HyperHouse
NeXT Hyper ObscureArchivio per Possession
Need it!
L’invio di una personalizzazione intima alle entità nascoste dietro le dimensioni provoca una deflagrazione psichica da cui non riuscirai a risollevarti, hai bisogno di scrollare le spalle e far cadere il mantello nocivo, hai bisogno di respirare ancora una volta…
Dall’antologia Lo Zar non è morto – NeXT-Stream, un estratto del mio racconto “Testimoni adoranti”
Quello che segue è l’incipit del racconto che ho scritto per l’antologia uscita per Kipple Officina Libraria NeXT-Stream, lo Zar non è morto, opera corale curata da Lukha B. Kremo e Nico Gallo. Il titolo della mia proposta è Testimoni adoranti e tratta di una particolare storia morbosa, tutta italiana e decadente, degli anni ’60 del jet-set di allora: i marchesi Casati Stampa.
“– Guardala… – gl’intimò con un senso di morboso che faticava a esprimere, sottintendo che avrebbe potuto comprendere molto meglio se invece di ascoltarlo avesse osservato le fotografie. All’altro, in piedi nella stanza assolata, le finestre socchiuse per non far entrare il rumore del traffico, s’incupì lo sguardo e prese a fissarlo con una stolida curiosità.
– Guarda, ti dico, e vedrai che anche una sola immagine può rendere molto meglio di tante chiacchiere che ti posso fare, lo sai che io non sono uno capace a raccontare… Queste fotografie bucano, tutte! – continuò a incalzare Norberto – Guarda lì che donna conturbante che era!
Leandro, un filo di esasperazione traspariva dai suoi lineamenti, si decise a prendere in mano un mazzetto di vecchie foto in bianco e nero che Norberto aveva tirato fuori da una polverosa scatola di cartone, una di quelle in cui si vendevano le scarpe, chissà se di dieci o venti anni prima; scoprì, però, che non si trattava di foto artistiche: da quella in cima vide in primo piano, perché poi oltre al soggetto non c’era molto altro, il volto in tralice di una donna mediterranea, occhiali da sole tondi e scuri, pettinata in un modo che apparteneva a un tempo ormai passato di moda. Sul viso aveva un’espressione che anticipava l’estasi erotica di un’epoca che avrebbe ricercato una sessualità molto più libera; l’impressione che si poteva avere di quella donna era che già vivesse quel libertinaggio, ritenendosi forse una sfrenata interprete.
– Ma, che foto è? – chiese spiazzato Leandro; poi osservò – È degli anni ’60, allora non era una cosa usuale fare quelle sconcezze lì; lei è italiana?
– Certo che lo è; anzi, lo era – precisò Norberto.
Leandro rimase pensieroso a osservarne il volto, l’espressione e soprattutto il corpo sdraiato su un telo da mare e percorso da un’eccitazione che non sapeva comprendere appieno. Lei, infatti, era nuda e aveva soltanto un seno coperto da un suo braccio e l’altro seno era visibile, turgido, bello e sensuale quasi quanto le sue gambe, lì in posa oscenamente aperta; infine, una striscia nera applicata sulla foto ne copriva pudicamente il sesso e quella era proprio la cartina di tornasole di un’epoca che no, non era ancora pronta a tanta ostentazione erotica: quelle cosce apparivano tornite, emanavano ancora ormoni irresistibili, quella donna doveva essere una tremenda predatrice sessuale, impossibile resisterle, una vestale tutt’altro che pura. Leandro aveva avuto la nitida percezione che possederla avrebbe significato non poter poi desiderare nessun’altra donna, perché per tutto il resto della vita il suo ricordo avrebbe pervaso ogni desiderio…”
It’s the same…
La seduzione oscura assume sfumature inaspettate, ostentazioni di un livello altro in procinto di convincere; o conquistare.
In villeggiatura in mezzo ai fantasmi – ovvero come nacque Shining | SherlockMagazine
Su SherlockMagazine la genesi di Shining, il capolavoro, o uno dei tanti, di Stephen King.
Stephen King e la moglie Tabitha arrivarono allo Stanley Hotel il 30 ottobre 1974, quando i dipendenti dell’albergo erano ormai pronti per la chiusura invernale. Per questo motivo, in tutto l’hotel non c’erano altri clienti all’infuori dello scrittore e di sua moglie.
Secondo le parole dello stesso King, i due si ritrovarono completamente soli, circondati da lunghi corridoi vuoti. Dormirono nella stanza 217, guarda caso una delle camere considerate infestate (e che in Shining avrebbe rivestito un ruolo fondamentale). Cenarono nella grande sala da pranzo, naturalmente soli.
Il loro era l’unico tavolo utilizzabile, perché tutte le sedie erano state sollevate e appoggiate a gambe all’aria sopra agli altri tavoli. Soltanto uno dei piatti offerti dal menù era ancora disponibile e, mentre mangiavano, la musica dell’orchestra riecheggiava attraverso le stanze vuote.
King dichiarò che dopo una simile serata, quando si recò infine a letto, la trama del libro era già pronta all’interno della sua testa.
Il colpo di grazia fu poi l’incubo che portò lo scrittore a svegliarsi all’improvviso, in preda al panico, nel cuore della notte. Nel sogno suo figlio, allora di tre anni, correva per gli infiniti corridoi dell’hotel, guardandosi di tanto in tanto dietro le spalle con gli occhi spalancati dal terrore. Ormai Shining era stato concepito.
Insopprimibile
Il bordo della propria visione si altera di diffuse maniacali visioni disturbanti, la carne inglobata e resa malleabile. Insopprimibile pulsione.
L’attesa
Umetto i ricordi olografici con segnalazioni che marcano il campo di appartenenza, e tu sei a capo della filiera psichica a capo della mia attesa, l’attesa di vuotare il proprio bagaglio dentro di te.





