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Archivio per Potere

Lombroso, Sutherland e gli studi sui white collar crimes | SherlockMagazine


Su SherlockMagazine la storia delle truffe perpetrate in Italia circa un secolo e mezzo fa, le cui dinamiche – certe meno raffinate di quelle attuali – ricalcano le stesse dinamiche; lo scopo? Arricchire i potenti, facendoli diventare ancora più potenti, perché l’ingordigia è sempre il motore del mondo. Un estratto (in cui viene citato anche Lombroso):

Nell’Italia di fine Ottocento, in assenza di una Banca di Stato, all’emissione di valuta provvedevano sei istituti: la Banca Nazionale e la Banca Romana nella Capitale; la Banca Toscana di Credito e la Banca Nazionale Toscana a Firenze; il Banco di Napoli e il Banco di Sicilia, al Sud. Ognuno stampava in proprio biglietti aventi corso legale. Tra il 1887 e il 1889, cominciarono a diffondersi voci su vari dissesti e illegalità, legati, in particolar modo, a prestiti concessi, anni prima, agli speculatori edilizi, spesso mediante emissioni irregolari di carta moneta.
La crisi deflagrò nel 1892, con un intervento alla Camera di Napoleone Colajanni (1847-1921), deputato nelle file dei repubblicani.
Venne istituita una commissione parlamentare d’inchiesta, che ispezionò la Banca Romana, principale indiziata di irregolarità. Si riscontrarono un vuoto di cassa di venti milioni di lire dell’epoca; una circolazione clandestina di banconote per settanta milioni; l’esistenza di biglietti di banca con identica serie pari a quaranta milioni; bilanci e contabilità falsificati; una consistente giacenza di cambiali inesigibili. Si evidenziò, in tal modo, la prassi di erogare finanziamenti occulti a uomini di governo, a parlamentari e giornalisti, per incidere sulle scelte politiche in ambito bancario.
La vicenda passò alla storia, appunto, come lo scandalo della Banca Romana, ma coinvolse, più o meno direttamente, l’intero sistema del credito, con ulteriori, clamorosi sviluppi riguardanti altri importanti istituti.
Dall’inchiesta parlamentare si approdò in breve a quella giudiziaria. Arresti eccellenti, morti sospette, coinvolgimento di centinaia di politici, finanzieri, giornalisti. Alla fine del 1893, lo stesso capo del governo, Giovanni Giolitti (1842-1928), fu costretto a dimettersi e rischiò l’arresto.
L’inchiesta parlamentare approdò a una sostanziale archiviazione delle accuse a carico dell’ex primo ministro. Alla fine di una indagine penale durata sei mesi, si giunse inoltre al rinvio a giudizio dell’ex governatore della Banca Romana e di pochi altri. Tutti assolti, peraltro, il 29 luglio 1894, anche con riferimento a quei reati ammessi, fin dalla fase istruttoria, dagli stessi imputati.

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Earthbound, dominare il tempo, la recensione – Ibridamenti


Su Ibridamenti una spettacolare recensione di Stefano Spataro (che ringrazio vivamente) a EarthBound, mio romanzo che apre le pubblicazioni con D Editore nella collana “Intermundia”, diretta da Claudio Kulesko nell’ambito della produzione della casa editrice guidata da Emmanuele Pilia.
La disamina si apre con un excursus sulla mia figura autoriale, per poi proseguire con la recensione vera e propria al romanzo; troverete i due passi essenziali elencati qui sotto, suddivisi. Buona lettura.

