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Emptyset – ash | Neural
[Letto su Neural]
James Ginzburg e Paul Purgas, in arte “Emptyset”, segnano con Ash la cinquantesima uscita per l’etichetta Subtext (fondata da Ginzberg). È una sorta di ritorno alle origini dell’etichetta: il duo ha registrato l’album nel 2023 a Bristol, la città in cui Subtext è stata fondata. Gli Emptyset sfruttano tecniche di registrazione spazializzate, controlli dinamici e una serie di macchine analogiche, dando vita a strutture compositive polimorfiche, sintetiche e scultoree, riecheggiando la cultura del sound system che è stata al centro di tutto ciò che è emerso da Bristol a partire dagli anni Novanta. Tuttavia, l’approccio degli Emptyset non cerca soluzioni facili: si tratta di un suono duro e sperimentale, pieno di distorsioni ritmiche e feedback, il tutto condito da impulsi industriali e sovrapposizioni rumorose e dubby. Insomma, il lavoro del duo si evolve verso orizzonti più astratti e concettuali, senza mai staccarsi del tutto dalle proprie origini, influenzate da un rapporto più ritmico con la musica. I cinque brani presentati superano a malapena i sedici minuti. La sensazione d’ascolto è di estrema compattezza e densità, di pressione, turbolenza e materialità, fin dalla traccia d’apertura, “flint”, che punge attraverso una progressione di battiti primordiali, saturando lo spazio mentale dell’ascoltatore e trasportandolo in una sfera di percezione senza tempo. ‘Flame’ è caratterizzata da forti tremori industriali ondeggianti e colpi incessanti, mentre in ‘ember’ il feedback spicca mentre gli inviluppi diventano più fratturati – questo è nel DNA di chi si cimenta con le basse frequenze, esperienza acquisita nei warehouse party e nei rave. In “cinder” è evidente un senso di smembramento e di scissione degli elementi in gioco, così come nella title track, “ash”, dove il processo continua con un beat scuro e teso. Infine, “rise” è una produzione potente e altrettanto coinvolgente di tutto ciò che la precede. Gli Emptyset ricordano il brutalismo di una certa architettura inglese grigia degli anni Settanta con i loro suoni freddi e concreti, ma affascinanti e stratificati. È un ascolto difficile in alcuni punti, stridente e minaccioso, ma decisamente fisico – si muove tra beat e avanguardia in modo appassionato e unico.
Dallo sciamano al raver: la musica elettronica tra primitivismo ed estasi – A X I S m u n d i
Un lungo excursus sulle manifestazioni sciamaniche e psichedeliche dell’attuale musica elettronica d’avanguardia e danzereccia, nonché introspettiva. Su AxisMundi.
Al netto di mitizzazioni verso ciò che è per lo più distruzione psichica e fisica e di ragionamenti pregiudiziali legati a gusti e stili di vita, possiamo definire la musica techno — e, più in generale, elettronica — e il fenomeno dei rave (letteralmente “andare in delirio”) uno dei movimenti sub-culturali, musicali e giovanili più interessanti degli ultimi 30 anni. Escludiamo da questa analisi le premesse della Dance e dell’House e anche la parabola notevolmente discendente nella quale questo movimento versa, ed escludiamo molti dei generi e degli stili che risultano poco interessanti per il nostro tipo di correlazioni.
In particolare per cogliere dei lati nascosti o “metafisici” dovremmo dedicarci a tutto quel quadro definito “acid”, che nasce sulla base del movimento House, a Chicago nella seconda metà degli anni ’80 e si sviluppa successivamente in Inghilterra. Questa scena prende piede con il movimento Acid House, e con la diffusione della sostanza psicotropa detta Ecstasy, ovvero una famiglia di sostanze sorelle tra cui la più importante è l’MDMA (metilenediossimetanfetamina), una metamfetamina che presenta analogie sia con l’amfetamina che con la mescalina. Essa fu sintetizzata per la prima volta dai laboratori Merck nel 1912 ed ebbe il suo primo impiego per scopi bellici nella prima guerra mondiale, e negli anni ’70 per attività di tipo psicanalitico. Questa correlazione con una sostanza stimolante (amfetamina) ed una psichedelica (mescalina) – alla quale si aggiunge l’aumento delle capacità introspettive e di contatto con il mondo esterno, tipico delle sostanze entactogene o empatogene – favorisce il reverbero dal punto di vista psichico della ritmica continua ed estatica della musica House, e più in generale della Techno.
Infatti da un lato abbiamo l’effetto stimolante che tiene svegli fisicamente per ore e ore in modo tale da affrontare il ballo, dall’altro abbiamo la parte psichedelica utile a favorire l’espansione sensoriale della mente. A completare il tutto il lato empatogeno, che fa sentire interiormente “connessi a un tutto” in una specie di amore “universale” e “verso il prossimo”. Secondo alcune ricostruzioni medico neurologiche effettuate su cervelli sotto effetto di sostanza, a differenza di una metamfetamina tipo Speed, l’Ecstasy segue un tracciato circolare anziché lineare, nel movimento dei neurotrasmettitori cerebrali. La cosa realizza, dunque, una precisa corrispondenza tra la ritmica continua della cassa dritta, cioè la gran cassa di batteria elettronica utilizzata nelle parti ritmiche di questo genere di musica, e il movimento continuo del ballo e delle connessioni cerebrali. Queste, muovendosi in maniera circolare, appunto, favoriscono l’assorbimento del loop, ovvero della parte musicale che si ripete in continuazione nella musica House come nei diversi tipi di musica Techno ed elettronica.
Da qui potremmo trovare un appiglio di apertura verso l’estatico e per certi versi, per il tribalistico, o lo sciamanico, come ad esempio nel caso del genere Tribe e per tutta l’esperienza dei Free Party e dei Teknival, ovvero del rave party dallo spirito libero, di tipo illegale – clandestino –, talvolta gratuiti e che durano per più giorni. Il genere Tribe nasce con la parabola degli Spiral Tribe, e dei Tekinval appunto. A partire dagli anni ’90 alcuni produttori e dj musicali inglesi danno vita alla prima Tribe, gli Spiral, cioè un collettivo di musicisti e affini che girano per il Regno Unito, e successivamente per Europa e resto del mondo, attrezzando in luoghi isolati, senza autorizzazioni legali, e in chiave autogestita, il proprio Sound System, ovvero l’impianto audio e i macchinari per produrre e riprodurre musica (piatti, drum machine, sintetizzatori, strumenti virtuali, ecc.).



