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NeXT Hyper ObscureArchivio per Sergio Rubini
Hyde SomeTimes | PostHuman
Le linee di ricerca artistica di Mario Gazzola s’intrecciano con varie realtà alternative, che s’incontrano com’è giusto che sia nel template delle realtà quantiche che tutti sperimentiamo tramite l’esercizio della Volontà; su PostHuman potete leggere l’analisi delle interazioni di Walter L’Assainato tra il lavoro che Mario porta avanti da un po’ di tempo col suo Hyde in time e le occorrenze espresse su Dylan Dog e altro ancora. Un estratto:
Quando ho scoperto che stava per uscire un Dylan Dog Color Fest (N. 49, NdR) intitolato Lettere dall’Incubo, col celebre Indagatore di Sclavi in cilindro e marsina nella Londra ottocentesca, mi ha quasi preso un colpo, pensando che Gazzola, a un anno dall’uscita del suo Hyde in Time, fosse stato incaricato dalla Bonelli di tradurre il romanzo in una trama del detective di Craven Road!
La vicenda, in cui Dylan è inspiegabilmente in azione nella Londra del 1889, durante una misteriosa ripresa degli omicidi di Jack lo Squartatore, e viene ingaggiato per indagare nientemeno che dal non meno torvo Edward Hyde, presenta evidenti (e dichiarate) assonanze col graphic novel From Hell di Alan Moore e della relativa versione cinematografica dei fratelli Hughes: infatti Dylan riveste un po’ il ruolo dell’ispettore Abberline interpretato da Johnny Depp, oppiomane e “dylaniato” da un amore impossibile.
Però, effettivamente qualche punto in comune anche col trittico romanzesco postmoderno architettato da Mario c’è: oltre alla compresenza del finzionale Edward e dello storico Jack nella stessa vicenda (come già accennato da Moore), colpisce il ruolo di motore della vicenda che riveste il personaggio di Hyde che – da doppio malefico di Jekyll, ma privo di una propria psicologia (come ce lo racconta Stevenson) – diventa il vero protagonista, essenza di un Male indistruttibile nel romanzo di Mario, addirittura IL vero e proprio scienziato scopritore della pozione in DyD, mad doctor che genera il mite e incolore Jekyll per celare i propri istinti brutali e riconquistare l’amata moglie che ne era terrorizzata (un po’ come Alice Jones in Hyde in Time, peraltro).Un ruolo che, ho scoperto, Hyde ricopre anche nella versione teatrale diretta da Sergio Rubini e di cui ho saputo da Roberta Guardascione – che di Hyde in Time è stata la versatile illustratrice – qualche giorno fa: lei l’ha visto al Teatro Bellini di Napoli e mi ha detto che “Anche lo spettacolo immagina di proporci (attraverso la voce narrante dello stesso Rubini) la prima versione perduta della novella di Stevenson, da cui parte il nostro romanzo. Manoscritto che però il regista pugliese ha trovato in una forma assai diversa da quella rinvenuta da Mario. Qui Jekyll ha ucciso la moglie e si traveste da Hyde (ma senza mutazione body horror) con un mantello da Fantasma dell’Opera per nascondere meschinamente la propria natura corrotta, che alla fine è quella dell’intera umanità, che coltiva e nasconde al contempo il proprio lato oscuro, da cui è attratta pur vergognandosene, senza l’intervento d’alcuna pozione fantastica. Quindi l’indagine da cronaca nera aperta dall’omicidio Carew diventa alla fine un caso da psicanalisi junghiana, del tutto svuotata dall’elemento fantastico.”