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Sandro Battisti è uno degli autori più importanti e radicali della fantascienza italiana contemporanea. La sua produzione, vastissima e coerente, attraversa da oltre vent’anni territori narrativi in cui la speculazione scientifica si fonde con la filosofia e la storia, grazie a una riflessione costante sul linguaggio e sulle strutture profonde del potere. Battisti non è soltanto uno scrittore estremamente prolifico, ma anche un performer, un teorico e un costruttore di mondi, uno di quegli autori capaci di immaginare universi narrativi che funzionano come sistemi complessi, attraversabili da romanzi, racconti e idee che si richiamano e si potenziano a vicenda. Il suo nome è indissolubilmente legato al Connettivismo, movimento letterario nato nei primi anni Duemila, di cui è stato uno dei fondatori e principali animatori, e che rappresenta probabilmente l’esperienza più organica e consapevole di rinnovamento della fantascienza italiana. Il Connettivismo si è posto fin dall’inizio come superamento consapevole del cyberpunk: ne ha raccolto l’eredità tecnologica e visionaria, ma l’ha spinta oltre, verso una dimensione teoretica molto più ambiziosa, in cui scienza, metafisica, storia, corpo e linguaggio si fondono in una ricerca continua di connessioni profonde. È un movimento che guarda alla complessità del reale, alla frammentazione dell’identità, alle reti invisibili che legano coscienza, tecnologia e potere, senza imitare modelli anglofoni. È un movimento che rifiuta la linearità, che lavora per stratificazioni, per cortocircuiti concettuali, e che considera la fantascienza non come semplice genere narrativo, ma come strumento cognitivo e politico, capace di interrogare il presente attraverso modelli radicalmente altri.
L’opera di Battisti è sempre stata, quindi, meno interessata alla previsione del futuro che alla messa in crisi del nostro modo di pensare il tempo, il potere e l’identità. In questo contesto si inserisce perfettamente il progetto di D Editore, che ha deciso di dedicare, nella collana Intermundia curata da Claudio Kulesko, uno spazio specifico per l’Impero Connettivo, l’universo narrativo più ampio e psichedelico creato da Battisti, una saga che non è solo fantascientifica ma anche storica e visionaria.

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Earthbound, primo volume di questo nuovo corso editoriale, è un romanzo breve solo in apparenza: la sua densità concettuale è tale da farlo sembrare molto più vasto, quasi un condensato di idee, immagini e ossessioni che l’autore ha affinato nel corso degli anni. Qui ritroviamo tutti i suoi temi cardine: il potere declinato come controllo delle strutture profonde della realtà; il tempo non più come semplice dimensione ma come strumento politico; la sessualità e l’erotismo come forme di conoscenza e di trasformazione; la rilettura dell’Impero romano e bizantino come emblemi di sistemi eterni che si reincarnano sotto nuove forme; le realtà dimensionali che si sovrappongono e comunicano, fino al metaverso quantistico inteso non come gadget tecnologico ma come spazio ontologico.
La trama, articolata su tre punti di vista, è un esempio efficace di questa complessità: da un lato un capo tribù proto-romano, immerso in un tempo arcaico che già contiene in nuce l’idea di impero; dall’altro una ricerca archeo-antropologica su Bisanzio che apre crepe nel presente e mette in comunicazione con altri livelli della realtà; infine la dimensione sovradimensionale dell’Impero Connettivo vero e proprio, governato dall’imperatore Totka_II, uno dei Nephilim, affiancato dal suo enigmatico e fedelissimo Sillax. Questi tre percorsi narrativi non procedono in modo lineare, ma si riflettono e si contaminano, creando un gioco di rimandi che rende evidente come il tempo non sia una freccia, ma piuttosto una rete.

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Quando le donne prenderanno il potere, secondo Naomi Alderman | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione di “Ragazze elettriche”, romanzo di Naomi Alderman che ci ricorda il bisogno di non prendere le parti di una parte di potere o dell’altra, ma che è necessario emanciparsi dal demone del dominio, di qualunque segno sia. E tutto ciò impone una ideologia che passa per i dettami anarchici e all’abbandono dell’idea del profitto. La quarta:

Cos’è il potere? È la forza del fulmine custodita in una “matassa” all’altezza del petto. È una scarica elettrica nell’incavo della mano di ogni ragazza del pianeta, in questa distopia lucidissima che è diventata in poco tempo una bandiera del movimento femminista.

