In quanto sorella di Tonatiuh, Metztli condivideva con lui un rapporto simbiotico, rappresentando l’equilibrio tra giorno e notte. Insieme, governavano i corpi celesti e guidavano i cicli della luce e dell’oscurità.
Metztli incarnava il duplice aspetto della fertilità e dell’oscurità, rappresentando l’intricato equilibrio tra vita e morte. Come dea della fertilità, si credeva portasse abbondanza e prosperità, garantendo raccolti abbondanti e una prole sana. Tuttavia, c’era anche un lato oscuro nella personalità di Metztli, che la associava alla stregoneria e al misticismo. L’influenza della luna sulla magia e il suo legame con le pratiche di stregoneria attribuivano a Metztli il potere di causare malattie, follia e persino di trasformare gli esseri umani in animali.
Un’avvincente storia della mitologia azteca narra l’eroico viaggio di Metztli negli inferi. Scese nelle profondità degli inferi per salvare suo fratello Tonatiuh, tenuto prigioniero dagli dei degli inferi. Tuttavia, nonostante i suoi sforzi, Metztli non riuscì a riportarlo indietro, rimanendo infine intrappolata a sua volta. Da quel momento in poi, si trasformò nella dea della notte, separata per sempre dal fratello, che rimase il dio del sole.
La storia del viaggio di Metztli è un toccante promemoria dei sacrifici e delle sfide affrontate dagli esseri divini nella mitologia azteca. Sottolinea il significato della trasformazione di Metztli nell’incarnazione della notte e il potere duraturo che detiene sull’oscurità e sul mistero.

quindi, sì, nudo e crudele

Niente apostrofi, nessuna morale, solo montaggio.

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