Nel romanzo di Alderman le ragazze e le donne del pianeta scoprono, in un futuro imprecisato ma vicino, di avere un potere capace di capovolgere definitivamente le gerarchie maschiliste e patriarcali che hanno governato il mondo per millenni. Ma alla gioia di questa liberazione imprevista si aggiunge velocemente una rabbia accecante. Gli uomini vengono ridotti in schiavitù, seviziati e uccisi da una nascente classe dominante tutta al femminile. Con una svolta visionaria, Alderman reinterpreta il rapporto impari tra sessi e scava nella crudeltà che si nasconde in ogni posizione di controllo, mettendoci in guardia contro una scalata al potere che usa, per raggiungere i suoi obiettivi, la stessa violenza che si propone di superare. E attraverso questo mondo rovesciato, dove gli uomini sono costretti a vivere sulla propria pelle la dimensione di allerta che ogni donna conosce quotidianamente, Alderman ci consegna una parabola angosciosa sul potere, sulle sue derive e sulle sue perversioni. Con una nuova prefazione dell’autrice.

 

Potere


La sciamana nera vuole solo il suo tupilak per un po’ di potere che tutti desiderano, nessuno che ambisca a destrutturarlo, conoscerlo, trascenderlo per rendersi superiore.

Il ciclo di Eymerich, una narrativa popolare che inquieta e non consola /2 – Carmilla on line


Seconda puntata, su CarmillaOnLine, dell’opera principale di Valerio Evangelisti, ma anche del resto della sua produzione: il ciclo dell’inquisitore Eymerich (qui la prima parte); si entra nei dettagli di ciò che il Potere delinea per i suoi sottoposti, le dinamiche, gli esiti di queste obbligazioni, di questo controllo sociale, che determinano il disastro sociale e interiore dei nostri secoli postmoderni.

In Mater Terribilis, in uno dei più classici futuri alla Evangelisti in cui la razionalità di Eymerich dispiega le sue distopiche conseguenze, esiste il Vortex, una stazione satellitare in grado di immagazzinare i sogni e gli incubi di tutta l’umanità e di ritrasmetterli modificati e amplificati alle menti delle persone. Due funzionari di questa stazione dialogano tra di loro:

– La gente “Non riesce più a distinguere tra incubo e realtà. Quanto ai sogni, non sa più nemmeno cosa siano.
“Be’, era proprio questa la finalità del sistema. Spegnere i sogni. I sogni non sono governabili, gli incubi sì. Sovversione e terrorismo nascono dai primi, anche se magari si convertono nei secondi”.

Questo discorso è fatto dal punto di vista del potere e per questo dove sta scritto sovversione e terrorismo possiamo leggere rivoluzione e ribellione. Ciò detto questo brano fa pensare all’Unione Sovietica. Il più grande sogno trasformato in un tremendo incubo. Al di là di questa suggestione, tornando ai romanzi di Eymerich, la gran parte delle eresie che ci presenta Evangelisti rimangono in bilico tra queste due dimensioni: di sogno e di incubo.
Insomma l’immaginario non è soltanto lo scrigno immateriale che custodisce i tesori più preziosi dell’animo umano rimossi dalla razionalità dominante. L’immaginario è strutturalmente ambiguo. Se superiamo le colonne d’Ercole che delimitano la logica del nostro mondo non troviamo automaticamente sogni e pulsioni di libertà. Certamente ci imbattiamo in frammenti di possibili mondi alternativi, ma assemblati in una forma magmatica e per questo utilizzabili anche in modo regressivo da ciarlatani, mestatori e funesti imbonitori.
In Cherudek Eymerich si scontra con Rupescissa, un alchimista che, con il suo elisir, vuole assicurare a folle di infelici l’“accesso a una vita più ricca, in cui il corpo si fa lieve e i beni dello spirito sono condivisi”. Nel condannare la sua eresia, il cinismo dell’inquisitore ha almeno una freccia al suo arco che sembra provenire da una faretra rivoluzionaria:

– “Curioso” commentò Eymerich, un sorrisetto cinico sulle labbra. “Ogni tanto compare qualcuno che promette ai poveri il riscatto. Purché si impegnino a rimanere poveri nella vita ordinaria e cercare soddisfazione nel mondo dei sogni”.

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Il ciclo di Eymerich, una narrativa popolare che inquieta e non consola /1 – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine la prima puntata di una profonda esegesi dell’opera principe di Valerio Evangelisti, il ciclo dell’inquisitore Eymerich.
L’argomento è molto vasto, per cui vi incollo qui sotto alcuni passi certamente non esaustivo di tutto l’immaginario trattato nell’articolo, è un invito il mio a leggere attentamente ciò che c’è scritto e, soprattutto, a leggere tutto il ciclo di Eymerich; e perché no, a leggere tutta l’opera di Valerio.

Combattere la colonizzazione dell’immaginario da parte del potere attraverso un originale utilizzo di generi narrativi considerati minori: avventura, fantastico, giallo, fantascienza ecc. Come si articola questa amalgama tra romanzo popolare e letteratura esplicitamente politica nell’opera di Valerio Evangelisti? L’autore bolognese sostiene che “Tematiche come il razzismo, la guerra, la fame, il disagio urbano, l’invadenza dei mass media, l’autoritarismo, l’arroganza del potere eccetera sono per la narrativa ‘di genere’ pane quotidiano”.1 Ma afferma anche che, in questo ambito, prevale spesso la ripetizione all’infinito di temi e schemi collaudati. In breve, la paccottiglia.
Tenendo conto di questa duplicità, possiamo partire da quanto sostiene Umberto Eco a proposito del romanzo popolare: questo genere letterario sorprende il lettore con innumerevoli colpi di scena, ma alla fine lo tranquillizza con quello che già sa immergendolo in un intreccio narrativo di cui conosce i pezzi, le regole e anche l’esito. E l’esito è che il bene trionfa. Il bene definito dai canoni della moralità dominante.2
Il procedimento descritto da Eco è per certi versi l’opposto di quello utilizzato da Evangelisti nel ciclo dedicato all’inquisitore generale di Aragona Nicolas Eymerich con le sue storie ambientate nella seconda metà del 1300, ma intrecciate con altre vicende che si svolgono in periodi futuri (dalla Seconda guerra mondiale al 3000 d.c.) o più raramente  in dimensioni oniriche. Il tutto raccontato nella tipica struttura articolata su tre livelli cronologici. Nei tredici romanzi del ciclo “canonico”, pubblicati tra il 1994 e il 2018, lo scrittore bolognese immerge il lettore in un’atmosfera “paraletteraria” apparentemente poco impegnativa. Lo accoglie in un immaginario in cui si trova a suo agio, quello del romanzo d’avventura in cui il protagonista, come in un giallo, deve risolvere degli enigmi che si colorano di tinte horror, soprannaturali, fantastiche. Ma progressivamente la trama concettuale sottesa al racconto si infittisce, ci spiazza, ci porta in lande sconosciute in cui la nostra razionalità fatica ad orientarsi. È questo percorso dal noto all’ignoto che costituisce l’utilizzo politico che Evangelisti fa della letteratura popolare.

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Domina


Domina delle potenze infere – ma umane.

Meme-swarm e Microtrading, di Franco “Bifo” Berardi | NAZIONE OSCURA CAOTICA


Sul blog della NazioneOscura un folgorante articolo di BiFo (Franco Berardi) che analizza il sistema politico-sociale-finanziario attuale identificando, univocamente e senza tema di smentita, qual è il germe del sistema liberista e il trucco da esso utilizzato affinché si fosse arrivati a un paradigma in eterna crescita, un modello virtuale assolutamente innaturale, antientropico, di cui continueremo a lungo a pagarne le conseguenze, visti gli sviluppi del sistema in questi giorni, proprio a casa nostra. Vi lascio ad alcuni estratti delle considerazioni di Franco:

Traduciamo un articolo di Franco “Bifo” Berardi, apparso il 4 febbraio 2021 su “Ill Will“, che ringraziamo: qui il link dell’originale in inglese.

Con l’inizio del secondo anno dell’Era della Pandemia, la battaglia finale tra l’umanità e il capitalismo sfrenato sta diventando brutta: il cappio si sta stringendo intorno al nostro collo.
La privatizzazione di tutto è stata la tendenza generale degli ultimi quarant’anni. L’11 settembre 1973, un assassino nazista sostenuto da Henry Kissinger rovesciò Salvador Allende e prese il potere in Cile, uccidendo trentamila militanti di sinistra. Da allora, l’economia è stata sottomessa ai sostenitori di Chicago della ricerca illimitata del profitto, con il suo programmatico taglio dei salari dei lavoratori. Così iniziò l’era duratura del Neoliberalismo, premessa della dottrina hitleriana della selezione naturale.

Nel primo mese dell’Anno 2 dell’Era della Pandemia, la Silicon Valley mette in scena il suo colpo finale: il Presidente degli Stati Uniti d’America (lo stesso che Dorsey e Zuckerberg avevano servito quando era un vincitore) viene privato del suo diritto di parola. Lo stesso mese, Big Pharma prende il controllo della vita della maggior parte della specie umana, riaffermando il privilegio coloniale della razza bianca di predatori sul Sud globale: il nazionalismo dei vaccini annuncia la sua intenzione di frantumare completamente un ordine geopolitico già traballante.
I segni del caos sono ovunque: una democrazia liberale in dissolvenza è incapace di fermare la diffusione della guerra civile globale a bassa intensità tra le sue identità conflittuali. Più recentemente, una nuova sequenza caotica è emersa nel campo della finanza, mostrando segni di diventare potenzialmente un fattore permanente di instabilità.

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Alla fine, morirai anche tu


Negli aspetti integerrimi del tuo agire c’è sempre un’ombra di opportunismo, qualcosa che richiama alla memoria le ignominie di un clientelismo senza frontiere, qualcosa che ha il senso di un bieco approfittarsi senza ritegno delle basse occasioni che il Potere porge spesso.

L’incoronazione imperiale tra tarda antichità e alto medioevo – TRIBUNUS


Su Tribunus alcuni cenni storici sulle cerimonie d’investitura dei tardo imperatori romani e di quelli cosiddetti bizantini, cerimoniale che parte da basi barbare per sfociare in vere e proprie consacrazioni religiose. Un estratto:

Qualunque fosse il modo in cui otteneva il potere, nel periodo tardo antico e altomedievale il nuovo imperatore veniva proclamato con una solenne cerimonia. L’investitura imperiale attingeva dalla tradizione romana, ma si arricchì nel corso del tempo con l’introduzione di nuovi elementi.
Se in un primo momento conservava pienamente l’aspetto e il carattere militare, a partire dal VII secolo prevalse sempre più l’aspetto religioso.

Nel V e nel VI secolo esistevano due diverse procedure di proclamazione. Se il predecessore era ancora in vita, la cerimonia era molto semplificata e si limitava ad alcuni e pochi atti essenziali.
Nel caso contrario, la proclamazione si articolava in tre passaggi: il rito militare, l’incoronazione e la presentazione ai sudditi.
Il rito militare consisteva nella sollevazione del nuovo sovrano sullo scudo, usanza d’origine germanica, e nella consegna del maniakis, meglio noto come torques, una decorazione portata al collo dai soldati, ma che qui veniva posta sul capo dell’imperatore da un sottufficiale istruttore.

In termini simbolici, il rituale significava la delega dell’autorità di comando all’imperatore, in cui l’esercito riconosceva il proprio comandante. Questo uso è attestato per la prima volta per la proclamazione di Giuliano ad Augusto da parte delle sue truppe nel 363.
Alla sollevazione sullo scudo si accompagnava poi la consegna delle insegne del potere, tra cui la corona, da parte di un alto funzionario. La sollevazione sullo scudo prese man mano l’essenzialità delle origini come rito di legittimazione da parte dell’esercito, ma si conservò come formalità tradizionale, tanto che si trova ancora nel XIV secolo.
In quest’epoca così tarda lo scudo non era sollevato più dai soldati, ma dall’imperatore anziano che aveva associato al trono un collega, oppure dal patriarca, o ancora dai dignitari di corte.

quindi, sì, nudo e crudele

Niente apostrofi, nessuna morale, solo montaggio.

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